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Daspo

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372 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Convalida DASPO: annullata per prove insufficienti
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione emesso nei confronti di un tifoso. La decisione si fonda sulla carenza di prove sufficienti a suo carico: il riconoscimento fotografico era stato definito 'dubitativo' e la sua presenza in un'auto transitata sul luogo degli scontri non era stata provata. La sentenza ribadisce che la convalida DASPO, incidendo sulla libertà personale, richiede un vaglio rigoroso degli indizi, che devono essere gravi e precisi, non mere congetture.
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Obbligo di presentazione: termine di 48 ore violato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16465/2024, ha annullato un'ordinanza di convalida di un DASPO per violazione del termine a difesa. La convalida dell'obbligo di presentazione era avvenuta circa 30 ore dopo la notifica, violando il termine minimo di 48 ore concesso all'interessato per predisporre la propria difesa. Di conseguenza, l'obbligo è stato dichiarato inefficace, mentre il divieto di accesso agli stadi è rimasto valido.
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Omessa valutazione memoria: DASPO annullato dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione alla polizia. La decisione si fonda sulla omessa valutazione della memoria difensiva presentata dal ricorrente tramite PEC. Il giudice di primo grado aveva ignorato la memoria, che conteneva un argomento decisivo: un precedente a carico del soggetto, risalente a 16 anni prima, non era sufficiente a dimostrare una sua attuale pericolosità. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice "meramente apparente", dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione.
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Memoria difensiva ignorata: DASPO annullato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione. La decisione è motivata dal fatto che il giudice non ha considerato una memoria difensiva, regolarmente inviata tramite PEC, che conteneva un argomento decisivo: la presunta pericolosità del soggetto era basata su un precedente vecchio di quasi 20 anni. Questa omissione ha reso la motivazione del provvedimento "meramente apparente", violando il diritto di difesa.
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Convalida Daspo: 48 ore di difesa sono inviolabili
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida daspo emessa da un GIP prima dello scadere del termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. La sentenza ribadisce che questo termine è essenziale per garantire un effettivo diritto di difesa, come previsto dall'articolo 13 della Costituzione. La Corte ha stabilito che una convalida anticipata è viziata da violazione di legge e deve essere annullata, rendendo inefficace il provvedimento del Questore.
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DASPO e memoria difensiva: quando è valido?
Un tifoso ricorre contro un DASPO, lamentando che il giudice non ha esaminato la sua memoria difensiva. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che l'omessa valutazione della memoria non invalida il provvedimento se la motivazione è comunque completa e coerente con i fatti contestati.
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Misura cautelare: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un individuo coinvolto in una rissa tra tifoserie. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le prove erano chiare e la valutazione del pericolo di recidiva era logica e ben motivata, rendendo la misura cautelare necessaria.
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Rinuncia all’impugnazione: conseguenze e costi
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un individuo che, dopo aver presentato ricorso contro una misura cautelare per rissa aggravata, ha effettuato una rinuncia all'impugnazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza chiarisce che tale sanzione si applica a tutte le cause di inammissibilità, inclusa la rinuncia volontaria.
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DASPO: nullo se il giudice ignora la difesa
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione, poiché il Giudice per le Indagini Preliminari aveva completamente ignorato la memoria difensiva presentata dal cittadino. La Suprema Corte ha ribadito che tale omissione costituisce una grave violazione del diritto di difesa, rendendo nullo il provvedimento del giudice. La questione è stata quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame che tenga conto delle argomentazioni difensive.
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DASPO recidiva: legittima la convalida del G.i.p.
Un tifoso, già destinatario di due precedenti provvedimenti, impugna la convalida di un nuovo DASPO, lamentando la violazione del diritto di difesa e il difetto di motivazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che i termini per la difesa erano stati rispettati e che la motivazione del giudice può essere anche implicita, purché desumibile dal complesso del provvedimento. La Corte sottolinea come, in caso di DASPO recidiva, la legge imponga sanzioni più severe, giustificando la durata della misura applicata.
