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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: la pena supera il minimo edittale
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio di lieve entità. La difesa contestava il calcolo della sanzione, sostenendo che la pena base dovesse essere fissata al minimo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito può stabilire una pena superiore al minimo edittale valutando le modalità concrete del fatto. Nel caso specifico, il peso della sostanza e la preparazione della droga pronta per la vendita giustificano la decisione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per quantità e contabilità
L'Imputato deteneva nella propria abitazione quasi novemila dosi tra hashish ed eroina, insieme a quaderni con la contabilità dell'attività illecita. La difesa ha chiesto di qualificare il fatto come spaccio di lieve entità ed ha eccepito una violazione procedurale per il tardivo invio delle richieste del Pubblico Ministero nel giudizio d'appello scritto. La Corte di Cassazione ha respinto le contestazioni e ha confermato la condanna severa. I giudici hanno chiarito che l'elevato quantitativo di dosi, la pluralità di sostanze e l'organizzazione escludono la minima offensività. La tardiva ricezione degli atti non comporta nullità in assenza di un danno concreto per la difesa. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità escluso a Capri nonostante poche dosi
L'Imputato è stato sorpreso a cedere tre dosi di cocaina all'interno di un locale notturno a Capri. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, facendo leva sull'esigua quantità di droga e sulla cessione senza compenso immediato. I giudici di merito hanno negato l'attenuante a causa delle modalità organizzate della condotta, dell'approccio seriale agli avventori della movida e del possesso di una cospicua somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa, rigettando il ricorso e ribadendo la piena sussistenza della recidiva.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione conferma condanna, ricorsi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato contestava la mancata applicazione della fattispecie di **spaccio di lieve entità**, sostenendo che la sostanza fosse per uso personale o di modesta quantità. La Corte ha respinto le argomentazioni, confermando la valutazione dei giudici precedenti. Questi avevano escluso la lieve entità basandosi su osservazioni che dimostravano plurime cessioni di droga in una nota piazza di spaccio, la quantità di sostanza trovata e i numerosi precedenti penali dell'imputato. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la condanna resta severa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Sebbene il fatto fosse qualificato come spaccio di lieve entità, i giudici hanno applicato una pena più severa rispetto al minimo edittale a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo e della pluralità di sostanze detenute, pari a 87 dosi di hashish e 17 di cocaina. L'imputato ha contestato la severità della sanzione, ma i giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo spetta unicamente al giudice di merito quando la motivazione risulta logica e coerente.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata senza appello
L'Imputato presenta ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine lo avevano visto cedere una dose di eroina a un acquirente. La perquisizione ha rivelato il possesso di altre otto dosi, 110 euro in contanti e materiale per il confezionamento in casa. L'Imputato contesta la ricostruzione dei fatti e sostiene la semplice custodia personale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il giudice di legittimità non può effettuare un nuovo esame delle prove o dei fatti storici già valutati dai giudici di merito. L'Imputato perde definitivamente la causa, deve pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di Lieve Entità: la pericolosità della droga decide il caso
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti (shaboo) e ha presentato ricorso per cassazione. Ha sostenuto che il suo caso dovesse rientrare nella fattispecie di **spaccio di lieve entità**, lamentando che i giudici precedenti non avessero valutato complessivamente la modesta portata della sua condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per riconoscere la **lieve entità** del fatto, è necessaria una "minima offensività penale" della condotta. La natura estremamente pericolosa dello shaboo e la quantità (72 dosi ricavabili, con bilancino) escludevano la possibilità di considerare il fatto di lieve entità. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione non rivaluta i fatti
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti. Ha presentato ricorso lamentando che il fatto dovesse essere qualificato come spaccio di lieve entità, data la quantità di droga (40 grammi) e l'assenza di un luogo di stoccaggio o di dosi preparate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il ricorso chiedeva una rivalutazione della condotta, non consentita in sede di legittimità, e non un'errata qualificazione del fatto evidente 'ictu oculi'. Il Lavoratore ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: le dosi in casa confermano la condanna
Un imputato condannato per spaccio di lieve entità ha proposto ricorso per cassazione contestando la destinazione alla vendita della sostanza e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il ritrovamento di dosi già confezionate e di strumenti idonei alla pesatura e al frazionamento dimostra chiaramente la vendita a terzi, superando la sola valutazione del dato quantitativo. Inoltre, la sola assenza di precedenti penali non garantisce alcuno sconto di pena automatico.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Un uomo condannato per detenzione e traffico di droga ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di derubricare la condotta nel reato di spaccio di lieve entità, contestando la gravità del fatto. Gli agenti avevano rinvenuto dosi di eroina e hashish destinate allo spaccio, idonee a confezionare oltre ottocento dosi singole. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del ricorrente. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di principio attivo, la presenza di sostanze diverse e l'inserimento dell'imputato in una rete organizzata escludono l'ipotesi attenuata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il condannato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile senza attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di spaccio di lieve entità. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove intercettate e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso di legittimità non può riproporre le medesime censure di fatto già respinte in appello. L'attività illecita risultava ampiamente provata dalle intercettazioni telefoniche. