LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Lieve Entità — Anno 2023

Pagina 4 di 22

438 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Lieve Entità

Provvedimenti

Traffico di stupefacenti di lieve entità: no allo sconto
Quattro imputati sono stati condannati per associazione finalizzata al traffico di droga e spaccio. Tra di loro, il Capo dell'Organizzazione gestiva i traffici, mentre altri si occupavano del trasporto e della vendita al dettaglio con oltre duecento cessioni di cocaina. I ricorrenti hanno impugnato la condanna chiedendo la riqualificazione dei reati in traffico di stupefacenti di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la reiterazione sistematica dello spaccio e l'esistenza di una struttura organizzata escludono la minore gravità del fatto. Inoltre, l'associazione minore è configurabile solo se il programma criminoso prevede esclusivamente condotte minime. Di conseguenza, i ricorrenti restano condannati e dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Espulsione dello straniero: reato lieve ma allontanamento valido
Lo Straniero, condannato per spaccio di lieve entità, ha impugnato il provvedimento di espulsione dello straniero dal territorio italiano. La difesa sosteneva che la scarsa gravità del fatto e lo stato di emarginazione escludessero la pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che anche un reato di lieve entità può giustificare l'allontanamento se emerge una concreta pericolosità sociale. Nel caso specifico, Lo Straniero traeva il proprio sostentamento esclusivamente dall'attività illecita e aveva continuato a delinquere nonostante precedenti condanne e misure cautelari in corso.
Continua »
Lieve entità dello spaccio: il peso della droga non basta
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di 3 grammi di marijuana e 121 grammi di hashish. I giudici di merito hanno escluso la qualificazione del fatto come lieve entità dello spaccio basandosi unicamente sul peso della droga e sul ritrovamento di 195 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che il solo dato quantitativo non è sufficiente per escludere la minore gravità del reato. I giudici devono valutare globalmente tutte le circostanze del caso, come l'assenza di un'organizzazione strutturata e la limitata circolazione di denaro. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte di appello per una nuova valutazione.
Continua »
Ricettazione di lieve entità: errore sul valore cancella condanna
L'Imputata viene condannata per ricettazione in relazione ad alcuni oggetti d'oro. La Corte d'Appello nega l'attenuante della ricettazione di lieve entità, attribuendo ai beni un valore di 2.500 euro. La difesa ricorre in Cassazione, dimostrando un travisamento della prova: l'Imputata aveva ricevuto solo una catenina e due medagliette, mentre la cifra di 2.500 euro si riferiva all'intera refurtiva sottratta da un minore, di cui lei aveva solo una minima parte. La Suprema Corte accoglie il ricorso rilevando l'errore dei giudici di merito. Di conseguenza, accertata la fondatezza del ricorso, la Cassazione dichiara l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, annullando la sentenza senza rinvio.
Continua »
Ricettazione di carte di credito: conta l’uso, non la plastica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'imputata colpevole di ricettazione e utilizzo indebito di carte di pagamento. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto come di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che nella ricettazione di carte di credito il valore del bene non è quello fisico della tessera, ma il suo valore strumentale, ossia la capacità di effettuare prelievi e acquisti ripetuti. Nel caso specifico, i prelievi reiterati per circa tremila euro escludono la particolare tenuità del fatto.
Continua »
Lieve entità ma niente attenuanti generiche: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il primo ricorrente contestava il diniego delle attenuanti generiche, sostenendo che il riconoscimento della lieve entità del fatto dovesse comportare automaticamente la riduzione della pena. Il secondo ricorrente lamentava l'errata interpretazione delle intercettazioni telefoniche e l'incompatibilità tra il diniego delle attenuanti generiche e la concessione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha chiarito che non esiste alcun automatismo tra la lieve entità del reato e la concessione delle attenuanti generiche. Inoltre, ha stabilito che l'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito e che la sospensione condizionale e le attenuanti generiche hanno presupposti e finalità differenti, escludendo ogni incompatibilità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: quando la recidiva cancella i benefici
Cinque imputati sono stati condannati per molteplici episodi di spaccio di stupefacenti commessi nel 2018. I ricorrenti hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il bilanciamento delle attenuanti generiche, il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e l'applicazione della recidiva qualificata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato che la reiterazione delle cessioni e i ricavi consistenti escludono l'ipotesi di lieve entità. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa dei precedenti penali recenti che dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Traffico di stupefacenti: la confessione non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di due soggetti, un organizzatore e un custode della droga. I giudici hanno respinto il ricorso del custode, che chiedeva lo sconto di pena per il ravvedimento operoso. La sua collaborazione è stata ritenuta tardiva e priva di utilità concreta, poiché si è limitata a confermare elementi già noti alla polizia. La Suprema Corte ha inoltre negato l'attenuante della lieve entità richiesta dall'organizzatore. Nonostante la droga fosse nascosta in modo rudimentale sotto un ulivo e in parte definita solo tramite intercettazioni (droga parlata), l'ingente quantitativo di marijuana (oltre venti chili) e le sistematiche cessioni di cocaina dimostrano un'attività di spaccio professionale e organizzata. Gli imputati perdono il ricorso e dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Lieve entità nel reato di spaccio: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di 500 grammi di hashish e 35 grammi di marijuana. L'imputato richiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'ipotesi attenuata. La decisione si fonda sul considerevole dato ponderale della droga, idonea a produrre oltre 700 dosi singole, sul possesso di un bilancino di precisione e sulla mancata prova dell'uso personale. Tali elementi dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con il concetto di piccolo spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Lieve entità nel reato di spaccio: no allo sconto per chi tace
