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Lieve Entità — Anno 2026

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257 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Lieve entità stupefacenti: no allo sconto se c’è il bilancino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione di oltre 260 grammi di cocaina, suddivisa in decine di involucri. La difesa richiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante della sostanza, la suddivisione in dosi pronte per lo spaccio, il possesso di un bilancino di precisione e di materiale per il confezionamento escludono la minore gravità del fatto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna della ricorrente, condannandola anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: niente sconti ai professionisti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni e sei mesi di reclusione nei confronti di un cittadino straniero, ritenuto colpevole di plurimi episodi di cessione e detenzione di marijuana ed eroina. La difesa ha contestato l'attendibilità dei testimoni e ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, oltre al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e all'annullamento della misura di sicurezza dell'espulsione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che lo spaccio di lieve entità va escluso in presenza di un'attività organizzata e professionale protratta nel tempo. Inoltre, ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti e l'espulsione, data la provata pericolosità sociale del condannato, dedito stabilmente al commercio illecito come unica fonte di reddito.
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Lieve entità o spaccio grave? La Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto, l'esclusione della recidiva e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'elevato numero di dosi ricavabili (oltre mille) e il valore economico della droga (circa 15.900 euro) escludono la lieve entità. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa dei numerosi precedenti penali e del fatto che il reato è stato commesso durante l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Decreto di latitanza: quando la forma cede alla conoscenza reale
L'Imputato, condannato per spaccio di cocaina, ha impugnato la sentenza lamentando la nullità del decreto di latitanza per incompletezza delle ricerche e il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'eventuale irregolarità del decreto di latitanza costituisce una nullità a regime intermedio, sanata se l'imputato ha comunque avuto conoscenza effettiva del processo e ha partecipato attivamente richiedendo il giudizio abbreviato. Inoltre, la Cassazione ha escluso la lieve entità dello spaccio a causa della struttura organizzata e della stabilità delle forniture, confermando la condanna e il pagamento delle spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere: no alla lieve entità per la vedetta
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla custodia cautelare in carcere per spaccio sistematico di cocaina e marijuana a Tropea. L'indagato fungeva da vedetta e aveva rimosso un GPS installato dalla polizia sulla sua auto. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto come di lieve entità per evitare la misura carceraria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, a seguito delle riforme del 2023, anche per il reato di lieve entità la pena massima è stata elevata a cinque anni, rendendo comunque applicabile la custodia cautelare in carcere. Di conseguenza, l'indagato non ha un interesse concreto alla riqualificazione in questa fase. Confermata anche la sussistenza del pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.
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Traffico di stupefacenti: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di dieci imputati condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio nella provincia di Messina. I giudici hanno confermato la validità del quadro probatorio, basato su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una doppia conforme, la ricostruzione dei fatti non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Inoltre, ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto e della lieve entità a causa della sistematicità e della gravità delle condotte di spaccio contestate.
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Porto abusivo di armi: la fedina penale cancella la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due mesi di arresto e 333 euro di ammenda per un uomo accusato di porto abusivo di armi. Il difensore del ricorrente ha richiesto l'applicazione della circostanza attenuante della lieve entità, contestando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per valutare la lieve entità non basta considerare le dimensioni dell'oggetto atto a offendere. È necessario esaminare l'intero contesto del fatto e la personalità del reo. La presenza di gravi precedenti penali esclude la concessione di questa attenuante. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: la fuga aggrava la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto ingiustificato di coltello a serramanico. L'uomo era stato fermato dalle forze dell'ordine fuori dalla propria abitazione e aveva tentato la fuga. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo l'attenuante della lieve entità del fatto a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato e della sua condotta elusiva durante il controllo. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla gravità del fatto spetta al giudice di merito e che la fuga dimostra la pericolosità del comportamento. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto di oggetti atti ad offendere: condanna per armi in auto
