Malattia professionale e indennizzo INAIL
L’accertamento di una malattia professionale non garantisce automaticamente l’erogazione di un risarcimento economico. La normativa italiana, infatti, subordina il pagamento dell’indennizzo al superamento di precise soglie di gravità della menomazione subita dal lavoratore.
I fatti di causa
Una lavoratrice agricola, attiva nel settore dal 1980, ha adito le vie legali dopo che l’ente previdenziale aveva respinto la sua richiesta amministrativa. La ricorrente sosteneva che le ernie discali lombari di cui soffriva fossero la diretta conseguenza delle mansioni di bracciante svolte per decenni. La domanda mirava a ottenere il riconoscimento di un’invalidità permanente pari al 12%, valore che darebbe diritto a un indennizzo in capitale.
La decisione del Tribunale sulla malattia professionale
Il Giudice del Lavoro, attraverso l’ausilio di una consulenza tecnica d’ufficio, ha approfondito la natura della patologia. Sebbene il perito abbia confermato che l’attività lavorativa specifica abbia agito come condizione necessaria per lo sviluppo dell’ernia discale, ha quantificato il danno biologico permanente in una misura ridotta, pari al 3%.
Le motivazioni
Le motivazioni della sentenza poggiano sul dettato dell’articolo 13 del D.Lgs. n. 38/2000. La legge stabilisce che l’ente eroga l’indennizzo in capitale solo per le menomazioni di grado pari o superiore al 6%. Nel caso di specie, sebbene sia stata riconosciuta la natura professionale della patologia (nesso causale), la percentuale di danno accertata (3%) rientra nella cosiddetta ‘franchigia’. Trattandosi di un valore inferiore al minimo indennizzabile, la richiesta di condanna al pagamento di somme di denaro deve essere necessariamente rigettata.
Le conclusioni
Le conclusioni del provvedimento evidenziano che il riconoscimento teorico di una tecnopatia non coincide sempre con un beneficio economico per il lavoratore. Il mancato superamento della soglia del 6% impedisce l’erogazione di qualsiasi somma a titolo di danno biologico. Tuttavia, il tribunale ha disposto che le spese della perizia medica siano poste a carico dell’ente, esentando la lavoratrice dal pagamento delle spese legali in virtù della normativa vigente sui redditi bassi.
Cosa succede se la mia malattia professionale è valutata con un danno biologico inferiore al 6%?
In questo caso la domanda di indennizzo economico viene rigettata perché il danno rientra nella soglia di franchigia prevista dalla legge, che non prevede pagamenti per percentuali di invalidità così basse.
È possibile ottenere l’indennizzo se il nesso causale è provato ma il danno è lieve?
No, per ottenere l’indennizzo in capitale è necessario che la menomazione raggiunga almeno il 6%, mentre per la rendita mensile serve almeno il 16%, indipendentemente dalla prova che la malattia sia di origine lavorativa.
Chi paga le spese della perizia medica se il ricorso per malattia professionale viene respinto?
Il giudice può decidere di porre le spese della perizia a carico dell’ente previdenziale se è stata comunque accertata l’origine professionale della malattia, anche se il grado di invalidità non è stato sufficiente per il risarcimento.