Il caso del tifoso e il nuovo provvedimento di DASPO per tifosi recidivi
Un tifoso di calcio ha ricevuto un nuovo provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive, comunemente noto come DASPO, con l’obbligo di presentarsi in questura durante le partite. Questo provvedimento rientra nella categoria del DASPO per tifosi recidivi, una misura severa pensata per contrastare la violenza negli stadi. Il Questore ha emesso la misura dopo che le forze dell’ordine hanno indagato il tifoso per un incendio boschivo scoppiato in una riserva naturale vicino allo stadio, proprio in concomitanza con una partita di calcio. Il tifoso ha contestato la decisione davanti al Giudice per le indagini preliminari, che ha però convalidato il provvedimento. Successivamente, il tifoso ha deciso di presentare ricorso in Cassazione per ottenere l’annullamento della misura.
Le regole rigide per chi ha già subito un divieto di accesso agli stadi
La legge prevede un trattamento molto severo per chi commette violenze o reati legati al mondo del calcio se ha già subito un precedente divieto. In questi casi, l’obbligo di firma presso gli uffici di polizia non è una scelta discrezionale del Questore, ma diventa un atto obbligatorio. La durata di questa misura di prevenzione non può essere inferiore a cinque anni e può arrivare fino a un massimo di dieci anni. Questa presunzione di pericolosità sociale serve a tutelare l’ordine pubblico e a prevenire ulteriori disordini. La legge consente comunque al destinatario di chiedere la revoca della misura dopo tre anni, a condizione che dimostri una condotta impeccabile e costante nel tempo.
Il valore del precedente divieto prima della riforma normativa
Il tifoso ha basato la sua difesa su un argomento temporale. Il suo precedente provvedimento di divieto risaliva al 2018, ovvero a un’epoca antecedente rispetto alla riforma legislativa del 2019 che ha inasprito le sanzioni e allungato i tempi dell’obbligo di firma. Secondo la tesi difensiva, l’applicazione delle nuove e più severe norme a un comportamento passato violerebbe il principio di irretroattività delle leggi penali. Inoltre, la difesa ha sostenuto che l’automatismo dell’obbligo di firma violasse la libertà personale garantita dalla Costituzione, senza una reale valutazione della pericolosità attuale del soggetto.
Le motivazioni della decisione sul DASPO per tifosi recidivi
Le motivazioni della decisione sul DASPO per tifosi recidivi si fondano sulla natura stessa delle misure di prevenzione. I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che il precedente divieto non rappresenta una nuova sanzione per un fatto vecchio. Al contrario, il vecchio provvedimento costituisce un semplice dato di fatto che dimostra la tendenza del soggetto a delinquere nel contesto sportivo. Di conseguenza, l’autorità amministrativa deve applicare la legge in vigore al momento del nuovo fatto violento. La Cassazione ha anche respinto i dubbi di costituzionalità. La pericolosità sociale del soggetto recidivo giustifica pienamente la limitazione temporanea della libertà personale attraverso l’obbligo di firma, poiché la misura è proporzionata e mira a difendere la sicurezza della collettività.
Le conclusioni della Cassazione sul DASPO per tifosi recidivi
Le conclusioni della Cassazione sul DASPO per tifosi recidivi confermano la piena validità del provvedimento emesso dal Questore e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari. La Corte ha rigettato il ricorso del tifoso in modo definitivo. Questo significa che il tifoso dovrà rispettare l’obbligo di firma per tutta la durata stabilita e non potrà accedere agli stadi. Inoltre, la sentenza condanna il ricorrente al pagamento di tutte le spese del processo. Questa decisione ribadisce la linea dura della giurisprudenza contro la violenza negli stadi, confermando che chi ha già commesso illeciti sportivi in passato va incontro a sanzioni automatiche e severe in caso di nuovi comportamenti pericolosi.
Cosa succede se un tifoso riceve un secondo DASPO?
Il tifoso viene considerato recidivo e la legge impone obbligatoriamente l’obbligo di firma presso la polizia durante le partite, con una durata da cinque a dieci anni.
Si applica la nuova legge anche se il primo DASPO è vecchio?
Sì, il precedente provvedimento rileva come semplice presupposto di fatto, quindi si applicano le norme più severe in vigore al momento del nuovo illecito.
È possibile ridurre la durata dell’obbligo di firma?
Sì, dopo tre anni dall’applicazione del provvedimento, il destinatario può chiedere la cessazione della misura se dimostra una costante buona condotta.