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Lieve Entità — Anno 2023

438 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: 514 dosi escludono lo sconto di pena
Il ricorrente è stato condannato per detenzione e trasporto di sostanze stupefacenti da Sassari a Olbia. La polizia ha sequestrato un quantitativo di droga equivalente a ben 514 dosi medie singole. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, la concessione delle attenuanti generiche e il riconoscimento del reato continuato con una precedente condanna per cocaina risalente a due anni prima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'elevato numero di dosi e i collegamenti con ambienti criminali escludono lo spaccio di lieve entità. Inoltre, il distacco temporale di due anni e le diverse modalità escludono un unico disegno criminoso originario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Coltivazione di sostanze stupefacenti: no alla lieve entità
L'Imputato è stato condannato per la coltivazione di sostanze stupefacenti dopo il ritrovamento di una piantagione in un luogo impervio, attrezzata con fertilizzanti e strumenti da taglio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione dell'attenuante della lieve entità e contestando l'entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la coltivazione di sostanze stupefacenti non può essere considerata di lieve entità quando dalle piante è possibile ricavare un numero elevato di dosi singole (nella specie, circa 1123). Inoltre, la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e non è censurabile se supportata da una motivazione logica e coerente.
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Ricorso contro patteggiamento: no sconti per un chilo di cocaina
L'Imputato, dopo aver concordato l'applicazione della pena per la detenzione di oltre un chilogrammo di cocaina (pari a circa 6000 dosi), ha proposto ricorso per cassazione. Egli ha lamentato l'errata qualificazione del fatto, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto riconoscere l'ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione per erronea qualificazione giuridica è ammessa solo in caso di errore manifesto ed evidente dal testo della sentenza. Nel caso specifico, la rilevante quantità di droga e la condotta professionale dell'Imputato escludono qualsiasi errore del giudice di merito. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione a fini di spaccio: la fuga violenta nega la lieve entità
Un uomo ha tentato di sfuggire a un controllo di polizia colpendo un agente con il casco e causandogli un trauma cranico. Durante la successiva perquisizione, le forze dell'ordine hanno rinvenuto diverse tipologie di sostanze stupefacenti e materiale per il confezionamento in dosi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per resistenza a pubblico ufficiale e per il reato di detenzione a fini di spaccio. I giudici hanno escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, evidenziando che la varietà delle droghe e la presenza di strumenti per il confezionamento dimostrano un'attività organizzata e non occasionale. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di lieve entità: ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di ricettazione. I giudici di secondo grado avevano già ridotto la pena applicando la circostanza attenuante della ricettazione di lieve entità, ritenuta prevalente sulla recidiva. L'imputato ha contestato la ricostruzione dei fatti e la mancata applicazione della continuazione con precedenti condanne. La Cassazione ha stabilito che le contestazioni sui fatti non sono ammissibili in sede di legittimità e che la motivazione dei giudici d'appello sul diniego della continuazione era corretta e priva di vizi logici. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di documenti falsi: finta identità e condanna vera
L'Imputato è stato fermato durante un controllo stradale mentre esibiva una carta d'identità contraffatta intestata a un'altra persona e possedeva una carta bancomat con falsa intestazione. Condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di ricettazione di documenti falsi, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato la mancata concessione dell'attenuante della lieve entità e l'utilizzo di elementi probatori non corretti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del fatto, evidenziando la pericolosità sociale dell'uomo, gravato da numerosi precedenti penali per truffa e falso. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Porto abusivo di armi: un piccolo coltello costa la condanna
Il caso riguarda un cittadino condannato per porto abusivo di armi, sorpreso fuori casa con un coltello di 13 centimetri senza giustificato motivo. I giudici di merito hanno negato l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e l'attenuante della lieve entità, basandosi sui precedenti penali del soggetto e sulle caratteristiche dell'arma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che i precedenti penali e la valutazione negativa della personalità giustificano il diniego dei benefici. Di conseguenza, il ricorrente perde definitivamente la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: il peso non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio a carico di un uomo trovato con 47 grammi di hashish, strumenti di confezionamento e 705 euro in contanti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto come Lieve entità nel reato di spaccio, evidenziando che il peso della sostanza era inferiore ai 100 grammi. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il solo dato del peso non basta a ottenere lo sconto di pena se il contesto dimostra un'attività organizzata. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. I giudici hanno confermato che non è applicabile l'attenuante dello spaccio di lieve entità quando l'attività illecita presenta una struttura organizzata, un numero elevato di cessioni (oltre 700 in un caso), clienti stabili e un possesso di droga con alto principio attivo. La Corte ha ribadito che la co-detenzione di un'arma può essere desunta da comportamenti logici, come il tentativo di recuperarla dopo una minaccia. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa, vedono confermate le loro condanne e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Codetenzione di stupefacenti: nascondere la droga non è difesa
Una donna è stata condannata per la codetenzione di stupefacenti insieme al proprio convivente, dopo essere stata sorpresa a nascondere addosso oltre 48 grammi di cocaina, un bilancino e materiale da confezionamento durante una perquisizione domiciliare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, confermando che il suo comportamento attivo esclude la semplice connivenza non punibile. La Suprema Corte ha inoltre confermato la confisca di 15.000 euro in contanti occultati in camera da letto, ritenuti sproporzionati rispetto alle condizioni economiche della coppia, prive di redditi leciti. La tesi difensiva di una donazione da parte di una parente è stata giudicata non credibile. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: arresti
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato, un vicino di casa del promotore del gruppo, collaborava attivamente avvisando della presenza delle forze dell'ordine, fornendo schede telefoniche intestate a sé e spacciando in prima persona. La difesa chiedeva la riqualificazione dei fatti come di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la richiesta. Nonostante le singole cessioni fossero modeste, il gruppo garantiva uno spaccio continuo, sfruttando persino minori di otto anni. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la gravità indiziaria e la pericolosità sociale dell'indagato.
