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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare l'attività di spaccio di cocaina come fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'attività di cessione della droga non era occasionale, ma continuativa, organizzata e intensa. Questa condotta frenetica dimostra una notevole capacità di approvvigionamento e vendita sul mercato, escludendo l'applicazione dello spaccio di lieve entità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna precedente e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie più favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso lo Spaccio di lieve entità a causa del peso della sostanza sequestrata, dei mezzi utilizzati e dell'abitualità della condotta criminosa. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la minima quantità non evita la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di spaccio di lieve entità, sostenendo che la minima quantità di sostanza stupefacente rinvenuta escludesse la sua responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che l'atto di impugnazione non conteneva una critica specifica e dettagliata alle motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a contestazioni generiche. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: perché non basta il peso della droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto in spaccio di lieve entità, basandosi unicamente sul dato ponderale della sostanza. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'esclusione della lieve entità era giustificata da elementi concreti: la presenza di appunti indicanti una cerchia non modesta di clienti e la quantità di droga sequestrata, idonea a confezionare oltre 68 dosi. È stata inoltre confermata la recidiva a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: sei chili di droga escludono lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di oltre sei chili di marijuana, equivalenti a quasi settemila dosi singole, rinvenuti nella sua abitazione suddivisi in quattordici involucri. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, sostenendo l'assenza di strumenti per il confezionamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ingente quantitativo di droga e l'uso dell'abitazione come base logistica escludono categoricamente la minore gravità del fatto. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: il kit da taglio costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato richiedeva la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, definendo la propria condotta rudimentale. Tuttavia, la perquisizione personale e domiciliare ha rivelato il possesso di circa trenta grammi di cocaina, equivalenti a ottantasei dosi medie, oltre a tre bilancini di precisione, materiale da confezionamento e bicarbonato purissimo usato come sostanza da taglio. I giudici hanno stabilito che l'attrezzatura e la quantità di droga escludono l'attenuante della lieve entità, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: perché 521 dosi e contabilità lo escludono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di spaccio di lieve entità, sostenendo la minima efficacia drogante della sostanza. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando elementi ostativi insuperabili: il quantitativo sequestrato consentiva di ricavare ben 521 dosi medie singole e l'imputato teneva una vera e propria contabilità dell'attività illecita. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e recenti ha legittimato il diniego delle circostanze attenuanti generiche. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la quantità di droga blocca lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nell'ipotesi di spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta a causa del rilevante quantitativo di droga sequestrato (oltre 100 grammi), della presenza di due diverse tipologie di sostanze e delle modalità dell'azione. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega il consumo di gruppo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo era stato sorpreso con tre dosi di cocaina e otto grammi di marijuana. La difesa sosteneva che la droga fosse destinata al consumo di gruppo, contestando la mancanza di prove adeguate da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha invece confermato la colpevolezza dell'imputato, evidenziando la genericità dei motivi di ricorso e la correttezza della sentenza d'appello. Quest'ultima aveva logicamente escluso l'ipotesi dell'uso condiviso, accertando un'attività di spaccio stabile e continuativa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata per l’organizzazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità per detenzione e cessione di cocaina. La Corte d'Appello aveva rideterminato la pena a un anno di reclusione ed euro 1.032 di multa, escludendo la continuazione tra i reati poiché commessi in un unico contesto. L'imputato lamentava l'eccessività della pena e il mancato riconoscimento della sospensione condizionale. La Cassazione ha stabilito che la gravità dell'organizzazione (prenotazione telefonica e occultamento) giustifica la pena e il diniego dei benefici, confermando la discrezionalità del giudice di merito nella valutazione complessiva del caso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Tribunale ordinava la custodia in carcere per un uomo accusato di traffico di cocaina. L'indagato proponeva ricorso sostenendo che la sua condotta dovesse essere qualificata come spaccio di lieve entità, evidenziando la modestia dell'attività e la sua iscrizione a un programma di recupero presso il SERD. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che lo spaccio continuativo (circa sessanta cessioni in venti giorni), l'uso di collaboratori e la vendita a clienti fuori regione escludono la minore gravità del fatto. Inoltre, la terapia presso il SERD è stata ritenuta strumentale, data la scarsa frequenza ai controlli e la commissione di reati subito dopo la scarcerazione. Di conseguenza, l'imputato resta in carcere.
