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Club fallisce, DASPO revocato: la vittoria del tifoso in Cassazione

La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla durata del DASPO. Un tifoso, colpito da un divieto di accesso allo stadio con obbligo di firma, ha chiesto la cancellazione della misura dopo che la società di calcio di riferimento era fallita e cessata. Una nuova società era sorta nella stessa città. La Corte ha stabilito che la misura perde efficacia e ha accolto la richiesta di revoca DASPO per cessazione società. Il provvedimento, infatti, è strettamente legato alla squadra originaria e non può essere esteso automaticamente alla nuova entità sportiva. Per continuare ad applicare la misura, la Questura dovrebbe emettere un nuovo provvedimento specifico.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 15705 Anno 2026
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Pubblicato il 8 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

DASPO e società fallita: una guida alla sentenza

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso molto interessante che riguarda il destino di un DASPO quando la squadra di calcio a cui è legato cessa di esistere. La decisione stabilisce un principio chiaro: è necessaria la revoca DASPO per cessazione società, perché il provvedimento non si trasferisce automaticamente a un nuovo club. Questa sentenza offre una tutela importante per i diritti individuali, limitando l’applicazione di misure restrittive a contesti ben definiti.

I fatti del caso: un tifoso, due società

La vicenda inizia quando un tifoso riceve un DASPO dalla Questura. Questo provvedimento gli vieta di accedere agli stadi e, in aggiunta, gli impone l’obbligo di presentarsi in un ufficio di polizia durante le partite della sua squadra, che chiameremo ‘La Vecchia Società Sportiva’. Tempo dopo, questa società attraversa una grave crisi: viene esclusa dal campionato, messa in liquidazione giudiziale e, di fatto, cessa ogni attività. Successivamente, nella stessa città, nasce ‘La Nuova Società Sportiva’, un soggetto giuridico completamente diverso, che si iscrive a un campionato dilettantistico. A questo punto, il tifoso presenta un’istanza al Giudice per chiedere la revoca dell’obbligo di presentazione, sostenendo che il presupposto della misura, cioè l’esistenza della ‘Vecchia Società’, era venuto meno.

La richiesta di revoca DASPO per cessazione società

Il tifoso ha basato la sua richiesta su un ragionamento logico e giuridico. L’obbligo di firma era stato imposto in relazione alle partite di una specifica squadra. Se quella squadra non esiste più, l’obbligo perde la sua ragione d’essere. Applicarlo alle partite della ‘Nuova Società’ sarebbe un’estensione non consentita dalla legge. Il Giudice, in prima battuta, aveva respinto la richiesta, ma il tifoso ha deciso di portare il caso fino alla Corte di Cassazione, che gli ha dato ragione.

Le motivazioni della Cassazione: il DASPO non si trasferisce

La Corte Suprema ha ribadito un suo orientamento consolidato, basato sul principio di tassatività. Le misure che limitano la libertà personale, come il DASPO con obbligo di firma, devono essere interpretate in modo restrittivo. Il provvedimento della Questura era stato emesso con riferimento specifico alla ‘Vecchia Società Sportiva’. La sua cessazione, quindi, fa venir meno l’efficacia della misura. I giudici hanno spiegato che non è possibile un’applicazione ‘automatica’ o ‘estensiva’ del DASPO alla ‘Nuova Società Sportiva’. Quest’ultima è un’entità giuridica autonoma e distinta dalla precedente. Estendere il divieto sarebbe una violazione del principio di legalità. Se l’autorità di pubblica sicurezza ritiene che il tifoso sia ancora socialmente pericoloso, deve avviare un nuovo procedimento, emettere un nuovo DASPO specifico per la nuova squadra e sottoporlo nuovamente alla convalida del Giudice.

Conclusioni: cosa succede ora al Tifoso

La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Giudice e ha ordinato un nuovo esame del caso. Questo significa che il Giudice dovrà attenersi al principio stabilito: l’obbligo di presentazione legato alla ‘Vecchia Società’ è inefficace. La sentenza rappresenta una vittoria per il tifoso e un’importante affermazione di un principio di garanzia. La revoca DASPO per cessazione società è un diritto quando vengono meno le condizioni originarie. La pericolosità di una persona deve essere valutata in concreto e non può essere presunta o trasferita da un contesto sportivo a un altro, completamente rinnovato.

Se la squadra per cui ho ricevuto il DASPO fallisce, il divieto è ancora valido?
Secondo la Cassazione, se la società sportiva cessa la sua attività, il DASPO e l’obbligo di firma perdono la loro efficacia. La misura è legata specificamente a quella società e non si trasferisce automaticamente.

L’obbligo di firma in Questura vale anche per la nuova squadra nata in città?
No. L’obbligo di presentazione non si estende automaticamente a una nuova società sportiva, anche se ha un nome simile o gioca nella stessa città. Per applicarlo alla nuova squadra, la Questura dovrebbe emettere un nuovo provvedimento.

Cosa devo fare per ottenere la revoca ufficiale del DASPO se la società sportiva non esiste più?
È necessario presentare un’istanza formale di revoca al Giudice per le indagini preliminari che aveva convalidato il provvedimento. È consigliabile farsi assistere da un avvocato per redigere correttamente l’istanza e allegare la documentazione che prova la cessazione della società.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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