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Daspo

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372 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Possesso di torcia bengala: DASPO confermato anche senza lancio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida del DASPO di quattro anni con obbligo di firma. Il provvedimento era stato emesso a seguito del ritrovamento di un fumogeno nei pantaloni dell'uomo durante una partita. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice possesso di torcia bengala (artifizio pirotecnico) all'interno dello stadio è sufficiente a giustificare la misura di prevenzione. Non è necessario che l'oggetto sia stato lanciato o abbia creato un pericolo concreto per l'incolumità pubblica. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Convalida del DASPO: nullo l’obbligo di firma senza difesa
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per sei anni, con l'obbligo di presentarsi in Questura durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava la misura. Il tifoso ricorreva in Cassazione lamentando il mancato esame delle sue memorie difensive, in particolare sulla responsabilità collettiva per il ritrovamento di fumogeni sul pullman. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la convalida del DASPO è nulla se il giudice non valuta criticamente le deduzioni della difesa. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio il provvedimento limitatamente all'obbligo di firma, ritenendo violato il diritto di difesa.
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Convalida del DASPO: nullo l’obbligo di firma se il GIP ha fretta
Il Questore ha applicato a un tifoso il DASPO con l'obbligo di presentarsi in questura durante le partite. Il provvedimento è stato notificato all'interessato, ma il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura prima che decorressero quarantotto ore dalla notifica, impedendo di fatto la presentazione di memorie difensive. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convalida del DASPO avvenuta prima del termine minimo di quarantotto ore viola il diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida limitatamente all'obbligo di firma, che perde efficacia, mentre rimane valido il divieto di accesso agli stadi.
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Convalida del DASPO troppo rapida: annullato l’obbligo di firma
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentarsi alla polizia. Il provvedimento veniva notificato l'otto marzo e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari il dieci marzo, prima che decorressero quarantotto ore dalla notifica. La difesa presentava le proprie memorie solo dopo la decisione del giudice. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'obbligo di firma, stabilendo che la convalida del DASPO effettuata prima del decorso del termine minimo di quarantotto ore viola il diritto di difesa e determina la nullità del provvedimento.
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Convalida del DASPO: la fretta del giudice annulla l’obbligo
Il Questore di Bergamo applica a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per otto anni, con l'obbligo di firma in questura per cinque anni. Il provvedimento viene notificato l'8 marzo 2023. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura il 10 marzo alle ore 14:00, prima della scadenza del termine di 48 ore concesso alla difesa per presentare memorie. La difesa deposita regolarmente le proprie osservazioni via PEC alle ore 16:44 dello stesso giorno, ma il giudice ha già deciso senza poterle valutare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso e stabilisce che la frettolosa convalida del DASPO, avvenuta prima del decorso delle 48 ore, viola il diritto di difesa e determina la nullità del provvedimento. Di conseguenza, la Corte annulla la decisione impugnata, rendendo inefficace l'obbligo di firma.
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Errore materiale della sentenza: condannato l’imputato sbagliato
Il caso riguarda un tifoso condannato per aver violato l'obbligo di firma (DASPO) durante una partita di calcio. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna e negato la particolare tenuità del fatto. Tuttavia, la sentenza d'appello conteneva gravissimi scambi di persona, riportando il cognome di un altro soggetto, indicando pene errate e attribuendo al tifoso precedenti penali specifici inesistenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la presenza di così tante incongruenze non costituisce un semplice errore materiale della sentenza, ma ne mina l'intera validità, rendendo dubbia la stessa riferibilità della decisione all'imputato. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
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Obbligo di presentazione DASPO: la PEC ignorata annulla la firma
Il Questore impone a un cittadino l'obbligo di presentazione DASPO per la durata di tre anni. Il difensore invia una memoria difensiva tramite posta elettronica certificata entro il termine di quarantotto ore. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura, affermando erroneamente che non è pervenuta alcuna difesa scritta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino, stabilendo che l'omesso esame della memoria difensiva inviata via PEC determina la nullità dell'ordinanza di convalida. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio il provvedimento del giudice, rendendo inefficace l'obbligo di firma.
