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Daspo

372 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive. È una misura di prevenzione che vieta a soggetti ritenuti pericolosi di accedere ai luoghi dove si svolgono eventi sportivi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Arresto Differito: Rapina al Tifoso, la Cassazione Convalida
Un tifoso, già soggetto a Daspo, è stato arrestato per rapina aggravata, commessa in occasione di un evento sportivo. L'arresto è avvenuto in forma
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Convalida del DASPO: legittimo l’obbligo di firma
La Questura ha emesso a carico del Tifoso una misura di divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari ha confermato la misura tramite convalida del DASPO, motivando la decisione con la pericolosità desumibile da precedenti per reati contro la persona. Il difensore del Tifoso ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, eccependo l'omessa valutazione delle memorie difensive e dei decreti di assoluzione e archiviazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il giudice di merito può valutare le memorie difensive in forma concisa e l'obbligo di comparizione scatta automaticamente per i soggetti già colpiti da precedenti provvedimenti analoghi nel triennio.
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Violazione del DASPO: ignorare il calendario non scusa
Un tifoso ha ricevuto un provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L'uomo ha mancato la firma durante una partita della propria squadra del cuore. Davanti ai giudici ha tentato di giustificarsi affermando di non conoscere il calendario delle partite del campionato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione del DASPO. I giudici hanno chiarito che l'asserita ignoranza sul calendario sportivo non costituisce un errore scriminante di fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Daspo convalidato troppo in fretta: la Cassazione annulla la misura
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che aveva convalidato un Daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive) senza rispettare i termini procedurali. Il GIP aveva convalidato la misura prima che il soggetto avesse le 48 ore a disposizione per esercitare il proprio diritto di difesa e non aveva considerato una memoria difensiva inviata tramite PEC. La sentenza stabilisce che la mancata osservanza di tali termini rende la convalida Daspo illegittima e il provvedimento inefficace, sottolineando l'importanza del diritto di difesa anche nelle misure di prevenzione.
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Convalida del DASPO: obbligo nullo senza 48 ore per la difesa
La Questura impone a cinque tifosi il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura cautelare prima che siano trascorse quarantotto ore dalla notifica del provvedimento agli interessati. I destinatari impugnano la decisione per lesione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e stabilisce che la convalida del DASPO prima del decorso delle quarantotto ore viola il contraddittorio. Il giudice deve attendere la scadenza del termine per consentire ai difensori di depositare memorie e deduzioni. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio l'ordinanza del giudice e dichiara inefficace l'obbligo di presentazione.
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Diritto di difesa nel Daspo: Cassazione annulla obbligo per termini violati
Un Lavoratore ha ricevuto un Daspo, che gli impediva l'accesso agli impianti sportivi e imponeva l'obbligo di presentarsi in Questura. Il GIP ha convalidato questo provvedimento senza attendere le 48 ore previste per consentire al Lavoratore di esercitare il suo Diritto di difesa nel Daspo presentando memorie. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione. La Corte ha stabilito che il mancato rispetto del termine per la difesa viola i principi fondamentali del giusto processo.
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DASPO: Cassazione annulla doppia presentazione, conferma durata
Due tifosi hanno ricevuto un DASPO di cinque anni, con obbligo di presentazione alla polizia durante le partite del Monza Calcio. Il G.i.p. ha convalidato la misura. La Cassazione ha parzialmente accolto i ricorsi dei tifosi. Ha annullato l'ordinanza nella parte in cui imponeva l'obbligo di doppia presentazione (anche durante il secondo tempo) e ha rilevato la mancanza di motivazione sull'urgenza del provvedimento. Ha invece confermato la durata del DASPO e la sua estensione alle partite amichevoli.
