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Culpa in eligendo: paga il committente se l’impresa non è idonea

Un’associazione sportiva, conduttrice di un immobile, subisce gravi infiltrazioni d’acqua a causa di lavori di ristrutturazione eseguiti al piano superiore. L’associazione chiede il risarcimento dei danni all’appaltatore e alla società proprietaria committente. La Corte d’Appello condanna entrambi, ravvisando la responsabilità della proprietaria per culpa in eligendo, avendo affidato i lavori edili a un’impresa specializzata solo in arredamenti e priva di competenze edilizie. La proprietaria ricorre in Cassazione, lamentando un’ingiusta inversione dell’onere della prova. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che il committente risponde dei danni se sceglie un appaltatore palesemente inidoneo. La proprietaria perde la causa e deve pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 11846 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il caso delle infiltrazioni d’acqua e la scelta dell’impresa

Un’associazione sportiva gestisce una palestra in affitto. Un giorno, dal soffitto inizia a piovere acqua. I locali del piano superiore sono oggetto di lavori di ristrutturazione. L’acqua piovana penetra e rovina la palestra. L’associazione chiede il risarcimento dei danni. In questi casi occorre stabilire se debba pagare l’impresa che esegue i lavori o anche il proprietario che l’ha scelta. La Cassazione affronta questo tema delicato, confermando la responsabilità del proprietario per culpa in eligendo. Questa espressione indica la colpa nella scelta di un soggetto non idoneo a svolgere un determinato compito.

Quando il committente risponde per culpa in eligendo

Di regola, l’appaltatore risponde in autonomia dei danni causati a terzi durante i lavori. Egli organizza i mezzi e gestisce i rischi. Il committente, cioè chi affida i lavori, non risponde dei danni commessi dall’appaltatore. Esistono però due eccezioni importanti. La prima si verifica quando l’appaltatore agisce come semplice esecutore d’ordini del committente, senza alcuna autonomia. La seconda eccezione riguarda proprio la culpa in eligendo. Il committente ha il dovere di scegliere un’impresa seria, solida e tecnicamente capace. Se affida i lavori a un soggetto palesemente privo delle competenze necessarie, il committente risponde dei danni in prima persona insieme all’appaltatore.

La prova della negligenza nella scelta dell’appaltatore

Nel caso specifico, la proprietaria dell’immobile sovrastante ha affidato i lavori di ristrutturazione edile a un’impresa molto particolare. L’oggetto sociale di questa ditta riguardava la produzione e il commercio di mobili e arredamenti in legno imbottiti. L’impresa non aveva alcuna specializzazione in opere edili o di impermeabilizzazione. La Corte d’Appello ha ritenuto questo elemento decisivo per dimostrare la negligenza della proprietaria. La proprietaria ha cercato di difendersi sostenendo che spettasse al danneggiato provare l’inidoneità dell’impresa. La legge prevede invece che, una volta emersa la palese inidoneità dell’impresa, spetti al committente dimostrare di aver agito con la dovuta diligenza nella scelta.

Le motivazioni della Cassazione sulla culpa in eligendo

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso della proprietaria dell’immobile. La Cassazione ha chiarito che non vi è stata alcuna inversione dell’onere della prova. I giudici di merito hanno accertato la culpa in eligendo basandosi su fatti concreti e oggettivi. Il contratto dell’impresa esecutrice parlava chiaro. La ditta si occupava di mobili e non di edilizia. La proprietaria non ha fornito alcuna prova contraria per smentire questo dato di fatto. Non ha dimostrato, ad esempio, che l’impresa avesse una divisione speciale dedicata all’edilizia o che possedesse certificazioni tecniche specifiche per quel tipo di intervento. La negligenza nella scelta è stata quindi considerata pienamente provata.

Le conclusioni sul risarcimento dei danni da infiltrazione

La decisione della Cassazione conferma un principio fondamentale per la tutela dei danneggiati. Chi commissiona dei lavori non può disinteressarsi delle capacità tecniche di chi entra in cantiere. La scelta di un’impresa non qualificata comporta una responsabilità diretta per i danni causati a terzi. La proprietaria dell’immobile perde definitivamente la causa. Essa deve risarcire i danni subiti dall’associazione sportiva in solido con l’appaltatore. Inoltre, la proprietaria deve pagare tutte le spese del giudizio di legittimità. Questa sentenza invita alla massima prudenza nella selezione delle imprese edili per evitare conseguenze patrimoniali gravissime.

Cosa rischia il committente che sceglie un’impresa non qualificata?
Il committente rischia di dover risarcire personalmente e in solido con l’appaltatore tutti i danni causati a terzi durante l’esecuzione dei lavori.

Come si dimostra la colpa nella scelta dell’appaltatore?
Si dimostra verificando se l’attività principale dell’impresa, indicata nella visura camerale o nel contratto, sia totalmente estranea alla tipologia di lavori affidati.

Chi deve provare l’inidoneità dell’impresa che ha causato il danno?
Il danneggiato deve dimostrare l’inadeguatezza palese dell’impresa, dopodiché spetta al committente provare di aver verificato con diligenza le capacità tecniche della ditta.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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