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Controricorrente — Anno 2023

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864 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Servitù coattiva: no se l’ostacolo è creato da te
Un proprietario, dopo aver modificato un edificio che bloccava il suo accesso alla strada, ha richiesto una servitù coattiva sul terreno del vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto di passaggio non può essere concesso se la mancanza di accesso deriva dalle azioni del proprietario stesso, poiché ciò comporterebbe un ingiusto sacrificio dei diritti del vicino.
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Proprietà del sottosuolo: quando puoi opporti?
Un proprietario ha citato in giudizio una società di servizi per ottenere la rimozione di tubature per il teleriscaldamento collocate nel sottosuolo di una sua strada privata. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, sostenendo che il proprietario non avesse un interesse concreto e apprezzabile alla rimozione, dato che le tubature si trovavano a una profondità tale da non interferire con l'uso del suo bene. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, in base ai limiti della proprietà del sottosuolo definiti dall'art. 840 c.c., spetta al proprietario dimostrare il pregiudizio effettivo derivante dalle opere di terzi per poterne chiedere la rimozione.
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Istanza di prelievo e durata irragionevole del processo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata reiterazione dell'istanza di prelievo in un giudizio amministrativo non è sufficiente a dimostrare il disinteresse della parte e a negarle il diritto all'equa riparazione per l'irragionevole durata del processo. La sentenza chiarisce che il pregiudizio si presume per legge e che aver presentato alcune istanze e essersi opposti alla perenzione del giudizio sono atti idonei a manifestare il persistere dell'interesse alla decisione.
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Incarichi dipendenti pubblici: serve l’autorizzazione?
Una Onlus affida incarichi a dipendenti pubblici sanitari senza un'autorizzazione formale, ma sulla base di convenzioni con la loro ASL. L'Ente Fiscale multa l'associazione. La Cassazione chiarisce: se l'incarico deriva da un accordo formale tra l'ente pubblico e il privato per un interesse pubblico, la disciplina sull'autorizzazione incarichi dipendenti pubblici non si applica. La sanzione è annullata per i dipendenti dell'ASL convenzionata, ma confermata per gli altri.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione decide
Una cassa di previdenza professionale ha citato in giudizio l'agente della riscossione per il mancato incasso di crediti contributivi risalenti agli anni '90. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 33117/2023, ha respinto il ricorso della cassa, confermando che la legge del 2012 sull'annullamento crediti previdenziali iscritti a ruolo prima del 1999 si applica a tutti gli enti creditori, sia pubblici che privati. La Corte ha chiarito che tale normativa mira a razionalizzare i bilanci e non estingue il credito in sé, ma solo lo strumento esecutivo del ruolo, lasciando all'ente la possibilità di agire per altre vie legali.
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Estinzione del giudizio: accordo e fine del processo
Una società consortile, operante nel settore dell'energia, aveva impugnato avvisi di pagamento per accise non versate. Dopo un complesso iter giudiziario, la questione è giunta in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo di ristrutturazione del debito e una transazione fiscale. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia al ricorso, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese processuali e chiarendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Fideiussione omnibus: ricorso inammissibile
Un garante si opponeva a una fideiussione omnibus, accusando la banca di aver agito in malafede. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale: il ricorso non era autosufficiente, ovvero non conteneva tutti gli elementi necessari a valutarne la fondatezza senza dover consultare altri atti. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto delle regole processuali nei ricorsi per cassazione.
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Rinvio Sezioni Unite: la Cassazione attende la pronuncia
In un caso di opposizione all'esecuzione, la Corte di Cassazione ha riscontrato la presenza di questioni giuridiche con precedenti contrastanti. Per questo motivo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per disporre il rinvio Sezioni Unite, sospendendo la decisione del ricorso. La Corte attenderà la pronuncia delle Sezioni Unite, già investite di questioni analoghe, al fine di garantire l'uniformità del diritto.
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Retribuzione pubblico impiego: il caso cessa in Cassazione
Alcuni dipendenti di un ente previdenziale hanno richiesto una retribuzione aggiuntiva per mansioni ritenute extra. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, considerandole parte dei doveri d'ufficio. Durante il ricorso in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio senza una decisione sul merito della questione legata alla retribuzione pubblico impiego.
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Cessazione materia del contendere: accordo e fine lite
Un dipendente di un ente previdenziale aveva ottenuto ragione in primo e secondo grado riguardo una retribuzione extra. L'ente ha presentato ricorso in Cassazione, ma prima dell'udienza le parti hanno raggiunto un accordo. La Corte Suprema ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo senza una decisione nel merito.
