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Lieve Entità — Anno 2026

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257 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti operante in Umbria, dedita allo spaccio di cocaina. Gli imputati contestavano la sussistenza del vincolo associativo e chiedevano la riqualificazione del reato nell'ipotesi di lieve entita. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, sottolineando che la struttura organizzata, l'uso di armi, il reclutamento di personale e l'ingente giro d'affari escludono la natura occasionale del sodalizio. E stata invece annullata senza rinvio la confisca e la condanna alle spese per un imputato precedentemente assolto, poiche venuta meno ogni imputazione a suo carico.
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Rapina pluriaggravata e attenuante lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina pluriaggravata a carico di un soggetto identificato principalmente tramite chiamata in correità. Nonostante i dubbi sollevati dalla difesa sui riconoscimenti fotografici della vittima, i giudici hanno ritenuto prevalenti le dichiarazioni del complice. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità dell'attenuante della lieve entità, nonostante il modesto valore del bottino, a causa delle modalità violente dell'azione.
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Inammissibilità del ricorso: i motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorrente sosteneva erroneamente che il fatto non fosse stato correttamente qualificato ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la sentenza di merito aveva già applicato tale qualificazione e il relativo trattamento sanzionatorio. La mancata contestazione specifica delle motivazioni della Corte d'Appello ha determinato l'inammissibilità del ricorso per genericità, con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità: quando lo spaccio è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, negando la riqualificazione del fatto come lieve entità. Nonostante le doglianze della difesa, i giudici hanno rilevato che la condotta dell'imputato, caratterizzata da oltre 50 episodi di cessione a numerosi assuntori e profitti costanti, denota una professionalità incompatibile con la fattispecie attenuata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché meramente reiterativo di questioni già risolte nei gradi di merito.
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Lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che richiedeva l'applicazione dell'attenuante della lieve entità. La decisione si fonda sul fatto che il ricorrente ha riproposto in modo generico le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che la mera reiterazione dei motivi d'appello rende il ricorso non specifico e, di conseguenza, inammissibile, confermando la condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità e spaccio: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e cessione di eroina. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della circostanza della lieve entità e il mancato assorbimento di alcune condotte. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era generico e formulava richieste estranee al giudizio di legittimità, come la riforma della pena o l'esclusione della recidiva. Inoltre, l'ingente quantitativo di droga sequestrato e l'organizzazione dell'attività di spaccio impediscono categoricamente di configurare la lieve entità del fatto.
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Lieve entità: inammissibilità del ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una mera ripetizione di quanto già dedotto e respinto in appello. La decisione sottolinea che, per essere ammissibile, il ricorso deve contenere una critica specifica e argomentata alla sentenza impugnata, non limitandosi a riproporre tesi già disattese. La condanna ha incluso il pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Porto di armi: quando non è di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo sorpreso in possesso di due coltelli dopo essere evaso dagli arresti domiciliari. La difesa invocava l'ipotesi di lieve entità per il porto di armi, sostenendo che gli strumenti fossero destinati all'attività agricola. Tuttavia, i giudici hanno rigettato il ricorso evidenziando la pericolosità delle lame e l'incompatibilità tra lo stato di detenzione domiciliare e l'attività lavorativa dichiarata. La sentenza ribadisce che il contesto dell'evasione aggrava la valutazione della condotta, impedendo l'applicazione di sanzioni solo pecuniarie.
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Inammissibilità ricorso e rinuncia ai motivi
La Corte di Cassazione ha sancito l'inammissibilità ricorso presentato da un imputato che intendeva contestare la mancata qualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha rilevato che, durante il giudizio di appello, la difesa aveva espressamente rinunciato ai motivi riguardanti la responsabilità penale, limitando l'oggetto del contendere esclusivamente alla misura della pena. Tale scelta processuale impedisce di sollevare in sede di legittimità doglianze relative alla qualificazione giuridica del fatto, rendendo il ricorso non esaminabile.
