LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Manleva — Anno 2022

Pagina 5 di 6

120 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Manleva

Provvedimenti

Responsabilità per custodia: tubo privato allaga il vicino
Un condomino subisce gravi infiltrazioni d'acqua nel proprio appartamento provenienti dall'alloggio sovrastante. Il Tribunale condanna la proprietaria dell'appartamento superiore al risarcimento dei danni, accertando che la perdita proveniva da un tubo di adduzione privato. La proprietaria ricorre in Cassazione, sostenendo che la tubazione appartenesse al gestore idrico locale. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando la responsabilità per custodia della proprietaria. La Corte ribadisce che la proprietà esclusiva della tubazione comporta l'obbligo di vigilanza e manutenzione. Di conseguenza, la proprietaria deve risarcire interamente il vicino danneggiato e pagare le spese legali.
Continua »
Violazione del contraddittorio: vince il calciatore
Un calciatore dilettante, ferito durante una partita, ha chiesto il risarcimento dei danni all'associazione sportiva, la quale ha chiamato in causa la propria assicurazione. In appello, il Tribunale ha erroneamente dichiarato il danneggiato contumace, nonostante si fosse regolarmente costituito, e ha ribaltato la sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del calciatore, rilevando una grave violazione del contraddittorio. La Suprema Corte ha chiarito che l'erronea dichiarazione di contumacia impedisce il pieno esercizio del diritto di difesa durante tutto lo svolgimento del processo. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio al Tribunale di Catanzaro in diversa composizione per un nuovo esame del caso.
Continua »
Traslazione dell’imposta: nullo il patto privato sulle tasse
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una Venditrice contro una Società Acquirente. Al centro della vicenda vi era una scrittura privata con cui le parti avevano concordato la traslazione dell'imposta INVIM a carico dell'acquirente in caso di accertamento di maggior valore del terreno venduto. I giudici hanno ribadito che il patto di traslazione dell'imposta è nullo in modo assoluto e insanabile, poiché viola il divieto espresso previsto dalla legge tributaria. Tale nullità non tutela solo il fisco, ma opera anche nei rapporti interni tra i contraenti, rendendo nullo qualsiasi accordo di rimborso o manleva fiscale. Di conseguenza, la Venditrice non ha diritto a ricevere alcuna somma a titolo di rimborso dalla Società Acquirente, perdendo definitivamente la causa.
Continua »
Terreno inquinato: il risarcimento per vizi occulti non è automatico
L'Azienda Acquirente acquista dei terreni dai Venditori e li rivende a un Terzo. Quest'ultimo scopre un grave inquinamento occulto nel sottosuolo e chiede il rimborso dei costi di bonifica. L'Azienda Acquirente stipula una transazione con il Terzo e poi fa causa ai Venditori originari per ottenere il risarcimento, invocando la garanzia per vizi della cosa venduta. La Corte d'Appello condanna i Venditori a pagare l'intera somma della transazione. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso dei Venditori sulla quantificazione del danno. La Suprema Corte stabilisce che il risarcimento non può essere calcolato in modo automatico sulla base della transazione, ma il giudice deve valutare equitativamente tutte le circostanze del caso concreto, inclusa l'eventuale plusvalenza realizzata dall'Azienda Acquirente nella rivendita.
