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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità? No, se le prove sono schiaccianti
Un uomo, condannato per spaccio di droga in concorso, ha presentato ricorso in Cassazione. La sua condanna si basava sulla testimonianza di una donna, confermata dal ritrovamento di ingenti quantità di stupefacenti, denaro e telefoni criptati. L'imputato contestava l'attendibilità della testimone e chiedeva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La richiesta di derubricazione è stata respinta perché non presentata nel precedente grado di giudizio. La condanna è quindi diventata definitiva, basandosi sulla solidità delle prove raccolte.
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Spaccio di lieve entità? No con 70g cocaina e auto modificata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di droga e resistenza a pubblico ufficiale, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. La decisione si basa su elementi concreti: il possesso di 70 grammi di cocaina (306 dosi), la disponibilità di oltre 2.000 euro, l'uso di un veicolo modificato per l'attività illecita e precedenti penali specifici. Questi fattori, uniti alla violenta resistenza agli agenti, dimostrano una professionalità criminale e una gravità dei fatti incompatibili con l'ipotesi attenuata. L'appello dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Spaccio di lieve entità negato: decisiva la latitanza dell’imputato
La Corte di Cassazione ha negato la qualificazione di spaccio di lieve entità a un uomo condannato per detenzione di cocaina. L'imputato sperava in una pena più mite, ma i giudici hanno respinto il suo ricorso. La decisione sottolinea che per valutare la gravità del reato non basta guardare alla quantità di droga. In questo caso, il possesso di un quantitativo significativo di stupefacente, unito alla condizione di latitanza dell'uomo e all'uso di documenti falsi, ha dimostrato una pericolosità sociale tale da escludere l'ipotesi dello spaccio di lieve entità. La condanna più severa è stata quindi confermata.
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Spaccio di lieve entità negato: condanna per 371 dosi di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di droga a carico di due persone, respingendo la loro richiesta di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. La decisione si basa su prove che indicavano un'attività non occasionale: il possesso di 73 dosi di cocaina e 298 di hashish, la presenza di un bilancino di precisione, un quaderno con nomi e cifre e l'arrivo di clienti durante la perquisizione. I giudici hanno ritenuto che questi elementi, nel loro insieme, dimostrassero una capacità di diffusione della droga incompatibile con l'ipotesi di lieve entità. È stato inoltre confermato il ruolo attivo di entrambi i soggetti, escludendo la semplice connivenza.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione nega sconti per troppa droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione ai fini di spaccio di un'ingente quantità di cocaina ed eroina. L'imputato aveva richiesto il riconoscimento del reato come 'spaccio di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: la notevole quantità di droga detenuta è un fattore decisivo che, da solo, esclude la possibilità di qualificare il fatto come di lieve entità. La professionalità dimostrata e la capacità di servire un'ampia clientela hanno ulteriormente aggravato la posizione, rendendo impossibile qualsiasi sconto di pena. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata, ricorso inutile
Un soggetto, condannato per detenzione e cessione di hashish e cocaina, si era difeso sostenendo che la droga fosse per uso personale. La Corte d'Appello, pur confermando la sua colpevolezza, aveva riqualificato il reato in spaccio di lieve entità, riducendo la pena. Nonostante ciò, l'imputato ha presentato un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la sua responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la questione sulla colpevolezza era ormai definitiva e non poteva essere ridiscussa. La condanna per spaccio di lieve entità è stata quindi confermata.
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Spaccio di lieve entità: condanna definitiva ma soldi restituiti
Un uomo, condannato per spaccio di lieve entità, si rivolge alla Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva confermato la sua colpevolezza, pur annullando la confisca del denaro trovato in suo possesso. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva. La decisione chiarisce un principio importante: la condanna per spaccio può essere valida anche se non si riesce a provare che il denaro sequestrato sia il frutto dell'attività illecita. L'imputato, quindi, viene condannato per il reato ma ottiene la restituzione dei soldi.
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Spaccio di Lieve Entità Negato: 83 Dosi di Cocaina Sono Troppe
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un uomo trovato in possesso di circa 83 dosi di cocaina. La sostanza era già confezionata per la vendita e accompagnata da due bilancini di precisione. Secondo i giudici, questi elementi dimostrano una professionalità e un'organizzazione incompatibili con la minore gravità del reato. La Corte ha quindi ritenuto il ricorso inammissibile, confermando la condanna decisa nei gradi precedenti. La richiesta di attenuanti generiche è stata respinta per l'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità con 3kg di droga? La Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 3 kg di cocaina ed eroina. L'imputato chiedeva di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità per ottenere una pena più bassa. I giudici hanno stabilito che una quantità così ingente di droga 'pesante' è un elemento decisivo che esclude automaticamente la possibilità di considerare il fatto come di lieve entità. La Corte ha quindi confermato la condanna, sottolineando come il dato ponderale dimostri una notevole capacità criminale e una dedizione stabile all'attività di spaccio, rendendo impossibile qualsiasi attenuante. L'esito finale è la condanna definitiva per l'imputato.
