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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: la scusa dell’auto senza assicurazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per lo spaccio di lieve entità di marijuana. L'imputato sosteneva che la sua fuga davanti alle forze dell'ordine fosse dovuta esclusivamente alla mancanza di assicurazione dell'auto e non alla cessione di droga. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna, rilevando che la Corte di Appello aveva già ricostruito i fatti in modo logico e coerente. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile poiché si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità, e a riproporre le medesime difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega sconti sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'uomo contestava l'applicazione della recidiva e la severità della pena inflitta per il possesso di 245 dosi di eroina. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'appello, ritenendo ampiamente motivata l'applicazione dell'aggravante della recidiva a causa dei precedenti penali e della crescente pericolosità sociale del soggetto. Anche la determinazione della pena è stata ritenuta corretta e proporzionata alla quantità di droga sequestrata. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: 105 dosi e contanti negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo l'uso personale della cocaina. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che il possesso di cocaina sufficiente per 105 dosi, insieme a un quantitativo di hashish, la suddivisione in dosi pronte per lo smercio e il ritrovamento di 5.200 euro in contanti dimostrano una chiara capacità operativa incompatibile con la lieve entità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Droga in borsa: uso personale o destinazione allo spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella borsa dell'uomo frammenti di hashish, lame, un tagliere, accendini, una somma di denaro e un foglio con cifre. La Suprema Corte ha ritenuto logica la ricostruzione dei giudici di merito, i quali hanno desunto la destinazione allo spaccio proprio da questi elementi, configuranti una vera e propria contabilità separata dell'attività illecita. I giudici hanno inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e del beneficio della non menzione della condanna, non sussistendo elementi a favore dell'imputato o pericoli per il suo reinserimento sociale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la condanna per quattro grammi di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per lo spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di quattro grammi di cocaina, suddivisi in ventinove dosi pronte per la vendita, e di materiale per il confezionamento. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi sulla ripartizione della droga, sull'assenza di un reddito stabile e su un precedente specifico. La Cassazione ha ribadito che la destinazione allo spaccio si desume da elementi oggettivi e logici, respingendo ogni censura procedurale sollevata tardivamente rispetto al rito abbreviato scelto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando il denaro sequestrato nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la decisione precedente basandosi sul quantitativo di sostanze sequestrate, sul materiale per il confezionamento e sulla consistente somma di denaro rinvenuta, oltre che sulle testimonianze degli acquirenti. La Cassazione ha ribadito che la valutazione globale degli elementi esclude la lieve entità e che il diniego delle attenuanti generiche era adeguatamente motivato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no a nuovi fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici nei precedenti gradi di giudizio, in particolare riguardo alla testimonianza dell'agente di polizia che aveva assistito alla cessione della sostanza stupefacente e al successivo ritrovamento dell'involucro. La Suprema Corte ha chiarito che le contestazioni basate esclusivamente su questioni di fatto non possono trovare spazio nel giudizio di legittimità. Inoltre, il ricorso è stato ritenuto privo di specificità poiché riproduceva le medesime censure già ampiamente analizzate e respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no al ricorso se si contestano i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per concorso in spaccio di lieve entità. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, basata sul materiale illecito rinvenuto nella sua abitazione e sul suo comportamento sospetto durante l'irruzione delle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha chiarito che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già ampiamente analizzati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando la purezza nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che richiedeva la riqualificazione del reato di traffico di stupefacenti nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo corretta l'esclusione della circostanza attenuante. La valutazione ha preso in esame elementi concreti quali la natura e l'ingente quantità delle sostanze sequestrate, l'elevato grado di purezza e il significativo numero di dosi ricavabili. La Suprema Corte ha ribadito che, per escludere lo spaccio di lieve entità, è sufficiente l'analisi complessiva di questi indici oggettivi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorsi respinti e condanna confermata
