LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Spaccio Di Lieve Entità

Pagina 2 di 26

518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: piazza organizzata esclude la tenuità
Due imputati condannati per spaccio di lieve entità hanno presentato ricorso in Cassazione. Il primo contestava l'eccessività della pena base, mentre il secondo lamentava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il magistrato di merito può motivare sinteticamente la pena se la quantifica vicino al minimo edittale. Inoltre, l'inserimento della condotta in una vera e propria piazza di spaccio organizzata e la presenza di precedenti penali escludono la particolare tenuità e impediscono ulteriori riduzioni sanzionatorie. Entrambi i ricorrenti devono pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: condanna e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava esclusivamente la misura del trattamento punitivo applicato dai giudici di merito, lamentando una quantificazione eccessiva della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. I giudici hanno chiarito che la decisione di merito conteneva una motivazione logica, congrua e completa, capace di replicare punto per punto alle argomentazioni della difesa. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: pena severa se la droga è pura
Un imputato condannato per spaccio di lieve entità ha presentato ricorso per cassazione contestando l'eccessiva entità della pena inflitta. I giudici territoriali avevano stabilito una sanzione superiore al minimo edittale, pur restando sotto la media prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza e genericità. La Suprema Corte ha ritenuto del tutto legittimo l'aumento della pena a causa dell'altissima purezza della cocaina (pari al novantaquattro per cento), dei precedenti penali dell'imputato e della natura continuativa dell'illecito, gestito come vera fonte di reddito. L'imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di Lieve Entità: Quando il Reato Non È Così Leggero
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due individui condannati per spaccio di stupefacenti. I ricorrenti sostenevano che il loro comportamento dovesse essere qualificato come "fatto di lieve entità", invocando una pena minore. La Corte d'Appello aveva già escluso questa possibilità, considerando la quantità e qualità delle sostanze, la strumentazione per il confezionamento e l'organizzazione dell'attività. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, dichiarando i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che la valutazione della lieve entità deve considerare tutti gli elementi complessivamente, e nel caso specifico, l'offensività non era minima. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
Un appartenente alle forze dell'ordine è stato accusato del reato di spaccio di lieve entità per aver ceduto sostanze stupefacenti a diversi acquirenti. Le indagini della polizia giudiziaria hanno ricostruito gli episodi tramite intercettazioni, tracciamenti GPS e servizi di appostamento sul territorio. Nel corso del processo, gli acquirenti hanno provato a ridimensionare le loro precedenti dichiarazioni accusatorie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna penale. I giudici hanno chiarito che le parziali ritrattazioni dei testimoni non eliminano la validità dell'accusa se sostenuta da precisi riscontri oggettivi e strumentali. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità quando la motivazione del giudice di merito risulta priva di difetti logici.
Continua »
Spaccio di lieve entità: fare il palo conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in spaccio di lieve entità. L'uomo fungeva da vedetta all'esterno di un immobile munito di grate e lucchetto, facilitando la cessione di stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto quasi cento grammi di hashish, marijuana, denaro e strumenti per il confezionamento. La difesa lamentava vizi di motivazione sulla responsabilità e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno ribadito che l'impugnazione deve contestare puntualmente le argomentazioni della sentenza d'appello, senza limitarsi a riproporre censure generiche. La semplice incensuratezza non garantisce riduzioni di pena in presenza di un ruolo attivo e stabile nell'attività illecita. La condanna è definitiva con sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: 59 dosi aumentano la pena
L'Imputato è stato trovato in possesso di diciannove grammi di cocaina, dai quali era possibile ricavare cinquantanove dosi singole. Nonostante l'inquadramento nella fattispecie dello spaccio di lieve entità, la Corte d'Appello ha confermato una sanzione commisurata all'elevato numero di dosi ricavabili, ritenuto indice di elevata gravità. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione sulla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché ripetitivo di argomentazioni già correttamente respinte. Il giudice di merito ha motivato in modo logico applicando i criteri di legge. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la vendita continuata esclude lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata riqualificazione della propria condotta di cessione di sostanze stupefacenti nella fattispecie meno grave dello spaccio di lieve entità. I giudici hanno accertato una condotta ripetuta nel tempo con significative capacità diffusive sul mercato illecito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la continuità dell'attività di smercio esclude radicalmente la natura minima dell'offesa. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità e ricorso generico: scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano accertato l'attività illecita attraverso il sequestro della sostanza stupefacente e del denaro contante provento delle cessioni. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la quantificazione della pena, lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso erano formulati in modo del tutto generico, senza contestare specificamente le logiche argomentazioni della Corte di Appello. A causa della manifesta infondatezza e genericità dell'impugnazione, la Suprema Corte ha confermato integralmente la condanna precedente e ha imposto alla ricorrente il pagamento delle spese del procedimento, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso tra dosi pure e precedenti penali
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la condanna per reati legati agli stupefacenti. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e l'eccessiva severità della pena inflitta. I giudici di merito avevano infatti negato l'attenuazione a causa dell'alto numero di dosi ricavabili, della purezza della cocaina, delle modalità professionali di confezionamento e dei numerosi precedenti specifici del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e ripetitivi. L'Imputato ha perso definitivamente il procedimento ed è stato condannato alle spese di giustizia e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: condanna confermata in Cassazione
I giudici di merito hanno condannato L'Imputato per il reato di spaccio di lieve entità a seguito del sequestro di sostanze stupefacenti e delle osservazioni dirette degli agenti di polizia. L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi proposti erano generici e si limitavano a riproporre le tesi già respinte, senza evidenziare errori logici o giuridici nella sentenza impugnata. Di conseguenza, i giudici supremi hanno confermato la condanna e hanno imposto all'interessato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità o narcotraffico: confermato il carcere
Due indagati hanno subito la misura della custodia cautelare in carcere per traffico e cessione continuata di cocaina all'interno della propria abitazione. I soggetti hanno impugnato il provvedimento, sostenendo la sussistenza della fattispecie di spaccio di lieve entità a causa dei modesti quantitativi ceduti e dell'assenza di sequestri ingenti di denaro o sostanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che la continuità delle vendite, il numero elevato di acquirenti, la qualità della cocaina e l'uso della casa come centrale operativa escludono la minore gravità, delineando una vera e propria attività criminale organizzata.