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Daspo: Diritto di Difesa negato, convalida annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un Daspo emesso dal Questore contro un Lavoratore. Il GIP aveva convalidato il provvedimento senza concedere il termine minimo di 48 ore per l'esercizio del diritto di difesa del Lavoratore, impedendogli di presentare memorie difensive. La Corte ha ribadito che il rispetto di questo termine è fondamentale per garantire il contraddittorio cartolare e il diritto di difesa nel Daspo. La mancata osservanza di tale termine costituisce una violazione di legge che rende nullo il provvedimento. L'obbligo di presentazione in Questura è stato dichiarato inefficace.
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Revoca del daspo fuori contesto: no senza prove di lavoro
Un cittadino ha richiesto la revoca del daspo fuori contesto imposto a seguito di vicende legate agli stupefacenti. L'interessato ha sostenuto di aver intrapreso un percorso di riabilitazione, svolto volontariato e trovato impiego all'estero. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha rigettato l'istanza evidenziando la persistenza della pericolosità sociale e la mancanza di prove sul lavoro svolto oltreconfine. Il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione, affermando che le semplici dichiarazioni senza documenti probatori non bastano a modificare il giudizio sulla pericolosità. Di conseguenza, la richiesta di revoca del daspo fuori contesto è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Misure di prevenzione personali: il divieto di stadio resta valido
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione personali nei confronti di un esponente di tifoseria organizzata con precedenti penali. I giudici di merito avevano imposto la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e il divieto di accedere allo stadio e alle aree limitrofe durante gli eventi sportivi. Il ricorrente sosteneva che tale divieto fosse equiparabile a un DASPO e quindi non applicabile mediante il Codice Antimafia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice di prevenzione può configurare prescrizioni personalizzate e calibrate sulla pericolosità sociale del soggetto, a prescindere dalle misure amministrative sportive. La decisione conferma l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto ai procedimenti penali.
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Lite privata fuori dallo stadio: niente convalida del DASPO
La Questura imponeva il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a un tifoso. L'uomo aveva litigato con un condomino per un presunto fumogeno acceso vicino allo stadio e aveva aggredito verbalmente un agente fuori servizio affacciato al balcone. Il Giudice per le Indagini Preliminari rifiutava la convalida dell'obbligo di firma: l'episodio costituiva una lite privata priva di legame diretto con la partita. La Procura impugnava la decisione sostenendo la matrice sportiva della violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno confermato che la convalida del DASPO con prescrizioni richiede una pericolosità reale e collegata allo svolgimento delle gare, negando l'obbligo di firma per liti private estranee all'ordine pubblico sportivo.
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DASPO con obbligo di firma: fumogeno innocuo ma misura valida
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del DASPO con obbligo di firma della durata di cinque anni imposto a un tifoso. L'uomo aveva acceso un fumogeno durante una partita di calcio per festeggiare un gol della propria squadra, lanciandolo sulla pista di atletica antistante gli spalti. La difesa sosteneva la particolare tenuità del fatto e la natura puramente folkloristica dell'atto, privo di danni effettivi o pericoli immediati. I giudici hanno invece ribadito che il lancio di materiale pirotecnico integra una pericolosità oggettiva e attuale. Il giudice della convalida può motivare il provvedimento richiamando gli accertamenti della Questura, soprattutto quando la persona presenta precedenti specifici per condotte analoghe.
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Daspo e Diritto di Difesa: Convalida Annullata per Termini Violati
Un tifoso ha ricevuto un Daspo, un divieto di accedere a manifestazioni sportive, con l'obbligo di presentarsi in Questura durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato questo provvedimento. Tuttavia, il tifoso ha contestato la convalida, avvenuta prima che fossero trascorse 48 ore dalla notifica del Daspo, violando il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza del GIP e dichiarando inefficace il Daspo, limitatamente all'obbligo di presentazione. Questo perché il mancato rispetto del termine di 48 ore per la difesa rende nullo il provvedimento.
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DASPO e diritto di difesa: Cassazione annulla convalida per difesa inascoltata
Un Cittadino ha ricevuto un DASPO, un divieto di accedere agli stadi per cinque anni e l'obbligo di presentarsi in caserma per tre anni. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato questo provvedimento. Tuttavia, il Cittadino aveva presentato una memoria difensiva entro i termini, ma il giudice non l'ha considerata. La Corte di Cassazione ha annullato la convalida del DASPO, ritenendo violato il diritto di difesa del Cittadino. La sentenza sottolinea che il giudice deve valutare le deduzioni difensive, anche se presentate in forma concisa, per garantire un'effettiva tutela.
