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Lieve Entità — Anno 2026

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257 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Lieve entità nello spaccio: troppi grammi e ricorso bocciato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di stupefacenti, possesso di un taser e custodia non autorizzata di 90 chilogrammi di fuochi d'artificio sotto il letto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio a causa dell'elevato dato ponderale della sostanza, pari a oltre 700 grammi di hashish da cui si potevano ricavare circa 2.800 dosi singole. Tale quantità assorbe ogni altra considerazione sulla portata dell'attività criminale. La Corte ha inoltre giudicato inverosimile la giustificazione fornita per i fuochi pirotecnici, asseriti come destinati a un uso familiare per le feste. Infine, la presenza di precedenti penali ha precluso la concessione della sospensione condizionale della pena. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammesse.
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Traffico di stupefacenti: condanne ferme ma pena da ricalcolare
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro imputati condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per numerose cessioni di droga. La difesa contestava l'esistenza dell'organizzazione criminale e chiedeva la riqualificazione dei reati nell'ipotesi di lieve entità. I giudici di legittimità hanno confermato la responsabilità penale di tutti gli imputati, evidenziando come i continui contatti, la divisione dei compiti e le basi logistiche dimostrino l'esistenza del sodalizio. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso di uno degli organizzatori limitatamente al trattamento sanzionatorio. I giudici di secondo grado non avevano infatti motivato il diniego delle attenuanti generiche, concesse invece agli altri complici con pari ruolo. La colpevolezza rimane irrevocabile, ma un nuovo giudizio d'appello dovrà rideterminare la pena.
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Lieve entità nello spaccio di droga: no al taglio pena
L'Imputato è stato condannato a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa per la detenzione di oltre 300 dosi di cocaina, già suddivise e nascoste in un garage. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della fattispecie di lieve entità nello spaccio di droga. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato quantitativo di sostanza e le concrete modalità di conservazione dimostrano un'attività organizzata e non occasionale. Di conseguenza, la condanna diventa definitiva e l'Imputato deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre a pagare le spese processuali.
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Inammissibilità del ricorso per motivi generici: niente sconti
L'Imputato è stato condannato nei gradi di merito per il reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Le forze dell'ordine lo avevano trovato in possesso di dodici involucri di cocaina, con la cessione di cinque dosi ad altre due persone. L'Imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando un vizio di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per motivi generici. La difesa si è limitata a contestare la decisione impugnata in modo vago, senza indicare specifiche carenze logiche o giuridiche e senza apportare precisi elementi a sostegno della propria tesi alternativa. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'Imputato, imponendogli anche il pagamento delle spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Introduzione di droga in carcere: no all’uso personale
L'Imputato ha tentato di realizzare l'introduzione di droga in carcere ingerendo gli involucri contenenti le sostanze. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di spaccio, escludendo sia l'ipotesi dell'uso personale sia la fattispecie della lieve entità. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la destinazione personale dello stupefacente. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che introdurre stupefacenti in un istituto di pena tramite ingestione possiede un'elevata pericolosità sociale e una carica ingannevole che impediscono ogni riduzione di pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento: il ricorso fallisce dopo l’accordo sulla pena
Due imputati hanno concordato una pena tramite patteggiamento per violazione della legge sugli stupefacenti. In seguito, hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata qualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici hanno stabilito che, a seguito di patteggiamento, il ricorso per errata qualificazione giuridica è consentito soltanto se l'errore risulta palese, immediato e macroscopico rispetto al capo di imputazione. Le valutazioni meramente opinabili o di merito non consentono il riesame in sede di legittimità. Di conseguenza, i condannati sono stati tenuti al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Confisca per sproporzione: contanti a rischio per lieve entità
Una persona fermata con sostanze stupefacenti subiva il sequestro di oltre cinquemila euro in contanti rinvenuti nella propria abitazione. Il Tribunale condannava l'imputata per spaccio di lieve entità, ma ordinava la restituzione del denaro per assenza di un collegamento diretto tra la somma e la detenzione della droga. La Procura Generale impugnava il verdetto contestando la mancata valutazione economica della disponibilità patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per sproporzione si applica obbligatoriamente anche nelle ipotesi di reato attenuate. Se il condannato è disoccupato o privo di entrate congrue, il giudice deve verificare la sproporzione reddituale prima di restituire il contante.