Continua »
Spaccio di lieve entità: niente sconto minimo con la recidiva
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità previsto dal testo unico sugli stupefacenti. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento del minimo edittale della pena e la mancata esclusione della recidiva qualificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della pena nel minimo edittale non costituisce un diritto assoluto dell'imputato. Inoltre, la sanzione finale applicata dai giudici di merito era già vicina al minimo della legge. La valutazione della pericolosità del soggetto e della recidiva appartiene al merito della decisione e non può essere contestata in sede di legittimità se la motivazione è logica. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Attenuante di speciale tenuità: 20 euro di spaccio non bastano
Un uomo vende mezza dose di eroina intascando appena venti euro. Il Tribunale lo condanna per spaccio di lieve entità, negando l'attenuante di speciale tenuità economica. L'imputato presenta ricorso sostenendo che il guadagno minimo giustifichi uno sconto di pena automatico. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione e conferma la condanna. I giudici stabiliscono che l'attenuante di speciale tenuità richiede una valutazione complessiva dell'offesa al bene giuridico. Nel caso esaminato, l'attività stabile di spaccio sul territorio e i precedenti penali rendono la condotta pericolosa, a prescindere dal misero profitto economico di venti euro.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma le condanne
Due imputati hanno proposto ricorso contro la condanna per concorso nella detenzione e cessione di diverse sostanze stupefacenti a un medesimo acquirente. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, chiedendo il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la concessione dei benefici di legge. I giudici hanno confermato la piena colpevolezza di entrambi gli accusati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, rilevando che la qualificazione della condotta come spaccio di lieve entità non comporta automaticamente la non punibilità. I giudici di merito hanno motivato adeguatamente la gravità della condotta e la prognosi negativa. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a un'ammenda di tremila euro.
Continua »
Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile e condanna finale
La Corte d'appello confermava la condanna penale inflitta in primo grado a un imputato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo impugnava il verdetto davanti alla Corte di Cassazione, contestando la ricostruzione delle prove operata dai giudici di merito e chiedendo una lettura alternativa dei fatti. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, ribadendo che la Cassazione valuta solo la corretta applicazione della legge e non può sostituirsi ai giudici precedenti nella valutazione delle prove, se la motivazione risulta priva di vizi logici evidenti. Di conseguenza, la Corte ha reso definitiva la condanna e ha condannato il ricorrente a pagare le spese processuali e la somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità escluso per 576 dosi di eroina
L'Imputato trasportava eroina sufficiente per confezionare 576 dosi singole. La difesa ha chiesto di riqualificare il reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, sostenendo un ruolo marginale rispetto al guidatore del veicolo e invocando le attenuanti generiche. I giudici di merito hanno negato entrambi i benefici a causa del cospicuo quantitativo di droga e della recidività immediata dell'uomo, scarcerato appena tre giorni prima del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese di giudizio unitamente a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: condanna valida anche senza perizia
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità dopo aver ceduto una dose di cocaina a un acquirente per trentadue euro. La difesa ha presentato ricorso per cassazione sostenendo l'assenza di un accertamento chimico tossicologico volto a determinare la quantità esatta di principio attivo e l'effetto drogante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che non occorre una perizia formale per confermare la tipologia della sostanza. Il narcotest tempestivo, la confessione dell'autore e il pagamento del corrispettivo economico bastano a dimostrare la responsabilità penale.
Continua »
Spaccio di lieve entità: una dose venduta ma 800 nascoste
Le forze dell'ordine hanno arrestato un soggetto intento a cedere una singola dose di stupefacente. Le perquisizioni successive hanno portato al rinvenimento di oltre 260 grammi di cannabis, divisi tra la sella di una bicicletta e un borsello nascosto su un albero. I giudici di merito hanno condannato l'imputato a due anni di reclusione, negando la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità e rifiutando le attenuanti generiche. Il ricorrente ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, lamentando una decisione fondata unicamente sul peso della droga. La Suprema Corte ha confermato la condanna dichiarando inammissibile il ricorso: l'elevato quantitativo di principio attivo, pari a oltre 800 dosi, e l'abitualità desumibile dall'ampia scorta escludono la tenuità dell'offesa e impediscono sconti di pena.
Continua »
Spaccio di lieve entità: ricorso respinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo aveva proposto ricorso contestando la valutazione delle prove, la mancata concessione delle attenuanti generiche e il calcolo della pena per la continuazione con un precedente reato. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Cassazione non può riesaminare il merito delle prove già valutate con logica e coerenza dai giudici d'appello. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »