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Lieve Entità — Anno 2026

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257 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Lieve entità nello spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della qualificazione giuridica dello spaccio di stupefacenti, distinguendo tra l'ipotesi ordinaria e quella di lieve entità. Il caso riguarda diversi imputati condannati per cessioni di droga. Per uno dei ricorrenti, la Corte ha confermato la condanna e la confisca di un'auto di lusso, rilevando una sproporzione tra il valore del bene e il reddito dichiarato (percezione del reddito di cittadinanza). Per gli altri imputati, invece, la sentenza è stata annullata con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito non avevano motivato correttamente l'esclusione della lieve entità, omettendo di valutare complessivamente indici come la quantità modica, le modalità della condotta e l'assenza di una struttura organizzata complessa.
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Lieve entità estorsione: riduzione pena possibile
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva negato la rideterminazione della pena per il reato di estorsione. Il ricorrente chiedeva l'applicazione della lieve entità estorsione, introdotta dalla Corte Costituzionale con la sentenza 120/2023. Il giudice di merito aveva erroneamente ritenuto che il precedente riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità esaurisse ogni possibilità di riduzione. La Suprema Corte ha chiarito che le due attenuanti hanno presupposti differenti e possono concorrere, imponendo una nuova valutazione dei fatti per garantire la proporzionalità della sanzione.
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Lieve entità: i criteri per la riqualificazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della lieve entità in un caso di spaccio di stupefacenti dove l'imputato fungeva da custode del denaro. Nonostante il ritrovamento di trecento euro in banconote di piccolo taglio, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di appello che negava la riqualificazione del reato. La decisione sottolinea che la lieve entità deve essere valutata globalmente, considerando tutti gli indici previsti dalla legge, e che il solo possesso di una somma modesta non giustifica l'ipotesi di un traffico su larga scala.
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Spaccio di lieve entità: limiti alla non punibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità di hashish e cocaina. La difesa sosteneva l'uso personale o di gruppo, ma il rinvenimento di dosi già confezionate e di un bilancino di precisione ha confermato la finalità di cessione. La Corte ha chiarito che il riconoscimento della lieve entità non comporta automaticamente l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché quest'ultima richiede un'offesa ancora più esigua. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla mancata motivazione sul diniego delle attenuanti generiche e sull'applicazione della recidiva, basata solo sui precedenti penali senza una valutazione concreta della pericolosità sociale.
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Particolare tenuità del fatto e spaccio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità, confermando il diniego della particolare tenuità del fatto. Nonostante la fattispecie fosse quella attenuata prevista dal Testo Unico Stupefacenti, la detenzione di oltre 60 dosi di marijuana e la presenza di precedenti penali specifici hanno escluso la possibilità di applicare l'art. 131-bis c.p. La Corte ha ribadito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione rigorosa sia dell'esiguità del danno che della non abitualità della condotta, elementi incompatibili con la reiterazione del reato.
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Associazione a delinquere e traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancanza di una struttura organizzativa stabile e di una cassa comune. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la stabilità del vincolo associativo può prescindere da un fondo comune se esiste una strategia economica condivisa. La decisione ribadisce che il controllo di legittimità non può trasformarsi in un nuovo esame dei fatti, ma deve limitarsi alla verifica della coerenza logica della motivazione del giudice di merito.
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Sostanze stupefacenti: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti a carico di due imputati, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. Il Collegio ha ribadito che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove, come le intercettazioni telefoniche, se la motivazione del giudice di merito è logicamente coerente. Inoltre, è stato chiarito che il diniego delle attenuanti generiche può essere legittimamente fondato sulla pericolosità sociale del reo, desunta anche dall'applicazione di precedenti misure di prevenzione come la sorveglianza speciale.
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Spaccio di stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati condannati per spaccio di stupefacenti in concorso. I giudici hanno confermato la validità della sentenza di appello, evidenziando come la varietà delle sostanze rinvenute (crack, eroina e cocaina) e il tentativo di disfarsi della droga durante la perquisizione escludano la qualificazione del fatto come di lieve entità. La decisione ribadisce che, in presenza di una doppia conforme, il ricorso non può limitarsi a richiedere una nuova valutazione dei fatti, ma deve contestare vizi logici specifici della motivazione.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è attenuato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, rigettando la richiesta di riconoscimento della **lieve entità**. Il ricorrente era stato trovato in possesso di 11 grammi di crack e 256 grammi di hashish, quantitativi giudicati non trascurabili per numero di dosi ricavabili (oltre 4.200). La Corte ha inoltre negato la prevalenza delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità e spaccio: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, escludendo l'applicazione della lieve entità. La decisione è stata motivata dal possesso di circa 500 grammi di sostanza, idonei a produrre oltre 200 dosi, e dalla presenza di strumenti per il confezionamento. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche a causa della condotta mendace tenuta dall'imputato durante i controlli, ribadendo che il ricorso basato su valutazioni di merito è inammissibile in sede di legittimità.
