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Legge 92/2012 — Sezione Lavoro Civile

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498 provvedimenti

Altri anni per Legge 92/2012

Licenziamento sproporzionato: aiuta collega, perde il reintegro
Un lavoratore viene licenziato per aver aiutato un collega non autorizzato a entrare in azienda e per aver usato un'auto di servizio senza motivo. I giudici ritengono il licenziamento illegittimo ma concedono solo un risarcimento economico. La Cassazione conferma questa decisione, stabilendo un principio importante sul licenziamento disciplinare sproporzionato: se la condotta del lavoratore, pur grave, non è specificamente punita con una sanzione più lieve dal contratto collettivo, non si ha diritto al reintegro nel posto di lavoro, ma solo alla tutela economica. L'appello del lavoratore viene quindi respinto.
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Lavoro Meno Stabile, Prescrizione Crediti Sospesa: Chi Vince?
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro per i rapporti sorti dopo la Riforma Fornero. Alcuni lavoratori avevano chiesto il pagamento di differenze retributive legate all'anzianità di servizio. L'Azienda sosteneva che il loro diritto fosse prescritto, essendo trascorsi più di cinque anni. La Corte ha stabilito che, a seguito delle riforme del 2012 e 2015, il rapporto di lavoro non gode più di una stabilità tale da proteggere il dipendente dal timore di ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. L'Azienda ha quindi perso la causa e ha dovuto pagare quanto dovuto ai lavoratori.
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Lavoro intermittente: età non basta, la discontinuità è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti del lavoro intermittente. Un'azienda aveva assunto una lavoratrice con contratto a chiamata, sostenendo che il solo requisito anagrafico (all'epoca, l'età superiore a 45 anni) fosse sufficiente per la sua validità. Tuttavia, l'INPS aveva accertato che la prestazione era continua e non discontinua. La Corte ha dato ragione all'INPS, stabilendo un principio fondamentale: la natura discontinua della prestazione è un presupposto essenziale e imprescindibile del contratto di lavoro intermittente, anche quando la legge prevede requisiti anagrafici specifici. Di conseguenza, il rapporto è stato riqualificato come lavoro subordinato a tempo indeterminato, con obbligo per l'azienda di procedere alla regolarizzazione contributiva fin dall'inizio del rapporto.
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Licenziamento tardivo: errore dell’azienda, ma niente reintegra
Un'Azienda notifica il licenziamento a una Lavoratrice inviando la lettera a un indirizzo errato per propria colpa. La comunicazione, spedita una seconda volta, giunge a destinazione oltre il termine di 30 giorni previsto dal contratto collettivo. La Corte di Cassazione stabilisce che questo tipo di licenziamento tardivo non comporta la reintegra nel posto di lavoro. Si tratta, infatti, di una violazione delle regole procedurali che dà diritto al lavoratore solo a una tutela economica (indennità risarcitoria). La reintegra è riservata a vizi più gravi, come l'inesistenza del fatto contestato o la totale assenza di una contestazione disciplinare. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, che aveva concesso la reintegra.
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Concorso annullato: il diritto all’assunzione del secondo classificato
Un lavoratore, inizialmente vincitore di un concorso pubblico, vede il suo contratto risolto dopo che un ricorso porta alla riformulazione della graduatoria, facendolo scivolare al secondo posto. Tuttavia, il nuovo primo classificato viene escluso perché privo di un requisito essenziale. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: l'annullamento della graduatoria iniziale rende nullo il primo contratto, ma la successiva esclusione del nuovo vincitore fa sorgere un nuovo e autonomo diritto all'assunzione del secondo classificato. I giudici di merito avevano quindi il dovere di esaminare questa nuova pretesa, invece di ritenerla inammissibile. La Corte ha quindi riconosciuto il suo diritto a una valutazione nel merito.
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Licenziamento: la detrazione aliunde perceptum non riduce il tetto
Una lavoratrice, licenziata illegittimamente da una compagnia aerea, ottiene la reintegrazione e un risarcimento. La questione arriva in Cassazione per chiarire il calcolo della compensazione, in particolare la corretta applicazione della detrazione aliunde perceptum (redditi da un nuovo lavoro). La Corte stabilisce un principio fondamentale: i nuovi guadagni devono essere sottratti dal danno totale (le retribuzioni perse dal licenziamento alla reintegra). Solo dopo questa operazione si applica il tetto massimo di 12 mensilità. Se il risultato del calcolo è ancora superiore a 12 mesi di stipendio, il lavoratore ha diritto all'intero importo massimo. La Corte ha quindi dato ragione alla lavoratrice, correggendo l'errore del giudice precedente che aveva sottratto l'aliunde perceptum direttamente dal tetto massimo, riducendo ingiustamente il risarcimento.
