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D.P.R. 917/1986 — Anno 2023

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762 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Ammortamento dell’avviamento: farmacie salve contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società pubblica di gestione delle farmacie l'ammortamento dell'avviamento, ritenendo che le deduzioni fiscali dovessero calcolarsi sul valore della concessione amministrativa e non sul valore dell'avviamento commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione all'esercizio farmaceutico è solo il presupposto amministrativo per la nascita dell'avviamento, che costituisce un bene immateriale autonomamente ammortizzabile. Tuttavia, la Corte ha corretto la motivazione dei giudici d'appello sul principio del legittimo affidamento: il semplice silenzio o l'inerzia dell'Amministrazione finanziaria durante una precedente verifica non creano un affidamento tutelabile, essendo necessario un comportamento attivo e univoco del Fisco. La società vince la causa, confermando la deducibilità dei costi.
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Accertamento con adesione: l’accordo col fisco non si tocca
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il rimborso IRPEG concesso a una società per perdite su crediti. La somma era stata versata dalla contribuente a seguito di un accertamento con adesione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che l'accertamento con adesione rende la pretesa tributaria definitiva e non più modificabile. Di conseguenza, il contribuente non può presentare un'istanza di rimborso per ridiscutere il merito dell'accordo, a meno che non vi siano palesi errori materiali di calcolo commessi dall'ufficio rispetto al verbale originario. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Tassazione affitto immobile in comproprietà: paga chi firma
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, contestando l'omessa dichiarazione del cento per cento dei canoni di locazione di un immobile. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che l'immobile fosse in comunione legale con la moglie e che la tassazione dovesse essere divisa a metà tra i coniugi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la tassazione affitto immobile in comproprietà grava interamente sul coniuge che ha firmato il contratto di locazione e ha effettivamente incassato i canoni. Ai fini fiscali, rileva il possesso concreto del reddito e non la quota di proprietà del bene. Di conseguenza, il contribuente è stato condannato a pagare le maggiori imposte e le spese di giudizio.
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Cessazione della materia del contendere: fisco ko sul leaseback
L'Agenzia delle Entrate aveva notificato a una società capogruppo, in qualità di consolidante, un avviso di accertamento per maggiore IRES. L'ufficio contestava un'operazione di leaseback immobiliare su cliniche private, ritenendola una simulazione per gonfiare fittiziamente il valore dei beni e dedurre canoni più elevati. Dopo le decisioni dei giudici di merito favorevoli alla società, l'Amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, l'Agenzia ha dato atto dell'estinzione della controversia principale riguardante la società controllata. Di conseguenza, non avendo più interesse a proseguire, ha richiesto la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese.
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Doppia imposizione tributaria: l’Azienda vince contro il Fisco
L'Azienda ha richiesto il rimborso della maggiore IRAP versata nel 2008. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato alcuni costi nel 2007, poi definiti con un accertamento con adesione nel 2012. L'Azienda aveva però già tassato quegli stessi importi nel 2008, subendo una doppia imposizione tributaria. L'Ufficio ha respinto la richiesta di rimborso ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha invece confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che in caso di doppia imposizione tributaria derivante da ragioni giuridiche si applica il termine di decadenza biennale previsto dall'articolo 21 del d.lgs. 546/1992, e non quello quadriennale dell'articolo 38 d.P.R. 602/1973. Il termine di prescrizione decennale decorre dalla data di definizione dell'accertamento con adesione. L'Azienda vince definitivamente il ricorso e l'Amministrazione Finanziaria viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Tassazione previdenza complementare: no al rimborso IRPEF
Una ex dipendente bancaria ha chiesto il rimborso IRPEF per i contributi versati al fondo di previdenza complementare aziendale, ritenendoli non tassabili. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la tassazione previdenza complementare deve includere nella base imponibile anche i contributi volontari versati dal lavoratore. Solo i contributi previdenziali obbligatori per legge sono infatti esenti da tassazione. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della contribuente è stata definitivamente respinta.
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Deducibilità trattamento fine mandato: l’errore che costa caro
L'Azienda ha impugnato gli avvisi di accertamento con cui il Fisco recuperava a tassazione gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato dell'amministratore unico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la deducibilità trattamento fine mandato per competenza è subordinata alla presenza di un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. In assenza di tale requisito temporale, i costi non possono essere dedotti anno per anno, ma sono deducibili solo al momento dell'effettivo pagamento secondo il principio di cassa. L'Azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Restituzione somme al lordo: il dipendente rimborsa solo il netto
Un lavoratore ha ottenuto la conversione del proprio contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. A seguito della riforma della sentenza sul risarcimento del danno, l'azienda ha richiesto la restituzione delle somme precedentemente corrisposte in eccedenza. La Corte d'Appello ha condannato il dipendente a restituire l'importo calcolato al lordo delle ritenute fiscali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la restituzione somme al lordo è illegittima se il dipendente ha percepito solo il netto. Il datore di lavoro può pretendere esclusivamente quanto effettivamente entrato nel patrimonio del lavoratore, dovendo recuperare le imposte versate in eccedenza direttamente dall'amministrazione finanziaria. Di conseguenza, il lavoratore deve restituire solo la somma netta di circa 45.000 euro anziché quella lorda di oltre 55.000 euro.