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DASPO e Diritto di difesa: la Cassazione annulla per termini non rispettati
Un cittadino ha ricevuto un DASPO con obbligo di presentazione in Questura. Il GIP ha convalidato questo provvedimento in meno di 48 ore dalla sua notifica. Il cittadino ha contestato questa convalida, sostenendo la violazione del suo diritto di difesa nel DASPO, poiché non ha avuto il tempo minimo di 48 ore per preparare la sua posizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato l'ordinanza del GIP e ha dichiarato inefficace l'obbligo di presentazione, ribadendo l'importanza del rispetto del termine di 48 ore per garantire il pieno esercizio del diritto di difesa.
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Violazione del DASPO per bagarinaggio: scatta la condanna penale
Un uomo sottoposto a divieto di accesso alle manifestazioni sportive è stato sorpreso a vendere biglietti all'esterno dello stadio. Il ricorrente ha sostenuto che l'attività di bagarinaggio costituisce solo un illecito amministrativo e non una condotta violenta idonea a giustificare una sanzione penale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sancendo che la violazione del DASPO scatta per la semplice presenza fisica nelle zone interdette, a prescindere dal compimento di atti violenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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DASPO: Assoluzione Penale e Revoca della Misura di Prevenzione
Un tifoso, già destinatario di un DASPO (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive), aveva chiesto la revoca della misura dopo essere stato assolto in un processo penale per i medesimi fatti che avevano portato all'emissione del divieto. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva rigettato la sua richiesta. Il tifoso ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima che la Corte si pronunciasse, la Questura ha autonomamente provveduto alla revoca del DASPO. Di conseguenza, il ricorso del tifoso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse, poiché la misura era già stata annullata.
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DASPO e Incendio: La Cassazione conferma l’obbligo di presentazione
Un tifoso ha ricevuto un DASPO e l'obbligo di presentazione alla polizia per dieci anni, dopo aver causato un incendio boschivo sul Monte Pellegrino. L'incendio è avvenuto a causa dell'uso di fumogeni e razzi durante una partita di calcio, sebbene lontano dallo stadio. Il tifoso ha contestato la misura, sostenendo la mancanza di pericolosità sociale e difetti di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la legittimità del DASPO e dell'obbligo di presentazione, sottolineando la gravità del fatto, la pericolosità del soggetto (con precedenti DASPO e penali) e la corretta motivazione del provvedimento. La sentenza ribadisce i criteri per la convalida del DASPO e obbligo di presentazione.
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Convalida Daspo: Diritto di Difesa contro Termini Brevi
Un Lavoratore ha ricevuto un Daspo, un divieto di accedere a manifestazioni sportive per sei anni, con obbligo di firma. Il Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.) ha convalidato il provvedimento. Il Lavoratore ha contestato la convalida Daspo, sostenendo che il G.i.p. non aveva rispettato il termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento per consentire alla difesa di presentare memorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato l'ordinanza del G.i.p. e dichiarato inefficace l'obbligo di presentazione, ribadendo l'importanza del diritto di difesa e del rispetto dei termini procedurali.
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Convalida del DASPO annullata: senza orario decade l’obbligo
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per otto anni, con l'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria durante le partite della squadra di calcio. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento. Tuttavia, il cancelliere ometteva di indicare l'orario esatto del deposito dell'ordinanza di convalida. Tale omissione rendeva impossibile verificare il rispetto del termine di 48 ore a disposizione del difensore per presentare memorie scritte. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del cittadino. La mancata registrazione dell'orario lede il diritto di difesa e impedisce la convalida del DASPO nella parte relativa alla libertà personale. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando del tutto inefficace l'obbligo di presentazione.
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