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Contratto a termine: l’indennità esclude la regolarizzazione contributiva
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione del suo contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato a causa di proroghe illegittime, ha chiesto anche la condanna dell'azienda al pagamento dei contributi previdenziali per il periodo intermedio. La Corte di Cassazione ha respinto questa richiesta. Ha stabilito un principio importante: l'indennità risarcitoria prevista dalla legge (L. 183/2010) per i contratti a termine illegittimi copre già ogni tipo di danno, compreso quello previdenziale. Di conseguenza, non è possibile chiedere una separata regolarizzazione contributiva contratto a termine. In pratica, il lavoratore ha diritto all'indennità, ma non al versamento dei contributi per quel periodo.
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Prescrizione crediti di lavoro: non decorre se il posto non è stabile
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni lavoratori avevano ottenuto il diritto a calcolare l'apprendistato nell'anzianità di servizio. L'Azienda ha sostenuto che tale diritto fosse prescritto, poiché la richiesta era avvenuta dopo molti anni. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non è più assistito da un regime di piena stabilità. Di conseguenza, il lavoratore si trova in una condizione di 'timore' verso il datore. Pertanto, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. L'Azienda ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione blocca il termine
Due lavoratori hanno chiesto il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato ai fini degli scatti di stipendio. L'Azienda si è opposta, sollevando in Cassazione la questione della prescrizione dei crediti di lavoro. La Corte Suprema ha stabilito un principio fondamentale: dopo le riforme del lavoro del 2012 e 2015, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non è più assistito da un regime di stabilità forte. Di conseguenza, il lavoratore si trova in una condizione di 'timore' verso il datore. Per questo motivo, la prescrizione dei crediti di lavoro non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La Corte ha quindi dato ragione ai lavoratori, respingendo il ricorso dell'Azienda.
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Agevolazione contributiva negata se riassumi dopo 11 giorni
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'agevolazione contributiva per assunzione a un'azienda che aveva riassunto a tempo indeterminato due lavoratrici dopo soli 11 e 17 giorni dalla scadenza del loro precedente contratto a termine. Secondo i giudici, una pausa così breve non configura un reale 'incremento occupazionale', requisito essenziale per il beneficio. La riassunzione viene considerata una semplice stabilizzazione di un rapporto di lavoro già esistente e non la creazione di un nuovo posto. L'azienda ha quindi perso la causa e non ha potuto usufruire dello sgravio contributivo per quelle due dipendenti.
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Prescrizione crediti di lavoro: stop al conteggio durante il rapporto
Un lavoratore ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante l'apprendistato. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il diritto a ricevere le differenze retributive fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Lavoratore, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro. Dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non è più considerato sufficientemente stabile da proteggere il dipendente da possibili ritorsioni. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia a contarsi solo dalla sua cessazione. La richiesta del lavoratore è stata quindi accolta.
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Licenziamento collettivo: sede limitata, reintegra del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare solo a quelli di alcune sedi. Secondo i giudici, i corretti licenziamento collettivo criteri di scelta impongono di considerare tutti i dipendenti con mansioni simili presenti nell'intero complesso aziendale. Restringere la 'platea' senza una valida e specifica ragione tecnica è una violazione sostanziale della procedura. Di conseguenza, il licenziamento è stato annullato e il lavoratore ha ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro, confermando che la scelta non può essere arbitrariamente limitata a livello geografico.
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Licenziamento collettivo: no alla platea limitata, vince il lavoratore
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul licenziamento collettivo e la platea dei dipendenti da considerare. Un'azienda non può limitare la selezione dei lavoratori da licenziare ai soli dipendenti di una specifica sede o reparto, ma deve, di regola, estenderla a tutto il 'complesso aziendale'. Restringere la platea è possibile solo se l'azienda fornisce motivazioni oggettive e specifiche legate a esigenze tecnico-produttive che rendono non fungibili i lavoratori di sedi diverse. In caso contrario, come nella vicenda analizzata, il licenziamento è illegittimo e il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Azienda, confermando la vittoria del Lavoratore.
