LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Lieve Entità — Anno 2023

Pagina 5 di 22

438 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se c’è la videosorveglianza
L'Imputato è stato condannato per detenzione a fini di spaccio di marijuana. Ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di specificità e del tutto assertivo. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva escluso l'attenuante valorizzando sia la quantità significativa di sostanza stupefacente rinvenuta, sia le modalità organizzate dell'attività illecita, svolta in appartamenti protetti da sistemi di videosorveglianza. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenzione e cessione di stupefacenti: confermata la doppia pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per i reati di detenzione e cessione di stupefacenti (cocaina). Il ricorrente sosteneva che la cessione dovesse considerarsi assorbita nella detenzione e chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto. I giudici hanno invece confermato la distinzione tra le condotte, evidenziando la distanza temporale e spaziale tra i due comportamenti, la quantità di droga e i collegamenti con la criminalità organizzata. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Lieve entità dello spaccio: maxi scorta esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a quattro anni di reclusione per la detenzione di 145 grammi di cocaina, suddivisa in 305 involucri. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità dello spaccio. I giudici hanno respinto la richiesta, confermando che l'elevato numero di dosi, le modalità di confezionamento e la capacità di rifornimento escludono la minima offensività della condotta. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto legittima l'applicazione della recidiva, evidenziando la persistente capacità criminale dell'imputato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: no allo sconto per il corriere ovulatore
Il ricorrente, fermato con circa 127 grammi di sostanza stupefacente occultata nel retto, è stato condannato a cinque anni di reclusione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ingente quantitativo di droga e la modalità di trasporto tipica del corriere ovulatore escludono la minima offensività della condotta. Inoltre, la recidiva e la perseveranza nel delinquere impediscono l'applicazione delle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Lieve entità dello spaccio: l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di stupefacenti, confermando l'esclusione della circostanza della lieve entità dello spaccio. Gli imputati avevano richiesto la riqualificazione del reato, ma i giudici di merito hanno accertato un'attività organizzata, continuativa e con canali stabili di approvvigionamento. La Suprema Corte ha ribadito che la diversità delle sostanze trattate non esclude automaticamente la lieve entità dello spaccio, ma richiede una valutazione complessiva di tutti gli elementi concreti. Nel caso specifico, l'organizzazione e la frequenza delle cessioni giustificano l'applicazione della pena ordinaria.
Continua »
Lieve entità nel reato di spaccio: perché la confessione non basta
L'Imputata è stata condannata per spaccio di sostanze stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio e la concessione delle attenuanti generiche basandosi sulla propria confessione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice confessione non basta a ottenere uno sconto di pena in assenza di altri elementi positivi. Inoltre, la richiesta di riqualificazione era già stata correttamente respinta nei precedenti gradi di giudizio con motivazioni logiche e complete. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Lieve entità del fatto negata: ricorso ripetitivo e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che lo aveva condannato per reati in materia di stupefacenti. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano inammissibili poiché si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni già esaminate e respinte in secondo grado con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Lieve entità del fatto negata: ricorso inammissibile e multa
Tre imputati, condannati per spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, hanno proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi poiché i motivi presentati riproducevano semplicemente le censure già esaminate e respinte dai giudici di merito, senza muovere critiche specifiche alla sentenza d'appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: no allo sconto se il ricorso è ripetitivo
Il Ricorrente è stato condannato per detenzione a fini di spaccio di cocaina e marijuana. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dello spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati riproducevano semplicemente le stesse contestazioni già esaminate e correttamente respinte dai giudici di merito. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico de L'Imputato per traffico di stupefacenti, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per cassazione. La difesa lamentava la mancata riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, ma ha proposto motivi identici a quelli già respinti in appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che la mera riproduzione delle tesi difensive, senza una critica mirata alla sentenza impugnata, rende il ricorso aspecifico e quindi nullo. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove di fatto. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati condannati per detenzione e cessione di stupefacenti. I ricorrenti lamentavano la mancata applicazione dell'attenuante dello spaccio di lieve entità, ma hanno proposto censure generiche, limitandosi a riprodurre le stesse obiezioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Applicazione della recidiva: condanna confermata per spaccio
