La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un tifoso colpevole di violazione del DASPO. L'uomo, sottoposto all'obbligo di presentarsi due volte in questura durante una partita di calcio, non si era presentato, arrivando con venti minuti di ritardo rispetto alla fine dell'incontro. La difesa ha sostenuto che il ritardo fosse dovuto a una semplice dimenticanza, escludendo così l'intenzione di commettere il reato. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che la violazione del DASPO è un reato di pericolo che si consuma con la semplice condotta volontaria. Inoltre, la Cassazione ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della doppia violazione commessa nella stessa giornata e dei precedenti penali del soggetto. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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