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Lieve entità del fatto negata: ricorso inammissibile e multa

Tre imputati, condannati per spaccio di sostanze stupefacenti in concorso, hanno proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi poiché i motivi presentati riproducevano semplicemente le censure già esaminate e respinte dai giudici di merito, senza muovere critiche specifiche alla sentenza d’appello. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38845 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il ricorso per la lieve entità del fatto nei reati di droga

La Corte di Cassazione ha affrontato nuovamente il tema della lieve entità del fatto nei reati legati al traffico di sostanze stupefacenti. Tre soggetti, precedentemente condannati dalla Corte di Appello di Torino, hanno presentato ricorso sperando in una riduzione della pena. La difesa ha incentrato l’intero ricorso sulla mancata concessione della circostanza attenuante speciale. Questa decisione della Suprema Corte chiarisce i limiti di accesso al terzo grado di giudizio quando si contestano valutazioni di merito già ampiamente argomentate dai giudici precedenti. La qualificazione del reato come di lieve entità del fatto permette di applicare pene molto più miti rispetto alla fattispecie ordinaria. Per questo motivo, molti imputati cercano di ottenere questo riconoscimento in ogni grado di giudizio.

La vicenda e la condanna per spaccio in concorso

Il caso trae origine da un’operazione di polizia che ha portato all’arresto dei tre imputati per il reato di spaccio di stupefacenti in concorso. Il Tribunale di primo grado ha pronunciato una sentenza di condanna, confermata successivamente in appello. I giudici di merito hanno ritenuto che la condotta dei tre soggetti non potesse rientrare nell’ipotesi attenuata. La gravità del fatto, le modalità dell’azione e la quantità di sostanza hanno escluso l’applicazione della disciplina di favore. Di fronte a questa doppia pronuncia conforme, i condannati hanno tentato la carta del ricorso di legittimità. La cooperazione nel reato aggrava la percezione della pericolosità sociale della condotta, rendendo ancora più difficile l’accoglimento di tesi difensive orientate alla minima offensività.

Quando il ricorso in Cassazione diventa inammissibile

Il ricorso per Cassazione non rappresenta un terzo grado di giudizio in cui si può ridiscutere il fatto. Gli avvocati dei ricorrenti hanno proposto un unico atto di impugnazione. La contestazione principale riguardava la violazione di legge e il vizio di motivazione. Secondo la difesa, i giudici di merito non avevano motivato a sufficienza il diniego della qualificazione del fatto come di lieve entità. Tuttavia, la Suprema Corte esige che i motivi di ricorso siano specifici e non si limitino a riprodurre le medesime obiezioni già sollevate e respinte nei gradi precedenti. La specificità del motivo è un requisito fondamentale per l’ammissibilità del ricorso. Se il ricorrente si limita a copiare e incollare le vecchie memorie difensive, la Cassazione non può fare altro che rigettare la richiesta senza entrare nel merito della questione.

Le motivazioni: il rigetto della lieve entità del fatto

Le motivazioni: la valutazione sulla lieve entità del fatto spetta ai giudici di merito. La settima sezione penale ha rilevato che l’unico motivo di ricorso riproduceva fedelmente le censure già esaminate. La Corte di Appello aveva già fornito una motivazione logica e coerente per escludere la lieve entità del fatto. I giudici d’appello avevano analizzato tutti gli elementi del reato, respingendo la richiesta di derubricazione con argomenti giuridici corretti. I ricorrenti non hanno proposto alcuna critica specifica contro la struttura motivazionale della sentenza impugnata, rendendo il ricorso del tutto generico. La Cassazione ha ribadito che il controllo di legittimità non può trasformarsi in un nuovo esame delle prove storiche.

Le conclusioni: le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità

Le conclusioni: l’inammissibilità e le sanzioni pecuniarie per i ricorrenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai tre imputati. Questa pronuncia comporta conseguenze finanziarie immediate e severe. Oltre alla conferma definitiva della condanna penale, la Corte ha condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, i giudici hanno imposto a ognuno il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione punisce la presentazione di ricorsi manifestamente infondati o generici, disincentivando l’abuso dello strumento giudiziario.

Cosa si intende per lieve entità del fatto nei reati di droga?
Si tratta di una circostanza attenuante che riduce notevolmente la pena quando i mezzi, le modalità o le circostanze dell’azione, ovvero la qualità e quantità delle sostanze, indicano una ridotta offensività della condotta.

Perché la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi?
I ricorrenti si sono limitati a riproporre le stesse contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere critiche specifiche e mirate contro la sentenza della Corte di Appello.

Quali sono le conseguenze finanziarie della dichiarazione di inammissibilità?
Oltre a dover pagare le normali spese del processo, ciascun ricorrente deve versare una sanzione pecuniaria, che in questo caso specifico è stata fissata in tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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