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Tassazione separata o esenzione? Il bivio sulle indennità statali
Una dipendente pubblica in pensione ha chiesto il rimborso dell'IRPEF trattenuta sull'indennità supplementare erogata dal Fondo di previdenza del Ministero dell'Economia e delle Finanze. La contribuente sosteneva che tale somma fosse totalmente esente da tasse. I giudici di merito le hanno dato ragione, disponendo il rimborso totale. L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'indennità ha natura previdenziale ed è assimilabile al trattamento di fine rapporto. Di conseguenza, non è esente da imposte, ma deve essere assoggettatata al regime di tassazione separata. La Cassazione ha quindi rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria per ricalcolare il rimborso, limitandolo alla sola quota eccedente rispetto a quanto dovuto con la tassazione separata.
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Fondi Pensione: Tassazione Agevolata Solo su Investimenti Reali
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che ordinava il rimborso delle ritenute fiscali sugli importi erogati da un fondo pensionistico integrativo aziendale agli eredi di un ex dipendente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la tassazione agevolata al 12,50% si applica esclusivamente alla quota di rendimento effettivamente derivante dall'investimento del capitale sul mercato finanziario. Non basta una mera operazione matematica o un calcolo attuariale basato sul bilancio aziendale per ottenere l'aliquota di favore. Grava sul contribuente l'onere di provare la reale natura finanziaria di tali somme. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato la richiesta di rimborso degli eredi, confermando la legittimità del recupero fiscale operato dall'amministrazione. La decisione definisce i limiti della tassazione rendimento fondi previdenziali.
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Tassazione previdenza complementare: negato il rimborso IRPEF
Un ex dipendente bancario, iscritto a un fondo di previdenza complementare poi posto in liquidazione, riceveva un pagamento in capitale unico ("zainetto") in sostituzione della pensione mensile. Il contribuente chiedeva il rimborso IRPEF sostenendo che la ritenuta fiscale applicata dal fondo fosse errata, in quanto calcolata sull'intero capitale senza dedurre i contributi da lui versati. A seguito del silenzio-rifiuto dell'amministrazione finanziaria, nasceva il contenzioso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, stabilendo che la tassazione previdenza complementare per lo "zainetto" colpisce l'intero importo erogato. Non è possibile dedurre i contributi volontari versati dal dipendente, poiché solo i contributi obbligatori per legge sono esclusi dalla base imponibile. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Addizionale Irpef settore finanziario anche per i consulenti
Un dirigente di una società di consulenza finanziaria ha chiesto il rimborso delle ritenute subite sui propri bonus, sostenendo che la società datrice di lavoro non appartenesse al settore finanziario poiché non iscritta all'albo degli intermediari e non vigilata da Banca d'Italia. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'addizionale Irpef settore finanziario del 10% si applica anche ai dirigenti di società di consulenza. La nozione di settore finanziario è infatti una clausola generale socio-economica ampia, volta a prevenire distorsioni di mercato legate a compensi variabili eccessivi, e non è limitata ai soli intermediari finanziari autorizzati. Il ricorso del contribuente è stato quindi definitivamente rigettato.
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Doppia imposizione internazionale: fisco battuto da un pensionato
Un pensionato italiano trasferitosi in Portogallo ha chiesto il rimborso delle ritenute IRPEF trattenute dall'INPS sulla sua pensione nel 2016. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che l'uomo non avesse dimostrato l'effettivo pagamento delle tasse in Portogallo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando il diritto al rimborso. I giudici hanno chiarito che, per evitare la doppia imposizione internazionale, è sufficiente che il contribuente sia potenzialmente assoggettabile alle imposte nello Stato di nuova residenza, senza che sia necessario dimostrare l'effettivo prelievo fiscale subito all'estero.
