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D.P.R. 633/1972 — Anno 2024

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673 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 633/1972

Accertamento integrativo: quando è legittimo? La Cass.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi soci contro un accertamento integrativo emesso dall'Agenzia delle Entrate. L'ordinanza chiarisce che un secondo avviso di accertamento è legittimo se basato su fonti diverse dalle prime, come le indagini bancarie, anche in assenza di elementi "sopravvenuti". La Corte ha sottolineato che spetta al contribuente dimostrare la natura, parziale o integrale, del primo accertamento per contestare il secondo e ha ribadito la legittimità delle indagini sui conti dei soci in società a ristretta base partecipativa.
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Rimborso IVA triennio: dichiarazione omessa lo nega
Una società si è vista negare il rimborso IVA triennio perché, pur avendo un'eccedenza di credito costante, aveva presentato in ritardo le dichiarazioni IVA dei due anni precedenti. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, chiarendo che la presentazione tempestiva di tutte e tre le dichiarazioni è un requisito formale obbligatorio per questa specifica procedura di rimborso. La sua assenza, dovuta alla presentazione tardiva, impedisce la richiesta, indipendentemente dall'esistenza sostanziale del credito.
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Retribuzione amministratori: la Cassazione decide
La Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro un avviso di accertamento. Confermato il principio per cui la retribuzione amministratori, per essere deducibile, deve essere deliberata dall'assemblea dei soci. I costi per contratti di consulenza fittizi, che mascherano tale retribuzione, sono indeducibili, così come l'IVA su prestazioni derivanti da interposizione illecita di manodopera.
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Appalto genuino: i requisiti per la Cassazione
Una società si è vista contestare la deducibilità di costi e IVA per servizi di facchinaggio, riqualificati dall'Agenzia delle Entrate come somministrazione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, ha stabilito un principio di diritto fondamentale: per aversi un appalto genuino, specie nei settori 'labour intensive', devono coesistere l'assunzione del rischio d'impresa e l'effettiva organizzazione e direzione del personale da parte dell'appaltatore. La Corte ha inoltre ribadito l'indeducibilità dei compensi agli amministratori non formalmente deliberati dall'assemblea.
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Fatture inesistenti: onere della prova e distinzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20556/2024, interviene su un caso di presunte fatture inesistenti, chiarendo la fondamentale distinzione tra operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti e il conseguente diverso riparto dell'onere della prova tra Amministrazione Finanziaria e contribuente. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado per non aver correttamente valutato le prove fornite dalla società in merito alla possibile natura soggettivamente inesistente delle operazioni.
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Raddoppio termini accertamento: limiti per l’IRAP
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato temi cruciali come il raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha stabilito che tale raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente rilevanti. La sentenza ha inoltre chiarito che una notifica nulla (ma non inesistente) all'avvocato sbagliato è sanata dalla costituzione in giudizio della parte, escludendo la formazione del giudicato. Infine, è stato ribadito che la violazione del contraddittorio richiede la 'prova di resistenza' da parte del contribuente.
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Responsabilità associazione non riconosciuta: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità personale di un amministratore di fatto per sanzioni IVA relative a un'associazione sportiva non riconosciuta, anche dopo la sua cessazione. La decisione sottolinea che per la responsabilità associazione non riconosciuta conta l'attività concreta svolta in suo nome. L'avviso di accertamento è stato ritenuto legittimamente notificato all'individuo che gestiva l'ente, considerato responsabile solidale per i debiti fiscali ai sensi dell'art. 38 del Codice Civile.
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Operazioni inesistenti: Cassazione nega detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento dell'Amministrazione Finanziaria che negava la detrazione IVA per l'anno 2009. Il caso riguarda l'acquisto di quote di emissione CO2 da fornitori fittizi (missing traders) in un contesto di frode carosello, configurando operazioni inesistenti dal punto di vista soggettivo. La Corte ha confermato che, a fronte di solidi indizi forniti dall'Amministrazione sulla consapevolezza della frode da parte della società acquirente, spetta a quest'ultima dimostrare di aver agito con la massima diligenza e in buona fede, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Certificazione contratti: perché non vincola il Fisco
Una società si è vista riqualificare i propri contratti di appalto in somministrazione di manodopera dall'Agenzia delle Entrate, nonostante la presenza di una certificazione ai sensi della Legge Biagi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale: la certificazione dei contratti non è vincolante per il giudice tributario, il quale mantiene pieni poteri di qualificare autonomamente il rapporto ai fini fiscali. La certificazione costituisce un semplice elemento di prova, ma non preclude l'accertamento del Fisco sulla reale natura economica dell'operazione.
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Sospensione rimborso IVA: la prova dei carichi pendenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20401/2024, ha chiarito le regole sulla sospensione del rimborso IVA. Nel caso esaminato, una società finanziaria, cessionaria di un credito IVA, si è vista negare il rimborso a causa di debiti fiscali della società cedente. La Corte ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può legittimamente sospendere il pagamento sulla base di un 'estratto di ruolo', senza necessità di provare in giudizio la notifica degli atti sottostanti. Inoltre, ha confermato che l'ente impositore può contestare l'esistenza stessa del credito per la prima volta anche in fase di rinvio, poiché nel giudizio da rimborso il contribuente è attore sostanziale.
