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Controricorrente — Anno 2023

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864 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso e estinzione del processo
Una società impugnava un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (Tares) relativo a un'area portuale. Dopo essere risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando integralmente le spese legali tra le parti in base a un loro accordo.
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Indennità di espropriazione: criteri di stima corretti
Un proprietario terriero ha citato in giudizio un comune per la determinazione dell'indennità di espropriazione relativa a un terreno inserito in un piano di sviluppo. La Corte d'Appello ha fissato l'importo, ma il comune ha impugnato la decisione sostenendo che la capacità edificatoria del terreno fosse già esaurita da precedenti espropri e che il metodo di valutazione fosse errato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza. Ha stabilito che l'indennità di espropriazione deve basarsi sull'effettiva capacità edificatoria, considerando gli sviluppi pregressi, e che il metodo di valutazione deve essere applicato con rigore, tenendo conto dei costi di urbanizzazione e degli standard. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Variazioni appalto: responsabilità per modifiche
Un'impresa edile, dopo aver apportato modifiche non autorizzate a un progetto che hanno causato il sequestro del cantiere, ha citato in giudizio il committente per ottenere il pagamento di opere extra. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità esclusiva dell'impresa. La decisione sottolinea che le clausole contrattuali che richiedono un accordo preventivo per le variazioni appalto prevalgono sulle norme generali. L'appaltatore è stato quindi ritenuto inadempiente e responsabile dei danni, legittimando il recesso del committente.
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Nuove questioni in Cassazione: l’inammissibilità
Un'Azienda Sanitaria ha citato in giudizio un Comune per il mancato reimpiego dei fondi derivanti dalla vendita di un immobile con vincolo sanitario. Dopo due sentenze sfavorevoli per difetto di legittimazione attiva, l'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione introducendo argomentazioni legali mai sollevate prima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che è vietato presentare nuove questioni in Cassazione per la prima volta, in quanto il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Cessione d’azienda vizi immobile: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che aveva acquistato un'azienda per la somministrazione di alimenti e bevande, chiedendo la risoluzione del contratto per i vizi dell'immobile in cui si svolgeva l'attività. La Corte ha stabilito che, essendo il contratto di locazione dell'immobile stipulato separatamente tra l'acquirente e un terzo proprietario, il venditore dell'azienda (cedente) non può essere ritenuto responsabile per l'inidoneità o i vizi dei locali. Questa decisione chiarisce la distinzione tra il contratto di cessione d'azienda e il contratto di locazione ad esso collegato, confermando che i vizi dell'immobile non possono essere imputati al cedente dell'azienda se non è anche il locatore.
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Estinzione del ricorso per rinuncia in Cassazione
Un'azienda di servizi pubblici locali, dopo aver perso in appello una causa contro un dipendente per il pagamento di buoni pasto, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia e dell'accettazione della controparte, ha dichiarato l'estinzione del ricorso, chiudendo definitivamente il procedimento e rendendo esecutiva la sentenza d'appello.
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Estinzione ricorso per rinuncia: il caso in Cassazione
Una società di servizi aveva impugnato in Cassazione una sentenza che la condannava a pagare un'indennità a un dipendente. Prima della decisione, la società ha presentato un atto di rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del ricorso per rinuncia, ponendo fine alla controversia e rendendo definitiva la sentenza precedente.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
Una società di costruzioni, nel ricostruire un edificio, ha violato una servitù del 1963 che regolava le distanze tra costruzioni con i vicini. I tribunali di merito hanno ordinato l'arretramento dell'opera. La società ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la composizione del collegio giudicante e l'interpretazione della servitù. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la violazione dell'accordo privato era una ragione sufficiente per la condanna. Ha inoltre stabilito la legittimità temporanea dei giudici ausiliari, rendendo la sentenza definitiva.
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Discriminazione operatori NCC: illegittima la ZTL
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un'ordinanza comunale che limitava l'accesso a una zona a traffico limitato (ZTL) acquea solo per gli operatori di noleggio con conducente (NCC) autorizzati da altri comuni. Tale provvedimento è stato giudicato un caso di discriminazione degli operatori NCC, in quanto crea una disparità di trattamento ingiustificata e viola i principi di libera concorrenza. La Corte ha stabilito che i comuni possono regolare le modalità del servizio, ma non possono impedire l'accesso basandosi sul comune che ha rilasciato la licenza, confermando il potere del giudice di disapplicare l'atto amministrativo illegittimo.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Una società, dopo aver impugnato una sentenza tributaria sfavorevole in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata. La Corte Suprema, in linea con i suoi precedenti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Questa decisione conferma che l'adesione a una sanatoria fiscale implica la rinuncia alla lite pendente, senza alcuna pronuncia sulle spese processuali, considerate assorbite dall'accordo.
