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Spaccio Di Lieve Entità

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518 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: condanna per droga nel pacchetto sigarette
Una donna viene condannata per spaccio di lieve entità dopo essere stata osservata dai militari mentre cedeva un involucro nascosto in un pacchetto di sigarette. L'imputata presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che la motivazione della condanna fosse illogica. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il suo compito non è rivalutare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Poiché i fatti erano stati accertati correttamente nel merito, la condanna diventa definitiva e la donna viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: Negato a corriere con 500g di eroina
Un uomo, condannato per aver trasportato 500 grammi di eroina e per aver resistito violentemente all'arresto, ha chiesto alla Corte di Cassazione di riconoscere il reato come spaccio di lieve entità. La Corte ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che il suo ruolo di corriere, inserito stabilmente in una rete criminale, e la sua condotta spregiudicata sono incompatibili con la definizione di fatto lieve. La sentenza chiarisce che per valutare la gravità del reato non basta guardare alla quantità di droga, ma bisogna considerare il contesto complessivo e il ruolo del soggetto nell'organizzazione criminale.
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Cocaina e Hashish: Niente spaccio di lieve entità con dosi elevate
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di configurare lo spaccio di lieve entità per un soggetto trovato in possesso di 120 grammi di cocaina e circa 74 grammi di hashish. Nonostante la difesa avesse invocato difficoltà economiche e una presunta attività occasionale, i giudici hanno dato peso decisivo all'elevato quantitativo delle sostanze. In particolare, la cocaina sequestrata era sufficiente per confezionare oltre 100 dosi medie giornaliere. Questo singolo elemento, ritenuto di per sé grave, è stato sufficiente per negare la qualificazione del reato come fatto di lieve entità, confermando la condanna e rendendo il ricorso inammissibile.
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Spaccio di lieve entità: negato se la vendita è organizzata in casa
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per una donna che coadiuvava il marito nella gestione di una 'piazza di spaccio' dalla loro abitazione. I giudici hanno respinto la tesi difensiva che mirava a qualificare il fatto come spaccio di lieve entità. Secondo la Corte, la partecipazione a un'attività di vendita di droga strutturata e continuativa, con una clientela indeterminata e un'organizzazione stabile, esclude la possibilità di considerare il reato di lieve entità, a prescindere dal ruolo specifico ricoperto o dalla quantità della singola cessione. La valutazione deve basarsi sull'offensività complessiva della condotta e sulla sua capacità di inserirsi nel mercato.
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Spaccio di lieve entità: droga compressa nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, negando la qualifica di spaccio di lieve entità. I giudici hanno stabilito che per valutare la gravità del reato non basta considerare la quantità di droga (il dato ponderale), ma occorre un'analisi complessiva. In questo caso, il fatto che la sostanza fosse 'compressa' è stato un elemento decisivo. Questa modalità di conservazione, secondo la Corte, indicava un'attività non riconducibile a una mera vendita al dettaglio. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Spaccio di lieve entità? Non con un laboratorio professionale
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un soggetto trovato in possesso di ingenti quantitativi di droga e di attrezzature professionali. La presenza di un macchinario per il sottovuoto e di una piastra per marchiare i panetti di hashish ha rivelato una capacità organizzativa e una professionalità incompatibili con un'attività rudimentale e occasionale. Secondo i giudici, questi elementi dimostrano un'offensività della condotta che va oltre la soglia del fatto lieve. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di lieve entità negato: l’attività era professionale
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità del reato di spaccio di lieve entità per un'attività di vendita di droga protratta per anni. L'imputato era diventato un punto di riferimento locale, rifornendo sistematicamente numerosi acquirenti. I giudici hanno ritenuto che la natura professionale e organizzata dello spaccio, provata anche dal ritrovamento di una cospicua somma di denaro e di quaderni contabili, fosse incompatibile con la minima offensività richiesta per l'attenuante. Il ricorso è stato quindi respinto e la condanna confermata.