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Raddoppio termini accertamento: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20400/2024, ha affrontato il tema del raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità dell'estensione dei termini per IRES e IVA anche in caso di denuncia penale tardiva, ma ha annullato l'accertamento ai fini IRAP. La motivazione risiede nel fatto che il raddoppio è previsto solo per violazioni che costituiscono reato, categoria a cui non appartengono quelle relative all'IRAP. La sentenza ha inoltre esaminato la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti.
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Diniego rimborso credito IVA: motivazione e cessionario
Una società finanziaria, cessionaria di un credito d'imposta da una società fallita, si è vista negare il rimborso dall'Agenzia delle Entrate. La motivazione del diniego era l'esistenza di un controcredito erariale, derivante da un accertamento divenuto definitivo nei confronti della società cedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di diniego rimborso credito IVA, la motivazione dell'Agenzia può essere sintetica, a differenza degli atti impositivi. Inoltre, ha chiarito che l'amministrazione non ha l'obbligo di notificare al cessionario gli atti di accertamento emessi nei confronti del cedente, poiché il rapporto tributario principale rimane in capo a quest'ultimo.
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Esenzione IVA chirurgia estetica: la prova del medico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20339/2024, ha chiarito i contorni dell'onere della prova per l'esenzione IVA nella chirurgia estetica. In un caso riguardante un chirurgo plastico e l'Agenzia delle Entrate, la Corte ha ribadito che spetta al medico dimostrare la finalità terapeutica dell'intervento. Tuttavia, ha respinto il ricorso del Fisco, stabilendo che la valutazione del materiale probatorio fornito dal contribuente è di competenza esclusiva del giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità, se non per vizi procedurali come l'inversione dell'onere probatorio, non riscontrati nel caso di specie.
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Detrazione IVA frode: basta la conoscibilità?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20301/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di detrazione IVA frode. Il caso riguardava una società a cui era stata negata la detrazione dell'IVA per l'acquisto di beni tramite fatture soggettivamente inesistenti, nell'ambito di una frode intracomunitaria. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che richiedeva all'Amministrazione Finanziaria la prova della piena "conoscenza" della frode da parte della società. La Suprema Corte ha ribadito che per negare il diritto alla detrazione è sufficiente dimostrare la "conoscibilità" dell'operazione fraudolenta, ovvero che l'imprenditore, usando la normale diligenza, avrebbe potuto e dovuto accorgersi delle anomalie dell'operazione.
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Efficacia sentenza penale: la nuova legge e il fisco
Una società, accusata di utilizzare fatture per operazioni inesistenti, ottiene l'assoluzione del proprio legale rappresentante in sede penale. L'Amministrazione Finanziaria prosegue l'accertamento tributario. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, sospende la decisione per valutare l'impatto di una nuova legge che rafforza l'efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio tributario, chiedendo alle parti di presentare osservazioni.
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Operazioni inesistenti: onere della prova per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20191/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in caso di operazioni inesistenti. L'Amministrazione finanziaria deve fornire elementi presuntivi, anche semplici, per contestare l'operazione. A quel punto, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza della transazione, non essendo sufficiente la sola esibizione di fatture e mezzi di pagamento. La Corte ha cassato la sentenza di merito che si era basata solo sulla prova del pagamento tramite assegni.
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Rimborso credito IVA: onere della prova e decadenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20188/2024, ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può sempre contestare la richiesta di rimborso credito IVA, anche dopo la scadenza dei termini per l'accertamento. La Corte ha ribadito che l'onere di provare l'effettiva esistenza del credito spetta sempre al contribuente, il quale deve conservare e produrre la documentazione necessaria, indipendentemente dal tempo trascorso. La mancata esibizione dei registri IVA ha legittimato il diniego del rimborso.
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Agevolazioni fiscali ASD: quando sono legittime?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20131/2024, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale contro un'associazione sportiva dilettantistica (ASD), chiarendo i criteri per il riconoscimento delle agevolazioni fiscali ASD. La Corte ha stabilito che, a fronte della documentazione prodotta dall'associazione, spetta all'Ufficio dimostrare l'assenza dei requisiti sostanziali, come l'effettivo svolgimento di attività non a scopo di lucro. Inoltre, ha ribadito che dal calcolo del "plafond" di ricavi per accedere al regime agevolato vanno esclusi i proventi strettamente connessi agli scopi istituzionali.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia dopo la sanatoria
Una società e i suoi soci impugnano accertamenti fiscali. In Cassazione, aderiscono a una sanatoria e rinunciano al ricorso. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio, ma non la cessazione della materia del contendere, compensando le spese.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. Viene confermato che spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire una prova rigorosa della consapevolezza del contribuente riguardo alla frode fiscale. La valutazione delle prove da parte del giudice di merito, se adeguatamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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