L'Imputato è stato condannato a sei anni di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish e marijuana, oltre al possesso di un bilancino di precisione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio e contestando il bilanciamento tra le attenuanti generiche e la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità nel reato di spaccio non può basarsi solo sul dato quantitativo, ma richiede una valutazione complessiva. Nel caso specifico, la quantità di dosi ricavabili, la condotta omertosa e i collegamenti con la criminalità organizzata escludono la minima offensività del fatto. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Lieve entità nel reato di spaccio: condannato chi ha troppe dosi
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, avendo in casa 88 dosi di cocaina e 218 di eroina, oltre a strumenti di confezionamento e denaro contante. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella Lieve entità nel reato di spaccio e l'applicazione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di droga, la presenza di strumenti per il confezionamento e il continuo andirivieni di persone dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con la lieve entità. Inoltre, il valore commerciale della droga esclude l'attenuante del lucro minimo. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: no allo sconto se la droga è troppa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'attenuante a causa del considerevole dato ponderale della droga sequestrata, dell'elevato grado di purezza e del numero di dosi ricavabili (336 di cocaina e 212 di hashish). Tali elementi dimostrano un'attività di spaccio sistematica e organizzata, non occasionale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: quando la Cassazione dice no
L'Imputato ha concordato un patteggiamento a tre anni di reclusione e quattordicimila euro di multa per reati in materia di stupefacenti. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata riqualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento per erronea qualificazione giuridica è ammesso solo se la qualificazione del giudice è palesemente eccentrica rispetto all'imputazione. Nel caso di specie, la qualificazione originaria era corretta e coerente con gli atti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio e lieve entità: la varietà di droghe esclude lo sconto
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di diverse sostanze stupefacenti, tra cui eroina, cocaina, hashish e marijuana. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la varietà delle droghe sequestrate, il possesso di un bilancino di precisione, la presenza di un nascondiglio nella parete e l'assenza di un lavoro stabile dimostrano un'attività organizzata e non occasionale. Di conseguenza, non è possibile applicare l'attenuante della lieve entità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto all’evaso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per spaccio di droga ed evasione. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e l'assorbimento di alcune condotte. I giudici hanno confermato che la detenzione di trentanove grammi di hashish (pari a oltre trecento dosi), unita alla frequenza delle cessioni e all'evasione per spacciare, esclude la minore gravità del fatto. Inoltre, le condotte di spaccio, essendo distinte nel tempo e nella volontà, costituiscono reati autonomi e non possono essere assorbite. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti o spaccio? Il numero di dosi decide
L'Imputato, condannato per vari reati tra cui lo spaccio di droga, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata riqualificazione del fatto come lieve entità e sostenendo l'uso personale di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la suddivisione della sostanza in numerosi piccoli involucri dimostra la destinazione allo spaccio. Se la droga fosse stata destinata al consumo personale, sarebbe stata conservata in un numero inferiore di confezioni. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e spaccio
Un uomo, fuggito alla vista della polizia, è stato trovato in possesso di venti dosi di eroina pronte per lo spaccio. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, riqualificando il fatto come di lieve entità grazie al quantitativo ridotto. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica, ma presentando motivi generici e ripetitivi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna a un anno e due mesi di reclusione e quattromila euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, poiché la condotta di fuga e il confezionamento in dosi escludevano l'uso personale.
Continua »
Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi di spaccio di lieve entità, contestando il calcolo delle dosi e la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso è inammissibile poiché si limita a riproporre le stesse contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere critiche specifiche e concrete alla sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Lieve entità dello spaccio: no se vendi droga ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione e spaccio di cocaina. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio e delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato l'esclusione della minore gravità del fatto, evidenziando non solo la quantità della droga, ma anche le modalità dell'azione, avvenuta mentre il soggetto si trovava già agli arresti domiciliari. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali e il comportamento non collaborativo hanno giustificato il diniego delle attenuanti generiche e la conferma della recidiva. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricettazione di lieve entità: il ricorso ripetitivo costa caro
Un uomo condannato per ricettazione ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante della ricettazione di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »