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Daspo

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372 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Torcia allo stadio e DASPO con obbligo di firma: confermati 6 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro il provvedimento di DASPO con obbligo di firma per la durata di sei anni. Il provvedimento era stato emesso dopo che il soggetto aveva acceso una torcia illuminante durante una partita di calcio. Il tifoso lamentava la violazione del diritto di difesa per non aver ottenuto copia degli atti e l'eccessiva durata della misura. La Suprema Corte ha chiarito che l'accensione di artifizi pirotecnici integra la pericolosità sociale e che il diritto di difesa è garantito dal contraddittorio cartolare, anche senza rilascio immediato di copie. La durata di sei anni è stata ritenuta congrua e motivata, considerando i precedenti penali del soggetto e la recidiva. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Convalida del DASPO: difesa del tifoso e tempi di notifica
Il Tifoso ha proposto ricorso in Cassazione contro la convalida del DASPO con obbligo di firma, emesso dal Questore e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari. Il ricorrente lamentava la violazione del diritto di difesa, sostenendo che il giudice avesse convalidato la misura poche ore dopo la richiesta del Pubblico Ministero, impedendogli di presentare memorie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine di 48 ore per presentare deduzioni difensive decorre dalla notifica del provvedimento del Questore al destinatario, e non dalla successiva richiesta di convalida del Pubblico Ministero. Di conseguenza, non essendovi stata alcuna violazione dei termini di difesa, la convalida del DASPO è legittima e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Convalida del DASPO: se il giudice ha fretta la misura salta
Il Questore di Macerata ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentarsi in commissariato. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura prima della scadenza del termine di quarantotto ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO effettuata prima delle quarantotto ore viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Questo vizio determina una nullità di ordine generale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale per un nuovo esame, sospendendo temporaneamente l'obbligo di presentazione del tifoso.
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DASPO e obbligo di firma: l’errore descrittivo non aggrava la misura
Un Lavoratore ha ricevuto un DASPO (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive) di cinque anni, con obbligo di firma. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha convalidato la misura. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'ordinanza del GIP aveva aggravato l'obbligo di firma, modificando gli orari di presentazione rispetto al provvedimento originale del Questore, senza motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che l'ordinanza del GIP convalidava integralmente il provvedimento del Questore. L'indicazione di orari diversi nella motivazione del GIP era un mero errore descrittivo (lapsus calami) e non ha avuto alcun effetto giuridico sull'obbligo di firma, che è rimasto quello originale.
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Misure alternative alla detenzione: recidiva e cattiva condotta
Un uomo, condannato per evasione e resistenza a pubblico ufficiale, ha richiesto le misure alternative alla detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta, ritenendo alto il rischio di nuovi reati. La decisione si basa sulla condotta dell'uomo successiva alla condanna: ha commesso altri crimini, ha ricevuto un DASPO, non ha mostrato intenzione di lavorare e ha continuato a frequentare persone pregiudicate. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto la valutazione del Tribunale logica e corretta, poiché le misure alternative non possono essere concesse a chi non dimostra un reale cambiamento.
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Obbligo di presentazione in Questura: il ricorso del tifoso è nullo
Un tifoso, identificato come autore di un'aggressione durante una partita, riceve un DASPO con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L'uomo si oppone alla convalida del giudice, sostenendo di non aver avuto tempo per difendersi e che la misura fosse immotivata. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che spetta al destinatario del provvedimento dimostrare di non aver potuto esercitare il proprio diritto di difesa. La pericolosità del soggetto, già destinatario di altri DASPO, è stata ritenuta sufficiente a giustificare la misura. Il tifoso ha perso la causa e dovrà pagare le spese processuali.
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Mancato esame memoria difensiva: DASPO annullato per errore d’ufficio
Un tifoso, destinatario di un DASPO, si è visto convalidare la misura nonostante il suo avvocato avesse inviato un atto scritto a sua difesa. A causa di un ritardo della cancelleria del tribunale, il giudice non ha potuto visionare il documento. La Corte di Cassazione ha stabilito che il mancato esame memoria difensiva costituisce una grave violazione del diritto di difesa, che rende nullo il provvedimento. Di conseguenza, la convalida del DASPO è stata annullata e il caso dovrà essere nuovamente giudicato, questa volta tenendo conto delle ragioni del tifoso.
