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Lieve Entità — Anno 2026

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257 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio e applicazione della recidiva: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un soggetto condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa contestava l'aumento di pena derivante dall'aggravante dei precedenti penali e il mancato riconoscimento delle attenuanti. I giudici hanno confermato la piena legittimità dell'applicazione della recidiva, evidenziando che i precedenti specifici dimostrano una persistente pericolosità sociale e la prosecuzione consapevole dell'attività criminale. Anche il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto corretto, considerata la gravità della condotta e il rinvenimento di denaro contante. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di lieve entità in materia di sostanze stupefacenti. La difesa ha quindi presentato ricorso davanti alla Suprema Corte lamentando una carenza di motivazione in merito alla mancata assoluzione. La Corte di Cassazione ha esaminato la doglianza e l'ha ritenuta priva di elementi specifici di fatto e di diritto. I giudici hanno quindi dichiarato la inammissibilità del ricorso per cassazione. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Porto di oggetti atti ad offendere: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un cittadino per il reato di porto di oggetti atti ad offendere. Le forze dell'ordine avevano fermato l'uomo a bordo di un'auto dopo una manovra sospetta. Durante la perquisizione notturna, gli agenti hanno rinvenuto nella sua tasca un coltello a serramanico con lama di nove centimetri e un involucro di droga, senza alcuna giustificazione valida. Il ricorrente ha contestato la decisione di merito chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno respinto la richiesta: il tentativo di sottrarsi al controllo e il contesto notturno impediscono il beneficio. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi improprie: esclusa la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di arresto e ottocento euro di ammenda per un uomo accusato del reato di porto abusivo di armi improprie. L'imputato portava fuori dalla propria abitazione una lama di dimensioni significative. La difesa ha chiesto l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità impedisce in radice l'applicazione della causa di non punibilità. Un fatto particolarmente tenue richiede infatti un disvalore ancora inferiore rispetto a un fatto lieve. Le dimensioni dell'oggetto escludevano qualsiasi marginalità del pericolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: pena alta e confisca legittima
L'Imputato è stato condannato per la cessione di venti grammi di cocaina, con riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena a tre anni e due mesi di reclusione oltre a seimila euro di multa. Il giudice ha negato il minimo edittale e le attenuanti generiche a causa dei precedenti specifici. Ha inoltre disposto la confisca del denaro contante e degli smartphone usati per l'attività illecita. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il calcolo della sanzione e il mancato dissequestro dei beni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha motivato correttamente la pena e la confisca degli strumenti del reato. L'Imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Crick durante la lite: porto di oggetti atti ad offendere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il porto di oggetti atti ad offendere. L'imputato aveva utilizzato un crick per auto durante un violento litigio con un'altra persona. Lo scontro fisico aveva provocato lesioni personali a entrambi i contendenti. La difesa chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto per ridurre la sanzione. I giudici di legittimità hanno respinto la richiesta e dichiarato inammissibile il ricorso. La tipologia dell'arnese impiegato e il contesto violento dell'aggressione escludono qualsiasi attenuante legata alla scarsa rilevanza dell'episodio. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Due imputati sono stati condannati a oltre quattro anni di reclusione e diciottomila euro di multa per cessione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. I condannati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Inoltre, la Corte ha escluso la minore gravità del fatto per la presenza di elementi sintomatici di una condotta professionale, organizzata e non occasionale, confermando le pene inflitte e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no alla terapia del dolore
Un imputato ha subito una condanna per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto diverse tipologie di droghe già suddivise in piccole dosi singole. La difesa ha sostenuto che l'uomo utilizzasse le sostanze per fini terapeutici legati alla terapia del dolore. I giudici di merito hanno respinto questa tesi per assenza di prove mediche adeguate. L'interessato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione dei fatti e la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La verifica delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e la motivazione adottata risulta priva di vizi logici. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per cento grammi di cocaina
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per traffico e cessione continuata di cocaina. Il Primo Imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo di aver svolto un ruolo marginale. Il Secondo Imputato contestava invece l'entità della sanzione decisa tramite accordo tra le parti. La Suprema Corte ha respinto entrambe le impugnazioni. I giudici hanno escluso la minore gravità a causa del possesso di oltre cento grammi di droga, dell'attività protratta per cinque mesi e dei consistenti guadagni. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il reclamo del secondo ricorrente, poiché la pena concordata in appello non può subire contestazioni generiche. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione degli arresti domiciliari: carcere dopo un minuto
Un indagato agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione per un solo minuto in orario notturno. Il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per la violazione degli arresti domiciliari. L'indagato ha presentato ricorso, sostenendo che l'uscita brevissima e il rientro spontaneo costituissero un fatto di lieve entità. I giudici hanno invece valorizzato l'orario notturno, le giustificazioni contrastanti e un precedente episodio analogo già perdonato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. L'indagato resta in carcere e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio negata: 50 dosi confermano la condanna
