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Spaccio di lieve entità negato per cocaina e hashish

Un uomo viene condannato per spaccio dopo essere stato trovato in possesso di 50 dosi di cocaina e 89 di hashish, oltre a una somma di denaro. L’imputato fa ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l’ipotesi di **spaccio di lieve entità**, data la sua difficile situazione economica. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, l’apprezzabile quantità di droga, la presenza di due sostanze diverse e il denaro contante sono elementi che escludono la possibilità di qualificare il fatto come lieve. La condanna viene quindi confermata e l’uomo deve pagare le spese processuali e una sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 22457 Anno 2023
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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Spaccio di lieve entità: quando la quantità di droga fa la differenza

La distinzione tra spaccio ‘comune’ e spaccio di lieve entità è una delle questioni più delicate nel diritto penale legato agli stupefacenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre l’occasione per chiarire quali elementi i giudici considerano per negare l’applicazione di questa attenuante. La vicenda riguarda un uomo condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, il quale sosteneva che la sua condotta dovesse essere inquadrata in una fattispecie meno grave a causa delle sue difficoltà economiche. Vediamo come la Corte ha risolto il caso.

I fatti all’origine della vicenda

Un uomo viene fermato e trovato in possesso di un quantitativo significativo di droga. Nello specifico, le forze dell’ordine rinvengono 50 dosi medie singole di cocaina e 89 dosi di hashish. Oltre alle sostanze, l’uomo ha con sé una somma di 421,90 euro, suddivisa in banconote di vario taglio, tipico indizio di un’attività di spaccio. Il luogo del controllo è una nota piazza di spaccio. Messo alle strette, l’imputato ammette di aver iniziato a spacciare perché si trovava in gravi difficoltà economiche. Sulla base di questi elementi, viene condannato per spaccio di stupefacenti.

La difesa chiede il riconoscimento dello spaccio di lieve entità

L’imputato decide di presentare ricorso in Cassazione. La sua difesa si basa su tre punti principali. In primo luogo, chiede la derubricazione del reato nella più lieve ipotesi prevista dall’articolo 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti, ovvero lo spaccio di lieve entità. In secondo luogo, sostiene che il possesso di due droghe diverse (cocaina e hashish) dovrebbe essere considerato come un unico reato continuato, e non come due reati distinti. Infine, contesta la severità della pena, chiedendo che le attenuanti generiche prevalgano sull’aggravante della recidiva.

La valutazione complessiva del fatto esclude la lieve entità

La Corte di Cassazione respinge il primo motivo di ricorso, ritenendolo infondato. I giudici supremi ricordano che la valutazione sulla lieve entità del fatto non può basarsi solo su un singolo elemento, come la motivazione economica dell’imputato. È necessaria un’analisi complessiva di tutti gli indici previsti dalla legge. Nel caso specifico, il dato oggettivo della quantità (un totale di quasi 140 dosi) e la presenza di due tipi diversi di sostanze (droghe pesanti e leggere) sono elementi decisivi. A questi si aggiungono il rinvenimento di denaro contante e le modalità della condotta, avvenuta in un luogo noto per lo spaccio. L’insieme di questi fattori impedisce di considerare il fatto come ‘lieve’.

Le motivazioni: perché la Cassazione ha respinto il ricorso

La Corte dichiara inammissibile l’intero ricorso. Per quanto riguarda la richiesta di considerare il possesso delle due droghe come un unico reato, i giudici ribadiscono un principio consolidato: quando le sostanze appartengono a tabelle diverse, si configurano reati distinti. Questi possono essere uniti dal vincolo della continuazione, come avvenuto nel caso di specie, ma non diventano un singolo reato. Anche la critica sulla pena viene respinta. La legge (art. 69 codice penale) impedisce che le attenuanti generiche possano prevalere sulla recidiva. La pena inflitta era già il minimo previsto, con un piccolo aumento per la continuazione, risultando quindi del tutto corretta.

Le conclusioni: condanna definitiva e pagamento delle spese

L’esito finale è la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questa decisione rende definitiva la condanna stabilita nei gradi precedenti. Inoltre, come conseguenza processuale, l’imputato viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza conferma che per ottenere il riconoscimento dello spaccio di lieve entità è necessario che tutti gli indicatori, e non solo la condizione soggettiva del reo, depongano in tal senso.

Cosa si intende per spaccio di lieve entità?
È una forma meno grave del reato di spaccio, punita più lievemente. Per stabilirlo, il giudice valuta la quantità e il tipo di droga, le modalità dell’azione e il contesto generale, non solo la situazione personale di chi commette il reato.

Possedere due tipi di droga diversi è un solo reato?
No, la giurisprudenza costante ritiene che la detenzione di sostanze stupefacenti appartenenti a tabelle diverse (es. cocaina e hashish) configuri reati distinti, anche se possono essere uniti dalla ‘continuazione’ per calcolare la pena finale.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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