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Lieve Entità — Anno 2026

257 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Detenzione ai fini di spaccio e porto d’armi: ricorso respinto
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per i reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e porto abusivo di armi. I giudici di merito avevano accertato la detenzione di quasi cinquanta grammi di cocaina con un elevato principio attivo, pari a circa l'ottantanove per cento, unitamente al possesso ingiustificato di un coltello a serramanico. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile poiché la difesa si è limitata a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi, senza contestare in modo specifico le motivazioni della decisione impugnata. Conseguentemente, la Corte condanna L'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione di droga per uso personale: è spaccio oltre il limite
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la destinazione per consumo proprio della sostanza stupefacente sequestrata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la responsabilità penale. I giudici hanno chiarito che la Detenzione di droga per uso personale è incompatibile con il possesso di un quantitativo equivalente a 265 dosi medie giornaliere e con il frazionamento della sostanza. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Accertamento sostanze stupefacenti: narcotest o perizia chimica?
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per spaccio di lieve entità. L'Imputato ha contestato la mancanza di una perizia chimica sul principio attivo della sostanza sequestrata. Inoltre, ha lamentato il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'accertamento sostanze stupefacenti non richiede obbligatoriamente una perizia chimica. Il solo narcotest è sufficiente se supportato da idonei elementi probatori e adeguata motivazione. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'Imputato, che dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Un uomo condannato per detenzione e traffico di droga ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di derubricare la condotta nel reato di spaccio di lieve entità, contestando la gravità del fatto. Gli agenti avevano rinvenuto dosi di eroina e hashish destinate allo spaccio, idonee a confezionare oltre ottocento dosi singole. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del ricorrente. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di principio attivo, la presenza di sostanze diverse e l'inserimento dell'imputato in una rete organizzata escludono l'ipotesi attenuata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il condannato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: quando la sanzione raddoppia
L'Imputato ha presentato personalmente un ricorso contro il patteggiamento concordato presso il Tribunale di Milano per un reato di lieve entità legato agli stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge stabilisce che il ricorso contro il patteggiamento deve essere firmato da un difensore abilitato e riguarda unicamente ipotesi tassative, come difetti di volontà dell'imputato o illegalità della pena. Non avendo rispettato questi requisiti formali e sostanziali, l'Imputato ha perso l'impugnazione ed è stato condannato al pagamento delle spese del giudizio, oltre al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo di armi: la Cassazione rigetta il ricorso
L'Imputato ha subito una condanna nei gradi di merito alla pena di otto mesi di arresto e duemila euro di ammenda per il reato di porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La motivazione evidenzia che la difesa ha richiesto una nuova valutazione dei fatti e delle prove, operazione vietata nel giudizio di legittimità. A causa dell'inammissibilità dell'impugnazione, L'Imputato perde la causa, deve pagare le spese del processo penale e deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: tra lieve entità e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per lo spaccio di sostanze stupefacenti a carico di quattro imputati coinvolti in un traffico continuato di droga. I giudici hanno respinto la richiesta di applicare l'attenuante della lieve entità del fatto, evidenziando il valore economico delle trattative, i crediti accumulati e lo sfruttamento del flusso turistico per lo smercio. La Suprema Corte ha chiarito che il supporto di intermediazione organizzativa integra la responsabilità penale per concorso nel reato. L'assenza di elementi positivi specifici ha inoltre impedito la concessione delle attenuanti generiche, per le quali non basta lo stato di incensuratezza. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso dell'intermediaria e dichiarato inammissibili gli altri tre ricorsi, condannando questi ultimi anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e la cessione di un quantitativo rilevante di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della fattispecie di spaccio di lieve entità per ridurre la sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché le doglianze riproponevano argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, richiedendo una non consentita valutazione delle prove. I giudici di legittimità hanno confermato che lo spaccio di lieve entità non può essere riconosciuto quando lo stupefacente è destinato a un numero elevato di consumatori. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: no alla lieve entità
Due imputati sono stati condannati in appello per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare per la cessione di cocaina da cui erano ricavabili circa 280 dosi. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, chiedendo di derubricare il fatto a ipotesi di lieve entità e contestando la misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere alla Cassazione un nuovo esame delle prove e delle intercettazioni. Inoltre, la presenza di circa 280 dosi destinate a un numero elevato di consumatori esclude la lieve entità del fatto. La condanna è diventata definitiva con obbligo di pagare le spese e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la quantità minima non evita la condanna
Gli Imputati, accusati di spaccio continuato nelle piazze cittadine e vicino ad alcune scuole, hanno chiesto di riqualificare la condotta come spaccio di lieve entità a causa delle ridotte quantità di droga cedute. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie lieve. I giudici hanno stabilito che l'organizzazione sistematica, la vendita quotidiana e il controllo del territorio prevalgono sul dato ponderale della singola dose. La Cassazione ha però accolto il ricorso di uno degli imputati riducendo la multa, in quanto il giudice d'appello aveva illegittimamente aumentato la sanzione in assenza di ricorso del pubblico ministero. I ricorsi degli altri coimputati sono stati dichiarati inammissibili.
