DASPO e società fallita: quando si può chiedere la revoca
La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso molto interessante per il mondo del tifo organizzato, stabilendo un principio fondamentale sulla revoca obbligo di presentazione DASPO. La vicenda riguarda un tifoso che si è visto confermare l’obbligo di firma anche dopo la scomparsa della società sportiva per cui era stato sanzionato. La Corte ha chiarito che se la squadra originaria cessa di esistere, la misura restrittiva perde la sua efficacia e non può essere automaticamente trasferita a una nuova entità societaria, anche se della stessa città.
I fatti: un tifoso, due squadre e un obbligo contestato
La storia inizia quando un tifoso riceve un provvedimento di DASPO emesso dal Questore. Oltre al divieto di accesso allo stadio, la misura prevedeva anche il cosiddetto obbligo di presentazione. Il tifoso doveva recarsi presso un ufficio di Polizia e firmare un registro durante lo svolgimento delle partite della sua squadra, ‘La Società Sportiva Originaria’.
Tempo dopo, accade un evento che cambia le carte in tavola. ‘La Società Sportiva Originaria’ viene esclusa dal campionato professionistico e messa in liquidazione giudiziale, cessando di fatto la propria attività. Successivamente, nella stessa città, nasce ‘La Nuova Società Sportiva’, un soggetto giuridico completamente diverso, che si iscrive a un campionato dilettantistico. A questo punto, il tifoso presenta un’istanza al Giudice per chiedere la revoca dell’obbligo di firma, sostenendo che il presupposto della misura, ovvero l’esistenza della squadra originaria, era venuto meno. Sorprendentemente, la sua richiesta viene respinta.
Il principio di tassatività e la revoca obbligo di presentazione DASPO
Il caso arriva fino alla Corte di Cassazione. I giudici supremi ribaltano la decisione precedente, dando ragione al tifoso. La Corte fonda la sua decisione sul principio di tassatività. Questo principio, fondamentale nel nostro ordinamento, stabilisce che le norme che limitano la libertà personale, come l’obbligo di presentazione, devono essere interpretate in modo restrittivo. Non è possibile applicarle a situazioni non espressamente previste.
Il provvedimento del Questore era legato in modo specifico e inequivocabile alle partite della ‘Società Sportiva Originaria’. Nel momento in cui quella società ha cessato di esistere, l’obbligo di presentazione ha perso la sua base giuridica. Secondo la Corte, non è ammissibile un’interpretazione estensiva che trasferisca automaticamente l’obbligo sulle partite della ‘Nuova Società Sportiva’, poiché si tratta di un’entità giuridica distinta e autonoma dalla precedente.
Le motivazioni: la fine della società sportiva e la revoca dell’obbligo di presentazione DASPO
La Corte di Cassazione ha spiegato che l’efficacia della prescrizione cessa nel momento in cui la società calcistica di riferimento viene messa in liquidazione, esclusa dal campionato e perde il titolo sportivo. Questi eventi escludono una continuità sostanziale con la nuova compagine societaria. Di conseguenza, anche le eventuali violazioni dell’obbligo di presentazione, successive a tali eventi, non possono essere considerate penalmente rilevanti. I giudici hanno sottolineato che il provvedimento del Questore non può essere ‘integrato’ automaticamente per includere la nuova squadra. Per estendere la misura, sarebbe stato necessario un nuovo e specifico provvedimento, da sottoporre a convalida del giudice, garantendo così il diritto di difesa del cittadino. La generica indicazione della ‘squadra del Taranto’ non è sufficiente a superare questo vincolo di specificità.
Le conclusioni: cosa succede ora?
La Corte ha annullato l’ordinanza del giudice e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio. Il nuovo giudice dovrà attenersi al principio stabilito: l’obbligo di presentazione legato alla vecchia società è divenuto inefficace. Tuttavia, il giudice dovrà comunque effettuare una nuova valutazione sulla pericolosità attuale del soggetto. Questo perché il DASPO originale poteva contenere altre prescrizioni, come l’obbligo di firma per le partite della Nazionale giocate in quella città, che potrebbero sopravvivere al fallimento della squadra di club. La vittoria del tifoso è quindi netta sul principio, ma il caso richiede un’ulteriore valutazione formale per la chiusura definitiva della sua posizione.
Cosa succede al mio obbligo di firma se la squadra per cui ho ricevuto il DASPO fallisce o cessa l’attività?
Secondo la Corte di Cassazione, se la società sportiva specifica indicata nel provvedimento cessa la propria attività, l’obbligo di presentazione perde la sua efficacia e non si è più tenuti a rispettarlo per quella squadra.
L’obbligo di presentazione può essere trasferito automaticamente a una nuova squadra nata nella stessa città?
No. La Corte ha stabilito che l’obbligo è strettamente personale e legato alla società originaria. Non è possibile un’interpretazione estensiva o un trasferimento automatico a una nuova entità giuridica.
Se la mia squadra fallisce, il DASPO viene annullato del tutto?
Non necessariamente. Viene meno l’obbligo di presentazione legato a quella specifica squadra. Tuttavia, il divieto di accesso agli stadi e altre eventuali prescrizioni, come l’obbligo di firma per le partite della Nazionale, potrebbero rimanere validi. È necessaria una valutazione caso per caso.