La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a quattro anni di reclusione per detenzione di droga e porto abusivo d'armi. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello Spaccio di lieve entità, sostenendo che i giudici di merito non avessero valutato correttamente la modesta quantità di hashish sequestrata. La Suprema Corte ha invece confermato la gravità del fatto. I giudici hanno valorizzato la presenza contemporanea di cocaina e hashish, l'uso di un machete di 39 centimetri e di uno spray al peperoncino in un bosco, la complicità di un'altra persona e la recidiva specifica del soggetto. Questi elementi dimostrano un'attività professionale organizzata, escludendo l'attenuante. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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