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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: no allo sconto se la droga è un lavoro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, confermando il diniego della circostanza attenuante dello spaccio di lieve entità. L'uomo gestiva un'attività continuativa, rifornendo contemporaneamente più clienti con centinaia di dosi di eroina e traendo il proprio sostentamento esclusivamente da tale attività illecita. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene la continuità dello spaccio non escluda di per sé la minore gravità, l'elevata quantità di droga venduta, i legami stabili con i fornitori e la totale dipendenza economica dall'attività criminale impediscono la concessione dell'attenuante. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando cento dosi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di droga ed evasione dagli arresti domiciliari. La difesa invocava lo spaccio di lieve entità e contestava l'allontanamento dal domicilio. I giudici hanno escluso la lieve entità a causa del possesso di quaranta grammi di cocaina e crack (pari a cento dosi), della gestione di una vera e propria piazza di spaccio e della reiterazione dell'attività. Anche la contestazione sull'evasione è stata respinta, trattandosi di accertamenti di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: negato lo sconto al pusher con i contanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio. L'imputato era stato sorpreso a vendere 0,85 grammi di hashish e a detenere altre 11 dosi, oltre a 835 euro in contanti nascosti negli slip. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, evidenziando la modesta quantità di droga e il basso prezzo della singola cessione. I giudici hanno però respinto la richiesta: l'abitualità dell'attività, confermata dalle dichiarazioni dell'acquirente e dai precedenti specifici, esclude la minima offensività della condotta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: le chat sul telefono costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e una riduzione della pena, valorizzando il modesto quantitativo sequestrato. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando come i messaggi trovati sul cellulare dell'imputato tramite un'applicazione di messaggistica criptata dimostrassero un'attività di spaccio continuativa e strutturata, collegata a canali di approvvigionamento di alto livello. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la pena e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando 140g di eroina escludono lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, confermando il diniego della circostanza dello spaccio di lieve entità. L'imputato era stato trovato in possesso di 140 grammi di eroina, equivalenti a circa 239 dosi, oltre a strumenti per il confezionamento. Nonostante la collaborazione iniziale con le forze dell'ordine e lo stato di tossicodipendenza, i giudici hanno stabilito che l'attività non fosse occasionale ma sistematica. La Suprema Corte ha ribadito che l'attenuante dello spaccio di lieve entità richiede una minima offensività globale della condotta; la presenza di elementi contrari, come l'elevata quantità di droga e la pluralità di cessioni, esclude categoricamente l'applicazione del beneficio penale.
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Spaccio di lieve entità: condanna anche senza flagranza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati per il reato di spaccio di lieve entità in concorso. Gli imputati contestavano l'attendibilità delle testimonianze degli acquirenti, che li avevano identificati fotograficamente, e il mancato ritrovamento di sostanze stupefacenti durante la perquisizione domiciliare. I giudici hanno confermato la validità delle prove, evidenziando che l'assenza dei ricorrenti al momento del controllo era dovuta a un tempestivo avvertimento sulla presenza delle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha ritenuto legittimo il calcolo della pena basato sulla continuazione dei reati e il diniego delle attenuanti generiche, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando il ricorso inutile costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'imputato era stato trovato in possesso di nove dosi di sostanze stupefacenti (cocaina, crack ed eroina) già confezionate e pronte per lo spaccio, oltre alla somma di 470 euro in contanti, pur essendo privo di un'attività lavorativa lecita. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può richiedere una nuova valutazione dei fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. I giudici hanno confermato che non è applicabile l'attenuante dello spaccio di lieve entità quando l'attività illecita presenta una struttura organizzata, un numero elevato di cessioni (oltre 700 in un caso), clienti stabili e un possesso di droga con alto principio attivo. La Corte ha ribadito che la co-detenzione di un'arma può essere desunta da comportamenti logici, come il tentativo di recuperarla dopo una minaccia. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa, vedono confermate le loro condanne e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: niente sconti per chi ha il bilancino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che il possesso di dieci confezioni di cocaina, un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e denaro contante dimostrano un'attività di spaccio strutturata. Inoltre, il reato è stato commesso mentre l'uomo si trovava agli arresti domiciliari, elemento che conferma la sua pericolosità sociale e giustifica l'applicazione della recidiva. Di conseguenza, la condanna a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa diventa definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: la quantità di droga nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato a sei anni di reclusione e 30.000 euro di multa per sei episodi di cessione di cocaina e hashish. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione dei fatti nel reato di spaccio di lieve entità e contestando il concorso di persone e il trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per assoluta genericità dei motivi. I giudici hanno confermato che la rilevante quantità di droga sequestrata (cessioni tra i 100 e i 200 grammi di cocaina) e il ruolo attivo dell'indagato escludono l'applicazione della circostanza attenuante della lieve entità. