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D.P.R. 633/1972 — Anno 2024

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673 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 633/1972

Operazioni inesistenti: onere della prova e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10726/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova nei casi di operazioni soggettivamente inesistenti. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sulla natura di 'società cartiera' del fornitore, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per escludere il coinvolgimento nella frode. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente escluso la rilevanza degli indizi raccolti dall'Ufficio, ribadendo che la consapevolezza della frode da parte del cessionario può essere provata anche in via presuntiva.
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Fatture inesistenti: Cassazione onere della prova
Una società è stata accusata di aver emesso fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità, stabilendo che l'Amministrazione Finanziaria può utilizzare presunzioni, come i legami familiari tra gli amministratori delle società coinvolte, per dimostrare la consapevolezza della frode. Una volta provato ciò, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e diligenza. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il diniego di un condono fiscale, poiché la semplice consegna del processo verbale di constatazione è sufficiente a precluderne l'accesso.
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Revocatoria pagamenti intermediario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10719/2024, ha chiarito la disciplina della revocatoria pagamenti intermediario in ambito fallimentare. La Corte ha stabilito che i pagamenti effettuati a un'agenzia marittima, a titolo di rimborso per spese anticipate e compenso per servizi, sono soggetti a revocatoria ordinaria e non beneficiano dell'esenzione prevista per gli intermediari specializzati. La distinzione fondamentale risiede nella natura del versamento: se si tratta di un rimborso di un debito preesistente dell'intermediario, la revocatoria è ammissibile; se invece è la costituzione di una provvista per futuri pagamenti a terzi, l'azione va rivolta al destinatario finale. In questo caso, i pagamenti sono stati qualificati come solutori di un debito diretto verso l'agenzia, rendendola il soggetto passivo corretto dell'azione revocatoria.
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Fatture inesistenti: Cassazione su costi e IVA
Una società tessile ha impugnato avvisi di accertamento per l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Nonostante l'assoluzione penale dell'amministratore, la Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi e dell'IVA, specificando che l'imposta su fatture inesistenti genera un debito isolato per chi le emette e non conferisce alcun diritto alla detrazione per chi le riceve. Il ricorso è stato respinto.
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Deducibilità costi operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10648/2024, ha affrontato il tema della deducibilità costi operazioni inesistenti. Il caso riguardava un socio a cui era stato imputato un maggior reddito per trasparenza, a seguito del disconoscimento di costi sostenuti dalla sua società per un appalto di manodopera ritenuto fittizio. La Corte ha confermato che, in presenza di operazioni oggettivamente inesistenti, i relativi costi non sono deducibili, in quanto privi del requisito di certezza. Ha inoltre chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica ai fini IRAP.
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Costi indeducibili: la Cassazione su appalti fittizi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10643/2024, ha esaminato il caso di un socio di una società di capitali a cui era stato notificato un avviso di accertamento per maggiori imposte. La rettifica derivava dall'imputazione per trasparenza di un maggior reddito della società, a cui erano stati contestati costi indeducibili per un'interposizione fittizia di manodopera e retribuzioni in nero. La Corte ha in gran parte respinto il ricorso del contribuente, confermando che i costi derivanti da un contratto di appalto nullo per illiceità non sono deducibili. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso riguardo al raddoppio dei termini di accertamento per l'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono sanzionate penalmente.
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Deducibilità costi appalto illecito: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10633/2024, ha affrontato il tema della deducibilità dei costi derivanti da un contratto di appalto di manodopera ritenuto illecito. La Corte ha stabilito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti come un'interposizione fittizia di manodopera, i costi fatturati non sono deducibili ai fini IRES e l'IVA non è detraibile. Spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dei costi effettivamente sostenuti. Inoltre, ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento per reati tributari non si applica all'IRAP, accogliendo parzialmente il ricorso della società.
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Costi indeducibili: la Cassazione sui finti appalti
La Corte di Cassazione ha stabilito che i costi derivanti da un fittizio contratto di appalto di manodopera sono indeducibili. Se l'operazione è oggettivamente inesistente, il contribuente non può dedurre le fatture ricevute, anche se i lavoratori hanno effettivamente prestato servizio. La Corte ha però annullato la ripresa a tassazione per l'IRAP, poiché per tale imposta non si applica il raddoppio dei termini di accertamento.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando l'obbligo di versare l'imposta unica scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite centri di trasmissione dati. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta a prescindere dalla presenza di una concessione statale e non viola il diritto dell'Unione Europea.
