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Spaccio Di Lieve Entità

518 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una forma meno grave del reato di spaccio di stupefacenti, prevista dall'art. 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti, punita con pene ridotte. La sua applicabilità dipende da vari fattori, come la quantità e qualità della droga, le modalità dell'azione e i mezzi usati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

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Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per spaccio di lieve entità, dichiarando il ricorso totalmente inammissibile. Il ricorrente contestava la destinazione a terzi delle sostanze stupefacenti sequestrate e chiedeva la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Suprema Corte ha ritenuto le doglianze generiche e prive di reale confronto con la sentenza di secondo grado, la quale aveva già accertato la pericolosità del soggetto. I giudici hanno inoltre respinto la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. Tale richiesta non era stata sollevata nei precedenti gradi di giudizio e richiedeva accertamenti di merito preclusi in sede di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità in relazione alla detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto dodici grammi di cocaina con purezza vicina al cento per cento, nove grammi di marijuana, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La presenza di droga eterogenea, l'elevata purezza della sostanza e gli strumenti da imballaggio dimostrano una vera attività commerciale e non un occasionale spaccio di lieve entità. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: continuità e volumi escludono lo sconto
Due imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la condanna per reati di droga emessa dalla Corte di Appello. La difesa richiedeva il riconoscimento dell'attenuante dello spaccio di lieve entità, sostenendo un vizio di motivazione dei giudici precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'assiduità delle cessioni, la quantità di sostanze stupefacenti smerciate e la capacità dimostrata di diffondere la droga sul mercato escludono la minima offensività. La qualificazione agevolata non compete a chi opera con frequenza e organizzazione. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo trovato in possesso di cocaina e hashish suddivisi in centinaia di dosi singole, materiale da confezionamento e denaro contante. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nell'ipotesi di spaccio di lieve entità e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, facendo leva sulla collaborazione dell'imputato e sull'assenza di legami con una piazza di spaccio organizzata. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso. Il numero elevato di dosi, la numerazione delle bustine, la diversità delle sostanze e l'ammissione di trarre sostentamento quotidiano da tale attività dimostrano una condotta professionale non occasionale. La Suprema Corte ha confermato la condanna originaria e ha ordinato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a seguito del sequestro di sostanze stupefacenti e dell'accertamento della loro destinazione alla vendita. Il giudice di merito ha negato le circostanze attenuanti generiche e ha applicato la recidiva a causa dei molteplici precedenti penali specifici commessi negli ultimi cinque anni. L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione dei fatti e il trattamento sanzionatorio. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile poiché privo di argomentazioni specifiche contro le logiche motivazioni d'appello, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione nega beneficio per contesto organizzato
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per spaccio di droga, chiedendo il riconoscimento del "fatto di lieve entità". La Corte d'Appello aveva negato questa attenuante, evidenziando che la quantità e l'elevato principio attivo della droga, insieme al contesto organizzato del narcotraffico, escludevano lo spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la nocività nega l’attenuante
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di lieve entità, contestando l'applicazione della recidiva e il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici di merito hanno escluso sconti di pena a causa dell'alta nocività della sostanza ceduta per la salute. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'interessato non ha confutato le motivazioni dei giudici precedenti, condannandolo alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per chi viola i domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per traffico di stupefacenti. La difesa richiedeva il riconoscimento della fattispecie di spaccio di lieve entità, contestando inoltre l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno ribadito che la minore gravità del fatto richiede una valutazione complessiva di tutti gli indici normativi, tra cui quantità e qualità della droga, mezzi adoperati e modalità dell'azione. Nel caso esaminato, il possesso congiunto di cocaina e marijuana, l'inserimento in una rete organizzata e la commissione dell'illecito durante la misura cautelare degli arresti domiciliari escludono categoricamente l'attenuante richiesta. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Un cittadino condannato per spaccio di lieve entità ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riduzione della pena per la cessione di un ovulo di cocaina da 0,8 grammi. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno confermato la correttezza della sentenza di secondo grado, la quale aveva fissato una sanzione vicina al minimo edittale pur considerando la gravità del fatto. A pesare sulla decisione sono stati i precedenti penali dell'imputato per condotte analoghe, che ne hanno evidenziato la persistente capacità a delinquere. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese del processo e a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: pena confermata per i precedenti
Un imputato, condannato per il reato di spaccio di lieve entità con l'aggravante della recidiva specifica e reiterata, ha proposto ricorso per cassazione contestando la propria responsabilità penale e la severità della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La difesa ha sollevato generiche contestazioni sui fatti senza sviluppare una vera critica giuridica contro la sentenza impugnata. I giudici hanno confermato la proporzionalità della pena, giustificata dalla diversa natura delle sostanze, dal numero di dosi e dai precedenti penali gravi dell'uomo. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mancato riconoscimento spaccio lieve entità: ricorso inammissibile
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per reati legati alla droga, sostenendo che il Tribunale non aveva riconosciuto la "spaccio di lieve entità". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha motivato questa decisione affermando che l'errore nella qualificazione giuridica del fatto non era evidente. Il Lavoratore era infatti accusato anche di essere un capo o promotore di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti, rendendo difficile considerare le sue condotte di cessione come di lieve entità. Questo mancato riconoscimento spaccio lieve entità ha portato al rigetto del ricorso.