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per la rete organizzata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio continuato di eroina. La difesa chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, sostenendo si trattasse di piccolo spaccio occasionale. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, evidenziando una struttura organizzata, cessioni ripetute a numerosi clienti e l'uso di utenze telefoniche dedicate. La Corte ha ribadito che per escludere lo spaccio di lieve entità basta anche un solo elemento negativo, come la continuità dell'attività o la pericolosità della sostanza. Di conseguenza, sono state negate le attenuanti generiche ed è stata confermata l'espulsione dal territorio nazionale, oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: nessun aiuto allo spacciatore abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. L'uomo richiedeva la concessione delle attenuanti generiche e la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'attività di spaccio era abituale, prolungata nel tempo con centinaia di dosi vendute e legata a contesti criminali di rilievo. Di conseguenza, non è possibile applicare lo spaccio di lieve entità né concedere sconti di pena generici in assenza di elementi positivi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti, confermando l'esclusione della circostanza dello spaccio di lieve entità. L'imputato era stato trovato in possesso di un ingente quantitativo di droga (95 dosi di cocaina, 226 di hashish e 1342 di marijuana), oltre a un'agenda con i nomi dei clienti e 1.280 euro in contanti. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di riqualificare il reato come fatto di lieve entità è inammissibile se si limita a richiedere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'uomo perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: condanna inevitabile anche se confessi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a otto mesi di reclusione per il reato di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato vendeva abitualmente cocaina a un acquirente da circa due mesi. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato la condanna evidenziando che i precedenti penali dell'uomo impediscono la concessione delle attenuanti generiche. Inoltre, l'abitualità dello spaccio esclude sia la particolare tenuità del fatto sia il carattere irrisorio dei guadagni. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no alla tenuità se ci sono le dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per lo spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di ventotto dosi di cocaina, bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. La difesa contestava la destinazione allo spaccio e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna a sei mesi di reclusione, evidenziando che il numero di dosi pronte e la disponibilità di strumenti per il confezionamento escludono l'uso personale e dimostrano un inserimento stabile nel mercato della droga. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no ai domiciliari con la cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a 4 anni di reclusione per detenzione e spaccio di cocaina. L'imputato, mentre si trovava agli arresti domiciliari, gestiva un'attività di spaccio professionale nella propria abitazione, dove sono stati rinvenuti oltre 54 grammi di cocaina, bilancini e denaro contante. La difesa richiedeva il riconoscimento dello Spaccio di lieve entità e l'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando l'organizzazione professionale dell'attività e la gravità della condotta, commessa violando le prescrizioni cautelari. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la condanna resta anche senza motorino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo era stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre cedeva dosi di marijuana, poi sequestrate insieme a una somma di denaro ritenuta il profitto dell'attività illecita. La difesa contestava la proprietà del ciclomotore vicino al quale era nascosta la droga e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che l'osservazione diretta degli scambi rende irrilevante la proprietà del mezzo. Inoltre, la condotta non collaborativa e i precedenti penali giustificano il diniego dei benefici di legge e la confisca del denaro. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando la pena massima è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), trovato in possesso di cocaina, marijuana e hashish. I giudici hanno confermato la legittimità della pena base fissata al massimo edittale, giustificata dalla gravità della condotta e dalla reiterazione del reato a breve distanza da un precedente episodio. La Suprema Corte ha ribadito che, in tema di dosimetria della pena e concessione delle attenuanti generiche, è valida anche una motivazione implicita o sintetica, purché il percorso logico del giudice sia chiaro e coerente. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando i precedenti aumentano la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava la determinazione della pena base, ritenendola eccessiva rispetto alla scarsa offensività del fatto. I giudici hanno invece confermato la correttezza della decisione precedente, che aveva fissato la pena a nove mesi di reclusione (poco sopra il minimo edittale). Questa scelta è giustificata dalla natura della sostanza (cocaina) e dai numerosi precedenti penali specifici accumulati dall'uomo tra il 2017 e il 2021. La Cassazione ha ribadito che la capacità a delinquere e la gravità del comportamento legittimano un aumento della sanzione rispetto al minimo di legge. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: troppe dosi e droghe diverse dicono no
L'Imputato veniva trovato in possesso di cocaina, marijuana e hashish, quest'ultimo sufficiente per oltre quattromila dosi, oltre a materiale da taglio. Sebbene il primo giudice avesse qualificato il fatto come spaccio di lieve entità, la Corte d'Appello riformava la decisione escludendo tale attenuante a causa dell'elevato numero di dosi e della diversità delle droghe. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per concedere lo spaccio di lieve entità occorre una valutazione globale di tutti gli elementi, e che la presenza di droghe diverse e in quantità rilevanti impedisce di considerare il fatto di minore gravità. L'Imputato è stato condannato a tre anni di reclusione, a una multa di 14.000 euro e al pagamento delle spese processuali.
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