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Spaccio di lieve entità: negata l’attenuante per la cocaina
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per traffico di stupefacenti. La difesa chiedeva di riqualificare il reato come spaccio di lieve entità, sostenendo che si trattasse di un singolo episodio di cessione di 24 grammi di cocaina (pari a 117 dosi) senza una vera organizzazione. La Suprema Corte ha invece confermato la gravità del fatto. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla lieve entità deve essere globale: la collaborazione sistematica con altri complici, la mancanza di redditi leciti e la capacità di rifornire acquirenti fuori regione dimostrano un'elevata capacità di inserimento nel mercato della droga, escludendo l'applicazione della fattispecie attenuata. Di conseguenza, l'indagato resta agli arresti domiciliari.
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Spaccio di lieve entità: giovane età e incensuratezza non bastano
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del reato spetta ai giudici di merito. Nel caso specifico, la quantità di droga sequestrata, la suddivisione in dosi e il potenziale profitto escludono lo spaccio di lieve entità. Inoltre, la giovane età e l'incensuratezza non bastano a concedere automaticamente uno sconto di pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è professionalità
Tre imputati sono stati condannati a sei anni di reclusione e trentamila euro di multa per detenzione e spaccio di hashish in concorso. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riqualificazione del fatto nello Spaccio di lieve entità, il riconoscimento della recidiva qualificata e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che lo Spaccio di lieve entità richiede una valutazione globale e cumulativa di tutti gli elementi del fatto (mezzi, modalità, quantità e qualità della sostanza). Se anche un solo elemento esclude la minima offensività, l'attenuante non può essere concessa. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato le condanne e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è spaccio abituale
Due soggetti venivano arrestati dopo essere stati visti prelevare droga da un garage condominiale e cederla a un acquirente. Le perquisizioni rivelavano oltre duecento dosi di cocaina e ottanta di hashish, oltre a contanti e strumenti di confezionamento. Condannati in primo e secondo grado, i ricorrenti proponevano ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione dello spaccio di lieve entità e l'ingiusta confisca del denaro. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non è applicabile in caso di attività sistematica, ingente quantitativo di dosi e possesso di elevate somme di denaro contante. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per chi vende cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e contestava l'ordine di espulsione dall'Italia. I giudici hanno confermato la gravità dei fatti, evidenziando il possesso di oltre sessanta grammi di cocaina e la partecipazione sistematica a un'attività di spaccio organizzata. La Suprema Corte ha ritenuto legittima anche la misura di sicurezza dell'espulsione, motivata dalla concreta pericolosità sociale del soggetto, privo di un lavoro regolare e di una dimora stabile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione dopo patteggiamento: condanna confermata
L'Imputato, condannato dal Tribunale di Milano per spaccio di lieve entità a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso per cassazione. L'uomo era stato trovato in possesso di cento grammi complessivi di hashish, un bilancino di precisione e strumenti per il confezionamento. La difesa ha sostenuto l'uso personale della droga e l'illegalità della confisca del denaro sequestrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione dopo patteggiamento per contestare la qualificazione giuridica è ammesso solo in caso di errore manifesto. Inoltre, la confisca per sproporzione è applicabile anche ai reati di droga di lieve entità, qualora vi sia una sproporzione evidente tra i beni posseduti e i redditi dichiarati dall'imputato.
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Spaccio di lieve entità: quando la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici di merito avevano negato l'attenuante valutando la professionalità dell'attività, la durata nel tempo, i quantitativi e le modalità di cessione della droga. La Cassazione ha confermato che il giudizio sulla gravità del fatto spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la convivenza non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per associazione mafiosa e traffico di droga. La prima ricorrente, convivente di uno spacciatore, chiedeva la riqualificazione del fatto in spaccio di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la condanna, evidenziando che la donna non era una spettatrice passiva, ma gestiva attivamente la cassa e le consegne. Per il secondo ricorrente, un collaboratore di giustizia, i giudici hanno ritenuto corretto il calcolo della pena e il bilanciamento delle attenuanti speciali per la collaborazione con la gravità del reato associativo. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la continuità esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per traffico di stupefacenti. La difesa contestava la destinazione allo spaccio di 17,75 grammi di droga e chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha chiarito che il numero elevato di cessioni a diversi acquirenti dimostra un'attività di spaccio continuativa e organizzata. Questa condotta esclude l'applicazione della circostanza attenuante dello spaccio di lieve entità, anche se i singoli episodi di cessione sono di modica quantità. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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