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DASPO e fallimento squadra: quando scatta la revoca

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di un GIP che negava la revoca dell’obbligo di firma legato a un DASPO. Il caso riguardava un tifoso di una squadra pugliese che, dopo il fallimento e la radiazione della società originaria, si era visto negare la revoca della misura nonostante la nascita di una nuova compagine societaria del tutto autonoma. La Suprema Corte ha stabilito che il DASPO perde efficacia se la squadra di riferimento cessa l’attività, poiché l’obbligo non può estendersi automaticamente a un nuovo soggetto giuridico senza violare il principio di tassatività.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 9575 Anno 2026
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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO e fallimento della società: la revoca dell’obbligo di firma

Il DASPO rappresenta una delle misure di prevenzione più incisive sulla libertà personale dei cittadini. Recentemente, la Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale: l’efficacia di tale provvedimento quando la società calcistica di riferimento cessa di esistere. La questione centrale riguarda la possibilità di mantenere attivo l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria anche dopo il fallimento e la radiazione del club sportivo originario.

Analisi dei fatti e del contesto sportivo

Un tifoso era stato colpito da un provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive per la durata di otto anni, con l’obbligo di comparire presso la Questura in occasione delle partite di una specifica società calcistica pugliese. Successivamente all’emissione del provvedimento, la società in questione è stata esclusa dal campionato professionistico e posta in liquidazione giudiziale. Al suo posto, è stata costituita una nuova associazione sportiva dilettantistica, con una diversa compagine societaria e un nuovo titolo sportivo, iscritta a un campionato di categoria inferiore.

Il tifoso ha quindi richiesto la revoca dell’obbligo di firma, sostenendo che, essendo venuta meno la società originaria, la prescrizione avesse perso la sua ragion d’essere. Il Giudice delle indagini preliminari aveva tuttavia rigettato l’istanza, ritenendo che il provvedimento potesse riferirsi genericamente a qualsiasi squadra rappresentativa della città.

La decisione della Corte di Cassazione sul DASPO

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ribaltando l’orientamento del tribunale di merito. I giudici hanno evidenziato che l’obbligo di presentazione è strettamente legato alla partecipazione a competizioni di una determinata compagine sociale. Se tale compagine cessa l’attività, l’ordinanza del Questore perde automaticamente efficacia. Non è infatti ammissibile un’interpretazione estensiva che consenta di applicare le prescrizioni a una società diversa, anche se operante nella stessa città e con lo stesso nome.

Il principio di tassatività nelle misure di prevenzione

Il cuore della decisione risiede nel principio di tassatività. Poiché il DASPO e il relativo obbligo di firma limitano la libertà personale, le prescrizioni devono essere specifiche e dettagliate. L’incertezza sulla squadra di riferimento renderebbe il provvedimento difficilmente intellegibile e potenzialmente arbitrario. La nascita di una nuova società, soggettivamente autonoma rispetto alla precedente, interrompe la continuità necessaria per il mantenimento della misura limitativa.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura delle norme federali (NOIF) e sulla distinzione tra i soggetti giuridici. La revoca dell’affiliazione alla FIGC comporta la perdita del titolo sportivo e lo svincolo dei calciatori. La nuova società che subentra non può essere considerata la prosecuzione della precedente se non vi è continuità nei ruoli di socio o amministratore. Pertanto, un provvedimento emesso per contrastare la pericolosità sociale legata a una specifica tifoseria non può traslarsi automaticamente su un nuovo contesto sportivo senza una nuova e autonoma valutazione del Questore, che dovrebbe eventualmente emanare un nuovo atto integrativo o sostitutivo.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha stabilito che l’efficacia della prescrizione deve intendersi cessata al momento della messa in liquidazione della società originaria. Tuttavia, la Corte ha precisato che il GIP deve comunque valutare se permangano esigenze di prevenzione relative ad altre parti del provvedimento, come quelle riguardanti le partite della Nazionale di calcio, che non sono influenzate dal fallimento del club locale. Il caso è stato quindi rinviato al tribunale competente per una nuova valutazione che tenga conto della cessata efficacia dell’obbligo di firma per le partite della squadra di club ormai estinta.

Cosa succede al DASPO se la squadra di calcio fallisce?
L’obbligo di presentazione perde efficacia poiché non può essere esteso automaticamente a una nuova società sportiva, nel rispetto del principio di tassatività delle misure limitative.

Chi è competente a decidere sulla revoca dell’obbligo di firma?
La competenza spetta al Giudice delle indagini preliminari che ha convalidato il provvedimento originario, il quale deve valutare i mutamenti della situazione di fatto e di diritto.

Il DASPO per la Nazionale resta valido se il club locale scompare?
Sì, le prescrizioni relative alle partite della Nazionale possono sopravvivere al mutamento societario del club locale, richiedendo una specifica valutazione sulla pericolosità sociale residua.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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