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Arresto in flagranza per spaccio: assenza temporanea e condanna
Le forze dell'ordine hanno tratto in arresto un uomo accusato di gestire una piazza di spaccio organizzata nella propria abitazione, dotata di videosorveglianza. L'uomo ha contestato la legittimita della misura, sostenendo che l'arresto in flagranza per spaccio fosse illegittimo poiche egli si trovava momentaneamente fuori dall'immobile al momento dell'accesso degli agenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la detenzione di sostanze stupefacenti costituisce un reato permanente. L'allontanamento temporaneo dell'indagato non interrompe lo stato di flagranza se l'attivita di spaccio e l'organizzazione domestica continuano. La Suprema Corte ha inoltre escluso la lieve entita del fatto, confermando le sanzioni e la condanna al pagamento delle spese processuali.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna confermata
L'Imputato, condannato per il reato di spaccio di lieve entità, propone ricorso contro la decisione della Corte d'Appello. La difesa contesta la responsabilità penale, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione evidenzia l'inammissibilità del ricorso per cassazione in quanto i motivi presentati si limitano a riprodurre le medesime doglianze già analizzate e respinte dai giudici di merito. La Suprema Corte ribadisce che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di secondo grado se sorretta da motivazione logica. L'Imputato viene quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di stupefacenti: ricorso respinto e sanzione confermata
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per reato di stupefacenti, chiedendo di applicare l'ipotesi di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso si limitava a ripetere le argomentazioni già respinte in appello, sollecitando una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. La presenza di differenti tipologie di droga e il quantitativo non modico escludono la minore gravità del fatto. L'Imputato perde la causa: la condanna viene confermata e il ricorrente deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Estorsione di lieve entità: modesto importo ma pena confermata
Un uomo acquista uno scooter rubato e chiede 400 euro al proprietario, un anziano di settant'anni affetto da problemi di salute, per restituirglielo. Condannato in via definitiva per ricettazione ed estorsione, il responsabile chiede al giudice dell'esecuzione una riduzione della pena. La richiesta si fonda su una pronuncia della Corte Costituzionale che consente uno sconto per l'estorsione di lieve entità. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici evidenziano che la valutazione sulla misura della pena non dipende soltanto dal modesto valore economico preteso. Occorre infatti considerare la particolare vulnerabilità della vittima e la pericolosità del condannato. Di conseguenza, l'estorsione di lieve entità viene esclusa e la pena originaria rimane pienamente confermata.