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Sgravi contributivi cambio appalto: ricorso errato, addio bonus
Un'azienda si è vista negare dall'INPS gli sgravi contributivi per l'assunzione di nove lavoratori. Il motivo del diniego era che, nei sei mesi precedenti, altri dipendenti erano stati licenziati a seguito di un cambio appalto. L'azienda ha sostenuto che le cessazioni per cambio appalto non dovrebbero impedire l'accesso ai benefici. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha esaminato la questione nel merito. Ha dichiarato il ricorso dell'azienda inammissibile per un vizio di forma: l'azienda non aveva riportato nel suo atto il testo del contratto collettivo su cui basava le sue ragioni. Di conseguenza, la decisione dell'INPS di negare gli sgravi contributivi cambio appalto è diventata definitiva.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: la Riforma Fornero blocca i termini
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata durante l'apprendistato. L'azienda si è opposta, sostenendo che il diritto alle differenze retributive fosse scaduto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro. Dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non gode più di una stabilità tale da escludere il timore del licenziamento. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni non decorre durante il rapporto, ma inizia solo dal momento della sua cessazione. L'azienda è stata quindi condannata a pagare le somme dovute.
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Sgravio contributivo liste di mobilità: vince l’azienda, anche con NASpI
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante punto sullo sgravio contributivo per le assunzioni dalle liste di mobilità. Un'azienda aveva assunto una lavoratrice iscritta in queste liste, la quale però percepiva l'indennità NASpI e non quella di mobilità. L'INPS aveva negato il beneficio, sostenendo che si dovesse applicare una norma meno favorevole. La Corte ha dato ragione all'azienda, stabilendo che per le assunzioni perfezionate entro il 31 dicembre 2016, l'unico requisito per ottenere il più vantaggioso sgravio contributivo liste di mobilità era l'iscrizione del lavoratore in tali elenchi, a prescindere dal tipo di sussidio di disoccupazione percepito. L'INPS ha perso la causa.
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Sgravio contributivo con NASpI: l’azienda vince contro l’INPS
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio sullo sgravio contributivo per assunzione. Un'azienda aveva assunto una lavoratrice iscritta nelle liste di mobilità che percepiva l'indennità NASpI. L'Ente Previdenziale negava lo sgravio, sostenendo che si applicasse una norma meno favorevole. La Corte ha dato ragione all'azienda, stabilendo che per le assunzioni avvenute entro il 31 dicembre 2016, l'unico requisito per ottenere il beneficio più vantaggioso era l'iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità. La percezione di un diverso sussidio di disoccupazione, come la NASpI, è irrilevante. Di conseguenza, l'azienda ha vinto e ha ottenuto il diritto allo sgravio.
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Indennità di disoccupazione negata se scegli il risarcimento
Un lavoratore, licenziato illegittimamente, ottiene dal giudice l'ordine di reintegra. Di fronte all'inadempienza del datore di lavoro, sceglie di ricevere l'indennità sostitutiva di 15 mensilità invece di tornare al lavoro. Successivamente, richiede l'indennità di disoccupazione all'INPS, che la nega. La Corte di Cassazione conferma la decisione dell'INPS, stabilendo un principio chiaro: la scelta di accettare l'indennità monetaria è un atto volontario che risolve il rapporto di lavoro. Di conseguenza, la disoccupazione non è 'involontaria' e non dà diritto al sussidio. La scelta del lavoratore determina la perdita del beneficio.
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Prescrizione crediti di lavoro: il tempo non scade se il posto è a rischio
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni lavoratori chiedevano il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato. L'azienda si opponeva, sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte ha stabilito che, anche dopo la Riforma Fornero del 2012, il rapporto di lavoro non offre una stabilità tale da eliminare il 'metus' (timore) del lavoratore di essere licenziato. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia solo dalla sua cessazione. I lavoratori hanno quindi vinto, vedendosi riconosciuto il loro diritto.
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Impugnazione Rito Fornero: Errore Fatale, Appello Inammissibile
Un lavoratore, licenziato per aver raggiunto i requisiti per la pensione, impugna l'ordinanza del Tribunale. Commette però un errore fatale: invece di presentare 'opposizione' allo stesso Tribunale, propone 'reclamo' direttamente in Corte d'Appello. La Corte di Cassazione conferma che questa scelta è sbagliata e dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio rigido sull'impugnazione ordinanza rito Fornero: l'unico rimedio contro la decisione della prima fase è l'opposizione. Un errore procedurale, anche se causato da leggi complesse, non è scusabile e porta alla perdita della causa. Il lavoratore ha quindi perso definitivamente.
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