Continua »
Fornitura acqua non potabile: risarcito l’utente, lite tra enti
Un utente ha citato in giudizio il gestore idrico chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla fornitura acqua non potabile, caratterizzata da livelli eccessivi di arsenico. Il Giudice di pace ha accolto la domanda, condannando il gestore, il quale ha chiamato in causa la Regione per essere manlevato. Il Tribunale, in appello, ha confermato il risarcimento ma ha escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva contro la Regione. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, trattandosi di inadempimento contrattuale del gestore, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario sia sulla domanda principale di risarcimento sia su quella accessoria di manleva. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Denuncia gravi difetti: condominio vince contro il costruttore
Un condominio ha riscontrato gravi infiltrazioni d'acqua nei garage interrati e ha promosso un'azione legale contro la società costruttrice. Quest'ultima ha eccepito la decadenza del condominio, sostenendo che i vizi erano noti da oltre un anno prima della contestazione scritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società costruttrice, confermando che il termine annuale per la denuncia gravi difetti decorre solo dal momento in cui il danneggiato acquisisce una piena e oggettiva consapevolezza della gravità del problema e del collegamento causale con i difetti di costruzione, conoscenza che spesso si consolida solo dopo il deposito di una perizia tecnica specialistica. La società costruttrice è stata condannata al pagamento delle spese legali.
Continua »
Culpa in eligendo: paga il committente se l’impresa non è idonea
Un'associazione sportiva, conduttrice di un immobile, subisce gravi infiltrazioni d'acqua a causa di lavori di ristrutturazione eseguiti al piano superiore. L'associazione chiede il risarcimento dei danni all'appaltatore e alla società proprietaria committente. La Corte d'Appello condanna entrambi, ravvisando la responsabilità della proprietaria per culpa in eligendo, avendo affidato i lavori edili a un'impresa specializzata solo in arredamenti e priva di competenze edilizie. La proprietaria ricorre in Cassazione, lamentando un'ingiusta inversione dell'onere della prova. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che il committente risponde dei danni se sceglie un appaltatore palesemente inidoneo. La proprietaria perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Compenso degli arbitri: paga l’azienda ma il dipendente rimborsa
Un Arbitro, nominato da un Lavoratore in un collegio arbitrale per impugnare una sanzione disciplinare contro l'Azienda, ha richiesto il pagamento delle proprie competenze. L'Azienda ha chiamato in causa il Lavoratore per essere tenuta indenne. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul compenso degli arbitri. Ha stabilito che la controversia sulle sanzioni disciplinari ha valore indeterminabile. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Azienda riducendo l'importo dovuto: all'arbitro spetta solo il compenso per la decisione e non le tariffe per l'assistenza legale, estranee al suo ruolo. L'Azienda deve pagare il compenso ridotto all'Arbitro, ma il Lavoratore deve rimborsarle il 50% di tale somma in via di regresso, poiché l'obbligo di pagamento grava su entrambe le parti in solido.
Continua »
Opposizione a precetto: dove si radica la competenza del giudice
Una creditrice ha notificato un atto di precetto a un condomino per il pagamento di quote condominiali arretrate. Il condomino ha proposto opposizione a precetto davanti al Tribunale di Lamezia Terme, chiamando in causa la società venditrice dell'immobile per essere garantito. La società venditrice ha eccepito l'incompetenza territoriale del giudice adito, sostenendo la competenza del Tribunale di Paola, luogo in cui si trova l'immobile e dove la creditrice aveva eletto domicilio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condomino, confermando la competenza del Tribunale di Paola. La Corte ha stabilito che la società venditrice, sebbene terza chiamata in causa, era legittimata a sollevare l'eccezione e che l'elezione di domicilio del creditore radica la competenza nel luogo dell'esecuzione.
Continua »
Ingiustificato arricchimento: il Comune deve rimborsare il sindaco
Un avvocato ha chiesto il pagamento delle sue spettanze professionali ad alcuni ex amministratori comunali per un'attività svolta a favore del Comune, ma senza un regolare contratto scritto. Gli amministratori, condannati a pagare di tasca propria, hanno chiesto di essere rimborsati dal Comune tramite l'azione di ingiustificato arricchimento. Il Tribunale ha rigettato la domanda ritenendo che la condanna degli amministratori escludesse l'ingiustizia del loro impoverimento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso degli amministratori, stabilendo che l'amministratore locale condannato a pagare un professionista può rivalersi sul Comune. L'ente pubblico ha infatti beneficiato della prestazione senza versare un corrispettivo, configurando così un ingiustificato arricchimento ai danni dell'amministratore stesso.