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Deducibilità degli interessi passivi: la banca batte il fisco
Una banca ha richiesto il rimborso di maggiori imposte versate per l'anno 1984, contestando il calcolo imposto dall'Amministrazione Finanziaria. La controversia riguarda la deducibilità degli interessi passivi e la corretta inclusione degli interessi di mora maturati sui crediti in sofferenza all'interno del rapporto di deducibilità. L'ufficio fiscale aveva negato il rimborso, ritenendo irrilevanti tali interessi non ancora riscossi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che gli interessi moratori, pur se non incassati, costituiscono ricavi maturati nell'esercizio e vanno computati sia al numeratore che al denominatore della formula. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per il ricalcolo delle imposte dovute.
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Rimborso IRAP professionisti: il fisco vince per un vizio di forma
Un commercialista richiede il rimborso IRAP professionisti sostenendo di non disporre di un'autonoma organizzazione, avendo solo un piccolo studio di 12 mq, un'auto e attrezzature informatiche di modesto valore, senza dipendenti. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso tramite silenzio-rifiuto. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del professionista. I giudici di legittimità rilevano che il ricorso non descrive in modo chiaro e specifico i fatti di causa e i motivi di contestazione, pretendendo un inammissibile riesame del merito della vicenda. Il professionista perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Credito d’imposta per redditi prodotti all’estero: sì anche in UE
Una società di ingegneria ha chiesto il rimborso Ires per le tasse pagate in Grecia, invocando la convenzione contro la doppia imposizione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che i redditi fossero utili d'impresa e non royalties, e che il credito non fosse stato dichiarato. La CTR ha dato ragione al Fisco, escludendo l'applicazione del credito d'imposta nei paesi UE. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il credito d'imposta per redditi prodotti all'estero si applica anche all'interno dell'Unione Europea. Inoltre, ha dichiarato nulla la decisione della CTR per motivazione apparente, poiché i giudici non avevano analizzato i contratti per qualificare correttamente i redditi. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Tassabilità dei contributi pubblici: esenti da Ires ma non da Iva
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la mancata tassazione dei contributi erogati dalla Provincia di Bolzano a un'azienda di trasporto pubblico locale per coprire i disavanzi di gestione. L'ufficio riteneva tali somme soggette a IRES, IRAP e IVA. La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti sulla tassabilità dei contributi pubblici. Per le imposte dirette, ha confermato l'esclusione dalla tassazione, poiché i contributi per il ripiano dei disavanzi non costituiscono reddito imponibile. Per l'IVA, invece, la Corte ha stabilito che la tassabilità dipende dalla presenza di un nesso diretto tra il contributo e il prezzo del servizio pagato dagli utenti. Mancando questa verifica da parte dei giudici d'appello, la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia, rinviando la causa per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Doppia imposizione tributaria: negato il rimborso IRAP tra soci
Una società partecipante ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata su un premio di gestione ricevuto da una società partecipata. L'Amministrazione Finanziaria aveva infatti negato alla partecipata la deducibilità di tale costo per difetto di inerenza. La società partecipante sosteneva che tassare quel provento, ormai non deducibile per chi lo aveva pagato, violasse il divieto di doppia imposizione tributaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le due società sono soggetti giuridici distinti e realizzano presupposti d'imposta differenti. Di conseguenza, l'indeducibilità del costo in capo alla partecipata non esclude la tassazione del ricavo in capo alla partecipante. Inoltre, il principio del legittimo affidamento non può essere invocato per evitare il pagamento dell'imposta principale, ma al massimo per evitare sanzioni e interessi.
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Tassazione della pensione integrativa: niente sconti dopo il 2000
Un pensionato ha chiesto il rimborso dell'IRPEF trattenuta sulla sua pensione integrativa per gli anni dal 2008 al 2011, sostenendo che la tassazione dovesse applicarsi solo sull'87,50% dell'importo e non sull'intero ammontare. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico, stabilendo che la tassazione della pensione integrativa erogata dopo il 31 dicembre 2000 deve avvenire sull'intero importo lordo e non beneficia della riduzione della base imponibile. I giudici hanno evidenziato che una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva già chiarito questa regola, creando un vincolo insuperabile. Di conseguenza, la richiesta di rimborso del contribuente è stata definitivamente respinta.
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Transfer pricing: il fisco non può ignorare le prove della società
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società italiana contro l'accertamento dell'Amministrazione Finanziaria, che aveva disconosciuto i costi di acquisto infragruppo applicando le norme sul transfer pricing. L'ufficio aveva rideterminato il valore delle transazioni ritenendo elusiva una fattura di aggiustamento di fine anno. I giudici d'appello avevano rigettato il ricorso del contribuente ritenendo, in modo aprioristico, inidoneo lo studio di una società di consulenza prodotto a difesa. La Cassazione ha chiarito che il giudice di merito non può ignorare tale documentazione senza un esame concreto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione dei fatti e dei criteri di determinazione del valore normale delle operazioni.
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