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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: il palo non evita la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per lo spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva che la droga fosse per uso personale e contestava la funzione di sorveglianza attribuitagli. Le forze dell'ordine lo avevano sorpreso mentre faceva da palo, segnalando l'arrivo della polizia al complice e custodendo oltre quattromila euro in contanti. Gli agenti avevano anche rinvenuto sessanta dosi di crack suddivise in bustine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena responsabilità del soggetto, negando le attenuanti generiche e confermando la recidiva a causa dei suoi precedenti penali. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e sanzione confermata
L'imputata è stata condannata per il reato di spaccio di lieve entità alla pena di quattro mesi di reclusione e ottocento euro di multa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando violazioni di legge, difetti di motivazione e l'eccessività della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno evidenziato la natura generica delle doglianze, le quali non contenevano alcuna critica concreta contro la motivazione della sentenza di secondo grado. Conseguentemente, la Corte ha confermato la decisione e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: annullato l’aumento di pena illogico
L'Imputato è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e detenzione di stupefacenti. Il Giudice di primo grado ha qualificato l'episodio della droga come spaccio di lieve entità, rilevando la mancanza di un'organizzazione strutturata. La Corte d'Appello ha confermato la condanna applicando però un consistente aumento di pena per la continuazione, giustificandolo con l'inserimento dell'azione in un più ampio contesto criminale organizzato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato limitatamente al calcolo della sanzione. I giudici di legittimità hanno riscontrato una contraddizione logica: non si può giustificare un aumento di pena elevato evocando la criminalità organizzata quando il fatto è stato riconosciuto come spaccio di lieve entità. La sentenza è stata annullata con rinvio per la sola ridetermiṇazione della pena.
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Spaccio di lieve entità: pena massima confermata in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità dopo la riqualificazione dei fatti da parte dei giudici di merito. La Corte di appello ha stabilito la pena nel massimo edittale previsto dalla legge, pari a tre anni e quattro mesi di reclusione e seimila euro di multa. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della sanzione e denunciando un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la scelta della pena massima risulta motivata in modo logico sulla base di due elementi decisivi: il principio attivo elevato, pari a oltre cinquantatré grammi di sostanza pura, e la commissione del fatto mentre l'imputato beneficiava di una misura alternativa alla detenzione. L'Imputato deve quindi scontare la pena e pagare tre mila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione blocca il ricorso
L'imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità alla pena di un anno di reclusione e a una multa. Le forze dell'ordine hanno assistito direttamente allo scambio di droga e hanno sequestrato il borsello contenente lo stupefacente. La difesa ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contestando la ricostruzione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. Il giudizio di legittimità non consente un nuovo esame dei fatti già accertati nei precedenti gradi di merito. Di conseguenza, l'imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver presentato un ricorso palesemente infondato.
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Spaccio di lieve entità: errore formale e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a sei mesi di reclusione e mille euro di multa per la detenzione di hashish e crack. Il giudice ha applicato le attenuanti generiche in regime di equivalenza con l'aggravante della non occasionalità della condotta. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il tribunale avesse erroneamente bilanciato le attenuanti con una recidiva mai contestata, negandogli un ulteriore sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il richiamo alla recidiva costituiva un mero errore formale della sentenza e che l'aggravante della non occasionalità era pienamente provata dai plurimi precedenti specifici dell'Imputato. La condanna è stata confermata con l'aggiunta di tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso se la rete è strutturata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un soggetto condannato per cessione continuata di stupefacenti e per aver diretto una rete di vendita illecita. L'imputato chiedeva la riqualificazione dei fatti nella fattispecie di spaccio di lieve entità, facendo leva sulle singole cessioni inferiori a un grammo di sostanza. I giudici hanno respinto la richiesta, sottolineando che l'attività si inseriva in un'organizzazione strutturata, con pusher stipendiati a tremila euro al mese, veicoli dedicati e alloggi forniti ai collaboratori. La complessità logistica e la diffusività del commercio escludono la natura occasionale della condotta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e l'aggravante direttiva, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quantità ed euro bloccano lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per traffico di stupefacenti, respingendo la richiesta di qualificare il fatto come spaccio di lieve entità. La difesa sosteneva che una partita di mezzo chilo di eroina per cinquemila euro rientrasse nel piccolo spaccio, evidenziando che il coimputato fornitore aveva ottenuto tale beneficio in un separato giudizio. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice valuta liberamente le sentenze irrevocabili acquisite e che l'ingente somma pattuita esclude la minima offensività. La Corte ha inoltre confermato la recidiva e negato le attenuanti generiche per la persistente pericolosità del colpevole.