Tre imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di spaccio di lieve entità. I ricorrenti contestavano la mancata concessione delle attenuanti generiche, il calcolo della recidiva reiterata e il diniego del lavoro di pubblica utilità come sanzione sostitutiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato che la valutazione sulla gravità del reato e sulla pericolosità sociale spetta esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata impedisce la prevalenza delle attenuanti generiche. Di conseguenza, la Cassazione ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza d'appello che lo condannava per reati in materia di stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante dello spaccio di lieve entità e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi, limitandosi a riproporre questioni di merito già ampiamente e correttamente risolte dai giudici di secondo grado. Di conseguenza, l'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: negato lo sconto per vendite quotidiane
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi di spaccio di lieve entità, evidenziando le piccole quantità delle singole cessioni e la giovane età del soggetto. Tuttavia, i giudici hanno confermato l'esclusione della circostanza attenuante. La decisione si fonda sull'elevato numero di cessioni, sulla vasta platea di clienti e sulla sistematicità della condotta, protrattasi quasi quotidianamente per un intero anno. La Cassazione ha ribadito che il giudizio di legittimità non può tradursi in un nuovo esame dei fatti, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando gli indizi blindano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di lieve entità. Il Primo Imputato contestava la propria identificazione come fornitore di droga, avvenuta tramite intercettazioni telefoniche e la presenza di un'auto intestata alla moglie sul luogo dello scambio. Il Secondo Imputato sosteneva di essere un semplice consumatore, ma le prove hanno dimostrato l'acquisto di stupefacenti per la successiva rivendita. I giudici hanno confermato la validità degli indizi raccolti e respinto le tesi difensive, comprese quelle sulla prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato le condanne e inflitto a ciascun ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando la pena severa è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per plurimi episodi di spaccio di lieve entità. L'imputato contestava la mancanza di motivazione riguardo alla determinazione della pena di un anno e sei mesi di reclusione e quattromila euro di multa inflittagli nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno invece stabilito che la misura della pena era sorretta da una motivazione congrua, logica e rispettosa delle tesi difensive. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per spaccio di lieve entità a un anno e sei mesi di reclusione e seimila euro di multa. L'imputato contestava la destinazione a terzi della droga e il bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulle prove e sulla destinazione della sostanza appartiene al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Inoltre, la scelta del trattamento sanzionatorio e il bilanciamento delle circostanze rientrano nel potere discrezionale del giudice, se supportati da una motivazione logica e congrua. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: 170 grammi di cocaina costano caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per concorso nella detenzione di 170 grammi di cocaina destinati allo spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello Spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello. La richiesta è stata respinta a causa dell'elevato quantitativo di droga e delle modalità concrete del reato, accertate tramite intercettazioni e pedinamenti della polizia. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: quando la continuità esclude lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di traffico di stupefacenti nell'ipotesi attenuata di spaccio di lieve entità. I giudici di merito hanno accertato che l'attività illecita non era occasionale, bensì caratterizzata da una struttura stabile, continuativa e organizzata, con canali di approvvigionamento costanti e vendita sul mercato locale anche di sostanze diverse dalla cocaina. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna principale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende, escludendo l'applicazione della circostanza attenuante richiesta.
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Spaccio organizzato e lieve entità: la Cassazione nega sconti
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata qualificazione della sua condotta come spaccio di lieve entità e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'attività di spaccio contestata non era occasionale, bensì professionale, strutturata e continuativa. Tale condotta dimostrava una stabile capacità di approvvigionamento e di rifornimento del mercato locale, elementi del tutto incompatibili con la nozione di spaccio di lieve entità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando la droga diversa nega lo sconto
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa richiedeva la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, sostenendo un difetto di motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la decisione precedente, evidenziando che la condotta non può essere considerata di lieve entità. Questa valutazione si basa sulla quantità e sulla qualità differente delle sostanze sequestrate, sulle modalità di confezionamento della droga pronta per lo spaccio e sui mezzi impiegati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è organizzazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando una struttura organizzativa stabile e una continuativa attività di rifornimento del mercato locale, elementi incompatibili con la minore gravità del fatto. La Suprema Corte ha inoltre confermato la legittimità della misura di sicurezza dell'espulsione dall'Italia, ritenendo adeguatamente motivata la pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa, deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, e viene confermata la sua espulsione dal territorio nazionale.
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