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Danno Biologico

46 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il danno biologico, nel diritto italiano, consiste nella lesione dell'interesse, costituzionalmente garantito, all'integrità fisica della persona. Questo sussiste in presenza di una lesione fisica o psichica della persona., permanente o reversibile, da cui derivi, però, una compromissione delle attività vitali del soggetto, considerate nel senso più ampio (si veda la sezione "Esempi"). Il danno tanatologico è la forma più grave di danno biologico, anche se, per certi versi, non è quello che dà maggior diritto ad indennizzi, sotto il profilo della risarcibilità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Demansionamento e risarcimento del danno: vittoria o limite?
Un dipendente con qualifica direttiva cita in giudizio l'ente pubblico datore di lavoro per ottenere il risarcimento dei danni causati dal prolungato svuotamento delle sue mansioni. Dopo precedenti pronunce passate in giudicato che avevano riconosciuto il demansionamento e risarcimento del danno professionale, la Corte d'Appello limita l'indennizzo fino alla data in cui l'ente ha deliberato il riavvio a mansioni adeguate alla categoria, rigettando il danno biologico. Il lavoratore impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione lamentando l'ingiusta limitazione temporale e l'omesso ristoro per la salute. I giudici di legittimità esaminano gli atti ma rilevano un difetto di procedura relativo alla mancata trattazione del controricorso incidentale di una delle parti resistenti. La Suprema Corte rimette quindi gli atti al magistrato relatore per formulare la proposta completa, rinviando la decisione di merito.
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Legittima difesa nella colluttazione: vietata l’arma
L'Imputato ha ferito con un coltello La Persona Offesa durante un violento scontro fisico. Condannato per lesioni personali aggravate, l'aggressore ha presentato ricorso sostenendo di aver agito per difendersi da un attacco imprevisto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, escludendo l'applicabilità della legittima difesa nella colluttazione. I giudici hanno chiarito che quando due persone partecipano volontariamente a uno scontro fisico animate da intenti lesivi reciproci, nessuna delle parti può invocare l'esimente dell'autodifesa o l'eccesso colposo. L'utilizzo dell'arma da taglio ha reso la reazione assolutamente sproporzionata ed ingiustificabile rispetto alla situazione di conflitto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conferma del risarcimento danni.
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Risarcimento danno morale: la guida completa
La Corte d'Appello ha riformato una sentenza di primo grado riconoscendo il risarcimento danno morale a un giovane rimasto gravemente ferito in un incidente. Nonostante il Tribunale avesse inizialmente negato tale voce di danno, i giudici d'appello hanno stabilito che una grave invalidità permanente del 39% fa presumere una sofferenza interiore meritevole di ristoro autonomo rispetto al danno biologico.
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Responsabilità danni animali: come farsi risarcire
Il Tribunale di Bologna ha emesso una sentenza riguardante la responsabilità danni animali a seguito di un'aggressione subita da una passante da parte di due cani incustoditi. Il giudice ha applicato il regime di responsabilità oggettiva ex art. 2052 c.c., condannando la proprietaria al risarcimento dei danni biologici e patrimoniali, poiché non è stato provato il caso fortuito. La vittima ha ottenuto il ristoro per l'invalidità permanente e le spese mediche sostenute.
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Mobbing sul lavoro: risarcimento e danno biologico
La Corte d'Appello ha confermato il diritto di una lavoratrice all'indennizzo per mobbing sul lavoro. Nonostante la contestazione dell'ente previdenziale, una nuova perizia medica ha accertato il nesso causale tra le condotte vessatorie del superiore e l'insorgenza di un disturbo da adattamento persistente, quantificando un danno biologico del 6%.
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Risarcimento danno da rumore: tutelato anche il condomino fragile
Un condomino ha citato in giudizio la vicina del piano di sopra a causa di rumori intollerabili provenienti dalle tubature del bagno. Il Tribunale ha ordinato i lavori di riparazione ma ha negato il risarcimento del danno alla salute, ritenendo che lo stress del proprietario fosse dovuto anche a suoi tratti caratteriali ansiosi. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la presenza di una predisposizione personale o di altre concause non esclude il diritto al risarcimento danno da rumore. Se il rumore molesto ha contribuito a peggiorare lo stato psico-fisico del danneggiato, il danno va comunque risarcito. La sentenza è stata cassata con rinvio per la quantificazione del danno.