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Dagli arresti al carcere: aggravamento della custodia cautelare
Un indagato agli arresti domiciliari ha violato le prescrizioni allontanandosi da casa in stato di ebbrezza, a bordo di un motociclo, e tenendo una condotta aggressiva verso le forze dell'ordine. Il giudice ha disposto l'aggravamento della custodia cautelare disponendo il trasferimento in carcere. L'uomo ha proposto ricorso sostenendo che la violazione fosse di modesta entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato che l'allontanamento ingiustificato comporta l'automatico trasferimento in carcere. Tale automatismo viene meno solo davanti a fatti di trascurabile rilevanza. La gravità del comportamento esclude ogni natura lieve e conferma la necessità della misura detentiva. L'indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Ricettazione di lieve entità: ricorso rigettato per gravi danni
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello, contestando il mancato riconoscimento della ricettazione di lieve entità e la conferma dell'aggravante legata all'utilizzo di un'automobile rubata per compiere un furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la difesa si è limitata a ripetere argomenti già respinti nei gradi precedenti, senza contestare la motivazione del giudice di merito. La gravità del danno patrimoniale causato e le modalità concrete della condotta escludono l'attenuante richiesta. Inoltre, la ricostruzione dei fatti ha confermato che il veicolo illecito serviva per commettere il reato fine. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Traffico di stupefacenti dal carcere: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di traffico di stupefacenti a carico di un uomo che gestiva lo spaccio persino dal carcere. L'imputato sosteneva di aver svolto solo un ruolo marginale e legato da rapporti familiari con la compagna, chiedendo la riqualificazione in semplice concorso o in un'ipotesi di minore gravità. I giudici hanno chiarito che le direttive impartite dal carcere tramite cellulare dimostrano la stabile partecipazione all'organizzazione. La riqualificazione dei singoli episodi di spaccio come fatti di lieve entità per il singolo non riduce automaticamente la gravità dell'intera rete criminale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la pena e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: ricorsi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La vicenda trae origine da un'articolata rete di distribuzione di cocaina, con sequestro di quantitativi rilevanti, bilancini e somme contanti. Gli imputati avevano contestato vari aspetti del processo: la presunta confusione nel concordato in appello, la competenza del tribunale procedente, la mancata qualificazione del fatto come fatto di lieve entità e la misura dell'espulsione dallo Stato. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'eccezione sulla competenza era tardiva, che il concordato non presentava illegalità e che l'organizzazione dello spaccio impediva di applicare benefici legati alle ridotte quantità. Di conseguenza, la Corte ha confermato le sanzioni e la confisca del denaro, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e delle sanzioni pecuniarie.
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Spaccio di lieve entità: annullato l’aumento di pena illogico
L'Imputato è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e detenzione di stupefacenti. Il Giudice di primo grado ha qualificato l'episodio della droga come spaccio di lieve entità, rilevando la mancanza di un'organizzazione strutturata. La Corte d'Appello ha confermato la condanna applicando però un consistente aumento di pena per la continuazione, giustificandolo con l'inserimento dell'azione in un più ampio contesto criminale organizzato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato limitatamente al calcolo della sanzione. I giudici di legittimità hanno riscontrato una contraddizione logica: non si può giustificare un aumento di pena elevato evocando la criminalità organizzata quando il fatto è stato riconosciuto come spaccio di lieve entità. La sentenza è stata annullata con rinvio per la sola ridetermiṇazione della pena.
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Traffico di stupefacenti: condanne ferme ma pena da rivedere
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da diversi soggetti condannati per traffico di stupefacenti e reati connessi. La vicenda trae origine da un'ampia indagine su cessioni di sostanze illecite, ricostruita tramite intercettazioni telefoniche e ambientali, riscontri della polizia giudiziaria e dichiarazioni di collaboratori. Gli imputati hanno contestato le identificazioni vocali, l'utilizzo di veicoli con doppiofondo, la mancata qualificazione del fatto come di lieve entità e gli aumenti di pena per continuazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili o rigettato la maggior parte dei ricorsi, confermando la solidità del quadro probatorio. Ha accolto soltanto il motivo di un imputato relativo all'assenza di motivazione sull'aumento di pena applicato per la continuazione. La decisione finale annulla la sentenza per questo specifico profilo sanzionatorio con rinvio ad altra sezione per la rideterminazione, confermando in via definitiva la responsabilità penale per il traffico di stupefacenti.
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