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto ben motivato per la mancanza di resipiscenza e per i precedenti penali del soggetto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: organizzazione e rigetto del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti quali cocaina ed eroina. Il primo imputato aveva concordato la pena in appello, ma ha impugnato la decisione contestando il calcolo della continuazione e un errore materiale sulla data. La Corte ha chiarito che il concordato limita le impugnazioni e che l'errore sulla data rappresenta un mero refuso. La coimputata ha richiesto la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità e le attenuanti generiche, facendo leva sul proprio stato di incensurata. I giudici hanno respinto le richieste. L'uso di strumenti elettronici di pagamento e un'organizzazione collaudata per la vendita a distanza escludono l'ipotesi attenuata. Inoltre, la sola incensuratezza non giustifica le attenuanti. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità di entrambi, condannandoli alle spese e a tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la continuità punisce l’imputato
L'imputato è stato condannato per vari episodi di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti, commessi anche nei pressi di una struttura sanitaria per il recupero dei tossicodipendenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, la sussistenza della circostanza aggravante e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame delle prove in sede di legittimità. Inoltre, la continuità e la pluralità delle cessioni a diversi acquirenti dimostrano l'abitualità della condotta, escludendo la particolare tenuità del fatto. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: perché 690 dosi escludono lo sconto
Due soggetti, un uomo e una donna, hanno proposto ricorso in Cassazione a seguito della condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha richiesto il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, oltre al riesame delle attenuanti generiche per l'uomo e l'assoluzione della donna per presunta estraneità ai fatti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il possesso di circa 690 dosi medie di crack e la gestione congiunta del denaro provento dell'illecito dimostrano l'inserimento in un traffico ben avviato. Questa circostanza esclude del tutto la minima offensività del fatto, confermando le condanne precedenti.
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Spaccio di lieve entità: uso personale escluso dalla Cassazione
L'Imputato veniva condannato per il reato di spaccio di lieve entità a causa del rinvenimento di sostanze stupefacenti suddivise in 39 involucri, pari a 63 dosi medie giornaliere, all'interno di una nota piazza di spaccio. Il difensore sosteneva la destinazione all'uso personale e contestava l'aumento della pena previsto per la recidiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la sussistenza dell'attività illecita rilevando l'aspecificità dei motivi difensivi a fronte di una doppia decisione conforme di merito. Inoltre, la Corte ha ritenuto legittimo l'aumento per la recidiva, evidenziando la presenza di due recenti precedenti specifici che dimostrano una marcata pericolosità sociale e una continuità delinquenziale dell'Imputato.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e la cessione di un quantitativo rilevante di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della fattispecie di spaccio di lieve entità per ridurre la sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché le doglianze riproponevano argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, richiedendo una non consentita valutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno confermato che lo spaccio di lieve entità non può essere riconosciuto quando lo stupefacente è destinato a un numero elevato di consumatori. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no ai sconti per i pusher organizzati
Le forze dell'ordine arrestano un giovane sorpreso a vendere cocaina in una nota piazza di spaccio. L'indagato ammette il fatto, precisando di operare con turni fissi per necessità economiche. Il giudice applica la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'indagato propone ricorso per ottenere la qualificazione di spaccio di lieve entità, evidenziando la giovane età e l'incensuratezza. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'inserimento in una struttura organizzata esclude lo spaccio di lieve entità. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove valutate dai giudici di merito. Il ricorrente deve pagare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Ospite o spacciatore: no allo spaccio di lieve entità
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di essere un semplice ospite dell'appartamento in cui le forze dell'ordine hanno trovato un ingente quantitativo di cocaina e materiale da confezionamento. Inoltre, la difesa ha richiesto il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'imputato è stato fotografato mentre cedeva dosi e preparava la sostanza. Inoltre, l'elevato quantitativo di droga e l'alto principio attivo escludono la tenuità del fatto. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a seguito del rinvenimento di sostanza stupefacente destinata al commercio. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, irrogando la pena di un anno di reclusione e duemila euro di multa, revocando soltanto la confisca del denaro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la destinazione della sostanza al commercio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità delle doglianze, evidenziando l'assenza di critiche concrete alla motivazione della sentenza impugnata. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la quantità minima non evita la condanna
Gli Imputati, accusati di spaccio continuato nelle piazze cittadine e vicino ad alcune scuole, hanno chiesto di riqualificare la condotta come spaccio di lieve entità a causa delle ridotte quantità di droga cedute. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie lieve. I giudici hanno stabilito che l'organizzazione sistematica, la vendita quotidiana e il controllo del territorio prevalgono sul dato ponderale della singola dose. La Cassazione ha però accolto il ricorso di uno degli imputati riducendo la multa, in quanto il giudice d'appello aveva illegittimamente aumentato la sanzione in assenza di ricorso del pubblico ministero. I ricorsi degli altri coimputati sono stati dichiarati inammissibili.
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