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Spaccio di lieve entità negato: troppe dosi di shaboo e contanti

Il caso riguarda un uomo fermato con 21,70 grammi di shaboo, suddivisi in nove involucri pronti per lo spaccio, equivalenti a circa 174 dosi, oltre a una somma di denaro. L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo che il reato venisse riqualificato come spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non può essere riconosciuto quando la quantità della sostanza stupefacente e il denaro rinvenuto escludono una minima offensività della condotta. Di conseguenza, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13516 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Lo spaccio di lieve entità e il sequestro di shaboo

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso molto delicato riguardante il reato di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti sintetiche. Le forze dell’ordine hanno fermato un uomo con una quantità significativa di shaboo, una potente metanfetamina. In particolare, il soggetto possedeva oltre ventuno grammi di sostanza, già suddivisa in nove involucri pronti per la vendita. Gli agenti hanno trovato anche una somma di denaro contante addosso all’uomo. Questo scenario ha spinto i giudici di merito a escludere l’applicazione della pena attenuata per i casi di minore gravità. Il protagonista della vicenda ha quindi proposto ricorso davanti alla Suprema Corte. L’imputato ha sostenuto che il fatto dovesse essere qualificato come spaccio di lieve entità, contestando la decisione dei giudici precedenti. La Cassazione ha dovuto valutare se la condotta potesse effettivamente rientrare in questa categoria più favorevole per l’imputato.

I criteri per valutare la gravità del reato di droga

La legge penale prevede una riduzione della pena quando il fatto presenta una gravità minima. Questa valutazione non dipende da un singolo elemento, ma richiede un’analisi complessiva di tutte le circostanze dell’azione. I giudici devono esaminare la qualità e la quantità della sostanza sequestrata. Inoltre, la legge impone di verificare i mezzi utilizzati, le modalità della condotta e il contesto in cui avviene lo spaccio. La giurisprudenza ha chiarito che basta anche un solo elemento negativo per escludere il beneficio della minore gravità. Se la quantità di droga supera una determinata soglia o se le modalità indicano un’attività organizzata, il reato non può essere declassato. Nel caso specifico, la presenza di una sostanza altamente tossica come lo shaboo e la suddivisione in numerose dosi pronte per il mercato rappresentano indici di forte pericolosità sociale. La condotta perde così qualsiasi carattere di minima offensività (capacità di danneggiare il bene protetto) e non consente sconti di pena.

Le motivazioni della sentenza sullo spaccio di lieve entità

I giudici della Suprema Corte hanno respinto le tesi difensive analizzando nel dettaglio i dati oggettivi del sequestro. La quantità di shaboo trovata in possesso dell’imputato era pari a ventuno grammi e settanta decimi. Da questo quantitativo era possibile ricavare ben centosettantaquattro dosi singole da destinare al consumo. Questo dato numerico supera ampiamente la soglia della semplice detenzione per uso personale o del piccolo spaccio di strada. Inoltre, il possesso di una somma di denaro contante, non giustificata da attività lavorative lecite, ha confermato l’esistenza di un’attività di spaccio strutturata. La Cassazione ha ribadito che lo spaccio di lieve entità richiede una minima offensività penale della condotta. Quando anche uno solo degli indici previsti dalla legge risulta negativo, ogni altra considerazione difensiva perde valore. La motivazione dei giudici di merito è apparsa logica, coerente e priva di vizi giuridici, rendendo impossibile una valutazione diversa.

Le conclusioni della Cassazione sullo spaccio

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile (non esaminabile nel merito). Questa decisione comporta la conferma definitiva della condanna inflitta nei gradi precedenti. L’imputato non ha potuto beneficiare delle pene più miti previste per lo spaccio di lieve entità. Oltre alla conferma della pena principale, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. L’uomo deve anche versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria si applica quando il ricorso viene rigettato per manifesta infondatezza o inammissibilità. La pronuncia riafferma il principio di rigore assoluto nel contrasto al traffico di droghe sintetiche ad alto impatto distruttivo.

Quando si configura lo spaccio di lieve entità?
Lo spaccio di lieve entità si configura quando la condotta presenta una minima offensività penale, valutata in base alla qualità e quantità della droga, ai mezzi usati e alle modalità dell’azione.

La presenza di denaro contante influisce sulla gravità del reato?
Sì, il possesso di denaro contante non giustificato, unito a un quantitativo significativo di droga, indica un’attività di spaccio organizzata e impedisce la concessione dell’attenuante.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La condanna inflitta nei gradi precedenti diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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