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Spaccio di lieve entità escluso se la rete è strutturata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un soggetto condannato per cessione continuata di stupefacenti e per aver diretto una rete di vendita illecita. L'imputato chiedeva la riqualificazione dei fatti nella fattispecie di spaccio di lieve entità, facendo leva sulle singole cessioni inferiori a un grammo di sostanza. I giudici hanno respinto la richiesta, sottolineando che l'attività si inseriva in un'organizzazione strutturata, con pusher stipendiati a tremila euro al mese, veicoli dedicati e alloggi forniti ai collaboratori. La complessità logistica e la diffusività del commercio escludono la natura occasionale della condotta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e l'aggravante direttiva, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: confermato l’arresto per spaccio
L'Indagato ha presentato ricorso contro la conferma della custodia cautelare in carcere per una serie di cessioni di sostanze stupefacenti. La difesa contestava i gravi indizi, eccependo periodi di assenza dall'Italia e una presunta confusione con il fratello, oltre a invocare la lieve entità del fatto e l'eccessiva severità della misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili i riconoscimenti fotografici degli acquirenti e concreto il pericolo di reiterazione del reato, data la recidiva, lo stato di tossicodipendenza e l'assenza di redditi leciti. Anche nell'ipotesi di cessioni non occasionali di lieve entità, la carcerazione preventiva resta compatibile e necessaria per contenere il rischio di fuga e di recidiva.
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Lieve entità spaccio: stop allo sconto con 900 dosi
L'Imputato è stato fermato con oltre 464 grammi di hashish, dai quali erano ricavabili circa 918 dosi singole. Le forze dell'ordine hanno trovato anche una cospicua somma di denaro contante non giustificata e strumenti per il confezionamento. L'accusa ha contestato la detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'indagato ha richiesto il riconoscimento dell'ipotesi attenuata del fatto di lieve entità spaccio e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della rilevanza quantitativa e qualitativa della droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna e ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Detenzione a fini di spaccio: prova e confisca del denaro
Una persona veniva fermata in auto con 1,8 grammi di cocaina suddivisi in quattro dosi e bustine di cellophane nel cruscotto. I giudici di merito la condannavano a dieci mesi di reclusione e 1.600 euro di multa per detenzione a fini di spaccio di lieve entità, disponendo la confisca del denaro trovato. L'imputata ricorreva per cassazione sostenendo l'uso personale, l'eccessività della sanzione e l'illegittimità della confisca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna. Il possesso di materiale per il confezionamento, il reddito insufficiente a giustificare l'acquisto di una scorta e un recente precedente arresto provano la colpevolezza. La detenzione a fini di spaccio resta accertata con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: stop a sconti di pena per piazze organizzate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che la gestione organizzata di una piazza di spaccio, la suddivisione della cocaina e del crack in dosi pronte alla vendita e la complessiva condotta escludono categoricamente il fatto di lieve rilevanza penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso: deposito errato e carcere fermo
L'Indagato, sottoposto alla custodia cautelare in carcere per detenzione di ingenti quantitativi di stupefacenti (due chili di marijuana e due etti di hashish) e contraffazione di banconote tramite stamperia clandestina, propone impugnazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Il ricorso sostiene la lieve entità dello spaccio, la mancanza di perizia sulle banconote false e contestazioni sulle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso. Il deposito è avvenuto presso la cancelleria del giudice per le indagini preliminari errato e non del Tribunale del Riesame. Inoltre, le doglianze sono generiche: l'ingente droga esclude la lieve entità, la contestazione sulle banconote è del tutto nuova e le attività illecite svolte in casa rendono inidonei gli arresti domiciliari. L'Indagato perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sostanze stupefacenti di lieve entità: no al taglio di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per reati in materia di droga. L'imputato richiedeva il riconoscimento delle sostanze stupefacenti di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste a causa del grande quantitativo di farmaci sequestrati, pari a oltre tremila compresse tra Tramadolo e Tapentadol. La Polizia Giudiziaria ha inoltre dimostrato la sistematicità dello spaccio e l'elevato volume di affari. La Cassazione ha stabilito che la valutazione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata o furto: lo smartphone rubato con violenza