Continua »
Responsabilità professionale del notaio: nullo il box separato
Una venditrice aliena un appartamento riservandosi la proprietà del box auto interrato, successivamente venduto a un terzo. Il primo acquirente agisce in giudizio rivendicando il diritto d'uso sul box, protetto da un vincolo di pertinenzialità inderogabile. I giudici di merito dichiarano nulla la riserva di proprietà e risolvono la seconda vendita, escludendo però la responsabilità dei notai roganti che erano stati dispensati dalle visure. La Cassazione ribalta la decisione sulla responsabilità professionale del notaio: il professionista non è un passivo registratore delle volontà delle parti, ma deve garantire la validità dell'atto e informare i clienti dei rischi di nullità legati alla legge Tognoli, anche in presenza di una dispensa generica.
Continua »
Comproprietà dell’aia: perde la causa e paga anche i garanti
Gli Eredi del Vicino hanno fatto causa al Proprietario confinante, pretendendo la rimozione di un manufatto costruito su un cortile comune. Sostenevano che l'area fosse in comproprietà dell'aia. Il Proprietario confinante si è difeso affermando che gli Eredi avessero solo una servitù di passaggio e ha chiamato in causa i suoi venditori come garanti. La Corte d'Appello ha accertato che gli Eredi non erano comproprietari di quella specifica area, ma avevano solo un diritto di passaggio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso degli Eredi. I giudici hanno chiarito che, non essendoci prova della comproprietà, il manufatto non doveva essere rimosso. Inoltre, gli Eredi sono stati condannati a pagare le spese legali di tutte le parti, compresi i venditori chiamati in garanzia.
Continua »
Competenza sezione specializzata imprese: lite societaria o privata?
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della competenza sezione specializzata imprese in merito a un accordo di manleva da fideiussioni bancarie. Gli attori avevano chiesto la condanna del convenuto a liberarli da garanzie bancarie, in forza di un impegno assunto contestualmente a una cessione di quote societarie. Il Tribunale ordinario si era dichiarato incompetente a favore della sezione specializzata. La Cassazione ha stabilito che la competenza spetta al Tribunale ordinario di Vicenza. Per radicare la competenza del giudice delle imprese non basta un legame occasionale o temporale con un trasferimento di quote, ma occorre un'inerenza diretta e causale con i rapporti societari, assente in questo caso poiché l'oggetto del contendere era un mero obbligo di garanzia personale tra soggetti privati.
Continua »
Responsabilità del direttore dei lavori: il dissenso non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del direttore dei lavori per i gravi difetti di ristrutturazione di un immobile che avevano causato allagamenti. Il professionista si era difeso sostenendo di aver espresso il proprio dissenso per iscritto rispetto alle opere errate eseguite dall'appaltatore. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la semplice segnalazione scritta non basta a escludere la responsabilità del direttore dei lavori. Egli avrebbe dovuto ordinare la rimozione delle opere difformi o, in caso di rifiuto, dimettersi dall'incarico. Inoltre, la Corte ha negato la copertura assicurativa poiché il professionista aveva nascosto alla propria compagnia l'esistenza di una precedente lettera di contestazione prima di firmare la polizza. Il ricorso del direttore dei lavori è stato quindi rigettato, confermando la sua condanna a risarcire i proprietari.
Continua »
Litispendenza: se il vecchio processo muore il nuovo deve vivere
Una società ha citato in giudizio il proprio avvocato per responsabilità professionale. Il Tribunale ha dichiarato la domanda inammissibile per Litispendenza, ritenendo che la stessa causa fosse già pendente. Tuttavia, il precedente giudizio si era estinto a causa della mancata riassunzione nei termini dopo una dichiarazione di incompetenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la Litispendenza presuppone la contemporanea pendenza di due giudizi. Poiché il primo processo si era estinto, non vi era alcuna duplicazione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione e ha dichiarato la competenza del Tribunale a decidere sul merito della richiesta risarcitoria.