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Diritto di difesa nel DASPO: la PEC ignorata annulla l’obbligo
Il caso riguarda un tifoso colpito da DASPO con obbligo di firma durante le partite. Il difensore ha inviato una memoria difensiva via PEC entro le quarantotto ore, ma il giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura affermando erroneamente che non fosse pervenuto alcun atto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, ribadendo che il Diritto di difesa nel DASPO deve essere effettivo. Poiché la procedura di convalida non prevede un'udienza orale, la memoria scritta rappresenta l'unico strumento di tutela per l'interessato. Di conseguenza, il giudice ha l'obbligo di esaminarla, anche se inviata tramite posta elettronica certificata. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione alla polizia.
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Convalida del DASPO: la PEC ignorata cancella l’obbligo di firma
Il caso riguarda un tifoso colpito da DASPO con obbligo di presentazione in questura durante le partite. L'avvocato del destinatario ha inviato una memoria difensiva tramite PEC entro le quarantotto ore previste. Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura affermando erroneamente che non fosse giunto alcun documento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che la mancata valutazione della memoria difensiva inviata via PEC viola il diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida del DASPO, rendendo inefficace l'obbligo di firma per il tifoso, che ha così ottenuto la cancellazione della misura restrittiva.
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Termine per impugnare il DASPO: il ricorso tardivo costa caro
Il caso riguarda un cittadino, denominato Il Ricorrente, che ha presentato ricorso in Cassazione contro un provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Venezia in relazione a una misura di prevenzione sportiva (DASPO) ex art. 6 della Legge 401/1989. Il provvedimento originario era stato notificato il 28 settembre 2022, mentre il ricorso è stato depositato solo il 25 novembre 2022. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché proposto oltre il termine per impugnare il DASPO stabilito dalla legge. Di conseguenza, Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, perdendo definitivamente la possibilità di contestare la misura.
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Convalida del DASPO: il ritardo del PM non salva il tifoso
Un tifoso ha impugnato il provvedimento di DASPO con obbligo di firma, contestando il mancato rispetto del termine di quarantotto ore da parte del Pubblico Ministero per richiedere la convalida del DASPO. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la misura non perde efficacia se il Giudice per le indagini preliminari emette il provvedimento di convalida entro il termine complessivo di novantasei ore dalla notifica all'interessato. Il termine intermedio del Pubblico Ministero non ha infatti una sanzione autonoma di inefficacia.
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Convalida del DASPO: l’errore del giudice salva il tifoso
Il Questore imponeva a un tifoso il DASPO per sei anni con l'obbligo di firma durante le partite. Il provvedimento veniva notificato il 30 agosto, ma il Giudice per le indagini preliminari procedeva alla convalida del DASPO il primo settembre, prima della scadenza delle quarantotto ore concesse per presentare memorie difensive. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso: il termine di quarantotto ore per esercitare il diritto di difesa è inderogabile. Di conseguenza, i giudici annullano senza rinvio l'ordinanza impugnata, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione alla polizia.