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Spaccio di lieve entità: No al beneficio se l’attività è redditizia
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento dello spaccio di lieve entità a un soggetto che, pur con mezzi rudimentali, aveva organizzato un'attività di spaccio professionale. L'imputato era riuscito a servire centinaia di clienti e a generare profitti significativi in breve tempo. Secondo i giudici, la professionalità e la capacità di radicarsi in una rete criminale sono elementi che dimostrano una notevole offensività della condotta. Tale gravità impedisce di qualificare il fatto come di lieve entità, anche in presenza di altri fattori meno allarmanti. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico, condanna confermata
Un uomo, condannato per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato di 'spaccio di lieve entità', una fattispecie meno grave. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché ritenuto troppo generico. I giudici hanno stabilito che le motivazioni dell'imputato non contestavano in modo specifico le argomentazioni della sentenza precedente, che erano state considerate adeguate. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico, condanna confermata
Un imputato, condannato per un reato di droga, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione chiedendo di qualificare il fatto come spaccio di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché ritenuto 'del tutto generico'. I giudici hanno sottolineato che l'appello non muoveva critiche specifiche alla sentenza precedente, la quale aveva già spiegato adeguatamente perché non si potesse applicare l'ipotesi più lieve. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Spaccio di lieve entità: No con 800g di hashish in valigia
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità del reato di spaccio di lieve entità per un uomo sorpreso a trasportare oltre 800 grammi di hashish. La quantità della sostanza, da cui si potevano ricavare quasi 4000 dosi, è stata ritenuta di per sé sufficiente a dimostrare una significativa offensività della condotta. Inoltre, le modalità del trasporto, all'interno di un bagaglio in una grande stazione ferroviaria, sono state interpretate come un indizio di collegamento con circuiti criminali di livello superiore. La Corte ha quindi confermato che una valutazione complessiva degli elementi, in particolare il dato quantitativo, impedisce di qualificare il fatto come minore, confermando la condanna dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità: Fuga e soldi bastano per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di lieve entità. Un uomo è stato fermato con droga nascosta, pronta per la vendita, e una somma di denaro in banconote di piccolo taglio. Alla vista delle forze dell'ordine, ha tentato la fuga. Secondo i giudici, questi elementi, visti nel loro insieme, costituiscono una prova sufficiente del reato. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo una diversa interpretazione dei fatti, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. La Cassazione, infatti, non può rivalutare le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità negato per traffico professionale: condanna
Un gruppo di persone, condannate per traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tra le varie contestazioni, lamentavano il mancato riconoscimento dello 'spaccio di lieve entità' e l'errata identificazione delle loro voci nelle intercettazioni telefoniche. La Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili, stabilendo un principio fondamentale: per negare lo 'spaccio di lieve entità' non è necessario un enorme quantitativo di droga, ma è sufficiente che l'attività sia gestita in modo professionale e organizzato. Inoltre, ha confermato che il giudice non è obbligato a ordinare una perizia fonica se l'identità degli interlocutori può essere provata con altri elementi. La condanna per gli imputati è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è costante | Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può parlare di spaccio di lieve entità quando l'attività, pur riguardando piccole quantità di droga, è continua e organizzata. Nel caso esaminato, un uomo è stato condannato per spaccio di cocaina. I giudici hanno negato l'ipotesi del fatto lieve non per la quantità di droga sequestrata (solo 6,6 grammi), ma perché l'imputato era costantemente disponibile a vendere a qualsiasi ora, dimostrando una notevole capacità operativa. La Corte ha quindi confermato la sua colpevolezza. Tuttavia, ha annullato la sentenza riguardo alla pena, ordinando un nuovo calcolo basato su una legge più favorevole introdotta dalla Corte Costituzionale, che ha abbassato la pena minima per questo reato.
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Spaccio di lieve entità: sì anche se l’attività è organizzata
Un uomo viene condannato per detenzione di marijuana e hashish ai fini di spaccio. La Corte d'Appello nega la qualifica di spaccio di lieve entità, ritenendo l'attività organizzata e abituale. La Corte di Cassazione, però, annulla la sentenza. Stabilisce un principio fondamentale: un'attività di spaccio continuativa e con un minimo di organizzazione non esclude automaticamente che il fatto sia di lieve entità. Il giudice deve sempre effettuare una valutazione complessiva di tutti gli elementi (quantità, mezzi, modalità), senza fermarsi a un singolo aspetto. In questo caso, la quantità di droga e il denaro trovato non erano tali da giustificare l'esclusione dell'ipotesi più lieve. La causa torna quindi in Appello per un nuovo esame.
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Spaccio di Lieve Entità: No Sconto se Vendi Droga da Casa
Un uomo, arrestato per detenzione e cessione di stupefacenti, ha contestato la custodia in carcere sostenendo si trattasse di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Corte, la valutazione complessiva dei fatti escludeva la lieve entità. Elementi decisivi sono stati il ritrovamento di due tipi di droghe pesanti, un bilancino di precisione, sostanze da taglio, una notevole somma di denaro e la testimonianza di un acquirente che aveva comprato eroina in dieci diverse occasioni. Questi indizi, uniti alla mancanza di un lavoro lecito, delineavano un'attività di spaccio non marginale, giustificando così la misura cautelare più severa.
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Spaccio di lieve entità: No se vendi droga ad altri spacciatori
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per spaccio di eroina. L'imputato chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità, che prevede una pena più bassa. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Il motivo è che l'imputato non era un piccolo spacciatore isolato, ma era inserito in una rete organizzata e vendeva la droga a un altro spacciatore che operava in un'altra regione. Questa circostanza, secondo i giudici, è incompatibile con la qualifica di 'lieve entità', confermando così la condanna più grave.
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Spaccio quotidiano per anni: la Cassazione nega la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di droga, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. La decisione si basa sulla natura continuativa e su larga scala dell'attività, protrattasi quotidianamente per anni e provata da numerose testimonianze di acquirenti. Secondo i giudici, un'attività così organizzata e costante è incompatibile con la definizione di fatto lieve. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e obbligandolo al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità? No, se è su larga scala: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per spaccio di droga su larga scala, respingendo la sua richiesta di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. I giudici hanno stabilito che la notevole quantità di droga, le modalità organizzate della condotta e i collegamenti dell'imputata con ambienti criminali erano elementi decisivi. Questi fattori dimostravano un'attività strutturata e non occasionale, incompatibile con l'ipotesi meno grave. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Pena per spaccio di lieve entità: droga negli slip, condanna ok
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di droga ai fini di spaccio. L'imputato nascondeva 65 dosi di cocaina e crack nella biancheria intima. I giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile, stabilendo che la pena per spaccio di lieve entità era stata calcolata correttamente. Elementi come il numero di dosi, il confezionamento e il luogo di occultamento sono stati considerati indicatori validi della gravità del reato e della pericolosità sociale del soggetto, giustificando così la sanzione applicata e respingendo la richiesta di una pena più mite.
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