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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: il peso reale vince sulle dosi pronte
L'Imputato è stato condannato per detenzione di eroina e cocaina. La Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità. La Corte d'Appello aveva negato l'attenuante basandosi solo sulla suddivisione in dosi e sulla diversità delle droghe. La Suprema Corte ha ritenuto illogica tale decisione, evidenziando che il peso effettivo della cocaina non bastava nemmeno per una singola dose. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se la droga è troppa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'attenuante a causa del considerevole dato ponderale della droga sequestrata, dell'elevato grado di purezza e del numero di dosi ricavabili (336 di cocaina e 212 di hashish). Tali elementi dimostrano un'attività di spaccio sistematica e organizzata, non occasionale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto all’evaso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per spaccio di droga ed evasione. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e l'assorbimento di alcune condotte. I giudici hanno confermato che la detenzione di trentanove grammi di hashish (pari a oltre trecento dosi), unita alla frequenza delle cessioni e all'evasione per spacciare, esclude la minore gravità del fatto. Inoltre, le condotte di spaccio, essendo distinte nel tempo e nella volontà, costituiscono reati autonomi e non possono essere assorbite. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi di spaccio di lieve entità, contestando il calcolo delle dosi e la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso è inammissibile poiché si limita a riproporre le stesse contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere critiche specifiche e concrete alla sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per il corriere ovulatore
Il ricorrente, fermato con circa 127 grammi di sostanza stupefacente occultata nel retto, è stato condannato a cinque anni di reclusione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ingente quantitativo di droga e la modalità di trasporto tipica del corriere ovulatore escludono la minima offensività della condotta. Inoltre, la recidiva e la perseveranza nel delinquere impediscono l'applicazione delle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se il ricorso è ripetitivo
Il Ricorrente è stato condannato per detenzione a fini di spaccio di cocaina e marijuana. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dello spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati riproducevano semplicemente le stesse contestazioni già esaminate e correttamente respinte dai giudici di merito. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati condannati per detenzione e cessione di stupefacenti. I ricorrenti lamentavano la mancata applicazione dell'attenuante dello spaccio di lieve entità, ma hanno proposto censure generiche, limitandosi a riprodurre le stesse obiezioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e dieci mesi di reclusione per un uomo accusato di detenzione e cessione di cocaina. La difesa invocava l'applicazione dello spaccio di lieve entità, evidenziando il modesto quantitativo di droga sequestrato al complice. I giudici hanno rigettato il ricorso, rilevando che l'attività di spaccio era sistematica e professionale. Tale circostanza è emersa dai numerosi contatti tra i soggetti, dal possesso di 1600 euro in contanti e dai messaggi telefonici che provavano l'esistenza di una vasta clientela. La Suprema Corte ha ritenuto legittima anche l'applicazione della recidiva, visti i precedenti specifici dell'imputato, e la confisca del denaro, strettamente collegato all'attività illecita. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Spaccio di lieve entità: basta il gesto per la condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità dopo essere stato sorpreso da un maresciallo a scambiare un oggetto sospetto con un giovane. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse stata trovata a terra per caso e che mancasse una perizia sul valore della sostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la testimonianza dell'ufficiale di polizia e la mancata spiegazione del comportamento dell'imputato sono prove sufficienti per confermare la colpevolezza. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no alla tenuità se c’è cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato era stato sorpreso a vendere diverse sostanze stupefacenti, tra cui cocaina e marijuana già suddivisa in dosi, all'interno di un mercato rionale. La difesa contestava l'attendibilità del narcotest e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna, stabilendo che le modalità concrete della condotta e il confezionamento della droga dimostrano la natura illecita della sostanza, escludendo qualsiasi attenuante o causa di non punibilità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no se c’è contabilità e organizzazione
L'Imputato è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, essendo stato trovato in possesso di 37 dosi di cocaina, 160 di hashish e 20 di marijuana, oltre a un registro contabile e strumenti per eludere le indagini. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione richiedendo la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del fatto spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, specialmente in presenza di un'attività di spaccio strutturata, continuativa e supportata da una gestione contabile organizzata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: i precedenti pesano sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava la quantificazione della pena, stabilita in un anno e sei mesi di reclusione e 2.700 euro di multa, poi ridotta a otto mesi e 800 euro grazie alle attenuanti generiche e al rito abbreviato. I giudici hanno confermato la correttezza del calcolo della pena, evidenziando la gravità della condotta e la personalità del soggetto. Quest'ultimo, infatti, aveva già beneficiato in passato della non punibilità per particolare tenuità del fatto per un reato analogo. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: nessun sconto a chi vende in strada
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità. Il soggetto era stato trovato in possesso di circa quattro grammi di cocaina, dai quali erano ricavabili diciotto dosi singole. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che l'imputato, privo di fonti di reddito lecite, era dedito in modo non occasionale allo spaccio in strada. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la fioriera non salva il recidivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un soggetto sorpreso a detenere e cedere marijuana e hashish. La polizia giudiziaria aveva accertato lo spaccio osservando i movimenti dell'imputato, che nascondeva la droga in una fioriera. La difesa ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo la particolare tenuità a causa dei precedenti penali specifici del soggetto e della gravità della condotta. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che per negare le attenuanti generiche basta la valutazione negativa di un solo elemento, come la personalità del colpevole. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no ai benefici se c’è stabilità
Il Tribunale di Napoli ha confermato la custodia in carcere per L'Indagato, trovato in possesso di hashish, marijuana e cocaina nella propria abitazione mentre era già agli arresti domiciliari per reati analoghi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, contestando la valutazione delle modalità dell'azione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si può applicare lo spaccio di lieve entità se il soggetto agisce in modo stabile e non occasionale, coordinandosi con terzi e violando la misura cautelare in corso. L'Indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: 200 dosi escludono lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di hashish e marijuana, suddivisi in quattro confezioni per un totale di circa 200 dosi, nascoste tra casa e auto. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo l'assenza di strumenti di confezionamento e la natura rudimentale dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il numero elevato di dosi (conteggiabili a centinaia e non a decine) e le modalità di occultamento in luoghi diversi indicano una chiara attività di spaccio organizzata e non occasionale. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità e lamentando una pena eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la quantità non modesta di droga, in parte già suddivisa in dosi pronte per lo spaccio, e il denaro contante rinvenuto escludono l'applicazione della circostanza attenuante. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: il ricorso fotocopia costa tremila euro
Un cittadino, condannato per reati sugli stupefacenti, proponeva ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché i motivi presentati riproducevano pedissequamente le medesime censure già esaminate e correttamente respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna originaria e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: il negozio di copertura nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che l'attività illecita non era occasionale, bensì organizzata in modo sistematico sfruttando un esercizio commerciale come copertura. Inoltre, il rinvenimento di una cospicua somma di denaro e il ruolo di punto di riferimento per lo smercio di droga all'interno di una comunità locale escludono la scarsa offensività della condotta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità negato: la stazione ferroviaria costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/90. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'attenuante a causa della serialità dell'attività di spaccio, svolta stabilmente presso una stazione ferroviaria, della quantità non irrilevante di droga e del possesso di denaro contante. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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