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Daspo

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372 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violazione DASPO: obbligo di firma e assoluzione.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Violazione DASPO nei confronti di un soggetto che non aveva ottemperato all'obbligo di presentazione presso la Questura durante un incontro di calcio. Il ricorrente sosteneva che l'assoluzione nel procedimento penale presupposto avesse fatto decadere automaticamente l'obbligo amministrativo. La Suprema Corte ha rigettato tale tesi, precisando che il provvedimento del Questore mantiene la sua efficacia fino a revoca formale e che l'obbligo di firma sussiste indipendentemente dal fatto che la partita si svolga a porte chiuse.
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DASPO: nullo l’obbligo di firma senza difesa
La Corte di Cassazione ha annullato l'obbligo di presentazione alla polizia associato a un DASPO poiché il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato la misura prima della scadenza del termine di 48 ore garantito per la difesa. La parola_chiave DASPO rimane valida come divieto amministrativo di accesso agli impianti, ma la restrizione della libertà personale decade se il destinatario non ha avuto il tempo legale per depositare memorie difensive. La Corte ha ribadito che la violazione dei termini a difesa determina una nullità di ordine generale.
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Violazione DASPO: obbligo di firma e restrizioni COVID
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Violazione DASPO a carico di un soggetto che non aveva rispettato l'obbligo di firma presso la stazione dei Carabinieri. La difesa sosteneva che le restrizioni agli spostamenti imposte durante l'emergenza COVID-19 avessero reso impossibile l'adempimento. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che tali norme non impedivano gli spostamenti per obblighi legali e che il ricorrente non aveva mai segnalato impedimenti specifici all'autorità.
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DASPO: annullata la convalida se manca il termine a difesa
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di firma poiché il GIP ha provveduto prima della scadenza del termine di 48 ore dalla notifica. Tale anticipazione ha impedito al destinatario di esercitare il proprio diritto di difesa tramite il deposito di memorie. La Corte ha chiarito che, se l'ordinanza viene emessa e notificata prima dello scadere del termine legale, si configura una nullità insanabile per violazione del contraddittorio cartolare.
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DASPO urbano: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per la violazione del DASPO urbano. L'imputata era stata sorpresa in stato di alterazione alcolica presso un locale pubblico nonostante il divieto imposto dal Questore. La Suprema Corte ha confermato la validità della sentenza di merito, sottolineando che il ricorso si limitava a contestare accertamenti di fatto già logicamente motivati dai giudici precedenti, ribadendo la responsabilità penale per l'inosservanza del provvedimento amministrativo.
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DASPO: nullo se la convalida ignora le 48 ore
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un DASPO con obbligo di firma convalidato dal GIP prima della scadenza del termine di 48 ore concesso alla difesa. Il ricorrente ha eccepito la violazione del diritto di difesa, poiché la convalida anticipata ha impedito la presentazione di memorie difensive. La Suprema Corte ha stabilito che il mancato rispetto di questo termine dilatorio configura una nullità a regime intermedio. L'interesse a impugnare risiede nella lesione stessa del contraddittorio cartolare, rendendo superfluo dimostrare un ulteriore pregiudizio concreto. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame che garantisca i tempi della difesa.
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DASPO: convalida e termini di difesa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO con obbligo di firma, rigettando il ricorso di due soggetti. I ricorrenti contestavano la violazione del termine di 48 ore tra la notifica e la convalida del GIP, oltre a un presunto difetto di motivazione sulla pericolosità sociale. La Suprema Corte ha stabilito che l'anticipazione della convalida non determina nullità automatica se non viene provato un pregiudizio concreto alla difesa e che i precedenti penali specifici giustificano la misura.
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DASPO e fallimento squadra: quando scatta la revoca
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che negava la revoca dell'obbligo di firma legato a un DASPO. Il caso riguardava un tifoso di una squadra pugliese che, dopo il fallimento e la radiazione della società originaria, si era visto negare la revoca della misura nonostante la nascita di una nuova compagine societaria del tutto autonoma. La Suprema Corte ha stabilito che il DASPO perde efficacia se la squadra di riferimento cessa l'attività, poiché l'obbligo non può estendersi automaticamente a un nuovo soggetto giuridico senza violare il principio di tassatività.
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Efficacia DASPO e radiazione della squadra di calcio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'efficacia DASPO con obbligo di firma decade se la squadra di calcio viene radiata o fallisce. Nel caso esaminato, un tifoso era soggetto a restrizioni legate a una società poi liquidata. La Suprema Corte ha chiarito che l'obbligo non può essere esteso automaticamente a una nuova realtà sportiva della stessa città, richiedendo un nuovo giudizio sulla pericolosità sociale.