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Ha proposto ricorso per cassazione lamentando la violazione di legge e il vizio di motivazione in merito all'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito del tutto adeguata e in linea con la normativa e la giurisprudenza consolidata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Lieve entità del fatto: no allo sconto se il ricorso è ripetitivo
L'Imputato è stato condannato per reati in materia di stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati riproducevano semplicemente le stesse contestazioni già esaminate e correttamente respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato, disponendo anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Lieve entità nel reato di spaccio: no allo sconto se l’attività è continuativa
L'Imputato era stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti non di lieve entità. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della circostanza attenuante della lieve entità nel reato di spaccio e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché le censure riguardavano valutazioni di fatto, già ampiamente e logicamente motivate nei precedenti gradi di giudizio, e si ponevano in contrasto con la legge. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Coltivazione di cannabis: condanna per l’attrezzatura in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la coltivazione di cannabis e detenzione abusiva di munizioni. L'uomo custodiva in casa tredici piante di marijuana e oltre settecento grammi di sostanza, equivalente a più di milleottocento dosi, insieme a bilancini e bustine per il confezionamento. La difesa sosteneva l'uso personale e richiedeva l'attenuante del fatto di lieve entità. I giudici hanno respinto la tesi difensiva: l'attrezzatura rinvenuta e l'elevato numero di dosi escludono il consumo personale e l'occasionalità dell'attività. Di conseguenza, l'imputato perde la causa, vede confermata la condanna penale e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Concorso nel reato: tra aiuto concreto e finta ignoranza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto, ritenuto responsabile in concorso nel reato con un altro individuo. Nel garage dell'imputato era stata trovata la scatola di una pompa d'irrigazione identica a quella usata per coltivare diciotto piante di canapa in un agrumeto. L'uomo possedeva inoltre le chiavi del fondo e documenti dell'altro complice. La difesa sosteneva si trattasse di una semplice connivenza non punibile. I giudici hanno invece stabilito che la fornitura di strumenti, la disponibilità delle chiavi e i legami economici dimostrano un ruolo attivo e consapevole. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna penale e le spese di giustizia.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e dieci mesi di reclusione per un uomo accusato di detenzione e cessione di cocaina. La difesa invocava l'applicazione dello spaccio di lieve entità, evidenziando il modesto quantitativo di droga sequestrato al complice. I giudici hanno rigettato il ricorso, rilevando che l'attività di spaccio era sistematica e professionale. Tale circostanza è emersa dai numerosi contatti tra i soggetti, dal possesso di 1600 euro in contanti e dai messaggi telefonici che provavano l'esistenza di una vasta clientela. La Suprema Corte ha ritenuto legittima anche l'applicazione della recidiva, visti i precedenti specifici dell'imputato, e la confisca del denaro, strettamente collegato all'attività illecita. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Arresti confermati: niente lieve entità nel reato di spaccio
Il Tribunale di Napoli confermava gli arresti domiciliari per un uomo accusato di detenzione e spaccio di hashish e cocaina. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio, evidenziando la modica quantità di sostanza sequestrata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che manca un interesse concreto alla riqualificazione in sede cautelare, poiché la pena prevista per la lieve entità consente comunque l'applicazione degli arresti domiciliari. Di conseguenza, la modifica del titolo di reato non avrebbe comportato la revoca della misura cautelare in atto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: no alla tenuità se c’è cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato era stato sorpreso a vendere diverse sostanze stupefacenti, tra cui cocaina e marijuana già suddivisa in dosi, all'interno di un mercato rionale. La difesa contestava l'attendibilità del narcotest e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna, stabilendo che le modalità concrete della condotta e il confezionamento della droga dimostrano la natura illecita della sostanza, escludendo qualsiasi attenuante o causa di non punibilità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Coltivazione di stupefacenti: condotta prolungata e niente sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per coltivazione di stupefacenti. L'imputato, pur avendo ammesso il fatto, chiedeva il riconoscimento della lieve entità. I giudici hanno stabilito che la protrazione nel tempo dell'attività esclude la minore gravità del fatto e giustifica una pena superiore al minimo editale. La Cassazione ha ribadito l'impossibilità di rivalutare i fatti in sede di legittimità, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »