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Concordato In Appello — Anno 2022

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777 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato In Appello

Provvedimenti

Sospensione della patente di guida: nessun patteggiamento
A seguito di un incidente stradale mortale, Il Conducente ha concordato in appello una pena di un anno e dieci mesi di reclusione per omicidio stradale e lesioni. La Corte d'Appello ha stabilito anche la sospensione della patente di guida per la durata di un anno. Il Conducente ha proposto ricorso in Cassazione, ritenendo la sanzione accessoria eccessiva e priva di adeguata motivazione rispetto al minimo edittale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la sospensione della patente di guida è una sanzione amministrativa autonoma dall'accordo penale delle parti. Se la durata non supera la media edittale, il giudice non necessita di una motivazione dettagliata, bastando quella implicita basata sulla gravità del fatto.
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Traffico di stupefacenti: condannato anche l’intermediario
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. Il primo ricorrente contestava la mancanza di sequestri diretti e la mancata concessione della lieve entità, mentre il secondo lamentava l'iniquità della pena rispetto ai coimputati che avevano patteggiato in appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il primo ricorso, evidenziando che la costante disponibilità del soggetto aveva rafforzato il proposito criminoso del complice, e ha rigettato il secondo, chiarendo che la disparità di pena rispetto a chi sceglie il concordato in appello è giustificata dalla finalità deflattiva di tale rito. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
Due soggetti, condannati in primo grado per rapina aggravata, concordano in appello una riduzione della pena a due anni e due mesi di reclusione tramite il concordato in appello. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione contestando la quantificazione della sanzione e la mancanza di motivazione sul calcolo della pena. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che l'accordo sulla pena preclude qualsiasi successiva contestazione sulla sua congruità, salvo il caso di pena illegale. Per la validità della sentenza è sufficiente che il giudice d'appello valuti implicitamente l'adeguatezza della sanzione pattuita. I ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
Un uomo, condannato in primo grado per ricettazione ed evasione, raggiunge in secondo grado un accordo sulla pena con la Procura Generale tramite il concordato in appello. La Corte d'Appello riduce quindi la sanzione. Successivamente, il difensore dell'imputato propone ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del reato e la mancata pronuncia di proscioglimento. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a far valere altre contestazioni, salvo il caso di sanzione illegale o vizi nella formazione della volontà delle parti. Il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo che vieta i ricorsi successivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati in secondo grado. Il primo ricorrente aveva concordato la pena in appello tramite lo strumento del concordato in appello, ma ha successivamente proposto ricorso lamentando l'eccessività della sanzione. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di contestare la misura della sanzione in sede di legittimità. Gli altri due ricorrenti hanno contestato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ma i loro motivi sono stati ritenuti generici e privi di specificità, non avendo confutato le motivazioni dei giudici di merito basate sulla gravità del reato e sull'assenza di pentimento. Tutti i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: lo sconto esclude il ricorso in Cassazione
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando il mancato proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia preventiva a far valere altre questioni, limitando la cognizione del giudice e precludendo il ricorso in sede di legittimità. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: lo sconto di pena esclude il ricorso
Il Tribunale aveva condannato l'Imputato per il reato di riciclaggio. In secondo grado, la difesa e il Procuratore Generale hanno raggiunto un accordo sulla pena tramite il concordato in appello, riducendo la sanzione. Successivamente, l'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando che la Corte d'Appello non avesse motivato l'assenza di presupposti per il proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta stipulato il concordato in appello e rinunciato ai motivi di merito, l'Imputato non può contestare la mancata valutazione del proscioglimento, né il giudice è tenuto a motivare su questo punto. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo firmato non si può contestare
Due imputati, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello, hanno proposto ricorso per Cassazione contestando il calcolo della sanzione e sollevando una questione di legittimità costituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena liberamente stipulato dalle parti non può essere modificato unilateralmente, salvo il caso di sanzione illegale. Inoltre, la questione costituzionale sollevata è stata ritenuta irrilevante poiché la recidiva era stata esclusa dal giudice di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato le condanne e ha sanzionato i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello con riduzione della pena, ha impugnato la sentenza contestando la propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo del concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione originari. Di conseguenza, il ricorso in Cassazione è limitato esclusivamente a vizi sulla formazione della volontà delle parti, al consenso del pubblico ministero o all'illegalità della pena. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo smentito costa 5000 euro
Un uomo, condannato in primo grado per ricettazione e introduzione di prodotti contraffatti, raggiunge un concordato in appello per ridurre la pena a nove mesi di reclusione e cinquecento euro di multa. Successivamente, la difesa propone ricorso per Cassazione sostenendo che l'accordo reale prevedesse una pena inferiore e che la Corte d'Appello avesse commesso un errore materiale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile poiché il verbale d'udienza smentisce categoricamente la tesi difensiva. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e cinquemila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: il falso costa caro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva accolto la sua richiesta di concordato in secondo grado, lamentando la mancata notifica dell'avviso di udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché il motivo addotto era palesemente falso: la richiesta di concordato era stata presentata proprio dal procuratore speciale del Ricorrente, legalmente presente all'udienza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una pesante sanzione pecuniaria di cinquemila euro in favore della Cassa delle Ammende per manifesta negligenza.