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Demansionamento: accordo cancella la lite ma non le spese legali
Una lavoratrice ha ottenuto in appello la condanna del datore di lavoro per demansionamento, con risarcimento del danno patrimoniale e biologico. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo complessivo davanti al Tribunale, dichiarando la cessazione della materia del contendere per tutte le liti pendenti. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo, dichiarando estinto il giudizio per cessata materia del contendere. Tuttavia, non essendoci un accordo sulla compensazione delle spese di questo grado, la Corte ha condannato l'azienda al pagamento delle spese processuali in base al principio di causalità, avendo essa promosso un ricorso non più coltivato.
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Incapacità lavorativa: risarcito anche chi è invalido dalla nascita
Una neonata ha riportato gravissime lesioni cerebrali con invalidità al 100% a causa della carente assistenza rianimatoria della clinica durante il parto. I genitori hanno chiesto il risarcimento dei danni, compreso il danno patrimoniale futuro per la perdita della capacità lavorativa. La Corte d'Appello ha negato questo risarcimento, ritenendo che l'incapacità lavorativa generica fosse già assorbita nel danno biologico e che non vi fosse prova di un danno specifico, visto che la bambina non avrebbe mai potuto lavorare. La Cassazione ha invece accolto il ricorso: chi subisce un'invalidità totale fin dalla nascita ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale futuro per la totale incapacità lavorativa. Questo danno va calcolato in via sussidiaria usando il parametro del triplo della pensione sociale.
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Risarcimento danni per mobbing: dipendente senza mansioni vince
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Ente Pubblico al risarcimento danni per mobbing in favore di una dipendente. La Lavoratrice era stata privata delle sue mansioni e lasciata in uno stato di totale inattività dopo il trasferimento alla gestione della biblioteca comunale. Questo svuotamento di funzioni ha causato alla donna un danno biologico e morale pari al 12%. L'Ente Pubblico ha contestato la decisione sostenendo che i fatti fossero coperti da un precedente giudizio e negando l'intento persecutorio. La Suprema Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'amministrazione sia quello incidentale della lavoratrice (che chiedeva anche il danno esistenziale), confermando che la privazione dei compiti lavorativi configura una responsabilità contrattuale del datore di lavoro ai sensi dell'articolo 2087 del Codice Civile.
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Spese legali e soccombenza: quando la vittoria è totale
La Corte d'Appello di Napoli ha stabilito che l'accoglimento di una domanda per infortunio sul lavoro, anche se nella misura minima indennizzabile del 6%, configura una situazione di spese legali e soccombenza totale a carico dell'ente previdenziale. La compensazione parziale delle spese decisa in primo grado è stata dichiarata illegittima poiché la pretesa della lavoratrice era stata integralmente soddisfatta.
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Fondo di Garanzia Vittime della Strada: onere prova
La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata da un pedone contro il Fondo di Garanzia Vittime della Strada a causa di gravi carenze probatorie. La decisione evidenzia come le incongruenze tra il referto del pronto soccorso, che parlava di caduta accidentale, e le testimonianze contrastanti rendano impossibile l'accertamento della responsabilità di un veicolo ignoto.
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Malattia professionale: quando spetta l’indennizzo
Il Tribunale di Bari ha respinto la richiesta di un lavoratore per il riconoscimento di una malattia professionale indennizzabile. Nonostante il nesso causale tra le ernie discali e l'attività di autista sia stato accertato, l'invalidità è stata quantificata al 4%, soglia inferiore al minimo di legge del 6% necessario per l'indennizzo economico.
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Infortunio sul lavoro e infarto: la decisione
Il Tribunale di Bari ha respinto la richiesta di un operaio volta a ottenere il riconoscimento di un infarto come infortunio sul lavoro. La sentenza chiarisce che, affinché sussista l'indennizzabilità, deve essere provata la causa violenta e il nesso con l'attività lavorativa, escludendo i casi in cui il malore sia la manifestazione di una patologia preesistente a decorso lento.
