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Obbligo di firma DASPO: nullo in trasferta senza motivi chiari

Il Questore imponeva a un tifoso un DASPO di otto anni con un gravoso obbligo di firma DASPO, consistente nella doppia presentazione in Questura durante le partite sia in casa sia in trasferta, a causa di un pugno sferrato a un tifoso avversario. Il GIP convalidava la misura. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del tifoso, annullando la decisione limitatamente all’obbligo di firma per le partite in trasferta. I giudici hanno stabilito che il GIP deve motivare in modo specifico e rigoroso la necessità e la proporzionalità di un plurimo obbligo di firma per le trasferte, considerando la distanza geografica e l’effettiva utilità della misura per impedire la presenza fisica del soggetto all’evento sportivo.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 24252 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

I limiti del controllo preventivo sui tifosi

Il caso in esame affronta il tema delicato delle misure di prevenzione applicate ai tifosi e analizza in particolare l’obbligo di firma DASPO (divieto di accedere alle manifestazioni sportive). La vicenda ha origine dal comportamento violento di un sostenitore calcistico, il quale ha sferrato un pugno a un tifoso della squadra avversaria durante un incontro. A seguito di questo grave episodio, il Questore ha emesso un provvedimento di divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive per la durata di otto anni. Oltre al divieto, l’autorità ha imposto al destinatario un severo obbligo di firma DASPO, che richiedeva la presentazione del soggetto presso gli uffici della Questura per due volte durante lo svolgimento di ogni partita, sia in casa sia in trasferta.

Il Giudice per le indagini preliminari (il magistrato che controlla la legittimità dei provvedimenti urgenti) ha convalidato la misura ritenendola idonea. Tuttavia, il destinatario ha deciso di opporsi a questa decisione, ritenendo che la restrizione della propria libertà personale fosse eccessiva e priva di una reale giustificazione logica, specialmente per quanto riguarda le partite giocate lontano dalla propria città.

La contestazione del doppio obbligo di firma DASPO

Il difensore del tifoso ha presentato ricorso in Cassazione per denunciare la violazione di legge e il difetto di motivazione del provvedimento. La contestazione principale si è concentrata sulla irragionevolezza del doppio obbligo di firma DASPO in occasione delle partite giocate in trasferta. La prescrizione imponeva al tifoso di presentarsi in Questura venti minuti dopo l’inizio del primo tempo e nuovamente venti minuti dopo l’inizio del secondo tempo.

La difesa ha evidenziato che una simile modalità risulta priva di utilità pratica quando la squadra gioca in un’altra città. La notevole distanza geografica tra l’ufficio di polizia locale e lo stadio ospitante impedisce materialmente al soggetto di raggiungere l’evento sportivo. Di conseguenza, richiedere una doppia firma nello stesso giorno per una partita giocata a centinaia di chilometri di distanza rappresenta solo un inutile aggravio della libertà di movimento, senza apportare alcun reale beneficio alla sicurezza pubblica.

Le motivazioni: la necessaria proporzionalità della misura

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondate le lamentele del ricorrente relative alle partite fuori casa. I giudici hanno ricordato che l’obbligo di presentazione periodica incide pesantemente sulla libertà personale del cittadino, protetta dalla Costituzione. Per questo motivo, il giudice che convalida la misura deve offrire una motivazione rigorosa e specifica sulla necessità, adeguatezza e proporzionalità del provvedimento.

Nel caso specifico, la sentenza evidenzia che manca del tutto una spiegazione sul perché sia indispensabile un doppio controllo per le partite in trasferta. Il giudice di merito non ha considerato la differenza evidente tra le partite giocate in casa e quelle giocate fuori casa. La distanza stradale rende già di per sé impossibile la presenza del tifoso allo stadio dopo la prima firma. Pertanto, la mancata valutazione del rapporto tra la distanza geografica e la reale utilità del secondo controllo rende la motivazione del provvedimento insufficiente e invalida per questa parte.

Le conclusioni: l’annullamento parziale del provvedimento

La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, disponendo l’annullamento dell’ordinanza impugnata limitatamente all’obbligo di firma DASPO per le partite disputate in trasferta. I giudici hanno quindi rinviato gli atti al Tribunale per un nuovo esame da parte del Giudice per le indagini preliminari, il quale dovrà valutare nuovamente la proporzionalità della misura seguendo le indicazioni della Cassazione.

La decisione conferma invece la validità del DASPO per la durata di otto anni e l’obbligo di firma per le partite casalinghe e per le amichevoli ufficiali. La gravità del pugno sferrato e l’esistenza di precedenti specifici giustificano ampiamente la severità della misura principale. Questa pronuncia stabilisce un limite chiaro per l’autorità pubblica, la quale deve sempre calibrare le misure restrittive in base alla reale utilità pratica e al rispetto dei diritti fondamentali del cittadino.

Cosa succede se si riceve un DASPO con obbligo di firma per le partite in trasferta?
Il giudice deve motivare in modo specifico perché sia necessario l’obbligo di firma anche per le trasferte, considerando la distanza geografica dallo stadio.

L’obbligo di firma per il DASPO si applica anche alle partite amichevoli?
Sì, l’obbligo può essere esteso alle partite amichevoli purché siano ufficiali, programmate in anticipo e facilmente conoscibili dal destinatario.

Chi decide se convalidare l’obbligo di firma imposto dal Questore?
La convalida spetta al Giudice per le indagini preliminari, che deve verificare la proporzionalità e la necessità della misura entro tempi molto stretti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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