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Spaccio di lieve entità: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità nei confronti di un soggetto trovato in possesso di diverse tipologie di stupefacenti, strumenti per il confezionamento e una somma di denaro in banconote di piccolo taglio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la difesa richiedeva una rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi di merito. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando come la pluralità delle sostanze e le segnalazioni dei vicini dimostrassero un'offesa non trascurabile al bene della salute pubblica.
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Traffico di stupefacenti: guida alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di due soggetti, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. I giudici hanno respinto la richiesta di riqualificazione del fatto come di lieve entità, citando l'elevato numero di cessioni e la solidità dei rapporti con il mondo del narcotraffico. È stata inoltre confermata l'impossibilità di sollevare eccezioni di incompetenza territoriale dopo la scelta del rito abbreviato e la legittimità di non applicare le attenuanti generiche nella loro massima estensione data la gravità delle condotte.
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Spaccio di stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di due imputati sorpresi con cocaina ed eroina suddivise in dosi. I giudici hanno rigettato la richiesta di riqualificazione del reato in 'lieve entità', valorizzando la pluralità delle sostanze e l'organizzazione dello spaccio. È stato inoltre chiarito che il trasporto consapevole della droga in auto non costituisce mera connivenza, ma un effettivo apporto causale al reato, specialmente in presenza di segni di nervosismo al controllo.
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Attenuanti generiche e spaccio: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un imputato che utilizzava i bagni pubblici come base logistica. Il ricorso, incentrato sul mancato riconoscimento delle **Attenuanti generiche** e sull'eccessività della pena, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ritenuto logica la motivazione dei giudici di merito, i quali hanno valorizzato negativamente la natura della sostanza (eroina) e il tentativo di occultamento della stessa durante il controllo delle forze dell'ordine.
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Lieve entità: dosi elevate e ruolo di corriere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che richiedeva la riqualificazione del reato di traffico di stupefacenti nella fattispecie della lieve entità. La decisione si fonda sull'elevato quantitativo di cocaina sequestrata, pari a oltre 2.600 dosi, e sul ruolo di trasportatore svolto dal soggetto, elementi che dimostrano un inserimento in un'organizzazione criminale e precludono l'applicazione dell'attenuante.
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Lieve entità e spaccio: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da tre imputati che miravano alla riqualificazione dei reati di spaccio nella fattispecie di **lieve entità**. La Suprema Corte ha stabilito che il possesso di quantitativi rilevanti di stupefacenti, superiori al chilogrammo, costituisce un elemento ostativo insuperabile. I giudici hanno rilevato la genericità delle doglianze, le quali non offrivano nuovi elementi di fatto ma si limitavano a riproporre tesi già correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio, confermando la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità: quando lo spaccio è organizzato
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che richiedeva la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie della **lieve entità**. I giudici hanno stabilito che l'organizzazione dell'attività, caratterizzata dal possesso di oltre 800 dosi medie e dall'impiego di vedette dotate di ricetrasmittenti, è incompatibile con la natura minore del fatto. La decisione ribadisce la necessità di una valutazione complessiva degli indici sintomatici per escludere l'attenuante.
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Lieve entità e traffico di droga: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, confermando l'esclusione della circostanza della lieve entità. Nonostante la difesa lamentasse una mancata riqualificazione del fatto, i giudici hanno ritenuto che la continuità delle cessioni e il radicamento del soggetto nell'attività di spaccio, emersi da intercettazioni e pedinamenti, fossero incompatibili con la tenuità del fatto. La decisione ribadisce che la lieve entità richiede una valutazione globale di tutti gli indici sintomatici della condotta, non limitata alla sola quantità di droga.
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Particolare tenuità del fatto e droghe leggere
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di lieve entità, focalizzandosi sulla mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. Nonostante il possesso di modiche quantità di marijuana e hashish, i giudici di merito avevano negato il beneficio basandosi su motivazioni ritenute generiche. La Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio, sottolineando che la natura delle sostanze (entrambe derivanti dal THC) e l'assenza di precedenti penali devono essere valutate con rigore per determinare l'occasionalità della condotta e l'entità del danno.
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Spaccio di stupefacenti: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di due imputati, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati. La decisione si fonda sulla validità delle intercettazioni ambientali e telefoniche utilizzate per l'identificazione dei responsabili e sulla disponibilità di veicoli impiegati per l'attività illecita. La Suprema Corte ha negato la riqualificazione del fatto come di lieve entità, evidenziando la stabilità dell'inserimento nel mercato della droga e il quantitativo non trascurabile di cocaina sequestrata. È stato inoltre ribadito che l'incensuratezza non costituisce di per sé un elemento sufficiente per il riconoscimento delle attenuanti generiche.
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