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Malattia professionale: il limite del danno biologico
Una lavoratrice agricola ha richiesto il riconoscimento di una malattia professionale per ernia discale. Sebbene la perizia abbia confermato il nesso causale tra l'attività lavorativa e la patologia, l'entità del danno biologico è stata valutata al 3%. Poiché la legge prevede un indennizzo economico solo a partire dalla soglia del 6%, il tribunale ha rigettato la domanda di risarcimento.
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Infortunio Grave: No alla Personalizzazione del Danno senza Prova
Un operaio, investito da un escavatore in cantiere, subisce un grave infortunio. L'azienda viene riconosciuta responsabile per carenze nella sicurezza. Il lavoratore chiede un aumento del risarcimento standard, invocando la personalizzazione del danno biologico per le particolari sofferenze patite. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. I giudici stabiliscono che per ottenere un aumento del risarcimento, il danneggiato deve provare conseguenze anomale e del tutto peculiari, non essendo sufficiente dimostrare le sofferenze che normalmente derivano da un trauma così grave. Senza questa prova specifica, la personalizzazione del danno biologico non può essere concessa.
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Demansionamento illegittimo ma nessun risarcimento: la prova vince
Un lavoratore, pur ottenendo il riconoscimento dell'illegittimità del suo demansionamento, si è visto negare il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, sottolineando che la richiesta di risarcimento danno da demansionamento non può basarsi su semplici presunzioni. Il lavoratore ha l'onere di fornire prove concrete e specifiche del danno professionale, morale o biologico subito. L'assenza di una dimostrazione puntuale del pregiudizio ha reso impossibile accogliere la domanda di indennizzo, portando a dichiarare inammissibile sia il suo ricorso che quello dell'azienda. La decisione finale conferma che la dequalificazione è illegittima, ma non automaticamente risarcibile.
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Concorso di cause: danno dimezzato tra atto lecito e illecito
Un medico ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per cui lavorava, chiedendo i danni per la diffusione anticipata di voci sul suo mancato superamento di una selezione interna. Il Tribunale aveva inizialmente riconosciuto un risarcimento totale per il danno psicologico subito. Tuttavia, la Corte d'Appello ha dimezzato l'importo, rilevando un concorso di cause. Il danno derivava sia dalla condotta illecita aziendale sia da un fatto lecito, ovvero la legittima mancata vittoria del concorso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici supremi hanno stabilito che il risarcimento deve essere ridotto proporzionalmente in via equitativa. L'Azienda non può rispondere per le conseguenze psicologiche derivanti dal legittimo esito negativo della selezione.
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Risarcimento danni microlesioni: la guida completa
Il Tribunale di Venezia ha affrontato un caso di risarcimento danni microlesioni subito da una donna investita da uno scooter elettrico in un mercato. La sentenza chiarisce l'importanza del nesso causale, escludendo il ristoro per interventi chirurgici derivanti da patologie pregresse del danneggiato e limitando il risarcimento alle lesioni effettivamente riconducibili al sinistro, quantificate tramite CTU come danno biologico permanente al 3-4%.
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Concorso di colpa pedone: guida al risarcimento
La sentenza analizza un investimento stradale notturno in cui è stato accertato il concorso di colpa pedone. Il soggetto, attraversando l'incrocio con semaforo rosso per i pedoni e abiti scuri, è stato ritenuto responsabile per i 2/3 dell'evento. Al conducente è stato imputato il restante 1/3 per non aver osservato la massima prudenza. La decisione definisce i criteri per la liquidazione del danno non patrimoniale e la detrazione degli acconti già versati.
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Malattia professionale spalle: guida all’indennizzo
La Corte d'Appello ha riconosciuto la malattia professionale spalle a un magazziniere esposto per oltre trent'anni a carichi pesanti e posture incongrue. Nonostante il rigetto in primo grado, una nuova perizia medica ha confermato il nesso causale tra le mansioni e la tendinopatia, portando a un indennizzo complessivo del 27%.
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