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Concordato In Appello — Anno 2022

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777 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato In Appello

Provvedimenti

Concordato in appello: pena ridotta ma niente sospensione
L'Imputata propone ricorso contro la sentenza d'appello che, accogliendo un concordato in appello sulla pena, aveva ridotto la condanna senza concedere la sospensione condizionale della pena. La difesa sostiene che il giudice avrebbe dovuto verificare la reale volontà dell'imputata, giovane e incensurata, convocandola di persona, poiché l'accordo escludeva irragionevolmente tale beneficio. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'accordo sulla pena escludeva esplicitamente la sospensione condizionale, precludendo al giudice ogni valutazione d'ufficio. Inoltre, la volontà espressa tramite il difensore di fiducia si presume valida e informata, in assenza di prove contrarie specifiche. L'Imputata viene condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato ha concordato la pena in secondo grado con il Procuratore Generale tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla sussistenza di eventuali cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a seguito della riforma del 2017, non è possibile contestare in Cassazione la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento dopo aver liberamente optato per il concordato in appello. Il ricorso è ammesso solo per vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del pubblico ministero o sulla difformità della sentenza rispetto all'accordo. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena vieta il ricorso
L'Imputato, condannato per truffa e associazione a delinquere, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il bilanciamento tra attenuanti e recidiva. La Corte d'Appello aveva precedentemente rideterminato la pena applicando il concordato in appello concordato tra le parti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'accordo sulla pena preclude qualsiasi successiva contestazione sulla quantificazione della sanzione o sul bilanciamento delle circostanze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato ha concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata esclusione di una circostanza aggravante e la mancanza di avviso dell'udienza al proprio difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo un concordato in appello, non è possibile contestare elementi come le aggravanti, ma solo vizi legati alla formazione della volontà o al consenso delle parti. Inoltre, la legge prevede che la dichiarazione di inammissibilità in questi casi avvenga senza formalità di procedura, escludendo l'obbligo di inviare il previo avviso di udienza. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che azzera i ricorsi successivi
L'Imputato, condannato per rapina e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la qualificazione giuridica del reato di resistenza. In precedenza, in secondo grado, le parti avevano raggiunto un accordo sulla pena tramite il concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'adesione al concordato in appello comporta la rinuncia a far valere qualsiasi altra contestazione nei successivi gradi di giudizio, compresa la qualificazione giuridica dei fatti, salvo il caso di pena illegale. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: la procura speciale supera i ripensamenti
L'Imputato, condannato per estorsione, propone ricorso in Cassazione contestando la validità del concordato in appello concordato dal suo difensore tramite procura speciale. L'Imputato sostiene di non aver avuto piena consapevolezza delle conseguenze processuali di tale scelta. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la procura speciale è pienamente idonea a esprimere la volontà del ricorrente. Il giudice non deve verificare se l'assistito sia stato informato dal legale, poiché l'obbligo informativo rientra esclusivamente nei doveri professionali del difensore verso il proprio cliente. Di conseguenza, l'accordo resta valido e l'Imputato viene condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso personale
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado con il Procuratore Generale tramite il concordato in appello, ha proposto personalmente ricorso per cassazione lamentando una motivazione illogica della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso è nullo se presentato personalmente senza un avvocato abilitato alle giurisdizioni superiori. Inoltre, dopo un concordato in appello, la legge limita fortemente i motivi di ricorso, ammettendoli solo per vizi sulla formazione della volontà o sulla difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la qualificazione giuridica del fatto e la proporzionalità della pena stabilita in secondo grado. Tuttavia, la sentenza d'appello era stata pronunciata a seguito di concordato in appello ai sensi dell'articolo 599-bis del codice di procedura penale, con formale rinuncia a tutti gli altri motivi di gravame. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena preclude qualsiasi successiva contestazione sulla qualificazione del fatto o sulla congruità della sanzione, limitando il controllo del giudice alla sola legalità della pena concordata. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: la firma blocca ogni ricorso sulla confisca
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata revoca della confisca di una somma di denaro da parte della Corte d'appello. Tuttavia, emergeva che l'imputato aveva precedentemente stipulato un concordato in appello, rinunciando a tutti i motivi di impugnazione tranne quello sulla misura della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena (concordato in appello) preclude qualsiasi successiva contestazione, comprese le questioni rilevabili d'ufficio e la confisca precedentemente accettata o non riservata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca la Cassazione
