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Lieve Entità — Anno 2026

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257 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Patteggiamento e qualificazione giuridica: i limiti del ricorso
Il Tribunale di Fermo applicava all'Imputato la pena concordata per spaccio di lieve entità. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, ritenendo errata tale classificazione a causa della continuità dello spaccio di cocaina. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Nel patteggiamento, l'impugnazione per erronea qualificazione giuridica è limitata ai soli casi di errore manifesto, ossia quando la definizione del reato è palesemente assurda rispetto alle accuse. Poiché nel caso specifico non emergeva un errore evidente, ma solo una richiesta di rivalutare i fatti, la Cassazione ha confermato la validità dell'accordo. Il principio ribadito tutela la stabilità del patteggiamento e qualificazione giuridica concordata dalle parti.
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Traffico di stupefacenti: carcere anche senza contatti col boss
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato, accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione di una memoria difensiva, l'errata qualificazione dei fatti come reati di non lieve entità e l'assenza di contatti diretti con il capo del sodalizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omesso esame di una memoria non invalida automaticamente la decisione e che, per la sussistenza del reato associativo, non occorrono contatti diretti con tutti i membri, bastando la consapevolezza di operare per un fine comune. Infine, la qualificazione di lieve entità richiede una valutazione globale e non meramente statistica. L'indagato resta in carcere.
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Tentata rapina: la violenza cancella lo sconto per lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentata rapina. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità e delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla lieve entità spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se motivata logicamente. Nel caso specifico, la richiesta è stata respinta a causa della violenza ripetuta sulla vittima, dell'approfittamento della sua condizione di debolezza e dei numerosi precedenti penali dell'autore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: niente sconto se si spaccia in prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga, escludendo l'applicazione della lieve entità stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre 88 grammi di cocaina con un principio attivo dell'80%. I giudici hanno evidenziato la gravità del fatto, considerando l'elevata purezza della sostanza, il consolidato inserimento del soggetto nel mercato dello spaccio e la commissione del reato durante l'affidamento in prova ai servizi sociali per precedenti specifici. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla gravità del reato spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: lanciare la droga non evita la condanna
L'Imputata è stata condannata per il reato di spaccio di lieve entità a sei mesi di reclusione e mille euro di multa, dopo essere stata sorpresa a lanciare dalla finestra un involucro con 10,9 grammi di cocaina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione e che la presenza di numerosi precedenti penali impedisce legalmente la concessione dei benefici di sospensione. L'Imputata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: dai lavori utili alla multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo era stato trovato in possesso di circa 90 grammi di hashish (pari a 601 dosi), due coltelli e un bilancino di precisione. La Corte d'Appello aveva sostituito la pena detentiva di 8 mesi con il lavoro di pubblica utilità. L'Imputato ha contestato la ricostruzione dei fatti e ha invocato tardivamente la messa alla prova, basandosi su una recente sentenza della Corte Costituzionale. I giudici di legittimità hanno respinto i motivi: la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e la richiesta di messa alla prova non può essere avanzata per la prima volta in Cassazione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di stupefacenti: la fuga non salva dalla condanna
Due imputati sono stati condannati a quattro anni di reclusione per il reato di spaccio di stupefacenti, dopo essere stati sorpresi a trasportare 34,5 grammi di eroina e aver tentato di sfuggire al controllo della Guardia di Finanza lanciando la droga dal finestrino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. I giudici hanno escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, evidenziando l'inserimento dei soggetti in un circuito criminale organizzato e le modalità del trasporto alla luce del sole. È stata inoltre respinta la richiesta di messa alla prova, poiché mai formulata nei precedenti gradi di giudizio, e il riconoscimento delle attenuanti generiche, data la gravità della condotta e il tentativo di fuga. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità del fatto: no allo sconto per 4000 dosi di eroina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a quattro anni di reclusione per traffico di stupefacenti. La donna trasportava eroina a bordo di una motonave proveniente dall'estero in cambio di denaro. La difesa invocava la qualificazione del reato come lieve entità del fatto. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando l'elevata quantità della sostanza, pari a ben 4.786 dosi, l'ottima qualità della droga e le modalità del trasporto internazionale effettuato da un soggetto insospettabile. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna originaria e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità stupefacenti: quando 720 dosi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la quantità di droga sequestrata (pari a 720 dosi di marijuana e 12 di hashish), la presenza di un bilancino di precisione, di materiale per il confezionamento e di una somma in contanti escludono l'applicazione della minore gravità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione a fini di spaccio: l’uso personale non salva il reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che l'hashish fosse destinato all'uso personale e che la condotta relativa alla cocaina fosse di lieve entità. I giudici hanno invece confermato la colpevolezza basandosi sul rilevante quantitativo di droga, pari a ventitré grammi di hashish e oltre cinquantacinque grammi di cocaina, sulla suddivisione in dosi, sulla presenza di strumenti di confezionamento e di un foglio di contabilità, oltre che sull'assenza di un lavoro stabile del reo. È stata inoltre confermata la recidiva qualificata per via di precedenti penali specifici. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nei reati di droga: negato lo sconto allo spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per spaccio e ricezione di cocaina. L'Imputato contestava la ricostruzione dei fatti e chiedeva il riconoscimento della lieve entità nei reati di droga. I giudici hanno confermato l'esclusione della circostanza attenuante a causa dell'elevata quantità di stupefacente (oltre cento grammi di cocaina), della frequenza delle cessioni (più di cinquanta episodi) e della costante disponibilità di droga in un ristretto arco temporale. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Gravi indizi di colpevolezza: spaccio o uso personale?