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DASPO per tifosi recidivi: la Cassazione conferma la linea dura
Il Questore di Palermo ha imposto a un tifoso un nuovo provvedimento di DASPO con l'obbligo di firma, a causa del suo coinvolgimento in un incendio boschivo nei pressi dello stadio durante una partita di calcio. Essendo il tifoso già destinatario di un precedente divieto, l'autorità ha applicato la misura aggravata prevista per i recidivi. Il tifoso ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il vecchio provvedimento risalisse a prima della riforma del 2019 e che l'obbligo di firma automatico violasse la Costituzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il DASPO per tifosi recidivi si applica legittimamente anche se il precedente divieto è anteriore alla riforma, in quanto costituisce un semplice presupposto di fatto. Il tifoso perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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DASPO e violenza ai mondiali: la Cassazione respinge il ricorso
Un tifoso ha ricevuto un provvedimento di DASPO con obbligo di firma per aver aggredito, a volto coperto e in gruppo, dei sostenitori marocchini che festeggiavano i mondiali di calcio. Il tifoso ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di preavviso e l'assenza di legami con la tifoseria organizzata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il provvedimento non richiede il preavviso di avvio del procedimento per ragioni di urgenza. Inoltre, la misura si applica anche per condotte violente collegate a eventi sportivi internazionali, senza che sia necessario un legame con gruppi ultras. Infine, la procedura di convalida con difesa solo scritta è pienamente legittima e costituzionale. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Nomina del difensore di fiducia: scontro allo stadio e condanna
Durante una partita di calcio, alcuni tifosi invadono il campo e si scontrano con la polizia. Accusati di resistenza a pubblico ufficiale, due di loro contestano la validità del processo sostenendo che la notifica dell'avviso di fine indagini sia avvenuta a un avvocato nominato solo per il provvedimento di Daspo. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che la nomina del difensore di fiducia effettuata nel procedimento principale estende i suoi effetti anche a quelli incidentali o collegati, a meno che non vi sia un limite espresso nel mandato. Il ricorso del terzo tifoso viene invece respinto perché presentato oltre i termini di legge. Di conseguenza, tutti i ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Obbligo di presentazione DASPO: nullo se l’amichevole non è nota
Il caso riguarda un tifoso condannato per aver violato l'obbligo di presentazione DASPO in occasione di alcune partite, comprese amichevoli e incontri all'estero. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di firma si applica anche alle partite amichevoli solo se queste sono preventivamente programmate e pubblicizzate in modo da essere conoscibili dal destinatario. Poiché i giudici d'appello non avevano verificato questa concreta conoscibilità per gli incontri contestati, il ricorso è stato ritenuto fondato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato prescritti i reati relativi a tre delle date contestate, annullando senza rinvio la condanna per quegli episodi e riducendo la pena residua per il solo episodio non impugnato a otto mesi di reclusione e 6.666,00 euro di multa.
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Diritto di difesa: DASPO annullato se il giudice ignora la PEC
Il Questore ha imposto a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO) con l'obbligo di firma. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura, ignorando completamente la memoria difensiva inviata tempestivamente dall'avvocato tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). Il giudice ha erroneamente affermato che nessun documento era stato depositato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l'omessa valutazione della memoria difensiva lede gravemente il diritto di difesa e determina la nullità assoluta del provvedimento di convalida. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza, sospeso l'obbligo di firma e rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Violazione del DASPO: condanna definitiva per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso condannato per la violazione del DASPO. Il soggetto aveva violato il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e l'obbligo di firma presso la polizia durante le partite di calcio. La Corte d'Appello lo aveva condannato a un anno di reclusione e a diecimila euro di multa. L'imputato ha proposto ricorso lamentando la mancanza di motivazione su possibili cause di proscioglimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso è inammissibile perché generico e privo di un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Notifica del DASPO senza avviso di difesa: annullato l’obbligo
Due tifosi hanno ricevuto un provvedimento di DASPO dal Questore, che imponeva il divieto di accesso agli stadi e l'obbligo di firma in Questura. Tuttavia, la notifica del DASPO non conteneva l'avviso della facoltà di presentare memorie difensive al giudice entro quarantotto ore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei tifosi, stabilendo che l'omissione di tale avviso lede il diritto di difesa e determina la nullità della successiva convalida del giudice. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
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Durata del DASPO: la Cassazione frena i sei anni senza firma
Un tifoso ha impugnato la convalida del DASPO emesso dal Questore, che gli imponeva per sei anni il divieto di accesso alle partite e l'obbligo di firma. Il ricorrente lamentava la mancata notifica al difensore e l'assenza di motivazione sulla durata della misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo, chiarendo che la notifica amministrativa va fatta solo all'interessato. Ha invece accolto il ricorso sul secondo punto, stabilendo che il giudice deve valutare la durata del DASPO e la sua congruità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente all'obbligo di firma, rinviando al Tribunale per una nuova valutazione della misura.
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