L'Imputato è stato fermato con cinquanta dosi di cocaina e crack destinate alla vendita. I giudici di merito lo hanno condannato per detenzione illecita a due anni e otto mesi di reclusione e a oltre undicimila euro di multa. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la riqualificazione dell'accusa nella fattispecie di lieve entità spaccio, contestando la gravità attribuita al fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Collegio ha stabilito che l'elevato quantitativo frazionato in dosi e le circostanze concrete impediscono il beneficio della minore gravità. L'Imputato dovrà scontare la pena confermata e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Spaccio di lieve entità escluso se l’attività è professionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. La difesa contestava la mancata riqualificazione del fatto nella meno grave ipotesi di spaccio di lieve entità e lamentava l'applicazione della recidiva. I giudici hanno chiarito che il beneficio della lieve entità impone una valutazione complessiva di mezzi, modalità dell'azione, purezza e quantità della sostanza. La presenza di indici di professionalità nell'attività illecita esclude la minima offensività della condotta. Inoltre, la censura sulla recidiva è risultata infondata poiché il primo giudice l'aveva già disapplicata. L'imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese legali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Porto di oggetti atti ad offendere: niente sconti per chi ha precedenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo accusato del reato di porto di oggetti atti ad offendere, consistente nel portare fuori dalla propria abitazione un coltello con lama particolarmente tagliente. La difesa richiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità del fatto per ottenere una sanzione ridotta. I giudici supremi hanno respinto la richiesta, sottolineando l'elevata pericolosità offensiva dell'arma da taglio e i numerosi precedenti penali recenti della persona, tra cui rapine e reati violenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il condannato dovrà pagare le spese legali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti: un chilo nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a due anni di reclusione e seimila euro di multa per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione della fattispecie nella lieve entità nel reato di stupefacenti, la concessione delle attenuanti generiche e la riduzione della pena. I giudici hanno escluso la minore gravità a causa del quantitativo sequestrato, pari a circa un chilogrammo di marijuana da cui erano ricavabili oltre cinquemila dosi singole medie. La presenza di precedenti specifici ha confermato la pericolosità sociale del soggetto, precludendo ogni beneficio difensivo. L'imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità e custodia cautelare in carcere: la Cassazione
Un indagato ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per detenzione di cocaina e crack, sebbene il fatto fosse stato riqualificato come reato di lieve entità. La difesa ha sostenuto che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico fossero sufficienti a contenere il pericolo di recidiva, richiamando anche lo stato di tossicodipendenza del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ritenuto congrua la motivazione dei giudici di merito. L'abitazione dell'indagato fungeva da laboratorio per confezionare la droga. Inoltre, i precedenti penali, le continue violazioni di precedenti obblighi di firma e l'interruzione volontaria del percorso riabilitativo giustificano la misura carceraria.
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Lieve entità nello spaccio: auto e contabilità escludono lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per detenzione illecita di sostanze stupefacenti a carico di un imputato, negando la concessione della lieve entità nello spaccio. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto diverse tipologie di droghe all'interno della vettura dell'uomo durante un controllo. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato sostenendo una ridotta offensività per qualità e quantità delle sostanze. I giudici hanno respinto la tesi evidenziando un'organizzazione strutturata: l'imputato utilizzava l'auto come base logistica, disponeva di due telefoni cellulari, un listino prezzi e un registro contabile dei clienti. Questi elementi superano i confini della piccola cessione da strada. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Estorsione consumata: arresto lampo ma il reato è perfetto
Un uomo ha minacciato gravemente una persona per farsi consegnare del denaro prima di Ferragosto, evocando contesti criminali. La vittima ha avvisato le forze dell'ordine, le quali hanno organizzato un appostamento. Subito dopo la consegna del denaro, gli agenti sono intervenuti arrestando l'uomo in flagranza e recuperando la somma. La difesa sosteneva che il reato fosse solo tentato, poiché l'agente non aveva goduto del profitto, e invocava l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'estorsione consumata: il delitto si perfeziona con il passaggio materiale dei soldi, e l'aggravante del metodo mafioso impedisce l'applicazione dell'attenuante della lieve entità.
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Detenzione ai fini di spaccio: uso personale escluso
Un uomo è stato fermato con sostanze stupefacenti e denaro contante. I giudici di merito hanno qualificato la condotta come detenzione ai fini di spaccio di lieve entità, condannando l'imputato a oltre due anni di reclusione e alla confisca dei soldi. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata al mero consumo personale e che i giudici avessero valutato male le prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la ricostruzione dei fatti e la destinazione a terzi della droga risultano ampiamente provate dalla quantità, dalla presenza del denaro e dalle modalità d'azione. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per saltum convertito in appello dalla Cassazione
Il Tribunale condannava l'imputato riconoscendo la lieve entità del reato di spaccio di stupefacenti. La Procura Generale impugnava la decisione presentando direttamente un ricorso per saltum in Cassazione, denunciando una presunta violazione di legge nella qualificazione giuridica. La Suprema Corte ha rilevato che le censure del Pubblico Ministero contestavano in realtà la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove, elementi che integrano un vizio di motivazione non esaminabile in sede di legittimità. Di conseguenza, i giudici hanno convertito l'impugnazione in appello ordinario, trasmettendo gli atti alla Corte territoriale competente per il nuovo esame di merito.
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Spaccio di lieve entità e carcere: la droga minima non basta
I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo sorpreso a cedere una modica dose di cocaina, pari a 0,80 grammi. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nella sua abitazione oltre 8.600 euro in contanti, privi di giustificazione reddituale. La difesa ha invocato lo spaccio di lieve entità basandosi esclusivamente sul ridotto peso della dose ceduta, richiedendo in subordine gli arresti domiciliari anche presso terzi. La Suprema Corte ha respinto la tesi: la valutazione della lieve entità richiede un esame complessivo dei fatti e non un mero calcolo quantitativo. Il possesso dell'ingente somma ingiustificata e l'uso dell'abitazione come base logistica provano un'attività strutturata e continuativa. I giudici hanno escluso i domiciliari per l'alto rischio di reiterazione, confermando la massima misura carceraria.
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