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Impugnazione tardiva Daspo: ricorso inammissibile
Un cittadino ha impugnato un'ordinanza di convalida di un Daspo, lamentando vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa di una impugnazione tardiva del Daspo, avvenuta oltre i termini di legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Obbligo di presentazione: la motivazione è cruciale
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente un'ordinanza che imponeva un gravoso obbligo di presentazione a un tifoso destinatario di DASPO. La Corte ha stabilito che, sebbene la pericolosità del soggetto possa giustificare la misura, la sua specifica e onerosa frequenza deve essere supportata da una motivazione approfondita e non generica, altrimenti il provvedimento è illegittimo. Il ricorso è stato invece respinto per la parte relativa all'identificazione del soggetto, considerata una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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DASPO: valido anche senza video? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida di un DASPO. La Corte ha stabilito che, ai fini della convalida, non è indispensabile la visione dei video se esistono altri elementi probatori come relazioni di servizio e fotogrammi. Inoltre, ha chiarito che i requisiti di necessità e urgenza del provvedimento si valutano in relazione al rischio attuale e futuro di reiterazione della condotta violenta, e non in base al tempo trascorso dai fatti contestati, specialmente in presenza di precedenti specifici.
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Revoca DASPO: decisione FIGC non basta, serve un giudice
Un tifoso chiede la revoca del DASPO di 10 anni basandosi su una riduzione della sanzione da parte della giustizia sportiva. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la decisione della FIGC non è un provvedimento dell'autorità giudiziaria, unico elemento idoneo a giustificare la revoca del DASPO. L'interessato avrebbe dovuto impugnare la convalida iniziale.
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DASPO per furto: la Cassazione conferma la misura
Un tifoso ha ricevuto un DASPO di cinque anni per aver partecipato a un'azione di gruppo caotica in un autogrill dopo una partita, durante la quale ha commesso un furto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, sottolineando che la pericolosità non derivava dal furto in sé, ma dal contesto di intimidazione e disordine pubblico creato dal gruppo di tifosi. Secondo la Corte, la partita di calcio ha costituito il pretesto per la condotta pericolosa, giustificando così l'emissione del DASPO per furto anche a distanza dal luogo dell'evento sportivo.
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Convalida DASPO: i limiti del ricorso in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida DASPO con obbligo di firma. Si conferma che la pericolosità sociale, desunta da condotte gravi e precedenti specifici, giustifica la misura. La Corte ribadisce che la motivazione sulla necessità e urgenza è richiesta solo per l'esecuzione anticipata e che la durata massima è legittima in caso di recidiva.
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DASPO recidivo: 5 anni di divieto sono legittimi?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un DASPO recidivo della durata minima di cinque anni, anche a fronte di un precedente provvedimento risalente a oltre 25 anni prima. La sentenza ha stabilito che i termini per la difesa sono stati rispettati, l'estensione del divieto alle partite amichevoli è lecita se queste sono pubblicizzate e un obbligo di firma plurimo è giustificato dalla pericolosità del soggetto. La Corte ha sottolineato che, in assenza di un formale percorso di riabilitazione, un precedente DASPO legittima l'applicazione delle sanzioni più severe previste per i recidivi.
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Prescrizione reato: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione del DASPO. I motivi, basati sulla prescrizione reato e sulla particolare tenuità del fatto, sono stati ritenuti manifestamente infondati. La Corte ha chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di dichiarare la prescrizione anche se maturata dopo la sentenza d'appello.
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Obbligo di presentazione: quando il DASPO è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un DASPO della durata di cinque anni, comprensivo dell'obbligo di presentazione alla polizia. Il caso riguardava un addetto alla biglietteria che aveva proferito frasi minacciose verso la tifoseria avversaria. La Corte ha stabilito che per la convalida del provvedimento è sufficiente una valutazione indiziaria della condotta, senza necessità di una prova certa. Inoltre, ha ritenuto legittima la motivazione del giudice che si richiama a quella del provvedimento del Questore, e ha giudicato congrua la durata della misura in relazione alla gravità dei fatti.
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DASPO per recidiva: valutazione della pericolosità
Un tifoso, già destinatario di un DASPO oltre vent'anni prima, ne riceve uno nuovo per condotte provocatorie durante una partita. La Corte di Cassazione, nel dichiarare inammissibile il ricorso, ha stabilito un principio fondamentale sul DASPO per recidiva: la durata della misura non è automatica ma deve essere giustificata da una valutazione concreta della pericolosità attuale del soggetto, basata sulla gravità dei nuovi fatti commessi.
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Daspo e prove: ferite non bastano per la convalida
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di daspo con obbligo di firma nei confronti di un tifoso. La Corte ha stabilito che il solo fatto di essere stato trovato ferito dopo degli scontri non costituisce una prova sufficiente della sua partecipazione attiva alla rissa, poiché potrebbe essere stato semplicemente una vittima. Di conseguenza, la motivazione del Giudice per le Indagini Preliminari che aveva convalidato la misura è stata ritenuta inadeguata, in quanto non ha ricostruito in modo compiuto il ruolo effettivo del soggetto.
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