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Fatto di lieve entità: anche lo spaccio organizzato può esserlo
L'Imputato è stato condannato per spaccio di cocaina. La Corte d'Appello ha escluso l'ipotesi del fatto di lieve entità, valorizzando la presenza di tre clienti stabili e di strumenti per il confezionamento in dosi a casa dell'uomo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, annullando la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la modica quantità di droga (pari a soli 0,63 grammi) non può essere ignorata e che una struttura organizzata minima o la continuità dello spaccio non escludono automaticamente il fatto di lieve entità. Il caso dovrà essere interamente riesaminato.
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Spaccio di lieve entità: niente sconti per chi ha il bilancino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che il possesso di dieci confezioni di cocaina, un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e denaro contante dimostrano un'attività di spaccio strutturata. Inoltre, il reato è stato commesso mentre l'uomo si trovava agli arresti domiciliari, elemento che conferma la sua pericolosità sociale e giustifica l'applicazione della recidiva. Di conseguenza, la condanna a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa diventa definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se l’attività è stabile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo condannato per spaccio di eroina. La difesa chiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio, sostenendo che le singole cessioni riguardassero quantitativi minimi di droga. I giudici hanno però escluso l'attenuante evidenziando la professionalità e la stabilità dell'attività, caratterizzata da oltre sessanta cessioni in un breve arco temporale e da un canale di approvvigionamento costante. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto l'eccezione di nullità per la mancata traduzione in udienza dell'imputato (detenuto per altra causa), poiché tale stato di detenzione non risultava dagli atti del processo. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: la quantità di droga nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato a sei anni di reclusione e 30.000 euro di multa per sei episodi di cessione di cocaina e hashish. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione dei fatti nel reato di spaccio di lieve entità e contestando il concorso di persone e il trattamento sanzionatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per assoluta genericità dei motivi. I giudici hanno confermato che la rilevante quantità di droga sequestrata (cessioni tra i 100 e i 200 grammi di cocaina) e il ruolo attivo dell'indagato escludono l'applicazione della circostanza attenuante della lieve entità. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: condanna anche senza avviso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato fermato a bordo di un caravan con diversi tipi di droga e denaro contante. La difesa contestava l'utilizzabilità delle analisi tossicologiche, ritenendole un accertamento irripetibile svolto senza preavviso al difensore. I giudici hanno chiarito che l'analisi chimica sui campioni di droga è un accertamento ripetibile e non richiede avvisi. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego della circostanza della lieve entità, evidenziando l'organizzazione della detenzione, la recidiva e l'incompatibilità con l'uso personale.
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Chiamata in correità: quando il complice fa condannare il socio
Un uomo è stato condannato per l'importazione dalla Spagna di oltre due chili di marijuana e seicento grammi di MDMA tramite spedizione postale. La condanna si è basata principalmente sulla chiamata in correità di due complici, riscontrata da testimonianze di familiari, tracciamenti telefonici e un tatuaggio identificativo. La difesa ha impugnato la sentenza lamentando l'inattendibilità delle accuse e l'uso di verbali non presenti nel fascicolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che nel giudizio abbreviato le annotazioni della polizia giudiziaria sono pienamente utilizzabili e che le accuse dei complici erano solide, coerenti e prive di intenti calunniosi. Inoltre, la quantità e la varietà della droga escludono la qualificazione del fatto come di lieve entità.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per la rete organizzata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio continuato di eroina. La difesa chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, sostenendo si trattasse di piccolo spaccio occasionale. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, evidenziando una struttura organizzata, cessioni ripetute a numerosi clienti e l'uso di utenze telefoniche dedicate. La Corte ha ribadito che per escludere lo spaccio di lieve entità basta anche un solo elemento negativo, come la continuità dell'attività o la pericolosità della sostanza. Di conseguenza, sono state negate le attenuanti generiche ed è stata confermata l'espulsione dal territorio nazionale, oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso nel reato di spaccio: condanna per il complice in treno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di concorso nel reato di spaccio di 131 grammi di cocaina. Lo stupefacente era occultato nel corpo della complice durante un viaggio in treno. La difesa sosteneva la tesi della semplice connivenza passiva e richiedeva la riqualificazione del fatto come ipotesi di lieve entità. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che le intercettazioni telefoniche dimostravano il ruolo attivo dell'imputato nell'organizzazione del trasporto e nell'acquisto della droga. Inoltre, la Cassazione ha escluso la lieve entità a causa del quantitativo elevato, della stabilità dell'attività di spaccio e della finalità di lucro. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: negato lo sconto per spaccio stabile
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, contestando la valutazione del quantitativo di droga e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'attività di spaccio non era occasionale, ma stabile e continuativa, inserita in un contesto organizzato. Di conseguenza, è stata esclusa la lieve entità dello spaccio e l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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