La Cassazione e il DASPO: chiarezza sull’obbligo di presentazione
Il DASPO, acronimo di Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive, è una misura preventiva che mira a garantire la sicurezza negli stadi e nei luoghi legati agli eventi sportivi. Questa sentenza della Cassazione offre importanti chiarimenti sull’applicazione del DASPO, in particolare riguardo all’obbligo di presentazione alle autorità e alla necessità di motivare adeguatamente le decisioni. Il caso specifico ha visto due tifosi contestare un provvedimento che imponeva loro un divieto di accesso agli stadi per cinque anni, accompagnato dall’obbligo di presentarsi in caserma durante le partite della loro squadra.
Il caso: DASPO e obblighi contestati
La vicenda riguarda due tifosi a cui il Questore aveva imposto un DASPO per cinque anni. Questo divieto includeva l’obbligo di presentarsi ai Carabinieri trenta minuti dopo l’inizio delle partite del Monza Calcio, sia in casa che in trasferta. Un Giudice per le indagini preliminari (G.i.p.) aveva poi convalidato questi provvedimenti. I tifosi hanno presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni. Hanno contestato la mancanza di motivazione sull’urgenza del provvedimento, la durata del divieto, l’estensione del DASPO anche alle partite amichevoli e, soprattutto, l’obbligo di doppia presentazione, cioè sia all’inizio che durante il secondo tempo delle partite.
La necessità di motivazione sull’urgenza del DASPO
Uno dei punti cruciali affrontati dalla Cassazione riguarda la necessità di motivare l’urgenza del provvedimento. La Corte ha sottolineato che, se l’obbligo di presentazione viene eseguito prima che il giudice convalidi la misura, è fondamentale che l’autorità abbia motivato le ragioni di urgenza. Nel caso specifico, i tifosi avevano già dovuto adempiere all’obbligo in occasione di una partita prima della convalida del G.i.p. L’assenza di una chiara motivazione su questo aspetto ha reso fondata la doglianza dei ricorrenti. La legge prevede che i provvedimenti provvisori di restrizione della libertà personale debbano essere convalidati dal giudice entro 48 ore, e ciò avviene solo in casi eccezionali di necessità e urgenza.
La durata del DASPO e le partite amichevoli
La Cassazione ha invece respinto le contestazioni relative alla durata del DASPO e alla sua estensione alle partite amichevoli. Per quanto riguarda la durata, la legge stabilisce che, se un soggetto è già stato destinatario di un DASPO, la nuova misura non può essere inferiore a cinque anni né superiore a dieci. Poiché uno dei ricorrenti aveva già ricevuto un precedente divieto, la durata minima di cinque anni è stata ritenuta legittima. Inoltre, la Corte ha ribadito un principio già consolidato: il DASPO può legittimamente riferirsi anche agli incontri “amichevoli”, purché questi siano stati programmati e pubblicizzati in modo che l’interessato possa conoscerne la programmazione. La difficoltà soggettiva di conoscere il calendario non è sufficiente a invalidare l’estensione del divieto.
L’obbligo di doppia presentazione nel DASPO
Il punto in cui i ricorsi hanno trovato pieno accoglimento riguarda l’obbligo di doppia presentazione. I provvedimenti del Questore prevedevano la presentazione trenta minuti dopo l’inizio di ogni incontro. Tuttavia, l’ordinanza di convalida del G.i.p. aveva aggiunto un ulteriore obbligo di presentazione trenta minuti dopo l’inizio del secondo tempo. La Cassazione ha rilevato un assoluto difetto di motivazione su questa duplicazione dell’obbligo. Non era chiaro se si trattasse di un errore materiale o di una decisione consapevole del G.i.p. In ogni caso, l’imposizione di un doppio obbligo, soprattutto per partite in trasferta dove la distanza potrebbe rendere difficile raggiungere il luogo di presentazione in tempi ravvicinati, richiede una specifica e adeguata motivazione. La sua assenza ha portato all’annullamento di questa parte del provvedimento.
Le motivazioni: chiarezza e proporzionalità nel DASPO
Le motivazioni della Cassazione evidenziano l’importanza della chiarezza e della proporzionalità nell’applicazione del DASPO. La Corte ha ribadito che le misure preventive, pur essendo necessarie per la sicurezza pubblica, devono sempre essere supportate da una motivazione solida, specialmente quando incidono sulla libertà personale. La mancanza di motivazione sull’urgenza, quando l’obbligo è già stato eseguito, e sulla duplicazione dell’obbligo di presentazione, rappresenta un vizio grave che compromette la legittimità del provvedimento. Questo principio garantisce che le autorità agiscano con trasparenza e che le restrizioni imposte siano giustificate da ragioni concrete e ben esplicitate.
Le conclusioni: vittoria parziale per i tifosi sul DASPO
In conclusione, la Cassazione ha annullato l’ordinanza del G.i.p. nella parte in cui imponeva l’obbligo di presentazione anche durante il secondo tempo delle competizioni e ha dichiarato cessata l’efficacia di tale obbligo. Ha inoltre accolto il ricorso per quanto riguarda il difetto di motivazione sul requisito dell’urgenza. Per il resto, i ricorsi sono stati rigettati. Questo significa che i tifosi hanno ottenuto una vittoria parziale: il DASPO di cinque anni e la sua estensione alle partite amichevoli rimangono validi, ma non dovranno più presentarsi due volte per ogni partita, e la decisione iniziale mancava di una motivazione adeguata sull’urgenza. La sentenza riafferma l’importanza di una motivazione completa e specifica per i provvedimenti restrittivi.
Cos’è il DASPO e a chi si applica?
Il DASPO (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive) è una misura preventiva che impedisce a persone considerate pericolose di partecipare a eventi sportivi, per garantire la sicurezza pubblica.
Il DASPO può essere esteso anche alle partite amichevoli?
Sì, la giurisprudenza ha chiarito che il DASPO può essere applicato anche alle partite amichevoli, purché queste siano state programmate e pubblicizzate in modo conoscibile.
Cosa succede se un provvedimento di DASPO non è motivato sull’urgenza?
Se l’obbligo di presentazione è già stato eseguito prima della convalida del giudice, la mancanza di motivazione sull’urgenza del provvedimento può portare all’annullamento della misura.