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Concordato in appello: l’accordo tiene anche con il ricalcolo
Quattro imputati, condannati per vari reati tra cui furto di energia elettrica e spaccio, propongono un concordato in appello concordando la pena con il Procuratore generale. La Corte d'Appello ridetermina la pena correggendo i calcoli matematici ma rispettando l'accordo finale. Gli imputati ricorrono in Cassazione lamentando la modifica unilaterale dei calcoli e l'applicazione di sanzioni accessorie. La Cassazione rigetta i ricorsi, stabilendo che il concordato in appello comporta la rinuncia a far valere ulteriori contestazioni e che il giudice può correggere i calcoli interni senza alterare la pena finale pattuita. Gli imputati perdono e devono pagare le spese.
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Concordato in appello: l’accordo che chiude le porte alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati in appello. Il Primo Imputato aveva concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, rinunciando ai motivi di merito, ma ha successivamente presentato ricorso lamentando il sequestro dei beni. Il Secondo Imputato ha contestato la quantificazione della pena per furto pluriaggravato. La Suprema Corte ha chiarito che chi accede al concordato in appello non può proporre ricorso in Cassazione per motivi di merito o di sequestro, dovendo rivolgersi al giudice dell'esecuzione. Inoltre, la determinazione della pena è discrezionale e insindacabile se logicamente motivata. Entrambi sono stati condannati alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso in Cassazione
L'Imputato ha concordato la pena in secondo grado con il Procuratore Generale. Successivamente, il suo difensore ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita fortemente la possibilità di fare ricorso. È possibile contestare la sentenza solo per vizi sulla formazione della volontà, sulla mancanza di consenso del pubblico ministero o se la pena applicata è illegale. Non si possono invece riproporre motivi rinunciati o contestare la mancata assoluzione d'ufficio. Di conseguenza, l'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: perché il ricorso personale è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva applicato la pena concordata tra le parti tramite l'istituto del concordato in appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che il ricorso per cassazione non può essere proposto personalmente dall'imputato, ma richiede obbligatoriamente l'assistenza di un difensore abilitato. Inoltre, i motivi di impugnazione contro il concordato in appello sono strettamente limitati dalla legge a vizi sulla formazione della volontà o sull'illegalità della pena. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato ha concordato la pena in secondo grado con il Procuratore Generale tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali, tra cui la mancata notifica dell'udienza al codifensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sentenza emessa a seguito di concordato in appello può essere impugnata solo per vizi legati alla formazione della volontà delle parti, al consenso del pubblico ministero o all'illegalità della pena. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: inutile ricorrere se la pena è ridotta
L'Imputato, condannato in primo grado per furto, concorda in appello una riduzione della pena a otto mesi di reclusione tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, propone ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione sulla concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'accordo sulla pena limita la cognizione del giudice ai soli punti concordati, precludendo successive contestazioni sui motivi rinunciati. Inoltre, l'imputato non ha interesse a impugnare una decisione a lui favorevole, come la concessione delle attenuanti. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
L'Imputato, condannato in primo grado per reati fallimentari, ha concordato in secondo grado una riduzione della pena a otto mesi di reclusione per bancarotta semplice, rinunciando ai motivi di appello sulla responsabilità. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata motivazione sul proscioglimento e l'omessa menzione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli punti concordati, precludendo contestazioni sulla responsabilità penale. Inoltre, la sospensione condizionale, già concessa in primo grado, deve ritenersi confermata se la sentenza d'appello richiama e conferma nel resto la decisione precedente. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte di Appello. Quest'ultima aveva ridotto la pena a nove mesi di reclusione e 180 euro di multa in seguito a un concordato in appello. L'imputato lamentava la mancanza di motivazione sulla quantificazione della pena concordata. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accordo sulla pena limita la decisione del giudice ai soli punti concordati. Di conseguenza, la rinuncia ai motivi sulla responsabilità esclude la necessità di motivare sul mancato proscioglimento. L'imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese del processo e quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: no ai ricorsi dopo l’accordo sulla pena
Il caso riguarda un uomo condannato per abusivismo finanziario e lesioni personali. In secondo grado, la difesa e l'accusa raggiungono un accordo sulla pena tramite il concordato in appello, riducendo la sanzione. Successivamente, l'imputato ricorre in Cassazione lamentando una carenza di motivazione del giudice sulla quantificazione della pena concordata. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli punti concordati. La rinuncia ai motivi di merito impedisce di contestare la responsabilità o la mancata motivazione sul punto. Inoltre, la determinazione della pena concordata, se compresa in una fascia medio-bassa, non richiede una motivazione dettagliata da parte del giudice, rientrando nella sua discrezionalità.
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