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Lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la mancata applicazione della circostanza della lieve entità (art. 73, comma 5, T.U.S.) in luogo della fattispecie ordinaria. La Suprema Corte ha stabilito che le doglianze difensive, pur presentate come violazioni di legge, miravano in realtà a una rivalutazione del merito dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. La decisione conferma la solidità della motivazione dei giudici di appello e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i motivi generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso cassazione presentato da un imputato per reati legati agli stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancata applicazione dell'attenuante della lieve entità e il diniego della messa alla prova. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi addotti erano meramente riproduttivi di quanto già esaminato e correttamente respinto dai giudici di merito, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile stupefacenti: guida al caso
La Corte di Cassazione ha rigettato l'impugnazione relativa a un caso di traffico di droga, definendo il ricorso inammissibile stupefacenti. Il ricorrente chiedeva la riqualificazione del reato come di lieve entità, ma i motivi sono stati giudicati meramente riproduttivi di argomentazioni già respinte in appello. La decisione ha comportato la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Porto di coltello e ricorso per Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto di coltello a serramanico. Nonostante la difesa sostenesse che l'oggetto servisse per le proprie necessità quotidiane in quanto senza fissa dimora, i giudici hanno confermato che lo stato di indigenza non costituisce un giustificato motivo per circolare con strumenti atti ad offendere.
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Confisca per sproporzione: le novità della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per sproporzione è applicabile anche nei casi di spaccio di lieve entità. Nel caso in esame, un imputato era stato trovato in possesso di una somma ingiustificata di oltre 23.000 euro. Sebbene il reato fosse stato derubricato, la Corte ha annullato la restituzione del denaro poiché il condannato non aveva provato la provenienza lecita della somma, sproporzionata rispetto al suo reddito.
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Intercettazioni in altri procedimenti: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce la validità delle intercettazioni in altri procedimenti per il traffico di stupefacenti. Se l'attività di spaccio è professionale e strutturata, non si applica l'ipotesi della lieve entità, portando all'inammissibilità del ricorso e a sanzioni pecuniarie.
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Pericolo di fuga e conferma della custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di spaccio sistematico di stupefacenti. Il ricorso contestava la sussistenza del pericolo di fuga e chiedeva la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte ha rigettato l'istanza evidenziando l'irregolarità dell'indagato sul territorio, l'uso di documenti falsi e l'organizzazione professionale dell'attività illecita.
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Detenzione fini spaccio: prova e uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione fini spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di oltre 53 grammi di marijuana. La presenza di strumenti per il confezionamento e il tentativo di disfarsi della sostanza escludono la tesi dell'uso personale, rendendo legittimo l'utilizzo del solo narcotest per la qualificazione del reato di lieve entità.
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Recidiva facoltativa: obbligo di motivazione specifica
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di tre soggetti coinvolti in attività di spaccio, focalizzandosi sulla corretta applicazione della recidiva facoltativa. La sentenza ribadisce che il giudice non può limitarsi a constatare l'esistenza di precedenti penali, ma deve motivare concretamente perché il nuovo reato dimostri una maggiore pericolosità sociale dell'imputato, annullando la decisione laddove tale analisi risulti insufficiente.
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Associazione a delinquere stupefacenti: la sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soggetti condannati per associazione a delinquere stupefacenti. Il primo ricorrente contestava la mancata concessione dell'attenuante della lieve entità e delle attenuanti generiche, mentre il secondo negava l'appartenenza organica al sodalizio criminale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il primo ricorso per genericità e rigettato il secondo, confermando che la stabilità dei rapporti di fornitura e la consapevolezza del piano criminoso trasformano il semplice fornitore in un partecipe dell'associazione.
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Lieve entità droghe: quando il reato è unico
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Il caso riguardava la possibilità di considerare come unico reato di lieve entità droghe il possesso di hashish e crack rinvenuti in parte sulla persona e in parte presso il domicilio. La Corte ha stabilito che la mancanza di contestualità spaziale e temporale esclude l'unicità del reato.
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