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo l'uso personale della droga e l'occasionalità della condotta. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che l'acquisto a credito di circa 60 grammi di cocaina, per un valore di 3.000 euro, dimostra un solido legame fiduciario con i fornitori, incompatibile con il consumo personale. Inoltre, l'indagato aveva inviato un falso verbale di sequestro per giustificare il mancato pagamento della sostanza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame logica, coerente e priva di vizi, confermando la legittimità della misura cautelare applicata.
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Lieve entità dello spaccio: il bilancino in auto nega lo sconto
Un uomo, fermato in auto con altre persone in possesso di sostanze stupefacenti e un bilancino di precisione, ha impugnato la condanna chiedendo il riconoscimento della lieve entità dello spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per concedere la riduzione della pena occorre una valutazione globale di tutti gli elementi del caso. Nel caso specifico, la quantità di droga e la presenza del bilancino escludono la lieve entità dello spaccio. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Spaccio di lieve entità: no alla pena retroattiva più severa
Tre imputati sono stati condannati per reati di droga. La Corte d'appello ha riqualificato i fatti come spaccio di lieve entità non occasionale, applicando una norma del 2023 ritenuta più favorevole. La Cassazione ha però rilevato un errore: la riforma del 2023 non ha creato un nuovo reato autonomo, ma una circostanza aggravante che aumenta la pena per le condotte non occasionali. Di conseguenza, applicare questa norma a fatti commessi nel 2020 ha violato il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole, poiché ha comportato una pena più alta rispetto a quella prevista all'epoca dei fatti. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, confermando in via definitiva la colpevolezza degli imputati.
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Traffico di stupefacenti: condanne per i codici cifrati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per reati legati al traffico di stupefacenti. Il Primo Ricorrente contestava la condanna per spaccio, ritenendo che le intercettazioni telefoniche fossero state interpretate erroneamente e chiedendo la derubricazione del reato in lieve entità. Il Secondo Ricorrente contestava la sua partecipazione all'associazione criminale. La Suprema Corte ha confermato la validità delle prove raccolte, evidenziando che il linguaggio cifrato usato nelle telefonate era smentito dal reale sequestro di cocaina. Inoltre, ha escluso la lieve entità per la stabilità e la ramificazione internazionale del sodalizio criminoso. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Fuga e armi illegali: niente ‘particolare tenuità del fatto’
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per porto illegale di armi e violazioni della legge sulla caccia. Gli imputati chiedevano l'assoluzione invocando la 'particolare tenuità del fatto'. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo che la presenza di più condotte illegali e il tentativo di fuga di uno dei due per evitare un controllo impedivano di considerare il fatto come particolarmente tenue. La sentenza chiarisce la netta differenza tra 'lieve entità', che attenua solo la pena, e 'particolare tenuità del fatto', che richiede un'offensività minima per escludere la punibilità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Furto in abitazione: condanna anche per dei vasi presi in giardino
La Cassazione conferma la condanna per furto in abitazione a carico di due persone che avevano sottratto dei vasi dal giardino di una conoscente. La difesa sosteneva si trattasse di un uso momentaneo per una sorpresa, ma la restituzione tardiva ha escluso questa ipotesi. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il furto in abitazione è sempre grave perché viola la sfera privata della persona. Per questo motivo, non è applicabile l'attenuante della 'lieve entità', anche se il valore della refurtiva è basso. La sentenza chiarisce che la violazione del domicilio prevale sulla tenuità del danno economico.
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Spaccio di droga in carcere: padre porta 100g al figlio detenuto
Un padre consegna un panetto di 100 grammi di hashish al figlio detenuto durante un colloquio. Le forze dell'ordine scoprono lo spaccio di droga in carcere grazie a diverse intercettazioni telefoniche. L'uomo finisce agli arresti domiciliari. La difesa presenta ricorso, sostenendo che la quantità di droga fosse minima e che le intercettazioni risultassero fraintendibili. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che l'interpretazione delle intercettazioni è valida se segue una logica chiara. Inoltre, introdurre 100 grammi di stupefacente in un penitenziario non rappresenta mai un fatto di lieve entità. I numerosi precedenti penali del padre giustificano pienamente la misura cautelare per il forte rischio di nuovi reati. Il padre perde definitivamente la causa, rimane agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di 3.000 euro.
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Rideterminazione della pena: quando il giudicato sbarra la strada
Un condannato ha presentato ricorso per la rideterminazione della pena invocando l'applicazione di una circostanza attenuante basata su una recente sentenza della Corte Costituzionale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la rideterminazione della pena in fase esecutiva non è ammessa se la sentenza di condanna è diventata definitiva dopo la pubblicazione della decisione della Consulta. In tali casi, la questione doveva essere sollevata durante il processo di merito. La Corte ha inoltre chiarito che la coincidenza fisica tra il giudice del processo e quello dell'esecuzione non costituisce di per sé un motivo di nullità, dovendo essere eventualmente contestata tramite la procedura di ricusazione.
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Spaccio o uso personale? 68 grammi e bilancino portano alla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato in possesso di 68 grammi di marijuana. Nonostante la difesa sostenesse la lieve entità del fatto, i giudici hanno evidenziato come la detenzione a fini di spaccio fosse provata da elementi inequivocabili. Oltre al peso della droga, il ritrovamento di un bilancino di precisione sporco di sostanza, ritagli di buste per il confezionamento e nastro adesivo ha pesato sulla decisione. L'analisi tecnica ha rivelato la possibilità di ricavare ben 319 dosi medie singole, superando ampiamente la soglia del consumo personale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non contestava validamente le prove raccolte nei gradi precedenti, limitandosi a riproporre argomenti generici già respinti.
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