Un uomo ha sottratto con la forza uno smartphone a una passante, facendola cadere a terra e provocandole lesioni personali. La difesa ha chiesto di declassare il reato in furto con strappo e di applicare l'attenuante della lieve entità in ragione del modesto valore economico del dispositivo. La Corte di Cassazione ha confermato l'imputazione per rapina aggravata e lesioni aggravate. I giudici hanno chiarito che l'uso della forza fisica diretta contro la vittima impedisce la riqualificazione in semplice furto. Inoltre, il riconoscimento della lieve entità non dipende unicamente dal valore del bene rubato, ma richiede una valutazione globale della condotta e delle sue conseguenze. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità e droga in auto: la condanna
L'Imputato è stato fermato dalla polizia mentre si trovava alla guida della propria autovettura in compagnia di un altro soggetto. Durante il controllo, gli agenti hanno rinvenuto all'interno del veicolo un pacchetto di sigarette nascosto contenente cannabis suddivisa in undici dosi già confezionate. Il quantitativo complessivo permetteva di ricavare circa settantacinque dosi medie. I giudici di merito hanno riconosciuto la responsabilità penale dell'automobilista per il reato di spaccio di lieve entità, escludendo la destinazione all'uso personale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione ed errori di diritto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale e il pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: la quantità esclude lo sconto
Il Ricorrente ha impugnato in Cassazione la sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità per il possesso di circa 576 grammi di hashish suddivisi in cinque panetti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato come il principio attivo sequestrato, pari a oltre 101 grammi, consentisse di ricavare circa 4.000 dosi singole. Un quantitativo così elevato, destinato a un numero vasto di acquirenti, smentisce la natura ridotta dell'attività illecita. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali, oltre a un versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Traffico di sostanze stupefacenti: i ricorsi in Cassazione
Diversi soggetti hanno presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di appello che confermava le loro condanne per associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per singoli episodi di cessione. Gli imputati lamentavano la presenza di un precedente giudicato, la mancanza di prove oltre le intercettazioni e chiedevano il riconoscimento della lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione stabile, la continuità dello spaccio e l'uso di linguaggio criptico precludono sia il divieto di doppio giudizio sia l'attenuante della lieve entità. Tutti i ricorrenti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nello spaccio: cocaina, dosi e contanti la negano
L'Imputato è stato condannato per traffico illecito di sostanze stupefacenti a tre anni di reclusione e tredicimila euro di multa, dopo il sequestro di duecentosessanta grammi di cocaina, materiale per il confezionamento e oltre duemilaseicento euro in contanti. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, contestando inoltre la mancanza di una perizia chimica quantitativa e qualitativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo rilevante, gli strumenti per dosare la droga e il denaro denotano un'attività criminale stabile e strutturata, incompatibile con la fattispecie attenuata. Inoltre, la Corte ha ribadito che il solo esito del narcotest è sufficiente per accertare la natura della sostanza.
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Lieve entità negli stupefacenti esclusa per ingente peso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato alla pena di due anni di reclusione e seimila euro di multa per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento della lieve entità negli stupefacenti e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno confermato la decisione della Corte di Appello, stabilendo che il rilevante quantitativo sequestrato, pari a due virgola sette chilogrammi di hashish con oltre quattrocento grammi di principio attivo puro, impedisce la qualificazione della condotta come fatto lieve. Il quantitativo accertato dimostra un inserimento in un circuito di spaccio significativo, giustificando il rigetto del ricorso e la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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