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Specificità dei motivi: appello inammissibile
Un professionista ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale per maggiori ricavi non dichiarati. Il suo appello in secondo grado è stato giudicato inammissibile dalla Commissione Tributaria Regionale per la mancanza di specificità dei motivi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando a sua volta inammissibile il ricorso del contribuente, poiché quest'ultimo non aveva contestato la pronuncia processuale sull'inammissibilità, concentrandosi invece su questioni di merito ormai superate dalla decisione in rito.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un professionista è stato oggetto di un accertamento bancario che ha considerato i versamenti sul suo conto come reddito imponibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando che spetta al contribuente fornire una prova analitica e rigorosa per dimostrare la non rilevanza fiscale di ogni singola operazione, ribadendo la severità dell'onere probatorio in questi casi.
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Accertamento induttivo: legittimo se non rispondi
Un professionista ha ricevuto un accertamento induttivo per IRPEF, IRAP e IVA a seguito della sua mancata risposta a un questionario fiscale e della dichiarazione di un reddito inferiore a quello di un suo dipendente. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, confermando la piena legittimità dell'accertamento induttivo, che in questi casi consente all'Amministrazione Finanziaria di utilizzare anche presunzioni semplici per ricostruire il reddito.
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Accertamento studi di settore: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11686/2024, ha confermato la legittimità di un accertamento basato su studi di settore a carico di un'impresa di trasporti. La Corte ha ribadito che, in caso di scostamento tra reddito dichiarato e quello presunto, spetta al contribuente fornire prove concrete e specifiche per dimostrare l'inapplicabilità dello standard, non essendo sufficiente un generico richiamo alla crisi economica. Si tratta di una pronuncia chiave sull'onere della prova nell'accertamento con studi di settore.
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Dichiarazione integrativa tardiva: no dopo l’avviso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente non può sanare un'irregolarità fiscale, come un'indebita compensazione IVA, presentando una dichiarazione integrativa tardiva dopo aver già ricevuto la notifica di un avviso bonario. Tale notifica costituisce un limite invalicabile che preclude la possibilità di regolarizzare la propria posizione per evitare sanzioni, cristallizzando la situazione debitoria al momento della contestazione.
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Credito IVA omessa dichiarazione: sì alla detrazione
Una società si è vista negare un credito IVA a causa della mancata presentazione della dichiarazione annuale. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del contribuente, stabilendo che il credito IVA omessa dichiarazione è legittimo se la sua esistenza è provata e il diritto è esercitato entro due anni, in base al principio di neutralità dell'imposta. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato quindi respinto.
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Notifica atti tributari: quando è valida?
Un contribuente contesta la tardività della notifica di una cartella esattoriale. La Cassazione chiarisce che, ai fini della decadenza, la notifica atti tributari si perfeziona per l'ente impositore al momento della consegna dell'atto all'agente notificatore, e non al momento della ricezione da parte del destinatario, rigettando il ricorso.
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Operazioni oggettivamente inesistenti e onere prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro accertamenti fiscali per operazioni oggettivamente inesistenti. L'azienda aveva contestato il recupero dell'IVA su fatture relative a un presunto trasferimento d'azienda e a un contratto d'affitto ritenuti fittizi. La Corte ha stabilito che il ricorso mirava a una nuova valutazione delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano già accertato la fittizietà delle operazioni.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12560/2024, ha annullato una decisione di merito che aveva invalidato avvisi di accertamento per redditi occulti su un conto estero. La Corte ha chiarito che, per gli avvisi notificati prima del 2 settembre 2015, il raddoppio dei termini di accertamento si applica sulla base della sola esistenza dei presupposti per una denuncia penale, a prescindere dalla data di invio della stessa. Inoltre, ha ritenuto 'apparente' la motivazione della sentenza di secondo grado, in quanto non spiegava l'iter logico seguito per concludere che i fondi non fossero stati sottratti al ciclo aziendale.
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Rimborso IVA atipico: la decadenza biennale è rigida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12533/2024, ha stabilito che la richiesta di rimborso IVA atipico deve essere presentata entro il termine di decadenza di due anni. Un consorzio, dopo aver inizialmente optato per la compensazione di un credito IVA e averlo omesso nelle dichiarazioni successive, ha perso il diritto al rimborso presentandone istanza cinque anni dopo. La Corte ha chiarito che il principio di neutralità dell'IVA non può superare termini procedurali ragionevoli posti a garanzia della certezza del diritto.
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Requisiti di fallibilità: onere della prova del debitore
Una società immobiliare e la sua socia illimitatamente responsabile ricorrono in Cassazione contro la sentenza che ne ha dichiarato il fallimento. Contestano la sussistenza del credito vantato dalla società energetica istante e il superamento dei requisiti di fallibilità. La Suprema Corte rigetta il ricorso, affermando principi chiave: spetta al debitore l'onere della prova di non superare tutte le soglie dimensionali previste dalla legge; la valutazione del credito da parte del tribunale fallimentare è incidentale e non richiede un accertamento definitivo; per le società, il termine annuale per la dichiarazione di fallimento decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, non dalla cessazione di fatto dell'attività.
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