Continua »
Chiamata in causa del terzo: il ritardo costa caro all’impresa
Una societa elettrica ha citato in giudizio un'impresa di costruzioni davanti al Giudice di Pace per i danni causati a una linea elettrica interrata durante alcuni scavi. L'impresa si e difesa e, solo alla prima udienza, ha chiesto l'autorizzazione alla chiamata in causa del terzo, ovvero la propria compagnia assicurativa, per essere garantita in caso di condanna. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, confermando che la chiamata in causa del terzo davanti al Giudice di Pace deve essere richiesta, a pena di decadenza, direttamente nella comparsa di costituzione e risposta depositata tempestivamente, e non puo essere rinviata all'udienza se la necessita di coinvolgere il terzo era gia evidente dall'atto di citazione iniziale.
Continua »
Clausola sociale: il bando comunale non cancella l’assunzione
Un operatore ecologico, dipendente dell'impresa uscente in un appalto comunale, ha chiesto di essere assunto dall'impresa subentrante. Quest'ultima si è opposta, sostenendo che il bando di gara imponesse l'assunzione di altri soggetti, prevalendo sulla clausola sociale del contratto collettivo nazionale di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa subentrante. I giudici hanno stabilito che le regole del bando di gara non possono annullare gli obblighi derivanti dal contratto collettivo liberamente applicato dall'azienda. Di conseguenza, l'impresa subentrante è obbligata ad assumere il lavoratore e a risarcirgli le retribuzioni perse.
Continua »
Clausola sociale di salvaguardia: contratto batte bando di gara
Un gruppo di lavoratori della raccolta rifiuti ha chiesto di essere assunto dall'impresa subentrante nell'appalto, invocando la clausola sociale di salvaguardia del contratto collettivo nazionale di lavoro. L'impresa si è opposta, sostenendo che il bando di gara imponesse l'assunzione di altri dipendenti e che tale regola amministrativa prevalesse sul contratto collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, stabilendo che il bando di gara non può annullare o limitare gli obblighi derivanti dall'accordo collettivo liberamente firmato dall'azienda. Di conseguenza, l'impresa subentrante è obbligata ad assumere i lavoratori dell'appalto cessato e a risarcire loro le retribuzioni non percepite durante il periodo di mancata assunzione.
Continua »
Chiamata in garanzia: l’assicuratore paga e ottiene il rimborso
Un Notaio viene condannato in primo grado a risarcire gli acquirenti di un immobile gravato da pignoramento. La sua assicurazione, attivata tramite chiamata in garanzia, paga il risarcimento. In appello, la responsabilità viene attribuita esclusivamente al visurista esterno, escludendo ogni colpa del Notaio. Tuttavia, i giudici d'appello rifiutano di ordinare la restituzione delle somme pagate dall'assicurazione, ritenendo la richiesta una domanda nuova e priva di interesse. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della compagnia assicuratrice, stabilendo che l'assicuratore ha un autonomo interesse a impugnare la decisione e che la richiesta di restituzione delle somme versate in esecuzione della sentenza di primo grado non costituisce una domanda nuova, potendo essere disposta anche d'ufficio.
Continua »
Reticenza dell’assicurato: tace un incendio e perde il milione
Un consorzio ha chiesto il risarcimento dei danni per un incendio alla propria compagnia assicurativa. L'assicuratore ha rifiutato il pagamento eccependo la reticenza dell'assicurato, che aveva taciuto un precedente incendio avvenuto due anni prima. La Corte d'Appello ha annullato la polizza per colpa grave del consorzio, escludendo la responsabilità del broker. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del consorzio. I giudici hanno stabilito che la reticenza dell'assicurato su sinistri passati, specie in polizze complesse, impedisce all'assicuratore di valutare correttamente il rischio. Inoltre, l'obbligo di dichiarare il vero grava esclusivamente sull'assicurato e non può essere delegato al broker. Il consorzio perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »