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Concordato In Appello — Anno 2024

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742 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato In Appello

Provvedimenti

Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (concordato in appello), ha proposto ricorso in Cassazione per motivi relativi alla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo preclude la possibilità di sollevare ulteriori doglianze, salvo casi eccezionali tassativamente previsti dalla legge, come l'applicazione di una pena illegale o vizi della volontà.
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Calcolo pena reato continuato: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce i criteri per il calcolo pena reato continuato, individuando il reato più grave in astratto sulla base della pena edittale. Ribadisce inoltre che, dopo un accordo in appello, le possibilità di impugnazione sono limitate e che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se motivata.
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Rinuncia motivi appello: il concordato e l’accordo
La Corte di Cassazione chiarisce che la scelta difensiva di insistere per l'accoglimento di una proposta di 'concordato' in appello comporta una rinuncia implicita ai motivi di impugnazione non compatibili. Il caso riguardava un imputato che, dopo aver ottenuto il riconoscimento della continuazione tra reati, ha contestato in Cassazione la mancata valutazione di un altro motivo, relativo alla recidiva. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la strategia processuale adottata in appello precludeva la possibilità di sollevare altre questioni.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 26087/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver accettato un concordato in appello, ha tentato di contestare la qualificazione giuridica del reato. La Suprema Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare questioni a cui si è implicitamente rinunciato.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata che, dopo aver stipulato un concordato in appello con parziale rinuncia ai motivi, lamentava la mancata valutazione delle cause di proscioglimento. La Suprema Corte chiarisce che la rinuncia ai motivi sulla responsabilità rende definitiva la condanna su quel punto, precludendo ogni successiva doglianza in sede di legittimità.
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Rinuncia implicita: quando l’imputato non deve esserci
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, pur avendo un divieto di dimora che gli impediva di raggiungere l'aula, aveva conferito al suo legale procura speciale per un concordato in appello. Tale atto è stato interpretato come una rinuncia implicita a comparire, rendendo infondata la doglianza sulla mancata traduzione o autorizzazione.
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Concordato in appello: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25887/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni imputati che, dopo aver raggiunto un 'concordato in appello' e rinunciato a specifici motivi, hanno tentato di riproporli in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che la rinuncia preclude la possibilità di contestare circostanze attenuanti, aggravanti o il criterio di calcolo della pena base, se non per manifesta illegalità. Questa decisione rafforza la natura definitiva dell'accordo raggiunto in appello, limitando drasticamente le successive vie di impugnazione.
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Ricusazione giudice: no se rigetta il concordato
Un imputato ha richiesto la ricusazione del giudice d'appello dopo che questi aveva rigettato una proposta di concordato, sostenendo che il giudice avesse anticipato il suo giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il rigetto del concordato è un atto procedurale interno alla stessa fase di giudizio. Pertanto, non costituisce una manifestazione indebita di convincimento che giustifichi la ricusazione del giudice, in applicazione del principio di non incompatibilità "endofasica", che mira a garantire la continuità del processo.
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Concordato in appello: limiti ai ricorsi in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che gli imputati avevano precedentemente raggiunto un concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. Secondo la Suprema Corte, tale accordo implica una rinuncia espressa a tutti i motivi di ricorso non specificamente oggetto della riforma concordata, inclusi quelli relativi alla confisca dei beni e alla motivazione della pena.
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Agevolazione mafiosa: quando la prova non regge
La Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre imputati, annullando parzialmente la condanna per due di loro. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione sulla prova dell'aggravante di agevolazione mafiosa per un reato di appropriazione indebita e sulla sussistenza del dolo per un reato di intestazione fittizia di beni, rinviando per un nuovo giudizio. La decisione sottolinea la necessità di una prova rigorosa del fine di agevolare l'associazione mafiosa.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del patteggiamento
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento in appello. L'imputata, dopo aver concordato la pena per rapina, ha tentato di contestare il merito, ma la Corte ha ribadito i ristretti limiti di impugnazione per questo tipo di accordo processuale.
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Ricorso inammissibile concordato: Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di concordato in appello. La decisione si fonda sul principio che, a seguito di un accordo processuale, non è possibile riproporre motivi di impugnazione a cui si è precedentemente rinunciato. Il caso riguarda un ricorso inammissibile concordato, confermando che l'impugnazione è permessa solo per vizi specifici legati alla formazione della volontà o all'illegalità della pena.
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Ricorso inammissibile: limiti del concordato in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza di patteggiamento in appello. L'imputato lamentava la mancata applicazione della pena minima, ma la Corte ha ribadito che, in caso di accordo, le uniche censure ammissibili riguardano vizi della volontà, il consenso del P.M. o una decisione difforme dall'accordo, e non la quantificazione della pena pattuita, a meno che non sia illegale.
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Divieto di reformatio in peius: la Cassazione spiega
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25082/2024, ha stabilito che il riconoscimento di una circostanza attenuante in appello non comporta automaticamente una riduzione della pena. Se il giudice, con adeguata motivazione, ritiene che la nuova attenuante sia equivalente alle aggravanti già presenti, confermare la pena non viola il divieto di reformatio in peius. Il caso riguardava un imputato che, dopo aver ottenuto il riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno, si era visto confermare la pena originaria a seguito di un nuovo giudizio di bilanciamento tra le circostanze.
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Ricorso inammissibile: limiti del concordato in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da quattro imputati. Per tre di loro, l'inammissibilità deriva dall'aver stipulato un 'concordato in appello', che limita fortemente i motivi di un successivo ricorso. Per il quarto, il ricorso è stato giudicato generico, poiché si limitava a ripetere le argomentazioni del grado precedente senza confrontarsi con la motivazione della sentenza d'appello. La decisione sottolinea i rigorosi requisiti di ammissibilità per i ricorsi in sede di legittimità.
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Ricorso concordato in appello: limiti e inammissibilità
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza emessa a seguito di un 'ricorso concordato in appello' per reati di droga, lamentando la mancata motivazione su una circostanza attenuante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di tali sentenze è consentita solo per vizi procedurali nella formazione dell'accordo o per l'illegalità della pena, non per motivi di merito ai quali si è rinunciato con l'accordo stesso.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'imputato non può contestare la qualificazione giuridica del reato, avendo rinunciato ai motivi di impugnazione con l'accordo. Il ricorso è limitato a vizi della volontà o all'illegalità della pena.
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Inammissibilità ricorso concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati contro una sentenza di appello che aveva rideterminato la loro pena sulla base di un accordo tra le parti (concordato). La Suprema Corte ha ribadito che, per legge, le sentenze emesse ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. non sono impugnabili, portando alla condanna degli appellanti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso: rinuncia e concordato
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato. La decisione si fonda su due motivi principali: l'avvenuta rinuncia formale al ricorso da parte del difensore e la natura stessa del 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.), che limita fortemente le successive impugnazioni. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24502/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti da due imputati avverso una sentenza di patteggiamento in secondo grado. La Corte ha ribadito che, aderendo al concordato in appello, l'imputato rinuncia a far valere motivi precedentemente proposti, come la richiesta di proscioglimento. Anche le censure sul calcolo della pena, come quelle sulla recidiva, sono inammissibili se non configurano un'illegalità della pena e se formulate in modo generico e non autosufficiente.
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