Inammissibilità Ricorso Concordato: La Decisione della Cassazione
Nel sistema processuale penale italiano, esistono meccanismi volti a deflazionare il carico giudiziario e a raggiungere una rapida definizione del processo. Uno di questi è il cosiddetto “concordato in appello”, disciplinato dall’articolo 599-bis del codice di procedura penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia: la definitiva inammissibilità del ricorso concordato. L’ordinanza chiarisce che, una volta raggiunto un accordo sulla pena in appello, le parti perdono il diritto di impugnare ulteriormente la sentenza.
Il Caso in Esame: Dal Tribunale alla Cassazione
Due soggetti, condannati in primo grado per gravi reati tra cui tentato omicidio, avevano ottenuto in appello una rideterminazione della pena in senso più favorevole. Questa nuova condanna, a sette anni e dieci mesi di reclusione, era il risultato di un accordo raggiunto tra la procura generale e i difensori degli imputati, formalizzato dalla Corte d’Appello.
Nonostante l’accordo, gli imputati decidevano di presentare ricorso per cassazione. Le motivazioni addotte erano diverse: uno lamentava la genericità delle motivazioni sulla determinazione della pena, mentre l’altro denunciava un’omessa motivazione su alcuni aspetti di diritto. La questione è così giunta al vaglio della Suprema Corte.
La Decisione della Corte e l’Inammissibilità del Ricorso Concordato
La Corte di Cassazione ha tagliato corto, dichiarando entrambi i ricorsi inammissibili. La decisione non è entrata nel merito delle doglianze sollevate, ma si è fermata a un esame preliminare di natura puramente procedurale. La Corte ha applicato in modo rigoroso una norma specifica del codice di procedura penale.
L’Accordo tra le Parti e i Limiti all’Impugnazione
Il fulcro della decisione risiede nell’articolo 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale. Questa norma, introdotta con la riforma del 2017, stabilisce in modo inequivocabile che i ricorsi contro le sentenze emesse ai sensi dell’articolo 599-bis (appunto, il concordato in appello) sono inammissibili. L’accordo tra le parti sulla pena, una volta recepito dal giudice d’appello, chiude la porta a ulteriori contestazioni.
Le Conseguenze dell’Inammissibilità
La dichiarazione di inammissibilità non è priva di conseguenze. In base all’articolo 616 del codice di procedura penale, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Corte li ha condannati a versare una somma di 3.000 euro ciascuno alla cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria viene irrogata quando il ricorso è palesemente infondato o inammissibile, come nel caso di specie, e non vi sono elementi per ritenere che l’impugnazione sia stata proposta senza colpa.
le motivazioni
La motivazione della Corte è puramente giuridica e si fonda su un’interpretazione letterale della legge. Il legislatore, introducendo il divieto di impugnazione per le sentenze “concordate”, ha voluto attribuire stabilità e certezza a tali accordi. L’idea di fondo è che se le parti processuali (accusa e difesa) trovano un punto d’incontro sulla pena, rinunciando a proseguire il contenzioso, non ha senso consentire a una di esse di rimettere in discussione l’accordo stesso in un successivo grado di giudizio. La ratio è quella di incentivare i riti alternativi e deflattivi, garantendo che la loro conclusione sia, salvo casi eccezionali non rilevati in questa vicenda, definitiva.
le conclusioni
L’ordinanza in esame rappresenta un importante promemoria sul funzionamento del concordato in appello e sui suoi effetti preclusivi. La scelta di accordarsi sulla pena è una decisione strategica che implica una rinuncia implicita al diritto di ricorrere per cassazione. La pronuncia della Suprema Corte rafforza il principio secondo cui l’inammissibilità del ricorso concordato è una regola ferrea, la cui violazione comporta non solo il rigetto dell’impugnazione ma anche significative sanzioni economiche. Per gli operatori del diritto e per gli imputati, ciò significa ponderare con estrema attenzione i pro e i contro di un accordo, con la piena consapevolezza che quella sentenza rappresenterà, con ogni probabilità, la parola fine sul processo.
È possibile presentare ricorso per cassazione contro una sentenza di appello basata su un accordo tra le parti (concordato)?
No, la legge (art. 610 co. 5-bis cod. proc. pen.) stabilisce esplicitamente l’inammissibilità dei ricorsi avverso le sentenze pronunciate a norma dell’art. 599-bis cod. proc. pen., ovvero quelle basate su un accordo.
Cosa accade se si presenta comunque un ricorso contro una sentenza frutto di concordato in appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro a favore della cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie per un importo di 3.000 euro.
Qual è la logica dietro il divieto di impugnare le sentenze concordate?
La norma mira a dare stabilità e definitività alle decisioni che nascono da un accordo volontario tra accusa e difesa. L’accordo stesso presuppone una rinuncia delle parti a contestare ulteriormente la pena concordata, incentivando così l’efficienza e la rapidità del sistema processuale.