Due cittadini sono stati condannati per il porto di oggetti atti ad offendere, avendo con sé senza giustificato motivo una mazza da baseball, un coltello a serramanico e un taglierino. Gli oggetti erano nascosti in una botola sotto il sedile dell'auto, immediatamente accessibili, mentre i soggetti seguivano un camion con andatura anomala. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei due imputati, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che non si può applicare l'attenuante della lieve entità. Per stabilire la gravità del fatto, infatti, non basta guardare le dimensioni degli strumenti, ma occorre valutare il contesto complessivo, come il numero di armi, la loro pronta disponibilità e la condotta di guida sospetta. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di coltello: la scusa del figlio non evita la multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto abusivo di coltello senza giustificato motivo. L'uomo sosteneva che l'utensile servisse per un'attività da svolgere con il figlio, ma i giudici hanno ritenuto tale giustificazione generica e non provata al momento del controllo. La Suprema Corte ha chiarito che, per valutare la lieve entità del fatto, non basta considerare le dimensioni dell'oggetto, ma occorre esaminare il contesto temporale, le modalità dell'azione e la personalità del soggetto. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentata rapina di lieve entità: la violenza esclude lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della tentata rapina di lieve entità, introdotta dalla Corte Costituzionale nel 2024. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del fatto spetta esclusivamente al giudice di merito. Nel caso specifico, i giudici d'appello avevano già escluso l'attenuante a causa della violenza gratuita esercitata sulla vittima, superiore a quella necessaria per la fuga. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel traffico di stupefacenti: esclusa con 3 kg
L'Imputato è stato condannato a due anni e quattro mesi di reclusione per traffico di stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità nel traffico di stupefacenti, la concessione delle attenuanti generiche e una diversa valutazione delle intercettazioni telefoniche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il quantitativo di droga pari a tre chilogrammi e il coinvolgimento di più territori escludono la lieve entità nel traffico di stupefacenti. Inoltre, i precedenti penali specifici impediscono la concessione delle attenuanti generiche. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso, vede confermata la condanna e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per chi vende ai domiciliari
Il Ricorrente, già agli arresti domiciliari, è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, essendo stato trovato in possesso di 198 dosi di cocaina e 806 dosi di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità e contestando l'aumento di pena per la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato numero di dosi e la commissione del fatto durante la detenzione domiciliare escludono categoricamente la minore gravità del fatto. Di conseguenza, Il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: quando l’hotel diventa centrale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione per un uomo sorpreso in una camera d'albergo con sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo la mancanza di prove sulla sua partecipazione attiva. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La quantità di droga sequestrata, equivalente a oltre duecento dosi medie e con un valore stimato di cinquemila euro, unita alla presenza di materiale per il confezionamento in serie, esclude l'applicazione della circostanza attenuante. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità negato: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che l'elevato numero di clienti, la pluralità delle piazze di spaccio, la durata della condotta (dal 2021 al 2023) e l'ingente quantitativo di droga escludono l'ipotesi attenuata. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: la contabilità condanna il pusher
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un uomo accusato di spaccio di stupefacenti (nello specifico, eroina). La difesa chiedeva di qualificare il fatto come semplice uso personale, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto insindacabili le prove raccolte nei gradi precedenti, tra cui le dichiarazioni di un acquirente, il sequestro di strumenti per il confezionamento (bilancino e forbici) e i fogli con la contabilità dell'attività illecita. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: no se l’attività è continuata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione di merito, escludendo l'attenuante a causa dell'elevato numero di cessioni, della durata della condotta (oltre un anno e mezzo, anche durante la pandemia) e della facile reperibilità degli spacciatori. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per spaccio di lieve entità. I giudici di secondo grado avevano già ridotto la pena a un anno, due mesi e sei giorni di reclusione, oltre a 800 euro di multa, riqualificando il reato originario. Il ricorrente ha impugnato la decisione contestando la colpevolezza e la severità della pena. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non si confrontavano con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inutile contro la pena ridotta
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a tre mesi e quattro giorni di reclusione, oltre a una multa di 540 euro. La Corte di Appello ha ridotto la pena originaria, discostandosi leggermente dal minimo edittale a causa dei precedenti penali specifici del soggetto. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le contestazioni della difesa miravano a una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: la contabilità nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di circa 24 grammi di cocaina e 130 grammi di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità nel reato di spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione complessiva esclude la minima offensività del fatto. Elementi come la diversità delle sostanze, il possesso di materiale per il confezionamento e un taccuino con la contabilità dell'attività illecita dimostrano una spiccata capacità di diffusione sul mercato. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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