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Errore revocatorio: i limiti dell’impugnazione
Un ricorrente ha tentato di far revocare una precedente ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione di un contratto di rendita vitalizia. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo la netta distinzione tra un errore revocatorio (una svista percettiva su un fatto processuale) e un errore di giudizio (una errata valutazione giuridica), che non può essere motivo di revocazione. Il caso evidenzia come questo strumento straordinario non possa essere usato per ridiscutere il merito della controversia.
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Trasporto non autorizzato: quando scatta la confisca
Una cooperativa, autorizzata al solo trasporto di merci, ha subito la confisca del proprio natante per aver trasportato due turisti a pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che il trasporto di persone costituisce un servizio completamente diverso da quello per cui era stata rilasciata l'autorizzazione. Pertanto, si configura un'ipotesi di esercizio di attività in totale assenza di licenza (trasporto non autorizzato), che legittima la sanzione accessoria della confisca, e non una mera difformità dal titolo posseduto.
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Chiamata in causa del terzo: estensione automatica
In un caso di infiltrazioni d'acqua, la Corte di Cassazione ha stabilito che la chiamata in causa del terzo, identificato dal convenuto come l'unico responsabile, comporta l'estensione automatica della domanda originaria dell'attore nei confronti di tale terzo. La controversia vedeva i proprietari di due alloggi citare in giudizio il vicino del piano superiore, il quale a sua volta chiamava in causa la cooperativa costruttrice. La Corte ha confermato la condanna della cooperativa, non in qualità di appaltatrice, ma come proprietaria e custode dell'immobile, ritenendola responsabile dei vizi strutturali che hanno causato i danni.
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Debito fuori bilancio: chi paga il professionista?
Un professionista ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento di una prestazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che in caso di debito fuori bilancio, la responsabilità del pagamento non ricade sull'ente pubblico ma direttamente sul funzionario che ha autorizzato la spesa senza rispettare le procedure contabili. Di conseguenza, è stata negata anche l'azione per ingiustificato arricchimento, poiché il professionista avrebbe dovuto agire contro il funzionario responsabile.
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Conversione lire euro: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32961/2023, ha risolto un'importante questione sulla conversione lire euro. Il caso riguarda un cittadino che ha richiesto di poter cambiare le sue vecchie lire dopo la scadenza. La Corte ha stabilito che il termine per esercitare tale diritto è di prescrizione ordinaria decennale e non un termine di decadenza, come sostenuto dal Ministero dell'Economia. Questa decisione si basa sull'analisi degli effetti di una precedente pronuncia di incostituzionalità che, annullando una norma restrittiva, ha creato un vuoto normativo colmato dalla disciplina generale del codice civile. Di conseguenza, il ricorso del Ministero è stato respinto.
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Riscossione crediti previdenziali: la Legge 228/2012
Un ente previdenziale privato ha contestato l'applicazione della Legge 228/2012, che prevede l'annullamento di vecchi crediti iscritti a ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa sulla riscossione crediti previdenziali si applica a tutti gli enti, pubblici e privati, che utilizzano il sistema del ruolo. La Corte ha chiarito che l'annullamento riguarda solo la procedura di riscossione esattoriale e non il diritto di credito sottostante, che può essere recuperato con azioni ordinarie.
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Risarcimento danno pubblico impiego: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32904/2023, chiarisce che il risarcimento danno nel pubblico impiego per l'illegittima successione di contratti a termine non è dovuto se il lavoratore viene successivamente 'stabilizzato'. Tuttavia, tale assunzione a tempo indeterminato deve essere in un rapporto di causa-effetto diretto con il precedente abuso, e non una mera conseguenza agevolata. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso il risarcimento senza verificare questo nesso causale, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Cessazione materia del contendere: accordo che estingue
La Corte di Cassazione, con ordinanza, dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso tra un ente previdenziale e un professionista. Le parti avevano raggiunto un accordo di conciliazione durante il giudizio di legittimità. La Corte stabilisce che tale accordo fa venire meno la necessità di una pronuncia, annullando le sentenze precedenti e specificando che non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i ricorsi respinti o inammissibili.
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Assegno ad personam: cosa entra nel calcolo? Analisi
Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma speciale applicabile tutela l'irriducibilità della retribuzione tramite un assegno ad personam che include solo le voci fisse e continuative. La Corte ha escluso il riconoscimento automatico dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e di alcuni emolumenti variabili, come i premi assicurativi, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Cessazione materia del contendere: stop al processo
Un professionista aveva impugnato la sentenza di una Corte d'Appello in una causa di lavoro contro un ente previdenziale. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, chiedendo al giudice di prenderne atto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, stabilendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti fa venire meno l'efficacia delle sentenze precedenti.
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