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Convalida DASPO: illegittima se viola la difesa
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida DASPO emessa dal G.i.p. del Tribunale di Novara. La decisione si fonda sulla violazione del diritto di difesa, poiché il provvedimento di convalida è stato emesso prima dello scadere del termine di 48 ore dalla notifica del DASPO all'interessato. Questo termine è considerato fondamentale per permettere alla difesa di presentare le proprie argomentazioni. La Corte ha quindi rinviato gli atti al G.i.p., sospendendo l'efficacia dell'obbligo di presentazione alla polizia.
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Obbligo di presentazione: limiti e illegittimità
Un tifoso, destinatario di un provvedimento di DASPO della durata di cinque anni, ha contestato l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria imposto dal Questore. La Corte di Cassazione ha analizzato i diversi motivi di ricorso, ritenendone fondato solo uno: la mancanza di motivazione sull'imposizione di una doppia presentazione (all'inizio e alla fine della partita) per le gare disputate in trasferta. Secondo la Corte, tale obbligo risulta irragionevole e sproporzionato quando la distanza rende impossibile per l'interessato raggiungere il luogo dell'incontro. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente a questo specifico punto, con rinvio al GIP per un nuovo esame, dichiarando inammissibile il ricorso nel resto.
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Termine impugnazione penale: ricorso tardivo è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso un provvedimento Daspo a causa del mancato rispetto del termine impugnazione penale. L'appello è stato depositato oltre il limite di 15 giorni previsto dalla legge, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Incitazione violenza sportiva: il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso condannato per incitazione violenza sportiva e partecipazione a scontri. I motivi sono stati giudicati mere ripetizioni di argomenti già respinti in appello e contestazioni sui fatti, non ammissibili in sede di legittimità. La Corte ha confermato sia la condanna penale sia l'autonomia del Daspo emesso dal Questore.
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Sospensione condizionale pena: il diniego legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione del DASPO. La Corte ha confermato la legittimità del diniego della sospensione condizionale della pena, motivato da un giudizio prognostico negativo basato sull'elevato numero di violazioni e su un precedente penale, ritenendo la motivazione della corte d'appello né apparente né illogica.
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Obbligo di firma: la Cassazione e la motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un tifoso destinatario di un DASPO con obbligo di firma. Il ricorrente lamentava la mancata valutazione da parte del G.I.P. della memoria difensiva, delle esigenze lavorative e della carenza di urgenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che le censure erano generiche. Ha chiarito che la motivazione del G.I.P. era adeguata e che spetta al ricorrente dimostrare in modo specifico e non generico come i suoi argomenti avrebbero potuto cambiare la decisione e come le sue esigenze lavorative siano concretamente e costantemente incompatibili con l'obbligo di firma.
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DASPO e obbligo di firma: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro un provvedimento di DASPO della durata di otto anni, con obbligo di firma per quattro. La Corte ha confermato la valutazione del G.i.p. sulla pericolosità del soggetto, basata non solo sull'ultimo episodio di violenza (minacce con un'asta verso tifosi avversari) ma anche su numerosi precedenti specifici, ritenendo le misure proporzionate e ben motivate.
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Obbligo di firma DASPO: legittimo anche per amichevoli
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due tifosi contro un'ordinanza che convalidava un provvedimento di DASPO. La sentenza conferma che un obbligo di firma DASPO plurimo è legittimo se motivato dalla pericolosità del soggetto, e che tale misura può essere estesa anche alle partite amichevoli, purché adeguatamente pubblicizzate. La Corte ha ritenuto congrua la valutazione del giudice di merito, che aveva già mitigato la misura per le trasferte.
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Convalida DASPO: No nullità senza pregiudizio concreto
Un tifoso ha impugnato la convalida di un DASPO con obbligo di firma, lamentando la violazione del termine di 48 ore a garanzia della difesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per l'annullamento della convalida DASPO non è sufficiente la mera violazione formale del termine, ma è necessario che il ricorrente dimostri un pregiudizio concreto ed attuale al proprio diritto di difesa, cosa non avvenuta nel caso di specie. La Corte ha inoltre ritenuto adeguatamente motivata la durata quinquennale della misura.
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Diritto di difesa DASPO: 48 ore per le memorie
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di firma. Il G.I.P. aveva emesso il provvedimento prima della scadenza delle 48 ore concesse all'interessato per esercitare il proprio diritto di difesa DASPO, violando così una garanzia fondamentale. La Corte ha ribadito che l'inosservanza di tale termine perentorio è causa di nullità generale del provvedimento.
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