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Rissa al bar dopo la partita? Legittimo il DASPO fuori stadio
Un tifoso, coinvolto in una rissa tra opposte tifoserie in un chiosco vicino al palaghiaccio dopo una partita di hockey, riceve un DASPO. L'uomo si oppone, sostenendo che l'episodio fosse un semplice litigio slegato dall'evento sportivo. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio importante: il DASPO per rissa fuori dallo stadio è legittimo se esiste un legame causale diretto e immediato con la manifestazione sportiva. La vicinanza temporale e spaziale e il coinvolgimento di tifoserie rivali sono sufficienti a dimostrare tale legame. Di conseguenza, il provvedimento del Questore è stato confermato.
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Daspo fuori contesto: coltello in auto, tifoso recidivo perde
La Corte di Cassazione ha confermato un Daspo fuori contesto di cinque anni a un tifoso già noto alle forze dell'ordine. L'uomo, durante un controllo di polizia scaturito da un suo atteggiamento minaccioso, è stato trovato in possesso di un coltello nella sua auto. Nonostante il fatto non fosse avvenuto allo stadio, i giudici hanno ritenuto la misura necessaria per prevenire l'infiltrazione di soggetti pericolosi nelle tifoserie. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale concreta e attuale del soggetto, unita alla sua condizione di recidivo, giustifica pienamente il provvedimento restrittivo, respingendo il ricorso del tifoso.
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DASPO nullo per omesso avviso facoltà di difesa: Tifoso vince
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione. Il motivo è che il provvedimento del Questore non informava il destinatario della sua facoltà di presentare memorie difensive al giudice. Questo vizio procedurale, definito come 'omesso avviso facoltà di difesa DASPO', lede il diritto di difesa e determina la nullità dell'atto di convalida. Di conseguenza, la misura dell'obbligo di presentazione è stata dichiarata inefficace, sancendo una vittoria per il ricorrente basata su un principio di garanzia procedurale.
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Convalida DASPO troppo rapida: la Cassazione annulla l’obbligo
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un giudice che aveva convalidato un DASPO con obbligo di presentazione in meno di 24 ore dalla notifica. La legge, infatti, prevede un termine dilatorio per la convalida del DASPO di 48 ore, pensato per consentire alla persona di preparare una difesa adeguata. Il mancato rispetto di questo intervallo di tempo viola il diritto di difesa e rende nulla la convalida. Di conseguenza, l'obbligo di presentazione è stato cancellato, mentre è rimasto valido il semplice divieto di accedere allo stadio, che non necessita della stessa procedura di convalida urgente.
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Nullità convalida DASPO: Giudice troppo veloce, difesa violata
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità della convalida di un DASPO con obbligo di firma perché il giudice ha deciso in meno di 24 ore dalla notifica del provvedimento. Questa fretta ha violato il diritto di difesa dei destinatari, i quali devono avere a disposizione un termine di almeno 48 ore per presentare le proprie memorie difensive. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza del giudice, facendo cessare l'obbligo di presentazione alla polizia. Resta invece valido il semplice divieto di accedere agli stadi, poiché considerato una misura amministrativa non soggetta a convalida.
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DASPO aggravato: Tifoso con armi, la Cassazione conferma il pugno duro
Un tifoso, già colpito in passato da provvedimenti simili, viene fermato prima di un derby con armi in auto (martello, mazza, coltello). Il Questore emette un nuovo divieto di accesso agli stadi per sei anni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di questo DASPO aggravato, stabilendo che la condizione di recidiva rende obbligatoria l'applicazione della misura in forma più severa. La pericolosità del soggetto, dimostrata dal possesso di armi e dai precedenti, giustifica pienamente la decisione, a prescindere dal fatto che i vecchi divieti fossero ancora attivi. Il ricorso del tifoso è stato quindi respinto.
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Valutazione memoria difensiva: DASPO valido se il video ti smentisce
Un tifoso, colpito da DASPO per disordini dopo una partita, presenta ricorso sostenendo che il giudice non abbia considerato le sue argomentazioni scritte. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla valutazione della memoria difensiva. Non basta che il giudice citi formalmente il documento; deve analizzarlo nel merito. In questo caso, il giudice ha correttamente confutato le tesi del tifoso basandosi su prove concrete come i video della sorveglianza, che mostravano una partecipazione attiva ai disordini. La valutazione della memoria difensiva è stata quindi sostanziale e non meramente formale, rendendo legittima la conferma del DASPO. L'esito è la sconfitta del tifoso, con condanna al pagamento delle spese.