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Revocazione sentenza: quando è inammissibile?
Una società ha richiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione in ambito tributario, sostenendo vi fossero errori di fatto. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che lo strumento della revocazione sentenza non può essere utilizzato per ottenere un nuovo giudizio sul merito della controversia, ma solo per correggere evidenti e decisive sviste sui fatti processuali, che nel caso specifico non sussistevano. Di conseguenza, il tentativo di ridiscutere la valutazione della Corte è stato dichiarato inammissibile.
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Giudizio di ottemperanza: eseguibile anche senza giudicato
Una società di factoring ha richiesto l'esecuzione di una sentenza favorevole, non ancora definitiva, tramite il giudizio di ottemperanza per ottenere un rimborso fiscale. La Commissione Tributaria Regionale aveva negato tale possibilità, ritenendo la sentenza meramente dichiarativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la sentenza che annulla un diniego di rimborso è equiparabile a una condanna e, pertanto, è immediatamente eseguibile attraverso il giudizio di ottemperanza, anche prima del suo passaggio in giudicato.
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Rimborso tributario: il ruolo del giudice esecutivo
Un contribuente, avente diritto a un rimborso fiscale a seguito di una calamità naturale, si è scontrato con l'inerzia dell'amministrazione nel pagamento. Dopo aver ottenuto sentenze favorevoli, ha avviato un giudizio di ottemperanza. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'ottemperanza non può rigettare la richiesta per una presunta insufficienza di fondi. Al contrario, ha il dovere di verificare attivamente la disponibilità delle risorse e, se necessario, nominare un commissario speciale per assicurare che il rimborso tributario venga eseguito, trasferendo così l'onere dall'individuo all'apparato statale.
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Estinzione del giudizio: rinuncia al ricorso
Un istituto di credito, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa per un rimborso fiscale, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha formalmente rinunciato al ricorso e l'Agenzia fiscale ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito e compensando le spese legali tra le parti.
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Estinzione del giudizio: accordo e rinuncia al ricorso
Una società operante nel settore delle energie rinnovabili aveva impugnato un avviso di pagamento per accise. A seguito di un accordo di ristrutturazione del debito, che includeva la chiusura delle liti pendenti, la società ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte, applicando le nuove normative procedurali, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia e compensando le spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata: prova e termini per le parti
Una società e i suoi soci, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per maggiori redditi, hanno richiesto l'estinzione del processo per adesione alla definizione agevolata. Tuttavia, la prova del pagamento non è stata fornita per tutti i soggetti. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha concesso alle parti un termine di 60 giorni per presentare ulteriori deduzioni e prove al fine di verificare la sussistenza dei presupposti per la definizione agevolata per tutti i contendenti, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Riduzione canone demaniale: la prova è essenziale
Un'associazione sportiva dilettantistica ha richiesto una riduzione del 50% del canone demaniale marittimo, sostenendo che il suo status e l'affiliazione a federazioni nazionali fossero sufficienti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'associazione ha l'onere di dimostrare l'effettivo svolgimento di attività sportiva senza scopo di lucro sull'area in concessione. Senza tale prova, la riduzione del canone demaniale non è applicabile.
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Indennità aggiuntiva esproprio: spetta sempre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità aggiuntiva esproprio, prevista per il fittavolo costretto ad abbandonare il terreno, spetta anche quando l'espropriazione è finalizzata alla realizzazione di un'opera privata di pubblica utilità, come un gasdotto. Una società energetica aveva contestato tale obbligo, sostenendo che l'indennità fosse dovuta solo per opere pubbliche. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'indennità per il fittavolo è un diritto autonomo che tutela l'attività agricola e si applica indipendentemente dalla natura, pubblica o privata, dell'opera.
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Prelazione agraria: diniego del mutuo e termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31996/2023, ha chiarito importanti aspetti della prelazione agraria. In particolare, ha stabilito che l'impossibilità di avviare l'istruttoria per un mutuo agevolato, a causa della mancanza di una normativa regionale specifica, equivale a un diniego del finanziamento. Di conseguenza, la sospensione del termine di tre mesi per il pagamento del prezzo del fondo cessa, e il prelazionario perde il diritto se non provvede al saldo. La Corte ha inoltre respinto la tesi della forza maggiore per una notifica PEC non ricevuta, ribadendo la piena validità legale di tale strumento.
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Onere probatorio e costi: la prova spetta a te
Una società si è vista negare la deduzione di costi pubblicitari ritenuti fittizi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che quando l'Agenzia delle Entrate fornisce elementi presuntivi sull'inesistenza delle operazioni, l'onere probatorio di dimostrare l'effettività dei costi si sposta sul contribuente. La sola presentazione delle fatture non è sufficiente; è necessario provare l'avvenuto pagamento e la reale esecuzione della prestazione.
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