L'Imputato ha concordato la pena in secondo grado con il Procuratore Generale tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancanza di una motivazione adeguata da parte della Corte di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma della Legge 103/2017, il concordato in appello limita fortemente i motivi di ricorso in Cassazione. L'impugnazione è ammessa solo per vizi della volontà, mancanza di consenso del Pubblico Ministero o difformità della decisione rispetto all'accordo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che, applicando il concordato in appello, aveva rideterminato la sua pena per associazione a delinquere e corruzione. Il Ricorrente lamentava la mancanza di motivazione sulla congruità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quando le parti concordano la pena in appello, rinunciando ai motivi di impugnazione, non è possibile contestare successivamente la misura della sanzione pattuita, purché il giudice abbia verificato la correttezza dell'accordo. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: addio al ricorso per vizi di motivazione
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha concordato in secondo grado una pena di otto mesi di reclusione tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, una volta raggiunto l'accordo tra le parti sulla pena con la rinuncia ai motivi di gravame, non è possibile contestare la decisione per vizi di motivazione. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso in Cassazione
Il Ricorrente propone ricorso per cassazione dopo aver definito la propria posizione con un concordato in appello. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il principio cardine stabilisce che il concordato in appello, con la conseguente rinuncia ai motivi di merito, preclude la possibilità di presentare successivamente ricorso per cassazione sulle questioni rinunciate. Questo accordo limita la cognizione del giudice di secondo grado e produce effetti preclusivi sull'intero svolgimento del processo, compreso il giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorso viene rigettato senza formalità e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Concordato in appello: se firmi l’accordo non puoi fare ricorso
Quattro imputati, condannati per resistenza e lesioni, concordano in appello una riduzione della pena tramite il concordato in appello (Art. 599-bis c.p.p.). Successivamente, propongono ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento di alcune attenuanti e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. La Corte chiarisce che, una volta perfezionato il concordato in appello con l'accordo delle parti sulla pena, non è possibile rimangiarsi l'accordo impugnando la sentenza per motivi di merito già rinunciati. I ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità e spaccio continuato: la Cassazione decide
Due militari vengono condannati per aver alterato un drug-test e aver corrotto un collega con della cocaina per truccare i risultati. Inoltre, i due detenevano sostanze stupefacenti in casa. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del primo militare, poiché aveva concordato la pena in appello. Accoglie invece parzialmente il ricorso della seconda militare. I giudici di secondo grado avevano infatti escluso il fatto di lieve entità per i reati di droga basandosi solo sulla continuità dello spaccio. La Suprema Corte chiarisce che l'attività continuativa non esclude automaticamente il fatto di lieve entità, richiedendo una valutazione globale di tutti gli elementi del caso. La sentenza viene annullata limitatamente a questo punto con rinvio per un nuovo giudizio.
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Concordato in appello: l’accordo che vieta il ricorso successivo
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando un vizio di motivazione contro la sentenza della Corte di Appello che aveva ridotto la sua pena a seguito di concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge prevede infatti una procedura semplificata che vieta l'impugnazione ordinaria per le sentenze nate da un accordo sulla pena tra le parti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: no al ricorso sulle misure cautelari
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'appello, emessa a seguito di concordato in appello. L'unico motivo di ricorso riguardava l'applicazione di una misura cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, avendo scelto il rito speciale del concordato in appello, non è consentito contestare aspetti legati alle misure cautelari, le quali non rientrano nell'oggetto del processo di cognizione. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca il ricorso
L'Imputato, condannato in secondo grado per furto aggravato, propone ricorso per Cassazione contestando il diniego del rito semplificato, il calcolo della recidiva e la misura della pena. Tuttavia, la condanna era scaturita da un concordato in appello, un accordo sulla pena tra difesa e accusa. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché i motivi presentati non rientrano tra quelli eccezionalmente ammessi contro questo tipo di sentenze, non riguardando l'illegalità della pena. Di conseguenza, l'accordo originario viene confermato e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo che blocca la Cassazione
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado con la Procura generale tramite il concordato in appello, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo della sanzione e il mancato bilanciamento delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a tutti gli altri motivi di impugnazione. Questa rinuncia crea un blocco processuale definitivo, impedendo di contestare successivamente in Cassazione la misura della sanzione concordata. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
Due imputati, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, hanno proposto ricorso per Cassazione. I ricorrenti lamentavano la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento e sulla congruità della pena concordata. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia a tutti gli altri motivi di impugnazione. Questa rinuncia crea una preclusione processuale che impedisce al giudice di pronunciarsi su questioni non concordate, comprese quelle relative al proscioglimento d'ufficio. Di conseguenza, chi sceglie questa strada non può successivamente contestare la decisione in Cassazione su punti già rinunciati.
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