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DASPO nullo per violazione diritto di difesa: Giudice ignora l’avvocato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO per una grave **violazione del diritto di difesa**. Un tifoso, destinatario di un divieto di accesso agli stadi per cinque anni con obbligo di firma, aveva presentato tramite il suo avvocato una memoria difensiva al giudice. Quest'ultimo, però, ha convalidato il provvedimento della Questura senza dare alcun conto delle argomentazioni difensive, utilizzando un modulo prestampato. Secondo la Cassazione, ignorare la memoria difensiva equivale a negare il diritto di difesa. Il giudice ha l'obbligo di esaminare nel merito le ragioni dell'interessato. Di conseguenza, la convalida è stata dichiarata nulla, il DASPO sospeso e il caso rinviato a un nuovo giudice per una corretta valutazione.
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Violazione DASPO: Ignorare il calendario non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un tifoso per la violazione obbligo di comparizione DASPO. L'imputato non si era presentato in Questura in occasione di tre partite, sostenendo di non essere a conoscenza del calendario del campionato. Secondo i giudici, tale giustificazione è inaccettabile. Il calendario delle partite ufficiali è un'informazione pubblica e facilmente reperibile, quindi l'ignoranza non può escludere la responsabilità penale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che chi è sottoposto a DASPO ha il dovere di informarsi attivamente sulle date degli incontri per adempiere all'obbligo di firma.
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Fuga dopo il ritardo: condanna per violazione sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che aveva violato gli orari imposti dalla sua misura di prevenzione. L'imputato era rientrato a casa pochi minuti dopo l'orario consentito e, alla vista dei controlli, si era dato alla fuga. I giudici hanno ritenuto che la fuga dimostrasse la piena intenzione di commettere il reato. Hanno inoltre escluso la possibilità di applicare la 'particolare tenuità del fatto' a causa dei numerosi precedenti penali specifici dell'uomo. La sentenza stabilisce che anche una minima infrazione, se accompagnata da comportamenti elusivi e da un passato criminale, integra pienamente il reato di violazione prescrizioni sorveglianza speciale, rendendo la condanna inevitabile.
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Revoca obbligo di presentazione DASPO: Squadra fallita, tifoso vince
Un tifoso, colpito da DASPO con obbligo di firma, chiede la revoca della misura dopo che la sua squadra del cuore cessa l'attività sportiva e viene sostituita da una nuova società. Il giudice inizialmente nega la richiesta. La Corte di Cassazione, però, accoglie il ricorso del tifoso. I giudici supremi stabiliscono un principio chiaro: l'obbligo di presentazione è legato indissolubilmente alla specifica società sportiva indicata nel provvedimento. Se questa scompare, l'obbligo perde efficacia e non può essere esteso automaticamente alla nuova squadra. La sentenza chiarisce quindi i presupposti per la revoca obbligo di presentazione DASPO in caso di mutamenti societari, annullando la decisione precedente e disponendo un nuovo esame del caso.
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Club fallisce, DASPO revocato: la vittoria del tifoso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla durata del DASPO. Un tifoso, colpito da un divieto di accesso allo stadio con obbligo di firma, ha chiesto la cancellazione della misura dopo che la società di calcio di riferimento era fallita e cessata. Una nuova società era sorta nella stessa città. La Corte ha stabilito che la misura perde efficacia e ha accolto la richiesta di revoca DASPO per cessazione società. Il provvedimento, infatti, è strettamente legato alla squadra originaria e non può essere esteso automaticamente alla nuova entità sportiva. Per continuare ad applicare la misura, la Questura dovrebbe emettere un nuovo provvedimento specifico.
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DASPO e Tenuità del Fatto: Fan vince contro condanna per recidiva
Un tifoso, condannato per non aver rispettato l'obbligo di firma durante un DASPO, si era visto negare il beneficio della 'particolare tenuità del fatto' a causa di precedenti per resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la resistenza, reato con violenza, e la violazione del DASPO, reato di pura omissione, non sono 'della stessa indole'. Di conseguenza, la condotta non può essere considerata abituale. La Corte ha quindi annullato la condanna, ordinando un nuovo processo per valutare correttamente l'applicazione della non punibilità per la lieve entità del reato commesso.
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