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Spaccio di lieve entità negato: l’attività era professionale
Un uomo condannato per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, chiedendo di riconoscere il reato come 'spaccio di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo che l'attività non era affatto lieve. Le prove, tra cui intercettazioni e servizi di osservazione, dimostravano uno spaccio sistematico e professionale con un volume d'affari rilevante. Questi elementi sono incompatibili con l'ipotesi di spaccio di lieve entità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna originaria è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: sì per la cocaina, no per l’hashish
La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di spaccio di lieve entità può essere riconosciuto per una sostanza stupefacente (cocaina) ma non per un'altra (hashish) nell'ambito dello stesso procedimento. Un uomo è stato condannato per detenzione di entrambe le droghe, ma l'attenuante è stata negata per l'hashish a causa dell'enorme quantitativo, da cui si potevano ricavare oltre 1100 dosi. Secondo i giudici, una quantità così grande dimostra un'elevata capacità di spaccio e legami con ambienti criminali, impedendo di qualificare il fatto come lieve. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando la condanna più severa per la detenzione di hashish.
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Spaccio di lieve entità negato: l’organizzazione fa la differenza
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un'attività criminale ben organizzata. L'imputato gestiva la vendita di diverse tipologie di droga in una nota piazza di spaccio, con un metodo collaudato e cautele per eludere i controlli. Nonostante le singole cessioni potessero essere di modesta quantità, la Corte ha ritenuto che la professionalità, la continuità e l'inserimento in un circuito criminale più ampio fossero elementi incompatibili con la qualifica di 'lieve entità'. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando la condanna per spaccio ordinario.
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Spaccio di lieve entità negato per cocaina e hashish
Un uomo viene condannato per spaccio dopo essere stato trovato in possesso di 50 dosi di cocaina e 89 di hashish, oltre a una somma di denaro. L'imputato fa ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di **spaccio di lieve entità**, data la sua difficile situazione economica. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, l'apprezzabile quantità di droga, la presenza di due sostanze diverse e il denaro contante sono elementi che escludono la possibilità di qualificare il fatto come lieve. La condanna viene quindi confermata e l'uomo deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Pusher con ricetrasmittente: no allo spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un individuo sorpreso a vendere droga. L'imputato operava come 'pusher' in una piazza di spaccio organizzata, utilizzando una ricetrasmittente e possedendo una notevole somma di denaro e numerose dosi. Al momento dell'arresto, ha tentato di fuggire con determinazione. Secondo i giudici, questi elementi (organizzazione, mezzi, quantità e comportamento) dimostrano una professionalità criminale incompatibile con la minore gravità del fatto. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la sua condanna per spaccio 'ordinario' è diventata definitiva.
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Spaccio e lavoro: il pericolo di recidiva non si cancella col tempo
Un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari per spaccio continuato di cocaina, ha fatto ricorso in Cassazione. Sosteneva che il reato fosse di lieve entità e che il pericolo di recidiva non fosse più attuale, essendo passati tre anni dai fatti e avendo lui trovato un lavoro. La Corte ha respinto il ricorso. Ha stabilito che il pericolo di recidiva rimane concreto e attuale se basato su elementi specifici come l'organizzazione dell'attività, una clientela stabile e la personalità dell'indagato. Il semplice trascorrere del tempo o l'aver trovato un impiego non sono sufficienti, da soli, a escludere questo rischio e a revocare la misura cautelare.
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Cocaina in macrodosi: niente sconto per spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due complici per detenzione di 44,43 grammi di cocaina, negando la qualifica di spaccio di lieve entità. La difesa sosteneva che il reato fosse minore, ma i giudici hanno stabilito il contrario. La decisione si basa su una valutazione complessiva che va oltre il solo peso della droga. Elementi decisivi sono stati l'ingente quantitativo, le modalità di confezionamento in 'macrodosi' pronte per un'ulteriore suddivisione, e il fatto che uno degli imputati fosse già ai domiciliari per reati simili. La Corte ha ribadito che questi indici dimostrano una notevole offensività, incompatibile con l'ipotesi di spaccio di lieve entità.
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Spaccio di lieve entità negato: ricorso inammissibile e condanna
Una persona condannata per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità per ottenere una pena minore. La difesa contestava anche l'aumento di pena applicato per la continuazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le argomentazioni fossero una semplice ripetizione di motivi già respinti nei precedenti gradi di giudizio o che introducessero questioni nuove non ammissibili in quella sede. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità negato: condanna definitiva in Cassazione
Un imputato, condannato per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. La sua difesa sosteneva che il fatto dovesse essere qualificato come spaccio di lieve entità, un'ipotesi di reato meno grave. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che i tribunali precedenti avessero già valutato correttamente tutti gli elementi, escludendo in modo logico e motivato la natura minore del reato. L'appello è stato considerato una semplice ripetizione di argomenti già respinti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di lieve entità: pena confermata per vendite ripetute
Un uomo, condannato per aver detenuto e venduto eroina in circa venti occasioni, ha ottenuto la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. Nonostante la pena ridotta, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai prescritto e che la sanzione fosse motivata in modo insufficiente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la questione della prescrizione era già stata decisa in modo definitivo e non poteva essere riaperta. Inoltre, ha ritenuto che la motivazione della pena, basata sul carattere ripetuto delle cessioni di droga, fosse pienamente valida. La condanna a un anno e nove mesi di reclusione è diventata così definitiva.
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Spaccio di lieve entità: droga nel contatore, condanna valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di spaccio di lieve entità. L'uomo era stato sorpreso a cedere una dose di stupefacente e la polizia aveva poi trovato altra droga, confezionata in modo identico, in un vano contatori accessibile a tutti nel palazzo. La difesa sosteneva l'insufficienza delle prove per collegare la droga nascosta all'imputato. La Cassazione ha però dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la ricostruzione dei giudici di merito logica e coerente. La condanna a un anno di reclusione e la confisca del denaro sono diventate definitive.
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