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Spaccio di lieve entità escluso per migliaia di dosi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per detenzione illecita di stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, sostenendo la parziale destinazione all'uso personale e la mancanza di dolo. I giudici hanno respinto la richiesta a causa dell'ingente quantitativo rinvenuto, pari a 2072 dosi di hashish e 335 di cocaina. Tale disponibilità materiale dimostra una struttura organizzata e non occasionale dell'attività delittuosa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: il peso della droga nega la riduzione
All'interno di un'abitazione condivisa, le Forze dell'Ordine hanno sequestrato oltre sette chilogrammi di hashish, modiche quantità di marijuana e circa trentaquattro grammi di cocaina, insieme a bilancini e sostanze da taglio. I giudici di merito hanno condannato entrambi i conviventi, escludendo la configurabilità dello spaccio di lieve entità. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che la Corte di appello avesse valutato soltanto il peso della droga senza analizzare l'intero contesto dell'azione. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi e confermato le condanne. I giudici hanno stabilito che l'elevata quantità e la capacità organizzativa possono assumere un valore assorbente, escludendo categoricamente la fattispecie attenuata anche in presenza di altri elementi.
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Spaccio di lieve entità e 3000 dosi: la Cassazione nega sconti
L'Imputata chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità dopo il sequestro di un quantitativo di hashish sufficiente per 3.246 dosi, insieme a un bilancino di precisione e sostanza già frazionata. La difesa sollecitava inoltre la concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione del minimo della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del fatto: l'elevato quantitativo di stupefacente, gli strumenti professionali e l'avvenuta cessione di parte della droga escludono la fattispecie attenuata e impediscono sconti sanzionatori. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e sanzione
Un soggetto condannato per cessione di stupefacenti ha presentato ricorso per contestare la propria responsabilità e la severità della pena per il reato di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I motivi sollevati dal ricorrente erano generici, assertivi e si limitavano a riproporre le stesse difese già vagliate e respinte con logica impeccabile dai giudici di merito. Oltre a confermare la responsabilità penale per l'accertata cessione, la Suprema Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e a versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge i ricorsi
Alcuni soggetti condannati per reati di droga hanno proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza d'appello, chiedendo una riduzione della pena e il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. Gli imputati hanno contestato la gravità dei fatti, la mancata concessione delle attenuanti generiche e il calcolo della continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno stabilito che le valutazioni di merito sulla gravità della condotta, sui quantitativi e sul giro d'affari spettano ai giudici d'appello e non possono essere riesaminate in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato le sanzioni e ha condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Una donna deteneva una quantità rilevante di cocaina pura, ancora da tagliare, idonea a confezionare circa 1280 dosi singole medie. La sostanza era destinata al figlio, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. La difesa della donna ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo il riconoscimento della fattispecie attenuata dello spaccio di lieve entità. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il quantitativo elevato e l'inserimento della condotta in un più vasto contesto illecito escludono qualsiasi beneficio, condannando la ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per concorso in spaccio di lieve entità a un anno di reclusione e ottocento euro di multa. La difesa contestava l'errata valutazione delle prove sulla cessione di sostanze e l'eccessiva entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate nei gradi precedenti né sostituirsi all'apprezzamento del giudice di merito. Inoltre, quando il giudice applica una sanzione vicina al minimo edittale, non occorre una motivazione analitica sui criteri di calcolo della pena. L'Imputata perde la causa e deve pagare le spese legali e la sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità escluso per la rete criminale
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e il calcolo della pena per il reato satellite nell'ambito della continuazione. La Corte di Appello aveva escluso la fattispecie attenuata a causa del quantitativo di stupefacenti e dell'elevato livello di organizzazione della rete criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di fondamento. I giudici di legittimità hanno confermato la pericolosità dell'attività illecita e hanno chiarito che il primo giudice aveva già conteggiato le circostanze attenuanti generiche anche per il reato minore. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega lo sconto
Due imputati hanno proposto ricorso contro la condanna per reati in materia di stupefacenti. Il primo imputato chiedeva la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità e contestava l'applicazione della recidiva specifica. Il secondo imputato lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno accertato una gestione organizzata dello spaccio, caratterizzata da serialità, concorso di più persone, quantità non irrilevante di sostanza e sequestro di cospicue somme di denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi per manifesta infondatezza e genericità. I ricorrenti hanno subito la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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