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Spaccio di lieve entità escluso: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ed evasione. Le forze dell'ordine avevano trovato oltre 33 grammi di cocaina, pari a oltre 162 dosi, e quantitativi di cannabis gettati sul terrazzo adiacente alla sua abitazione durante il controllo. L'uomo aveva ammesso i fatti sostenendo di dover pagare le spese mediche del figlio e chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta. La presenza di oltre 160 dosi, bilancini di precisione, strumenti per il taglio e buste per il confezionamento esclude l'attenuante del fatto minore. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quantità e precedenti negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione e duemila euro di multa per il reato di spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine hanno sorpreso l'imputato in una piazza di spaccio notturna con venti dosi di cocaina e trentasei di crack. La difesa ha contestato l'eccessiva severità della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le doglianze. La Suprema Corte ha ritenuto la pena proporzionata alla qualità e quantità della droga e ai gravi precedenti penali dell'uomo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per la vendita di sostanze stupefacenti. La difesa ha contestato il valore delle intercettazioni, eccepito la prescrizione del reato e richiesto la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la solidità delle prove, composte dai controlli della polizia giudiziaria e da intercettazioni chiare su prezzi e quantità. La Cassazione ha escluso lo spaccio di lieve entità per via dei volumi d'affari, della quantità di sostanza e dei contatti dell'imputato con la piazza di spaccio locale. Il Ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità e droga in auto: la condanna
L'Imputato è stato fermato dalla polizia mentre si trovava alla guida della propria autovettura in compagnia di un altro soggetto. Durante il controllo, gli agenti hanno rinvenuto all'interno del veicolo un pacchetto di sigarette nascosto contenente cannabis suddivisa in undici dosi già confezionate. Il quantitativo complessivo permetteva di ricavare circa settantacinque dosi medie. I giudici di merito hanno riconosciuto la responsabilità penale dell'automobilista per il reato di spaccio di lieve entità, escludendo la destinazione all'uso personale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione ed errori di diritto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale e il pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: la quantità esclude lo sconto
Il Ricorrente ha impugnato in Cassazione la sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità per il possesso di circa 576 grammi di hashish suddivisi in cinque panetti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato come il principio attivo sequestrato, pari a oltre 101 grammi, consentisse di ricavare circa 4.000 dosi singole. Un quantitativo così elevato, destinato a un numero vasto di acquirenti, smentisce la natura ridotta dell'attività illecita. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a un versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione rigetta il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di stupefacenti. La difesa richiedeva la riqualificazione del fatto nello spaccio di lieve entità, il riconoscimento delle attenuanti generiche e la revisione dell'aumento di pena per recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non può essere riconosciuto quando la droga presenta un'elevata percentuale di principio attivo ed è idonea a soddisfare un numero ingente di acquirenti. I gravi precedenti penali e la condotta ostile verso le forze dell'ordine giustificano inoltre il mancato sconto di pena. La semplice riproposizione dei motivi d'appello rende l'impugnazione aspecifica, determinando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quantità e rate escludono lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato accusato di compravendita continuata di hashish per un controvalore di 4.500 euro. L'accusa si fondava sulle dichiarazioni del complice, riscontrate da riprese video e appunti manoscritti sequestrati. La difesa richiedeva l'applicazione della fattispecie di spaccio di lieve entità e una rivalutazione delle prove. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso: la Corte di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate dai giudici precedenti. Inoltre, l'ingente valore economico dello stupefacente e la concessione di pagamenti a rate escludono lo spaccio di lieve entità, dimostrando un inserimento stabile e continuativo nel circuito del traffico di droga. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: pena alta e confisca legittima
L'Imputato è stato condannato per la cessione di venti grammi di cocaina, con riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena a tre anni e due mesi di reclusione oltre a seimila euro di multa. Il giudice ha negato il minimo edittale e le attenuanti generiche a causa dei precedenti specifici. Ha inoltre disposto la confisca del denaro contante e degli smartphone usati per l'attività illecita. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il calcolo della sanzione e il mancato dissequestro dei beni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha motivato correttamente la pena e la confisca degli strumenti del reato. L'Imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Due imputati sono stati condannati a oltre quattro anni di reclusione e diciottomila euro di multa per cessione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. I condannati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Inoltre, la Corte ha escluso la minore gravità del fatto per la presenza di elementi sintomatici di una condotta professionale, organizzata e non occasionale, confermando le pene inflitte e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: ricorso bocciato e condanna definitiva
L'Imputato trasportava in un luogo pubblico una quantità consistente di sostanza stupefacente già suddivisa in dosi pronte per la vendita. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per spaccio di lieve entità alla pena di dieci mesi e venti giorni di reclusione e a duemila euro di multa, concedendo la sospensione condizionale. L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la colpevolezza e chiedere una nuova valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di legittimità non può rivalutare le prove se la decisione precedente è motivata in modo logico. L'Imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la confessione blocca il ricorso
L'Imputato affronta un processo penale per spaccio di lieve entità legato alla detenzione e cessione di cocaina. Il Tribunale lo condanna con rito abbreviato e la Corte d'Appello riduce la pena bilanciando le attenuanti con la recidiva. L'Imputato contesta la decisione in Cassazione lamentando difetti di motivazione e ricostruzioni contraddittorie. I Supremi Giudici respingono l'impugnazione rilevando che l'uomo aveva già confessato i fatti. I messaggi sul cellulare e l'esito della perquisizione a casa della parente confermano pienamente la colpevolezza. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Spaccio di lieve entità escluso per cento grammi di cocaina
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per traffico e cessione continuata di cocaina. Il Primo Imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo di aver svolto un ruolo marginale. Il Secondo Imputato contestava invece l'entità della sanzione decisa tramite accordo tra le parti. La Suprema Corte ha respinto entrambe le impugnazioni. I giudici hanno escluso la minore gravità a causa del possesso di oltre cento grammi di droga, dell'attività protratta per cinque mesi e dei consistenti guadagni. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il reclamo del secondo ricorrente, poiché la pena concordata in appello non può subire contestazioni generiche. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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